Sulle tracce della “Vienna fin du siècle”: quattro mete da non perdere!

klimt ritratto adele bloch bauer
Gustav Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Bauer, la regina dei salotti viennesi fin du siècle.

Per quel che mi riguarda, raramente viaggiare significa riposare (nel senso più comune del termine), anzi ripensare alle vacanze passate mi fa tornare in mente tutta una serie di levatacce alle ore più incredibili, sommate a camminate infinite verso stazioni irraggiungibili e a zaini pesantissimi a causa dei libri e degli acquerelli. Per qualche oscura ragione sono convinta che la fatica sia parte del viaggio, così come la stanchezza e l’ossessione di voler vedere ogni cosa, il tutto per avere in cambio la grandissima soddisfazione di essermi presa cura della mia anima, di avere vissuto in totale libertà a caccia di una qualche chimera o ispirazione. Per me un viaggio è la ricerca di un’atmosfera nascosta, di uno spicchio di mondo o di una finestra nel tempo.

Per questi motivi ho amato moltissimo la Vienna fin du siècle, grandiosa parentesi in un interrail tutto mitteleuropeo, quando mia sorella ed io ci sentivamo ancora forever21 ed eravamo rimaste affascinate da questo tema, a causa di un corso di storia dell’architettura contemporanea che mi aveva fatto innamorare di Joseph Maria Olbrich.

Così, ecco le mete che non sacrificherei se volessi inseguire di nuovo le orme lasciate dalla secessione viennese, dalla psicoanalisi di Freud e dall’espressionismo sfrenato di Schiele.

(Come ormai avrete capito non parlerò di locali, piatti tipici o posti per lo shopping, perché per quello basta comprare una Lonely Planet, che su questi argomenti mi batte della grossa; il mio intento è invece quello di fornire uno scorcio di questo incredibile e animatissimo periodo).

1. Ovviamente il Ring, punto di partenza non casuale. Si tratta della porzione di città dove fino al XIX secolo si ergevano le possenti e ingombrantissime mura della città, demolite intorno alla metà del secolo, liberando tutta una cospicua serie di terreni che diventeranno il regno della borghesia cittadina. Sede del teatro, dell’università, dei musei e del municipio, esprime tutta la confusione di un grande impero che, architettonicamente parlando, non trova il suo linguaggio, accostando in quest’area stili e tecnologie costruttive davvero diverse tra loro, che in comune hanno la pesantezza e la vicinanza alla tradizione accademica. Eppure è qui che si innesta la novità ed è da qui che le idee della secessione si espanderanno, come si può vedere nei prossimi punti.

2. Leopold Museum, affacciato sul lato esterno del Ring, il tempio di Egon Schiele, di cui ho già parlato diffusamente. Questo museo per me è stata una vera e propria rivelazione, ospitando innumerevoli opere di questo artista ma anche di Kokoschka e Klimt. Insomma, per gli amanti del genere è un paradiso, ma saprà convincere anche i meno affezionati.

3. Palazzo Secessione Viennese e Linke Wienzeile: sempre passeggiando sul Ring, ad un certo punto si incontra il fiabesco palazzo della secessione viennese di Joseph Maria Olbrich, gioiello architettonico e decorativo, simbolo di questo meraviglioso periodo. Di qui ci si trova sulla strada che corre sul sedime della prima linea della metropolitana, progettata divinamente da Otto Wagner, sia per quanto riguarda gli edifici sia le infrastrutture. Oltre ad osservarla, si ha l’occasione di camminare in un’animata ed autentica arteria cittadina, su cui si affacciano facciate art nouveau di altissimo valore, di cui ho già parlato nell’articolo su Otto Wagner.

4. Il Belvedere superiore, contenitore d’eccezione di moltissimi quadri di Gustav Klimt, tra cui il celeberrimo Bacio. Sempre passeggiando sul Ring, ad un certo punto si arriva a questa enorme serie di edifici baroccheggianti, che esprimono la grandezza della Vienna imperiale. Al loro interno però si esprime tutto il fascino della città più moderna, affascinante e visionaria, grazie alla presenza di moltissime opere di Gustav Klimt, tra cui anche i paesaggi di cui parlavo qualche giorno fa.

Che dire, a forza di scrivere mi è venuta una grandissima voglia di ripartire e spero di non essere l’unica, perché davvero credo ne valga la pena, dal momento che percorrere le strade che ho citato significa seguire i passi di coloro che davvero sono arrivati a svecchiare una società rigida e poco flessibile, sino a questo momento più adatta ai vecchi aristocratici che alle giovani avanguardie.

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