Non sono scomparsa – Comunicazione di servizio

SLO collabora

Miei cari, chissà se negli ultimi tempi vi siete accorti della mia assenza! Spero di sì e, nel caso vi sia dispiaciuto almeno un po’, vi confermo che non si tratta di una fuga né tantomeno di un addio.

Semplicemente, in questo periodo mi trovo parecchio impegnata in un po’ di progetti, più o meno seri, ma tutti decisamente interessanti. Non fraintendetemi: non ho intenzione di lamentarmi, anche perché chi mi conosce sa che la frenesia è qualcosa che mi fa stare bene.

L’unica cosa che mi dispiace è che sono costretta a trascurare il mio spazietto preferito del web, il mondo oltre la Sottile Linea d’Ombra che ultimamente si stava arricchendo moltissimo grazie alla vostra presenza.

Per questo vi chiedo di avere un po’ di pazienza e vi prometto che tornerò più in forma che mai, cercando di onorare la vostra fiducia! nel frattempo, spero almeno riuscire a non trascurare troppo la pagina Facebook, quindi se volete rimanere aggiornati non vi resta che lasciarmi il vostro prezioso like. 😉

Per concludere, buone vacanze, se avete le valigie pronte e se non siete ancora partiti! (Io conto di tornare presto a scrivere, almeno sporadicamente)

Annunci

10 momenti di autunno

Se doveste scegliere dieci tra le opere d’arte di tutti i tempi, quali sarebbero per voi quelle che meglio rappresentano l’autunno? Ecco, per il nuovo episodio di 10 Momenti di… il filo conduttore è proprio questa stagione.

autunno-mix

Vi ricordate di questo progettino inaugurato insieme al blog Artesplorando? Si tratta di una serie di brevi video in cui cerchiamo di raccontarvi con dieci dipinti delle sensazioni, dei temi o dei percorsi trasversali alla storia dell’arte (a proposito, se ve lo siete persi ecco il link alla scorsa puntata: 10 momenti di illusione).

In questa selezione trovate molti degli artisti che più amo e soprattutto i miei colori preferiti, quelli delle foglie prima di cadere e dei cieli limpidi di ottobre e novembre.

Che cosa aggiungere, se non che spero di avervi fatto incuriosire abbastanza da cliccare play? Fatemi sapere cosa ne pensate e soprattutto qual è il vostro preferito! 😉

Igor Mitoraj a Pompei: quando l’arte contemporanea sposa l’archeologia

mitoraj-pompei-11In ambito di restauro e di turismo, capita spesso di sentire la bellissima espressione valorizzazione del patrimonio e non si può negare che si tratti di un concetto assolutamente importante e indispensabile, se si vuole progredire in queste direzioni.

Purtroppo però molto spesso ho l’impressione che queste parole risultino vuote perché, se è facile riempirsi la bocca di termini come valorizzazione, conservazione e tutela del territorio, ben più complesso è invece avere un’idea che permetta di tradurre questi concetti nella pratica.

Per fortuna però devo dire ogni tanto si vede in giro qualcosa che stupisce e che scalda il cuore persino di una scettica come me.

Questo è il caso della mostra che impreziosirà gli inestimabili scavi archeologici di Pompei fino all’8 gennaio del 2017.

mitoraj-pompei-2

Siete già riusciti a vederla? Io non ancora, quindi per il momento sto sfruttando le conoscenze ed il prezioso reportage fotografico di mia sorella (grazie ancora C.!), che si è permessa una fuga tra i reperti archeologici qualche settimana fa.

Per farla breve, si tratta dell’installazione di trenta grandi statue di bronzo realizzate dall’artista franco-polacco Igor Mitoraj (per saperne di più su di lui, ecco il link alla pagina di Wikipedia contenente una scarna biografia e le precedenti esposizioni in Italia), tutte raffiguranti soggetti mitologici di ispirazione classica.

Le maestose opere d’arte sono collocate in vari settori degli scavi, in una metafisica convivenza con con le architetture più celebri di Pompei: Dedalo nel Tempio di Venere, il Centauro nel Foro, il Centurione nelle Terme Stabiane, Ikaro alato nel Foro triangolare.

Non è la prima volta che si assiste ad un connubio del genere, ad esempio io ricordo di avere incontrato, seppure in maniera assolutamente casuale, molte di queste statue mentre popolavano la Valle dei Templi di Agrigento nel 2011. Vi posso confessare che è stato qualcosa di poetico che ha ulteriormente arricchito l’esperienza negli scavi archeologici.

mitoraj-pompei-9

Il segreto del successo molte volte sta nel saper evocare lo spirito di un determinato luogo, senza scimmiottarne le caratteristiche o svilirne la nobiltà. In questo caso poi stiamo parlando di Pompei,  che è la testimonianza della grandezza dell’età romana e della bellezza della sua arte e della sua cultura.

Grazie alle opere di Igor Mitoraj si riesce a cogliere con una rinnovata intensità lo spirito di questo posto unico al mondo,  delle rovine che riescono ad affascinare chiunque e su cui aleggia un’aria diversa da quella che respiriamo di solito.

Dal momento che altre parole risulterebbero superflue, condivido con voi un po’ di fotografie, sperando che rimarrete colpiti quanto me da questa installazione poetica e per certi versi malinconica.

In conclusione, l’unica cosa che mi sento di aggiungere è che vorrei sempre vedere tante di queste iniziative sparpagliate nel nostro Paese. Mi piacerebbe assistere a installazioni fantasiose e ad incontri disinvolti tra opere del passato e del presente, senza troppo timore e allo stesso tempo senza cadere nel banale o nel commerciale.

Che ne dite, non piacerebbe anche a voi?

Europe Top 10: Londra e Parigi, le regine della mia classifica

parigi-Londra

Chi vincerebbe la vostra classifica delle 10 città più affascinanti d’Europa?

Sarò banale ma non ho mai avuto dubbi su quali sarebbero stati i primi due posti della mia Top 10 europea (te la sei persa? Ecco il post da cui iniziare: La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa). Quella che ho cercato di stilare infatti non è solo una classifica basata sulle caratteristiche estetiche, paesaggistiche o di vivibilità, ma piuttosto la ricerca di qualcosa di più profondo, dei caratteri culturali, umani e storici che riescono a creare un’aura di magia in ben determinati luoghi.

Esplorare Londra e Parigi non vuol dire soltanto percorrere le loro strade piene di negozi e architetture, ma anche immergersi in un mondo speciale e rimanere come intimiditi all’idea di stare vedendo qualcosa di importante, un nucleo di civiltà oppure la traccia di qualcosa che ha saputo cambiare il mondo.


#2 Parigi – la musa ispiratrice

parigi

La prima cosa che colpisce di Parigi, ancora più delle vetrine scintillanti, è sicuramente il suo forte legame con il mondo dell’arte, soprattutto in età contemporanea. Come è possibile infatti dimenticare Montmartre e i suoi pittori e poeti maledetti, oppure il Moulin Rouge di Henri de Toulouse Lautrec? (Per vedere come è stata dipinta la città ecco un articolo da non perdere: Ritratti di Parigi: i quadri che meglio rappresentano la città dei lumi)

Questa metropoli illuminata e scandalosa allo stesso tempo ha sempre attratto gli artisti come una sorta di stella polare, o per meglio dire come il canto di una sirena spietata e affascinante.

Eppure Parigi non è solo questo: è anche teatro di rivoluzioni e di imperi, di momenti cruciali le cui tracce sono ancora ben visibili. Avete mai notato in quanti punti si nasconde ancora oggi la “N” di Napoleone, I o III che sia? Basta osservare la facciata dell’Opéra oppure il Pont ai Change, per non parlare del celeberrimo Arco di Trionfo!

Ecco, io credo che l’influenza sulla città da parte di chi l’ha governata sia un aspetto fondamentale per capire meglio la capitale francese, soprattutto se si pensa alla sua moderna età imperiale. Di questo però vi ho già parlato (ecco il link, per i curiosi: La nostra amatissima Parigi e le sue trasformazioni scellerate), quindi non mi dilungherò oltre.

Per una visita

parigi-orangerie

Scegliere un museo da citare tra i gioielli che offre Parigi è davvero un’impresa ardua, non credete? Eviterò i grandi nomi perché non hanno bisogno di pubblicità, ma citerò quella che che è stata la mia ultima scoperta.

Conoscevo già di fama il Museo dell’Orangerie, ma ritrovarmi al suo interno lo scorso luglio è stato davvero emozionante. Le parole non possono descrivere l’emozione che si vive immergendosi in grandi stanze ovali con pareti rivestite da immensi paesaggi di Claude Monet, quindi il mio consiglio è indubbiamente quello di andare a curiosare di persona: credo che sia impossibile rimanere delusi!

Per una passeggiata e un po’ di svago

parigi-passages

Per gli amanti delle atmosfere d’altri tempi e dei negozi di libri e antiquariato, i Passages couvertes sono una specie di paradiso al riparo dalle orde del turismo di massa. 

Volete approfondire il tema? Ecco un articolo da cui prendere spunto: Parigi in autunno: la magia della ville lumière.


#1 Londra – l’imperatrice del mio cuore

Londra

Sono stata a Londra soltanto due volte, eppure il mio amore per questa città è immenso, tanto grande da concederle l’onore del primo posto in classifica. Posso quasi arrivare a dire che per me si tratta di un richiamo, di una curiosità nata quando i miei cartoni preferiti erano Mary Poppins, Peter Pan e La Carica dei 101, tutti esclusivamente ambientati lì (almeno in parte).

Queste sciocchezze sono un modo per dire che quello che mi affascina non sono le strade grandiose, anche perché Londra ci regala una struttura squisitamente policentrica e complessa, variegata e priva di grandi assi rettori di riferimento, il frutto insomma del libero mercato più che di qualche imperatore delirante.

Non è una città dalle prospettive barocche e forzate, ma stupisce il visitatore mostrandosi come un luogo con un passato forte e importante che tuttavia non opprime o soffoca il presente. Al contrario, i grattacieli convivono serenamente con le costruzioni medievali, mentre ovunque si respira un’aria vivace di amore per la modernità ma anche per la tradizione, simboleggiata dalle cabine telefoniche, dai taxi e dagli inconfondibili bus.

Ho sempre amato la cultura inglese ed il suo essere sempre in anticipo sugli altri e credo proprio che anche la capitale rispecchi questo spirito. Un giorno vi racconterò tutto meglio, lo prometto, ma per oggi mi tocca essere sintetica.

Per una visita

londra-tate-gallery

Da brava amante dell’arte, il museo che vi propongo è la Tate Gallery, la galleria d’arte che è il santuario di quel genio di Joseph Mallord William Turner, che come probabilmente ormai sapete è uno dei miei idoli.

Si entra gratuitamente e questa è una ragione in più per amare Londra, quindi consiglio  tutti un salto in questo posto tanto prezioso!

Per una passeggiata e un po’ di svago

Hyde-Park-London

Se in tutto il mondo sono famosi i “giardini all’inglese” ovviamente c’è un motivo, quindi secondo me visitare Londra significa necessariamente sprecare un po’ di tempo in una delle sue formidabili aree verdi, in compagnia di papere e scoiattoli.

Vedere tanta natura in una metropoli è sempre una fonte di stupore e allo stesso tempo un segno di grande civiltà e intelligenza da parte di chi ha sempre amministrato la città. So che sono di parte, quindi mi fermo prima di fare troppi complimenti agli inglesi!


Miei cari, siamo finalmente arrivati alla fine di questa bella classifica, spero che via sia piaciuta. Sono riuscita ad incuriosirvi? Vi confesso che è stata una scelta molto difficile e sofferta, ma come avete visto ho optato per Londra per ragioni sentimentali. Voi chi avreste fatto vincere? Chissà se anche per voi esiste una città del cuore!

Perché Christo ha realizzato una passerella galleggiante sul Lago d’Iseo?

(Sicuramente non solo per provare l’ebbrezza di camminare sulle acque!)
christo-iseo.piers
Christo, bozzetto per “The floating Piers”, Lago d’Iseo.

Quella di Christo e Jeanne-Claude (che per me rimangono entità inscindibili) è una storia lunga, romantica e lastricata di buone intenzioni.

LUNGA perché è dagli anni Sessanta che questi due artisti innamorati si dilettano con la Land Art, impacchettando monumenti oppure creando opere che enfatizzano e disegnano intere porzioni di territorio. Jeanne-Claude purtroppo è morta nel 2009, ma quest’ultima installazione sul Lago d’Iseo è ancora il frutto di un progetto comune, ideato insieme decine di anni fa, ancora prima di trovare la location perfetta e definitiva.

christo-pont-neuf
1985, imballaggio del Pont Neuf a Parigi, a sinistra un esempio di bozzetto e a destra la realizzazione.

ROMANTICA perché la loro è anche la storia di un amore grande e diverso da molti altri in quest’ambito: non si parla dell’artista e della sua musa, ma piuttosto di una coppia alla pari che si rinforza reciprocamente: se Christo è l’artista che firma i bozzetti, Jeanne-Claude è stata l’organizzatrice delle loro opere, firmate sempre a nome di entrambi.

christo-jeanne-claude-gates
Christo, Jeanne-Claude e l’installazione “The Gates” a Central Park, 2005.

GUIDATA DA BUONE INTENZIONI per la purezza del loro messaggio ma soprattutto per il loro rigoroso modo di procedere: i due non hanno mai cercato sponsor esterni, ma prima di ogni opera si sono sempre autofinanziati con la vendita dei bozzetti.

Vanno dunque in questo caso ad arricchire il Lago d’Iseo, senza chiedere niente in cambio se non la possibilità di usarlo come “tela”, regalando per di più del lavoro ed un richiamo turistico oltre all’opera in sé, accessibile gratuitamente e senza prenotazione dal 18 giugno al 3 luglio 2016. Tanta fatica per un tempo così breve, non sembra strano anche a voi? Eppure questa è da sempre la dinamica della coppia: pare che il loro scopo sia la creazione di un’installazione arricchita di fascino dalla sua natura effimera.


Ma qual è il messaggio della Floating Piers sul Lago d’Iseo?

floating-piers-lago-iseo
The floating Piers, work in progress.

Bisogna per prima cosa ricordare di come con la Land Art ci si affacci su un nuovo mondo (e scusate il gioco di parole): il nostro intero pianeta diventa la tela per gli artisti che la sanno riconoscere. Le forme naturali marine e montane vengono completate da un tocco decisamente umano, con lo scopo di lasciare un messaggio impossibile da ignorare.

Le opere di Christo e Jeanne-Claude, inserite in questo movimento artistico, servono effettivamente a porre l’attenzione su qualcosa che altrimenti si dà per scontato. La Floating Piers sul Lago d’Iseo è infatti un modo per evidenziare i paesi e le isole che va a sfiorare delicatamente e ad abbracciare. Ci ricorda la bellezza di questo paesaggio e permette a chiunque di viverlo in un nuovo modo decisamente più emozionante. C’è qualcosa di romantico in tutto questo, non credete?

Camminare sulla passerella vuol dire entrare in contatto con tutta una serie di sensazioni altrimenti impossibili da provare: il lieve dondolio delle onde e la brezza fresca, per fare un esempio, senza dimenticare poi la possibilità di osservare il lago sotto altre prospettive, godendo di punti di vista più unici che rari.

Non c’è niente da fare, io apprezzo molto le opere di questi artisti e ancora di più rispetto il loro modo di fare e la loro coerenza nel corso degli anni. Si tratta di due figure limpide che, forse senza nemmeno farlo apposta, riescono anche a proporre una diversa idea di valorizzazione del territorio, volta ad evidenziare la sue bellezze senza fossilizzarsi unicamente sul ritorno economico e di immagine.


Mi fermo qua perché mi sto allontanando dall’argomento originale, ovvero il tentativo di rispondere ad uno dei “perché?” che ogni tanto mi diverto a porre (Non ricordate? Ecco l’articolo in cui si introduce questo argomento: Elogio alla curiosità).

Credo che dedicherò il prossimo articolo ad altre opere di Christo e Jeanne-Claude (sapete tra l’altro che non è la prima volta che lavorano in Italia?), ma per adesso concludo con un po’ immagini per solleticare ulteriormente la curiosità.


Per altre informazioni, per vedere delle altre belle fotografie (e bozzetti) e per capire come fare per godersi quest’opera effimera, ecco il link al sito ufficiale: The Floating Piers.

10 momenti di passione

10momenti-di-passione

In fondo cos’è l’arte se non un meraviglioso gesto d’amore?

Se doveste scegliere 10 tra le opere d’arte di tutti i tempi, quali sarebbero per voi quelle che meglio rappresentano l’amore intenso e senza limiti? Ecco, per il nuovo episodio di 10 Momenti di… il filo conduttore è proprio la passione.

Vi ricordate di questo progettino inaugurato insieme al blog Artesplorando? Si tratta di una serie di brevi video in cui cerchiamo di raccontarvi con 10 dipinti delle sensazioni, dei temi o dei percorsi trasversali alla storia dell’arte (a proposito, ecco il link alla scorsa puntata: 10 minuti di…Inverno!).

In questa selezione trovate tutti gli artisti che più amo, forse perché per me intensità e ardore sono una prerogativa necessaria per esprimersi al meglio con la pittura.

Che cosa aggiungere, se non che spero di avervi fatto incuriosire abbastanza da cliccare play? Fatemi sapere cosa ne pensate 😉

Tre ottimi motivi per visitare l’Areacreativa42 a Rivarolo

Senza voler offendere nessuno, vi confesso che non credevo che su questo blog mi sarei mai messa a pubblicizzare un comune paese del Canavese, nella provincia di Torino. E invece, come sempre accade, la realtà segue strade differenti rispetto alle aspettative.

Così, oggi sono qui per raccontarvi di una galleria d’arte contemporanea di Rivarolo Canavese, un luogo che è riuscito a stregarmi. Volete sapere perché? Ecco l’elenco che ho stilato per voi.


#1 Il legame tra l’arte contemporanea e l’architettura barocca

areacreativa42rivarolo

Non so cosa ne pensiate voi, ma io apprezzo sempre molto quando ad un’architettura del passato sono affiancati elementi d’arredo oppure di design dichiaratamente contemporanei. Mi piace chi affronta con disinvoltura l’accostamento del nuovo con l’antico senza troppo timore reverenziale nei confronti dei bei tempi andati.

Ecco, io sono convinta che questo atteggiamento (che definire spudorato sarebbe troppo) sia quello che un po’ troppo spesso manca nelle città del nostro bel Paese, ingabbiate in un passato idealizzato e molto ingombrante. Ma, tornando a noi, sicuramente questo non manca all’Areacreativa42 di Rivarolo, una galleria d’arte situata in pieno centro storico.

Qui si va oltre al design o all’arredamento: il visitatore si tuffa nell’arte contemporanea e questo per me è il massimo del fascino. Le stanze settecentesche che ospitano dipinti di artisti emergenti risultano perfettamente curate e restaurate, adatte ad ospitare qualunque genere di esposizioni. E di qui mi collego al punto #2.


#2 La possibilità di entrare in un mondo favoloso

areacreativa42rivarolo3

Ci sono gallerie e gallerie. Esistono spazi espositivi che si appoggiano ad artisti conosciuti e più o meno affezionati, considerando il loro ruolo come una professione qualunque. Esistono (oserei dire per fortuna) allo stesso tempo anche gallerie che investono sui giovani e che vogliono svelare al pubblico lavori e persone poco note. Ci sono luoghi dove si respira un’aria internazionale fatta di residenze d’artista, di concorsi da istituire e soprattutto di passione.

L’Areacreativa42 è tutto questo e per saperne di più vi consiglio di dare un’occhiata al loro sito. Sabato scorso ho avuto la fortuna di conoscere le due galleriste, Karin Reisovà ed Elisabetta Chiono, e vi posso garantire che in pochi minuti di chiacchiere mi sono sentita travolta da quello che è il loro amore per il loro spazio e soprattutto per ciò che questo interessantissimo contenitore ospita.


#3 La mostra “Facce da Blogger”!

facce da blogger varie

La mostra Facce da Blogger 2.0, curata da Tiziano Todi, è un’esposizione che si sposa molto bene con l’idea di modernità e originalità portata avanti dalla galleria.

Si tratta di un geniale progetto di Elena Datrino, una fotografa coi fiocchi che ha avuto la balzana idea di ritrarre noti blogger italiani (o anche meno noti nel mio caso), figure mitologiche che solitamente si nascondono dietro le quinte, o per meglio dire dietro gli schermi dei computer. Il suo scopo è quello di arrivare a cento fortunati e in questa seconda tappa ha già raggiunto quota 62.

Il suo progetto così social e avanguardista mi incuriosisce parecchio, così come non smetto mai di stupirmi della sua bravura nel caratterizzare con pochi oggetti le personalità di chi capita di fronte al suo obiettivo. Il risultato è un insieme di immagini colorate e originali, una sorta di versione innovativa e meno commerciale della Pop Art, perfettamente calata nel III millennio.

Se non mi credete, potete curiosare a questo link oppure, ancora meglio, vedere di persona la mostra entro il 26 di giugno.


In conclusione, se nel prossimo mese sarete di passaggio per il Canavese (nella provincia di Torino, in direzione nord), vi invito a vedere l’Areacreativa42 non perché possiate vedere la riproduzione della mia faccia in scala 1:1, ma per avere l’occasione di conoscere sia la portata del progetto di Elena Datrino, sia la bellezza del mondo che Karin Reisovà ed Elisabetta Chiono custodiscono dietro al portone d’ingresso.

Nel frattempo, siccome un po’ di vanità non guasta, vi saluto con le mie tre facce (da blogger, ovviamente!).

la sottile linea d'ombra - faccia da blogger

Fiori che emozionano: Piet Mondrian vs Egon Schiele

Stylized flowers before decorative background, still life fbQuando pensate a quadri a tema floreale, anche a voi vengono in mente pacifiche composizioni colorate che deliziano lo sguardo? Questo è quello che succede a me, ma se si parla di Mondrian e di Schiele bisogna abbandonare ogni preconcetto.

Questi due grandissimi artisti sono la dimostrazione di come anche lo studio della realtà riesca a diventare qualcosa di soggettivo e quasi mistico, nel momento in cui chi tiene in mano il pennello possiede un animo profondo, sensibile e così forte da guidare le linee e le scelte cromatiche.


Piet Mondrian e la ricerca dell’essenziale

mondrian-crisantemo2Osservando le opere di Mondrian, ci si trova spesso davanti all’esito di una ricerca accurata e a tratti ossessiva.

Si ha quest’impressione in primo luogo quando ci si perde dietro ai suoi alberi che negli anni si trasformano in linee geometriche (su questo tema, ti consiglio un altro articolo: Gli alberi sacri di Piet Mondrian), ma anche nelle altre opere, dove però il filo che le collega è meno palese.

Persino gli schizzi che ritraggono i fiori, crisantemi in primis, sono un modo per ammirare la forza delle linee e l’intensità di questo indiscusso maestro.

Seguire le pennellate nervose è difficile ma allo stesso tempo affascinante, ci rimanda a tutti i suoi dipinti che conosciamo meglio, creando una connessione drammatica e vibrante con quella che è la sua ricerca dell’essenziale, uno studio basato sulla riproduzione continua e costante dei temi che stanno maggiormente a cuore.

Non sono meravigliosi? Stranamente, i crisantemi non compaiono mai nei maggiori dipinti di Piet Mondrian, che solitamente non lascia spazio ai fiori. In un paio di occasioni però passiflore e amarillidi diventano protagoniste, come è possibile vedere di seguito.


Egon Schiele e i fiori dell’anima

egonschiele fioriChi mi conosce sa che amo profondamente Egon Schiele. E le ragioni di questa mia adorazione sono evidenti anche in questa serie di opere a tema floreale.

Vi invito ad ingrandire le immagini per gustare il tratto drammatico e unico al mondo di questo fenomenale artista beffato dal fato crudele (su questo tema, consiglio una serie di articoli che partono da qui: Tre giorni di Schiele. Ovvero tre articoli per innamorarsi (1/3)).

Quanta passione in questi fiori, e quanta immediatezza! L’apparente disordine nasconde un grande equilibrio, così come le imprecisioni se sommate portano ad un esito accurato.

Sono sempre in difficoltà quando devo commentare i suoi disegni, perché mi rendo conto che niente sarà mai come vederli dal vivo. Osservare anche il più stupido dei lavori di Egon Schiele è emozionante, quindi immaginate cosa si prova di fronte ad un capolavoro. (Voi avete già visto qualche suo disegno? Vi è capitata la stessa cosa?)

Guardate anche in questo caso un crisantemo, ci sono allo stesso tempo profonde analogie e differenze rispetto all’esempio di Piet Mondrian, non trovate?

schiele girasoli

Stylized flowers before decorative background, still life


Spero che questo excursus a tema floreale vi abbia interessato e soprattutto incuriosito, perché in fondo è proprio questo che vuol dire andare oltre la sottile linea d’ombra: scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo che valga la pena ricordare.

Vi vengono in mente altri fiori che meriterebbero di stare in questa galleria? Sono molto curiosa di sapere la vostra opinione:)

Storie di primavera: la rinascita attraverso gli occhi dei grandi artisti

Dal punto di vista cromatico la primavera è uno spettacolo continuo, non siete d’accordo con me? Nel mese di marzo gli alberi si colorano di un verde sempre più saturo, per poi lasciare lo spazio alle più incredibili fioriture nei mesi successivi, che donano alla terra un mantello vivace delle tinte dell’arcobaleno. Allo stesso tempo le giornate si fanno più lunghe e il sole più caldo e forte.

Cercare di ritrarre questa stagione è una sfida e soprattutto un piacere per ogni artista, così in questo post troverete una selezione di quadri su questo tema.


Sandro Botticelli

Botticelli-primavera
Sandro Botticelli, Primavera.

Ovviamente non potevo che partire da qui. La Primavera di Botticelli, che affronta il tema dal punto di vista mitologico, è una giovane donna bellissima con un abito floreale e petali in grembo da spargere al suo passaggio. In più è impossibile non notare l’abbondanza di fiori nel prato e sulle piante, insieme alla presenza di Mercurio che scaccia via le nuvole, residuo di una stagione peggiore.


Caspar David Friedrich

Caspar David Friedrich: "Hügel und Bruchacker bei Dresden".
Caspar David Friedrich, Campagna e campi vicino a Dresda.

Caspar David Friedrich, grandissimo esponente del Romanticismo, solitamente colpisce per i suoi paesaggi solitari e selvaggi, notturni e invernali, ma in questo caso la primavera ingentilisce e scalda anche le sue pennellate generalmente ben più austere. Le sagome scheletriche degli alberi sono addolcite dalle nuove foglioline, mentre l’ombra si colora di tinte più vivaci. 


Claude Monet

monet-The-Banks-of-the-River-Epte-in-Spring
Claude Monet, Le rive del fiume Epte in primavera.
monet-three-trees-in-spring
Claude Monet, Tre alberi in primavera.

Che Claude Monet sia un mago con i colori non è sicuramente una novità, però nelle sue opere vi dirò che riesce sempre a stupirmi.

Dedicandosi al tema della primavera, riesce a riprodurre sulla tela delle sfumature incredibili e delicatissime. (Su Claude Monet e i suoi studi, ecco un altro articolo in tema: Il giardino segreto di Claude Monet)

I paesaggi si tingono di un verde acceso mentre un’atmosfera rosata riempie l’aria.

La sua grande esperienza nello studio della luce dal vivo conduce ad esiti sbalorditivi che trasformano una veduta apparentemente banale in un dipinto studiato e incisivo, in cui i blu bilanciano perfettamente i gialli e le tinte delle terre e il cielo sembra consistente e materico.

http://art-monet.com
Claude Monet, Campagna.

Pierre Auguste Renoir

renoir-beaulieu-1890
Pierre Auguste Renoir, Periferia.

Quello che rende speciali i dipinti di Renoir sulla primavera è invece l’effetto del primo sole tra le foglie. Guardando questo dipinto ad olio sembra di sentire il tepore sulla pelle e l’aria fresca che se si resta all’ombra fa ancora venire i brividi.

Questo artista arriva ad immortalare la vegetazione che rinasce e torna ad essere lussureggiante e vigorosa, celando gli edifici in secondo piano.

renoir-the-rose-garden-at-wargemont-1879
Pierre Auguste Renoir, Roseto a Wargemont.

Vincent Van Gogh

Van-gogh-Albicocchi-in-fiore-primavera
Vincent Van Gogh, Albicocchi in fiore.

Anche nei lavori di Van Gogh, così come in quelli di Claude Monet, il colore è l’assoluto protagonista, insieme al tratto vigoroso, energico e drammatico.

La serie dei mandorli in fiore che vi propongo (non ho saputo escluderne nessuno!) è un insieme di incredibili capolavori, non siete d’accordo con me?

Qualunque parola in più sarebbe inutile, l’importante è osservarli e lasciarsi trasportare.

van-gogh-mandorlo-in-fiore
Vincent Van Gogh, Mandorlo in fiore.
van-gogh-campagna-primavera
Vincent Van Vogh, Campagna in primavera.
van-gogh-mandorlo-in-fiore3
Vincent Van Gogh, Mandorli in fiore.

Piet Mondrian

164. Piet Mondriaan  - Farm near Duivendrecht  1916
Piet Mondriaan, Fattoria vicino a Duivendrecht.

Piet Mondrian ci regala invece una primavera quasi tetra, perfettamente nel suo stile (prima delle righe geometriche, intendo 😉 ). Questo angolo di mondo lontano dal Mediterraneo si sveglia più lentamente rispetto alla Francia e all’Italia, così mentre le luci sono già primaverili gli alberi sono ancora bruni e scheletrici.

Allo stesso tempo però l’erbetta dei prati è già vivace e coloratissima, tradendo la stagione che avanza e sbeffeggiando tutta l’oscurità ostentata.

mondrian-spring sun
Piet Mondrian, Sole di primavera.

Alfons Mucha

3alphonse-mucha-the-4four-seasons
Alfons Mucha, Allegoria dell’inverno.

In pieno stile Art Nouveau, per Alfons Mucha la primavera ricorda per certi versi quella di Botticelli da da cui siamo partiti.

La stagione è simboleggiata da una ragazza bellissima che regge dei fiori.

Le tonalità dominanti sono quella del verde chiaro, del rosa e del rosso, non a caso i colori che meglio rappresentano le sfumature di questo periodo dell’anno.

Fa parte di un ciclo di allegorie delle quattro stagioni. Ne esistono anche delle altre versioni, come quella che si può vedere su Wikimedia Commons, cliccando qui.

(Perdonate la qualità scarsetta dell’immagine: non ne ho trovate di migliori ma ci tenevo comunque ad inserirla).

 


Egon Schiele

Schiele_-_Blumenfeld
Egon Schiele, Campo in fiore.

Sicuramente questo quadro non è uno dei primi a cui si pensa quando ci si riferisce a Egon Schiele. I fiori effettivamente non sono tra i suoi soggetti più presenti, anche se in realtà esistono numerosi dipinti e disegni che ritraggono girasoli, crisantemi o iris, per fare degli esempi che mi vengono in mente. (Se invece volete leggere altro su questo straordinario artista, ecco il link al primo di una serie di tre articoli dedicati a lui: Tre giorni di Schiele. Ovvero tre articoli per innamorarsi)

La sua non è una primavera ricca di riferimenti simbolici e di speranza, ma piuttosto l’esito di un’analisi del mondo che ci circonda, la riproduzione accurata di alcuni particolari della natura.

Egon_Schiele_-_Sonnenbaum_-_1910
Egon Schiele, Fucsia.

René Magritte

magritte printemps
René Magritte, Primavera.

Ultimo di questa galleria, Magritte ci mostra come sia possibile giocare anche con la primavera, trasformandola in un’illusione sofisticata e surreale. Non so voi, a me i suoi quadri fanno impazzire! (E se ne volete vedere altri, vi consiglio questo articolo: Esplorando le illusioni di René Magritte)


Direi che per oggi sono arrivata alla fine, anche se sicuramente avrò saltato qualche opera che si sarebbe meritata di entrare in questa galleria. Vi viene in mente qualche quadro che ho dimenticato? E qual è il vostro preferito tra quelli che ho selezionato?

Sono molto curiosa di sapere cosa ne pensate! 🙂

Chi non muore (fortunatamente) si rivede

arianna
Miei cari amici, sono tornata!

Se siete abituati a passare ogni tanto da queste parti per una visita, vi sarete sicuramente accorti che manco da un po’. Vi chiedo scusa se avete sperato invano di leggere qualcosa di nuovo, ma di questi tempi ho avuto un po’ troppe cose per la testa (malefiche faccende da adulti!), tanto da sospendere per un po’ l’amena attività da blogger.

Eppure mi è mancato molto tutto questo, ci credete?

Mi siete mancati voi e mi è mancata la mia migliore scusa per pensare all’arte e alla bellezza. Quest’angolino di web è diventato importante, giorno dopo giorno, non so se immaginate che tristezza sia doverlo trascurare! Ma ora sono di nuovo qui: ho in mente qualche novità e tante belle cose da raccontarvi, quindi vi invito a non perdere i prossimi articoli. Intanto colgo l’occasione per ringraziarvi se, nonostante la mia assenza, voi siete ancora qui.


E se invece vi chiedete il significato della fotografia che ho scelto per oggi, vi posso dire che fa parte del minivideo che ho prodotto (vincendo un bel po’ di timidezza) per pubblicizzare la mostra “Facce da Blogger” che si terrà tra maggio e giugno a Rivarolo Canavese (TO) presso la Galleria Areacreativa42

Se sarete di passaggio, consideratevi tutti invitati a vedere un po’ di ritratti di blogger sparsi per l’Italia, ripresi dalla bravissima fotografa Elena Datrino. Tra gli altri troverete anche il mio, realizzato lo scorso anno all’Affordable Art Fair di Milano, visibile qui: Affordable Art Fair Milano: giornata surreale in un clima molto pop o qui: La mia faccia da blogger.

Vi aggiornerò al più presto per altri dettagli e forse avrò anche il coraggio di pubblicare il mio minivideo. Nel frattempo, a presto a ancora grazie di tutto 🙂

Un amore metafisico

Lo sapevate che tra il Manifesto del Futurismo e la nascita della pittura metafisica passano soltanto tre anni?

Sicuramente è interessante pensare a come due linguaggi tanto diversi per soggetti, intenzioni e tecniche possano praticamente convivere in quello che è il contesto italiano del primo Novecento. Per capirci, ecco un esempio dei due movimenti:

Futurismo, rappresentato da Boccioni:
Boccioni - La città che sale
Umberto Boccioni, La città che sale (1910-11).
Pittura metafisica, rappresentata da De Chirico:
Giorgio-de-chirico-enigma-pomeriggio-autunno
Giorgio de Chirico, L’Enigma d’un pomeriggio d’autunno (1912).

Direi che c’è una bella differenza, non trovate? Guardare due opere come queste mi fa capire quanto frammentato sia il nostro Paese in questi anni cruciali.

Eppure, tra le due, vedo sempre di più nella metafisica il movimento italiano per eccellenza. So che esiste e che è assolutamente importante anche il Futurismo, ma la grande differenza è che quest’ultimo movimento si è nutre e viene alimentato da idee internazionali, arrivando quindi a fare parte di un quadro di insieme più vasto del nostro semplice e piccolo Stato.

Invece questa fase della pittura italiana ripudia tutto quello che va di moda all’esterno, da Picasso agli Impressionisti e all’Astrattismo, in favore di un linguaggio che attinge a piene mani da quella che è la tradizione culturale italiana.

enigma-dell'arrivo-de-chirico
Giorgio De Chirico, L’enigma dell’arrivo

Parlare di pittura metafisica per me equivale dunque a parlare dell’Italia, di quell’Italia insoddisfatta prima, durante e dopo la prima mondiale, vivace ma allo stesso tempo imprigionata in un immobilismo senza tempo. Mi riferisco ad una nazione stanca di chi la governa (tanto per cambiare! N.d.r.), fatta di squilibri e stufa di quel clima di ostentata modernità che aveva caratterizzato gli anni precedenti. Un Paese nella perenne attesa di qualcosa che non si conosce, ancorato alla sua storia e senza una chiara idea di futuro.

Proprio per questo la pittura metafisica, con la sua tecnica tradizionale, con i colori mediterranei e con gli enigmi senza tempo su di me esercita un fascino profondo, arricchito dal legame con altre opere del passato che che mi fanno sorridere quando le riconosco. Amare questo movimento è un atto d’amore per la grande e fragile Italia, quella nazione tanto desiderata quanto bistrattata da chi ci ha preceduto e da chi ancora ne decide le sorti.


Come definire e comprendere la pittura metafisica?

Dopo questa introduzione vaga e spero interessante, mi piacerebbe scendere nel dettaglio, raccontare qualche bella storia sui principali esponenti e illustrare le caratteristiche di molti dipinti, però il tempo è poco e le parole scritte sono già tante, quindi vi invito a non perdere le prossime puntate in cui cercherò di mantenere questi propositi.

Prima di salutarvi voglio ancora lasciarvi una piccola pulce nell’orecchio, riportando una frase che trovo che racchiuda molto dello spirito metafisico.

L’opera d’arte metafisica è quanto all’aspetto serena; dà però l’impressione che qualcosa di nuovo debba accadere in quella stessa serenità e che altri segni, oltre a quelli già palesi, debbano subentrare sul quadrato della tela.

Tale è il sintomo della profondità abitata. Così la superficie piatta d’un oceano assolutamente calmo ci inquieta non tanto per l’idea della distanza chilometrica che sta tra noi e il suo fondo quanto per tutto lo sconosciuto che si cela in quel fondo.

Giorgio de Chirico, Valori Plastici, aprile-maggio 1919.

A voi cosa fa pensare la “profondità abitata”? A me i pensieri si riempiono di fosche immagini, inizio a viaggiare lontano con la mente e con i ricordi…Oltre la linea d’ombra, per così dire, nel significato più introspettivo del termine.

10 Momenti di… Inverno!

Grafica blog 13

Ricordate l’articolo Storie d’inverno: il gelo e la neve attraverso gli occhi dei grandi artisti, postato sul blog poco più di un mese fa?

Sono lieta di annunciarvi che è stato il primo spunto per un nuovo progettino  ideato in collaborazione con il blog Artesplorando: una nuovissima serie di video prodotta da Artesplorandochannel intitolata “10 momenti di …”.

Si tratterà di brevissimi video in cui cercheremo di raccontarvi con 10 opere delle sensazioni, dei temi o dei percorsi trasversali alla storia dell’arte. Una nuova sfida per noi e un modo per raccontare l’arte alla portata di tutti.
Le puntate di questa web-serie non avranno una cadenza precisa, per rimanere aggiornati basterà iscrivervi al canale e seguire le uscite dei video all’interno di una playlist apposita con il nome 10 momenti di …, oppure controllare sui nostri blog.

Che ve ne pare? Spero che l’idea vi piaccia e che questo primo video vi interessi 😉

Scusate se sono di poche parole ma in questo periodo ho davvero troppe cose per la testa e fatico a trovare il tempo per occuparmi degnamente della pagina…Spero che mi perdonerete!

La classifica dei quadri del cuore

quadri-classifica-mixTutti i quadri hanno una storia e ad alcuni si sommano anche le vicende di chi li osserva stupito, per la prima o per la centesima volta. Ed è a questo punto che diventano davvero speciali e unici, la rappresentazione di qualcosa che va oltre al soggetto e alla tela.

Credo che questo loro potere sia ciò che ci riesce ad emozionare ogni volta che li vediamo. Insieme alla perfezione della tecnica e al loro fascino, fanno riaffiorare vecchi pensieri e ricordi destinati a rimanere collegati e a non sbiadire.

Succede anche a voi? Se penso a me, non ho alcun dubbio: mi vengono in mente subito alcuni dipinti che non smetterò mai di amare.


#1 Andrea Mantegna, San Sebastiano e #2 Leonardo da Vinci, San Giovanni Battista

Mantegna-San-Sebastiano-Leonardo-san-giovanni-battista

Il San Sebastiano di Mantegna è per me l’emblema del Rinascimento. Emerge tutto l’orgoglio dello studio dei classici e questo santo (che più che un santo ricorda una statua romana o greca) si staglia immobile e candido come la colonna di un tempio. Al Louvre, nella Galleria Italiana, si può rimirare quasi subito sulla sinistra, serissimo e commovente.

Leonardo, invece, è stato in generale uno dei miei miti sin dall’infanzia. Per prima cosa era mancino come me, e per seconda era una mente geniale e mai ferma, assidua ricercatrice in molti ambiti del sapere. Tra tutti, era lui il mio idolo, forse anche per “colpa” di un libretto su di lui che mi aveva comprato mia madre quando facevo le elementari e per cui dovrei ancora ringraziarla.

Anche se magari non si direbbe, il mio amore per l’arte è partito dall’ammirazione per il Medioevo e per il Rinascimento, in assoluto i miei periodi preferiti per tutti gli anni del liceo.

Sono stata quattro volte al Louvre, ma la sensazione che ho provato nella Galleria Italiana non è mai cambiata. E per me, in particolare, questi due quadri rappresentano la visita di quell’ambiente straordinario, tutta la bellezza e la fierezza, nonostante tutto, di appartenere ad un popolo come il nostro, sempre inguaiato ma anche per questo tanto geniale.


#3 Michelangelo Merisi (Caravaggio), La cattura di Cristo

Caravaggio_-_Taking_of_Christ_-_Dublin

Dublino, 2008. Due ragazze stufe della pioggia si rifugiano alla National Gallery, un po’ per curiosità e un po’ perchè l’ingresso è gratuito.

Quelle due eravamo mia sorella ed io, reduci da due settimane di vagabondaggio con lo zaino in spalla ed il bancomat che non funzionava più da giorni. In mezzo a opere decisamente meno notevoli, ricordo come se fosse oggi il momento in cui, da una stanza all’altra, abbiamo intravisto questo quadro di Caravaggio che divorava e annientava gli altri.

Ci siamo fermate lì davanti per una mezzora, chiacchierando persino con una guardia del museo che ci ha visto così emozionate. Ma come potevamo non esserlo, con quel gioco di luci e la perfezione espressiva dei volti?  Quello che non sapete ancora è che al tempo la mia accompagnatrice non era affatto un’appassionata d’arte. Beh, vi dirò che quel quadro ha cambiato le carte in tavola. Da quel giorno sperduto abbiamo inseguito insieme Caravaggio a Milano e per tutta Roma, ripromettendoci che prima o poi avremmo visto ogni sua opera.

In pratica, per me la Cattura di Cristo è la testimonianza imperitura dell’incredibile potere dell’arte, del suo effetto quando non ha bisogno di troppe spiegazioni.


#4 J. M. W. Turner, Venezia

ng-storm-turner

Le opere di Turner hanno cambiato la mia idea di acquerello. Forse hanno allargato anche la mia immagine del primo Ottocento, perché in mezzo alle accademie e all’eclettismo ho scoperto che c’è stato lo spazio anche per una disarmante modernità.

Oltre a questo devo ammettere che ho trascorso i miei ben diciotto anni di scuola disegnando continuamente, partendo da foglietti nelle tasche del grembiule per arrivare agli album da acquerello Moleskine. Bene, come vi ho già raccontato, Turner mi ha fatto compagnia con i suoi lavori per almeno due anni del liceo. (Ne ho parlato qui: Un atto d’amore per Joseph Mallord William Turner)

Posso dire di avere imparato a dipingere decentemente ad acquerello da questo maestro straordinario!


#5 Egon Schiele, Autoritratto

Egon_Schiele Self-Portrait

Come sapranno i lettori più assidui, Egon Schiele è forse l’artista che riesce maggiormente a commuovermi.

Il bello è che la sua scoperta da parte mia è stata quasi casuale. Questo perché le riproduzioni  dei libri non si avvicinano alla incredibile bellezza delle sue opere.

Sono dovuta capitare a Vienna, sempre insieme alla mia adorata sorella (2011 questa volta!), per ammirare al Leopold Museum dei suoi capolavori che mi hanno a dir poco stregato. Ammirare dal vivo la purezza del suo tratto e la nettezza delle sue linee è un’emozione che consiglio a tutti di provare.

Anche a distanza di anni, in occasione di altri due incontri con questo inusuale maestro, vi dirò che non ho avuto modo di cambiare idea!

Questo autoritratto poi ha avuto il merito di aprire una nuova fase nella mia carriera di acquerellista dilettante: vedete i colori forti e contrastati che fanno da protagonisti sul volto? Ecco, copiando Schiele e le sue tinte ho imparato qualcosa di nuovo e meraviglioso.


#6 Edward Hopper, Nottambuli

Nighthawks_by_Edward_Hopper_1942

Tra tutte, questa è la mia scelta più romantica. Il momento in cui ho capito che avrei potuto davvero amare il ragazzo che mi ha portato a Parigi dopo tre mesi che uscivamo insieme è stato quello in cui mi ha fatto notare il manifesto di una mostra di Edward Hopper al Petit Palais e ha sopportato con me tre ore di coda per entrarci, nel gelo più totale di una sera di inizio novembre (2012).

Il bello è che non era un grande appassionato d’arte, eppure di fronte ai Nottambuli ci siamo emozionati allo stesso modo. E questo è esattamente quello che io intendo quando insisto nel dire che alcuni quadri possiedono un’anima. 

Il lieto fine è che da quel momento le mostre d’arte sono diventate una consuetudine per entrambi e che lui è tornato a casa con il poster di questo quadro ben riposto nel borsone.


Dopo quest’ultimo aneddoto direi che posso concludere, anche se so che avrò sicuramente dimenticato moltissime opere. Però allo stesso tempo mi chiedo: anche voi vi emozionate davanti ai quadri? Quali sono quelli nella vostra classifica del cuore? Chissà se ne abbiamo qualcuno in comune!

Quando un edificio è destinato a cambiare il mondo

architettura-rivoluzionePensando alla storia dell’architettura, ci si accorge che esistono dei precisi momenti di svolta, o se preferite dei decisi momenti di non ritorno, che segnano il passaggio da un’epoca all’altra. Ci avete mai pensato?

Se l’arte, intesa come pittura, è un processo per sua natura graduale, lo stesso infatti non si può dire per la scienza del costruire, che procede per balzi in avanti, tuffi oltre la linea d’ombra e tentativi burrascosi.

Quale può essere una spiegazione?

Credo che la ragione sia sostanzialmente una: se l’arte è il frutto della creatività e del pensiero di una civiltà, nell’architettura esiste anche la componente dell’ingegno. Per un’evoluzione i tempi devono dunque essere maturi dal punto di vista culturale ma anche tecnico e tecnologico.

Entra in gioco il genio dell’uomo, quell’inventiva che risolve i vecchi problemi e magari ne pone di nuovi, il seme della conoscenza e la sete di esperimenti che, almeno ai miei occhi, rende questa disciplina tanto affascinante.

Per capire a cosa mi riferisco, occorre scegliere qualche esempio che davvero ha potuto fare da spartiacque tra epoche diverse.

I. Il coro della basilica di Saint Denis, Parigi

FelixBenoistStDenis

Per primo, analizzando il mondo occidentale, mi viene in mente l’abate Suger che a St. Denis, vicino a Parigi, sperimenta del 1144, insieme ad un architetto sconosciuto, un’innovazione destinata a condurre a costruzioni tra le più belle e misteriose del mondo. Anziché caricare le pareti e chiudere la basilica che sta ricostruendo con una semplice abside, decide di realizzare una “selva di pilastri”, un telaio puntuale per così dire. Così, ecco che salta fuori un coro con doppio deambulatorio, e di qui al gotico con le sue cattedrali il passo è brevissimo.

Se le preesistenti abbazie romaniche solide e massicce sono paragonabili alle vecchie case in muratura portante che popolano i nostri centri storici e le campagne, le cattedrali gotiche sono i grattacieli in acciaio e vetro, il tutto ovviamente in tempi lontani e materiali ben diversi.

II. La Cupola di Santa Maria del Fiore, Firenze

firenze-cupola-santa-maria-del-fiore

Il secondo esempio è un’opera del caro Filippo Brunelleschi, la prova vivente di come la necessità possa aguzzare l’ingegno, soprattutto se si hanno delle buone basi culturali a cui attingere.

Siamo nel 1418 e il povero duomo di Firenze è ormai senza copertura da un bel po’ di anni, a causa di una serie di progetti megalomani per la sua costruzione che si sono succeduti nei secoli: il vuoto su cui erigere la cupola è così ampio che non esistono alberi abbastanza lunghi da usare come centine o ponteggi e inoltre le parti murarie già costruite non sono troppo resistenti.

brunelleschi-cupola-santa-maria-del-fioreCosa combina allora questo ragazzo così rivoluzionario? Crea un delizioso mix tra le strutture gotiche ormai ben note e quelle delle rovine romane che si divertiva a dissotterrare e studiare insieme all’amico Donatello.

Così ecco che il mondo conosce una nuova meraviglia, la più grande cupola in muratura mai realizzata (primato incontrastato fino ad oggi!), sorretta mediante nervature gotiche e resa autoportante grazie all’uso del romanissimo mattone a spina di pesce. Cassettoni classici e costoloni medievali insieme, un nuovo approccio matematico e concettuale alla costruzione che spalanca del porte al Rinascimento.

III. Le conseguenze della Rivoluzione Industriale

Roman Bonnefoy-La_Tour_Eiffel_surplombant_Paris

Per incontrare l’ultima grande rivoluzione nel campo dell’architettura bisogna aspettare qualche secolo, e più precisamente un evento destinato a cambiare la vita di tutti: la rivoluzione industriale.

Grazie al progresso tecnologico e scientifico il vetro si può stampare a grandi lastre e l’acciaio si perfeziona e si trasforma in profilati o barre da aggiungere al calcestruzzo. Chiodi e bulloni diventano industriali ed economici, così la prefabbricazione inizia a diventare realtà.

Si aprono le danze e nel 1851 Joseph Paxton con Il Crystal Palace dimostra le infinite possibilità che offre la prefabbricazione, mentre nel 1889 Gustave Eiffel stupisce il mondo con la sua Tour. Negli stessi anni a Chicago invece Sullivan e Adler inventano i grattacieli, per rimanere in tema di rivoluzioni.

Da questo momento in avanti il tempo inizia a correre sempre più veloce, arrivando al Novecento e a tre architetti che rivalutano il termine “contemporaneo”. Mi vengono in mente tre loro opere che sono celebrate tra le più importanti architetture del mondo.

Immaginate a chi mi sto riferendo? Avete qualche idea? In ogni caso vi invito a tornare su questa pagina nei prossimi giorni per verificare! Intanto, spero di avervi incuriosito almeno un po’. 😉

L’importanza dei buoni propositi

propositi-anno-nuovo-peanuts

A voi cosa fa venire in mente l’inizio dell’anno nuovo? Oltre alla Befana e ai saldi, l’inizio di gennaio si porta dietro la corsa ai buoni propositi: fare più sport o vivere in maniera più sana per alcuni, vedere tante mostre, viaggiare molto e migliorare il blog nel mio caso.

Sapete che vi dico? È solo il 7 di gennaio e io ho già fallito con uno dei punti della mia lista! Avevo infatti pianificato di occuparmi della Sottile Linea d’Ombra  in questo periodo di relax, con lo scopo di preparare in anticipo un po’ di articoli, di fare una specie di calendario editoriale (cosa che in giro dicono sia molto importante) e di pensare a nuovi argomenti. Volevo portarmi avanti, insomma.

Invece non ho fatto nulla di tutto ciò, proprio niente di niente! Non ho scritto e non ho pianificato, un po’ come i miei familiari che sono insegnanti e aspettano sempre l’ultimo giorno di vacanze per correggere i compiti. Il fatto è che ormai ho superato la linea d’ombra della giovinezza e sono ben consapevole del fatto che il tempo non è infinito, così ho scelto di stare con le persone che per me sono importanti. (Su questo tema ci sarebbe di più da dire, quindi segnalo un altro vecchio articolo: In quale momento vi siete accorti di essere cresciuti?)

Sono stata con la mia famiglia, tra cene a base di tartufo e altre amenità culinarie, con gli amici e con il mio innamorato, con cui inevitabilmente siamo finiti a pianificare le prossime vacanze.


Riflettendoci, credo proprio che una cosa divertente dei buoni propositi sia il loro non mantenimento, quando si riesce a fare qualcosa di meglio. Questo perché non è la fine del mondo se non ho pronti 10 articoli da pubblicare, vorrà dire che andrò avanti come sempre, cercando l’ispirazione giorno per giorno. Dopotutto non è così che dovrebbe funzionare un blog?

E a voi che avete il buon cuore e la curiosità di leggere quello che scrivo prometto che continuerete a trovare le mie solite storie frammentate e inventate nei momenti più assurdi, perché per adesso questo è il massimo che io riesco a dare senza perdere qualcosa della mia vita. Questo è quello che posso e che allo stesso tempo ho sempre voglia di dare, perché la Sottile Linea d’Ombra è una delle mie cose preferite e sapere che a qualcuno piace per me è sempre un onore ed uno stimolo.

Quindi, miei cari, si riparte dal prossimo articolo con tutto quello che il 2016 si porterà dietro, e che i buoni propositi se ne vadano a quel paese.

Per finire, anche se sono già in ritardo, porgo a tutti i miei migliori auguri per un nuovo anno ricco di serenità e di gioia, ma soprattutto di occasioni da cogliere e di curiosità da saziare. 🙂