Quando un quadro diventa un gesto d’amore: come hanno celebrato le loro muse i grandi artisti?

Oggi vi voglio raccontare di come alcuni tra i più grandi pittori hanno celebrato l’amore, questo sentimento straordinario che li ha condotti verso la salvezza oppure verso la rovina, influenzando irrimediabilmente le loro vite, perché si sa, per loro natura gli artisti tendono spesso a mettere l’istinto al di sopra della ragione.

Nella produzione di molti grandi del passato più o meno recente le donne giocano spesso un ruolo fondamentale, esercitando un’influenza che va oltre a quella di un bel corpo oppure di un viso perfetto. Conoscendo le biografie dei pittori infatti alle vicende delle loro opere si mescolano quelle delle loro modelle, cortigiane o mogli rispettabili che siano, con i loro lineamenti che sembrano assorbire tutta l’attenzione.

Senza generalizzare troppo, ecco per voi cinque esempi che ho selezionato tra i più interessanti che mi sono venuti in mente.


01. Raffaello Sanzio e Margherita Luti

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Raffaello Sanzio, La Fornarina.

La prima storia a cui ho pensato è quella di Raffaello Sanzio e della misteriosissima Margherita Luti, figlia di un fornaio e dunque soprannominata Fornarina.

Di lei si sa poco, ma quello che è abbastanza certo è che sia comparsa in alcune opere dell’artista, come la Fornarina, per l’appunto, ma anche la Velata e la Madonna Sistina.

Il quadro più emblematico è sicuramente il primo che ho citato, decisamente appassionato e realistico: la ragazza è rappresentata con pennellate piene d’amore e sul braccio porta un monile su cui si può leggere la firma del suo creatore.

Da qui alla leggenda immortale il passo è breve: pare che il nostro Raffaello si fosse innamorato perdutamente di lei e che si fossero persino sposati in segreto. Le cose certe però sono due: primo, l’artista ha conservato la Fornarina nel suo studio fino all’improvvisa morte e, secondo,  Margherita Luti dal momento della sua scomparsa si è ritirata per sempre in monastero. 


02. Dante Gabriel Rossetti ed Elizabeth Siddal

Dante Gabriel Rossetti: Beata Beatrix, ca 1864-70.
Dante Gabriel Rossetti, Beata Beatrix.

Con i Preraffaelliti il dramma è sempre dietro l’angolo, e la storia di Dante Gabriel Rossetti e della sua musa non fa eccezione.

L’artista infatti si innamora perdutamente di Elizabeth Siddal, una sua modella,  l’ideale di bellezza preraffaellita: delicata, cagionevole e melanconica, per di più colta e dotata per le arti.

Dopo dieci anni di relazione e di ispirazione i due si sposano, nel 1860. Soltanto due anni dopo però Elizabeth Siddal muore a causa di un errato dosaggio di laudano (probabilmente voluto data la depressione che la attanagliava).

La morte della sua musa sconvolge Dante Gabriel Rossetti, che negli anni a venire continua ad essere ossessionato da lei e ad ispirarsi al suo ricordo in maniera ossessiva, tanto da rasentare la follia e da ricercare persino il suicidio.


03. Amedeo Modigliani e Jeanne Hèbuterne

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Amedeo Modigliani, Ritratto dei Jeanne Hèbuterne.

Anche in questo caso si parla di una storia d’amore assolutamente drammatica, capace di commuoverci con grande intensità anche ad un secolo di distanza.

Jeanne Hèbuterne è stata la musa ispiratrice di Amedeo Modigliani ed il suo grande amore, la sua salvezza e la sua maledizione. 

I due riescono a vivere insieme per tre soli anni, perché l’artista, malato di tubercolosi, muore nel 1920 a soli trentacinque anni, gettando la sua amata nello sconforto. Il giorno successivo infatti si suiciderà lanciandosi dalla finestra, pur essendo al nono mese di gravidanza.

Non vi basta questa breve sintesi sulla loro storia? Eccovi il link ad un bel post a tema: I miei buoni motivi per amare Amedeo Modigliani e la sua commovente vita da ribelle.


04. Egon Schiele ed Edith Harms

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Egon Schiele, Edith con un vestito a righe.

Come forse già saprete, per me Egon Schiele è sinonimo di passione ma anche di amore smisurato.

Ho un gran debole per questo ragazzo tormentato e incompreso, attratto dai lati più nascosti della natura umana. Anche lui, che finisce persino in carcere per colpa della sua pittura così esplicita, ad un certo punto trova il suo equilibrio, nelle fattezze di Edith Harms. 

Con lei l’artista arriva a conoscere un amore adulto e senza tenebre, quel sentimento quasi libresco che riesce a curare anche le anime più straziate.

Eppure la sua felicità non è destinata a durare: proprio quando il mondo si accorge di lui e sta vivendo un matrimonio felice, Egon Schiele viene ucciso dall’influenza spagnola, che pochi giorni dopo causerà anche la morte di Edith Schiele, incinta di sei mesi.

Credo che questa sia un esempio lampante di scherzi crudeli del fato e di vite segnate dalla sfortuna; ogni volta che ci penso sento il cuore che si stringe. Se invece voi volete leggere qualcos’altro su Egon Schiele, ecco il link al primo di tre post dedicati interamente a lui: Tre giorni di Schiele. Ovvero tre articoli per innamorarsi (1/3).


05. Salvador Dalì e Gala

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Salvador Dalì, Leda e il cigno.

Per concludere in maniera non troppo triste, ho scelto la storia di un amore felice e duraturo, che rappresenta la salvezza e la forza.

Elena Ivanovna Diakonova, meglio conosciuta come Gala, quando ha conosciuto Salvador Dalì era ancora sposata con il poeta Paul Éluard. Tra lei ed il pittore catalano è scattato un amore che ne ha legato i destini dal 1929 sino al 1982 (anno di morte di Gala). 

Questa donna straordinaria è stata la sua maggiore fonte di ispirazione e la sua devota moglie, la modella preferita e la salvezza dalla pazzia, come Salvador Dalì stesso ha affermato.

L’idea che un amore così tradizionale abbia assorbito completamente uno degli uomini più eccentrici dello scorso secolo mi fa sempre riflettere sull’inspiegabile valore di questo sentimento, che va ben oltre le sciocche frasette che si trovano nei cioccolatini.


Senza polemizzare (proprio oggi, per giunta!), direi che è ora di concludere questo lungo post. Allora, vi sono piaciute queste storie in cui l’arte si fonde con l’amore? Qual è la musa che preferite? Sapreste dirmi se ho dimenticato qualcuno di importante per voi? Un abbraccio a tutti!

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10 momenti di passione

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In fondo cos’è l’arte se non un meraviglioso gesto d’amore?

Se doveste scegliere 10 tra le opere d’arte di tutti i tempi, quali sarebbero per voi quelle che meglio rappresentano l’amore intenso e senza limiti? Ecco, per il nuovo episodio di 10 Momenti di… il filo conduttore è proprio la passione.

Vi ricordate di questo progettino inaugurato insieme al blog Artesplorando? Si tratta di una serie di brevi video in cui cerchiamo di raccontarvi con 10 dipinti delle sensazioni, dei temi o dei percorsi trasversali alla storia dell’arte (a proposito, ecco il link alla scorsa puntata: 10 minuti di…Inverno!).

In questa selezione trovate tutti gli artisti che più amo, forse perché per me intensità e ardore sono una prerogativa necessaria per esprimersi al meglio con la pittura.

Che cosa aggiungere, se non che spero di avervi fatto incuriosire abbastanza da cliccare play? Fatemi sapere cosa ne pensate 😉

Fiori che emozionano: Piet Mondrian vs Egon Schiele

Stylized flowers before decorative background, still life fbQuando pensate a quadri a tema floreale, anche a voi vengono in mente pacifiche composizioni colorate che deliziano lo sguardo? Questo è quello che succede a me, ma se si parla di Mondrian e di Schiele bisogna abbandonare ogni preconcetto.

Questi due grandissimi artisti sono la dimostrazione di come anche lo studio della realtà riesca a diventare qualcosa di soggettivo e quasi mistico, nel momento in cui chi tiene in mano il pennello possiede un animo profondo, sensibile e così forte da guidare le linee e le scelte cromatiche.


Piet Mondrian e la ricerca dell’essenziale

mondrian-crisantemo2Osservando le opere di Mondrian, ci si trova spesso davanti all’esito di una ricerca accurata e a tratti ossessiva.

Si ha quest’impressione in primo luogo quando ci si perde dietro ai suoi alberi che negli anni si trasformano in linee geometriche (su questo tema, ti consiglio un altro articolo: Gli alberi sacri di Piet Mondrian), ma anche nelle altre opere, dove però il filo che le collega è meno palese.

Persino gli schizzi che ritraggono i fiori, crisantemi in primis, sono un modo per ammirare la forza delle linee e l’intensità di questo indiscusso maestro.

Seguire le pennellate nervose è difficile ma allo stesso tempo affascinante, ci rimanda a tutti i suoi dipinti che conosciamo meglio, creando una connessione drammatica e vibrante con quella che è la sua ricerca dell’essenziale, uno studio basato sulla riproduzione continua e costante dei temi che stanno maggiormente a cuore.

Non sono meravigliosi? Stranamente, i crisantemi non compaiono mai nei maggiori dipinti di Piet Mondrian, che solitamente non lascia spazio ai fiori. In un paio di occasioni però passiflore e amarillidi diventano protagoniste, come è possibile vedere di seguito.


Egon Schiele e i fiori dell’anima

egonschiele fioriChi mi conosce sa che amo profondamente Egon Schiele. E le ragioni di questa mia adorazione sono evidenti anche in questa serie di opere a tema floreale.

Vi invito ad ingrandire le immagini per gustare il tratto drammatico e unico al mondo di questo fenomenale artista beffato dal fato crudele (su questo tema, consiglio una serie di articoli che partono da qui: Tre giorni di Schiele. Ovvero tre articoli per innamorarsi (1/3)).

Quanta passione in questi fiori, e quanta immediatezza! L’apparente disordine nasconde un grande equilibrio, così come le imprecisioni se sommate portano ad un esito accurato.

Sono sempre in difficoltà quando devo commentare i suoi disegni, perché mi rendo conto che niente sarà mai come vederli dal vivo. Osservare anche il più stupido dei lavori di Egon Schiele è emozionante, quindi immaginate cosa si prova di fronte ad un capolavoro. (Voi avete già visto qualche suo disegno? Vi è capitata la stessa cosa?)

Guardate anche in questo caso un crisantemo, ci sono allo stesso tempo profonde analogie e differenze rispetto all’esempio di Piet Mondrian, non trovate?

schiele girasoli

Stylized flowers before decorative background, still life


Spero che questo excursus a tema floreale vi abbia interessato e soprattutto incuriosito, perché in fondo è proprio questo che vuol dire andare oltre la sottile linea d’ombra: scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo che valga la pena ricordare.

Vi vengono in mente altri fiori che meriterebbero di stare in questa galleria? Sono molto curiosa di sapere la vostra opinione:)

Sulle tracce della “Vienna fin du siècle”: quattro mete da non perdere!

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Gustav Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Bauer, la regina dei salotti viennesi fin du siècle.

Per quel che mi riguarda, raramente viaggiare significa riposare (nel senso più comune del termine), anzi ripensare alle vacanze passate mi fa tornare in mente tutta una serie di levatacce alle ore più incredibili, sommate a camminate infinite verso stazioni irraggiungibili e a zaini pesantissimi a causa dei libri e degli acquerelli. Per qualche oscura ragione sono convinta che la fatica sia parte del viaggio, così come la stanchezza e l’ossessione di voler vedere ogni cosa, il tutto per avere in cambio la grandissima soddisfazione di essermi presa cura della mia anima, di avere vissuto in totale libertà a caccia di una qualche chimera o ispirazione. Per me un viaggio è la ricerca di un’atmosfera nascosta, di uno spicchio di mondo o di una finestra nel tempo.

Per questi motivi ho amato moltissimo la Vienna fin du siècle, grandiosa parentesi in un interrail tutto mitteleuropeo, quando mia sorella ed io ci sentivamo ancora forever21 ed eravamo rimaste affascinate da questo tema, a causa di un corso di storia dell’architettura contemporanea che mi aveva fatto innamorare di Joseph Maria Olbrich.

Così, ecco le mete che non sacrificherei se volessi inseguire di nuovo le orme lasciate dalla secessione viennese, dalla psicoanalisi di Freud e dall’espressionismo sfrenato di Schiele.

(Come ormai avrete capito non parlerò di locali, piatti tipici o posti per lo shopping, perché per quello basta comprare una Lonely Planet, che su questi argomenti mi batte della grossa; il mio intento è invece quello di fornire uno scorcio di questo incredibile e animatissimo periodo).

1. Ovviamente il Ring, punto di partenza non casuale. Si tratta della porzione di città dove fino al XIX secolo si ergevano le possenti e ingombrantissime mura della città, demolite intorno alla metà del secolo, liberando tutta una cospicua serie di terreni che diventeranno il regno della borghesia cittadina. Sede del teatro, dell’università, dei musei e del municipio, esprime tutta la confusione di un grande impero che, architettonicamente parlando, non trova il suo linguaggio, accostando in quest’area stili e tecnologie costruttive davvero diverse tra loro, che in comune hanno la pesantezza e la vicinanza alla tradizione accademica. Eppure è qui che si innesta la novità ed è da qui che le idee della secessione si espanderanno, come si può vedere nei prossimi punti.

2. Leopold Museum, affacciato sul lato esterno del Ring, il tempio di Egon Schiele, di cui ho già parlato diffusamente. Questo museo per me è stata una vera e propria rivelazione, ospitando innumerevoli opere di questo artista ma anche di Kokoschka e Klimt. Insomma, per gli amanti del genere è un paradiso, ma saprà convincere anche i meno affezionati.

3. Palazzo Secessione Viennese e Linke Wienzeile: sempre passeggiando sul Ring, ad un certo punto si incontra il fiabesco palazzo della secessione viennese di Joseph Maria Olbrich, gioiello architettonico e decorativo, simbolo di questo meraviglioso periodo. Di qui ci si trova sulla strada che corre sul sedime della prima linea della metropolitana, progettata divinamente da Otto Wagner, sia per quanto riguarda gli edifici sia le infrastrutture. Oltre ad osservarla, si ha l’occasione di camminare in un’animata ed autentica arteria cittadina, su cui si affacciano facciate art nouveau di altissimo valore, di cui ho già parlato nell’articolo su Otto Wagner.

4. Il Belvedere superiore, contenitore d’eccezione di moltissimi quadri di Gustav Klimt, tra cui il celeberrimo Bacio. Sempre passeggiando sul Ring, ad un certo punto si arriva a questa enorme serie di edifici baroccheggianti, che esprimono la grandezza della Vienna imperiale. Al loro interno però si esprime tutto il fascino della città più moderna, affascinante e visionaria, grazie alla presenza di moltissime opere di Gustav Klimt, tra cui anche i paesaggi di cui parlavo qualche giorno fa.

Che dire, a forza di scrivere mi è venuta una grandissima voglia di ripartire e spero di non essere l’unica, perché davvero credo ne valga la pena, dal momento che percorrere le strade che ho citato significa seguire i passi di coloro che davvero sono arrivati a svecchiare una società rigida e poco flessibile, sino a questo momento più adatta ai vecchi aristocratici che alle giovani avanguardie.

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