Il vero volto di Vincent Van Gogh: autoritratti e fotografie (vere o presunte)

Pensando al volto di Vincent Van Gogh, credo che a tutti noi venga in mente un’immagine precisa e definita, una sorta di ricordo colorato e delineato, con i contorni appena sfumati. Ci sembra quasi di conoscerlo o per lo meno di averlo visto di sfuggita, tanto che forse potremmo affermare di riuscire a distinguerlo in una folla.

Non trovate anche voi che sia una cosa particolare e soprattutto rara anche tra i grandi maestri dell’arte? Credo che questo possa essere spiegato dalla grande attenzione che questo artista ha sempre avuto per gli autoritratti, che ci danno una chiara interpretazione dei suoi lineamenti.


Chissà poi fino a che punto gli somigliassero, ve lo siete mai chiesto? Immaginarlo è piuttosto difficile perché il suo tempo non era ancora quello dei selfie e dell’abbondanza di fotografie, quindi dovremo accontentarci di ciò che abbiamo.

1. Vincent Van Gogh ragazzo (1873)

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Esistono due fotografie accertate che immortalano il giovane Van Gogh, ma questa è quella che preferisco, anche perché l’altra è ancora antecedente.

Risale al 1873 e ritrae il nostro artista all’età di 19 anni. Che ve ne pare?

Ci sono delle differenze dagli autoritratti che dipingerà nel futuro, ma quello che mi  impressiona moltissimo è il suo sguardo, intenso e profondo, che insomma si fa notare.

2. Gli autoritratti (1886-1889)

Dopo aver visto questa prima fotografia, credo che possa essere interessante un immediato confronto con alcuni dei celebri autoritratti che lo ritraggono a quindici anni di distanza. (Se poi ne volete vedere degli altri, ecco il link alla pagina di wikipedia che sazierà la vostra curiosità!)

 

Ecco, io credo che il filo sottile che collega tutte queste opere sia proprio lo sguardo di Vincent Van Gogh, l’elemento che lo rende un grande ritrattista ed un artista sensibile allo stesso tempo. La fisionomia pare cambiare da un’opera all’altra, influenzata da quello che è il contesto e dallo stato emotivo, ma gli occhi sono sempre ugualmente intensi.


Ritengo che questi primi due elementi possano già in parte rispondere al nostro quesito, ma la curiosità generale è tanta, così tanta che negli anni sono comparse  altre fotografie di un presunto Vincent Van Gogh, come il famoso caso saltato fuori negli anni Novanta, mai riconosciuto dagli studiosi del Van Gogh Museum (ecco il link ad un articolo del Guardian su questo).

3. L’ultimo (presunto) ritrovamento nel 2016

In ordine cronologico, il più recente presunto ritrovamento di una foto di Van Gogh in età adulta risale all’anno scorso e ancora oggi si discute per il riconoscimento.

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Lo riconoscete? Vincent dovrebbe essere tra questi 34 artisti, allievi e frequentatori dell’Atelier Julian di Parigi, o per lo meno questa è l’idea dello studioso Antonio de Robertis.

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Si tratta di una fotografia conservata presso la Biblioteca dell’Institut National de l’Histoire de l’Art di Parigi, e sicuramente gli anni e i luoghi potrebbero combaciare.

A sinistra potete vedere il dettaglio incriminato, mentre se volete leggere l’interessante storia di questa possibile scoperta ecco il link alla notizia e all’opinione dello stesso Institut National de l’Histoire de l’Art.

Che dite, voi riscontrate la somiglianza con i quadri e con la foto accertata? Io non mi sbilancio, ma posso dire che non metterei la mano sul fuoco per sostenerne l’autenticità.


In conclusione, dopo questo breve approfondimento la domanda è una sola: ci importa davvero dell’autenticità e delle possibili foto del nostro amato Vincent Van Gogh oppure ci accontentiamo dei suoi meravigliosi autoritratti?

Non so dirvi se questa scoperta avrà successo oppure no, ciò che mi stupisce è la curiosità che questo artista riesce sempre a stimolare, anche a distanza di quasi 150 anni.

Quindi credo che tutto sommato la risposta alla domanda che ho posto sia sì, perché il paragone con una fotografia può permettere di analizzare il rapporto dell’artista con il suo aspetto e con il riflesso dello specchio, un particolare intrigante e utile per capire qualcosa in più di quello che gli occhi profondissimi di Van Gogh dovevano vedere, del suo modo unico al mondo di interpretare la realtà.

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La Piazza Rossa di Vassily Kandinsky: il paesaggio che diventa astratto

Come si può riuscire, secondo voi, a trasformare in un capolavoro lo scorcio di una città?

Quando cammino per le strade dei posti che mi appartengono mi capita spesso di essere colpita da determinati angoli (che magari agli altri non dicono molto) e di provare un innato desiderio di immortalarli in qualche modo, che sia una fotografia oppure un disegno.

Nel mio piccolo, mi piace pensare che ad animare le pennellate del giovane Vassily Kandinsky fosse un istinto simile, seppure tradotto in inestimabili capolavori. La sua insaziabile ricerca nel tema del paesaggio lo accompagna sin dai tempi dell’università e si evolve fino a trasformarlo in un grande maestro e ad arrivare al puro astrattismo.

Proprio per questa ragione, ho deciso di riprendere con lui una sorta di rubrica abbandonata da troppo tempo: Un incanto di panorama, perché molti artisti si appassionano ai paesaggi?, ve la ricordate?

Spero di sì, e se vi ricordate bene l’ultima volta abbiamo parlato di Van Gogh (La notte stellata di Van Gogh: perché tutti consideriamo speciale questo artista e i suoi paesaggi?, per chi se lo fosse perso), così oggi ho deciso di tuffarmi oltre la linea d’ombra, nel meraviglioso mondo delle Avanguardie.


Mosca II – La Piazza Rossa di Vassily Kandinsky, 1916

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Vassily Kandinsky, Mosca – La piazza Rossa (1916)
CHI È Vassily Kandinsky (1866-1944)?

Per prima cosa, credo sia come sempre il caso di perdere qualche minuto indagare sulla biografia dell’indiscusso maestro russo dell’astrattismo.

Nasce a Mosca e nella sua infanzia vive tra Monaco di Baviera e Odessa, dove prende le prime lezioni di disegno, dopo essersi innamorato di Venezia in un viaggio. Studia legge all’università di Mosca e nel 1896 rifiuta il ruolo di professore universitario a Dorpat per dedicarsi allo studio dell’arte a Monaco, dove il suo insegnante è Franz von Stuck.

Trascorre questi anni immerso nel fervore creativo ed intellettuale e nel 1912 fonda insieme a Franz Marc il Cavaliere Azzurro, la cui prima esposizione ha luogo nel 1912: è in questo stesso periodo che si compie il salto verso l’astrattismo. Fino al 1921, la sua vita è tra Mosca e molte altre nazioni europee, come Germania, Svizzera, Svezia e Finlandia. Nel 1917 sposa Nina Andreevsky, figlia di un generale e nello stesso anno nasce il figlio Volodia, che morirà nel 1920.

Walter Gropius lo chiama ad insegnare al Bauhaus e Vassily Kandinsky resterà nella scuola, tra Weimar, Dessau e Berlino, fino al 1933, quando l’avvento del nazismo metterà al bando l’arte libera e “degenerata”. Questi anni sono però fondamentali: l’esperienza dell’insegnamento si rivela molto importante per lui e l’amicizia con Paul Klee è uno stimolo anche per la sua ricerca. (Sul Bauhaus, ecco un approfondimento per i curiosi: Geometria, semplicità e purezza: i pilastri di una nuova modernità)

Abbandonata la Germania, si trasferisce a Neuilly-sur-Seine, un sobborgo di Parigi, dove trascorre gli ultimi anni di vita.


Cosa esprime Mosca I – La Piazza Rossa?

Per capire questo quadro, credo che la prima e più importante cosa da fare sia fermarsi ad osservarlo, a cercare id individuare i riferimenti figurativi e ad immaginare quale sia la storia che lo ha ispirato. Per questo, ho ritagliato due dei miei particolari preferiti dell’opera: i personaggi che osservano e, sotto, le cupole nel vorticare degli uccelli e nella luce decisa.

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L’atmosfera di questa Mosca è fiabesca ma tangibile, come secondo me si percepisce ad un primo contatto con questo capolavoro. Del rapporto di Kandinsky con la capitale russa è possibile scoprire di più attraverso i suoi stessi scritti, quindi ecco per voi un primo esempio:

“Mia madre era nata a Mosca e incarnava tutte le caratteristiche di questa città: una bellezza seria e severa, una semplicità di razza, un’energia naturale, una sensibilità forte e personale, una calma solenne e maestosa, un dominio di sè quasi eroico, un misto di convenzioni tradizionali e di vera libertà spirituale. In una parola, sotto forma umana: Nostra Madre Mosca dalle pietre bianche e dalle cupole d’oro. Mosca…La sua complessità, la sua dualità, la sua straordinaria mobilità, le contraddizioni e il guazzabuglio di quegli aspetti esteriori formano in definitiva la peculiarità e l’unità del suo volto.”

Ed un secondo (entrambi sono raccolti nello stesso libro):

“Mosca, nel complesso della sua vita interiore ed esteriore, è stata il punto di partenza delle mie ispirazioni di pittore, è stata il mio diapason di pittore. Mi sembra che sia sempre stato così, che con il tempo, grazie ai progressi realizzati nella mia forma, io abbia dipinto questo stesso ‘modello’ con sempre più espressione, in modo più perfetto, più essenziale, e ancora lo dipinga attualmente.

W. Kandinsky, Sguardi sul passato, a cura di Milena Milani, SE, Milano 1999.

Una volta colta l’intenzione e la trama (che lascio sia raccontata più dalle parole dell’artista che dalle mie), possiamo disquisire sulla questione tecnica e sul valore universale di quest’opera, che lo conduce ben oltre la raffigurazione, per quanto animata, di una città che per lui rappresenta molto.

Partiamo dall’uso del colore: sono convinta che la tavolozza di Vassily Kandinsky sia una delle più interessanti, varie e coraggiose di questo periodo storico. Da grande teorico, lascia ai colori primari il ruolo principale, regalandoci accenti purissimi di giallo, di rosso e di blu, ma non cade nel banale accostando anche sfumature rosa e azzurre che alleggeriscono la composizione e lo rendono spesso così facile da riconoscere.

Dopo il colore, si possono osservare la tecnica e la scelta organizzativa della tela. Sembra quasi che tutte le figure e gli avvenimenti siano attirati magneticamente verso il centro dell’opera, in un eterno movimento che non è frenetico ma semplicemente (si fa per dire) vivo ed eterno. Le pennellate sono rapide ma studiate: onestamente non credo si tratti di un dipinto realizzato di getto, ma piuttosto l’esito di un ragionamento che punta ad un’armonia superiore e quasi musicale.


Non vorrei annoiarvi troppo e quindi per oggi mi fermo, sperando di poter tornare presto a dialogare con voi di paesaggi, con la contemporaneità che incombe su di noi. Nel frattempo, che ne pensate voi di quest’opera di Kandinsky? La amate quanto me? E soprattutto qual è il vostro particolare preferito del dipinto?


Un incanto di panorama: ecco gli articoli che compongono questo lungo percorso

Un incanto di panorama: perché molti artisti si appassionano ai paesaggi?
La Tempesta di Giorgione: 500 anni di mistero in uno stupendo paesaggio
La Torre di Babele di Bruegel il Vecchio: quando paesaggio e architettura compongono un capolavoro
Perché il viandante sul mare di nebbia di Friedrich è considerato un inno al Romanticismo?
J. M. W. Turner: la rivoluzione del colore e della luce nella pittura del paesaggio
Millet e la Scuola di Barbizon: la realtà invade il mondo della pittura
La gazza di Claude Monet: cosa rende quest’opera un capolavoro?
L’isola dei morti di Arnold Böcklin: cosa racconta l’emblema del simbolismo?
La notte stellata di Van Gogh: perché tutti consideriamo speciale questo artista e i suoi paesaggi?

 

 

Settembre 2017: le mostre d’arte da non perdere in Italia

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Anche voi avreste voglia di visitare qualche bella mostra d’arte in questo settembre 2017?  

L’estate sta finendo e credo che non ci sia niente di meglio che programmare qualche bella gita fuori porta per combattere l’inevitabile malinconia che si porta dietro. In più, solitamente l’autunno è sempre il momento dell’allestimento di nuove mostre, quindi cosa stiamo aspettando?

Se non siete ancora riusciti a guardarvi intorno, ecco a voi una selezione schematica delle esposizioni più interessanti (a mio avviso) che la nostra bella Italia ci regala nei prossimi tempi, suddivise per città.


Torino (Venaria Reale)

Giovanni Boldini

Fino al 28 gennaio 2018, Reggia di Venaria Reale (TO)

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A pochi passi da Torino, nella stupenda cornice della Reggia di Venaria è possibile immergersi nella Belle Époque di Boldini e dei suoi contemporanei. Non c’è che dire, pare proprio che questo sia l’anno di questo artista!


Milano

Dentro Caravaggio

Dal 29 settembre 2017 al 28 gennaio 2018, Palazzo Reale

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Finalmente una bella mostra di Caravaggio! Era quello che aspettavo da un po’, per la precisione dalla grande esposizione del 2009 al Quirinale di Roma…Ve la ricordate? Se ve la siete persa, è il momento di rimediare. Credo proprio che ci andrò, dopotutto non capita tutti i giorni l’occasione di vedere venti opere di questo grande maestro!


Rovereto

Un’eterna bellezza. Il canone classico nell’arte italiana del primo Novecento

Fino al 5 novembre 2017, MART

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Attraverso più di cento opere, questa mostra vuole descrivere un percorso tra gli artisti che nel primo Novecento si sono ispirati al passato e al canone classico come fonte di ispirazione. Ci saranno indubbiamente dei quadri intriganti, e vi dirò che sono parecchio incuriosita!


Bologna

Mirò! Sogno e colore

Fino al 17 settembre 2017, Palazzo Albergati

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La mostra espone 130 opere che raccontano la storia di questo maestro del surrealismo, insieme  alle suggestioni dell’isola di Maiorca dove Miró ha vissuto dal 1956 fino alla morte nel 1983. Se volete saperne di più, ecco il link al sito ufficiale.


Venezia

LA BIENNALE DI VENEZIA 57. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE

Fino al 26 novembre 2017, Venezia

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Finalmente è di nuovo tempo di Biennale! Come forse ho già accennato in passato, io adoro questa manifestazione, utilissima per immergersi nel panorama artistico contemporaneo e allo stesso tempo per curiosare in alcuni dei più nascosti e nobili palazzi e angoli veneziani.

Quest’edizione, intitolata “Viva arte viva”, vedrà la partecipazione di 85 nazioni nei padiglioni ai giardini, all’arsenale e nel centro storico. Per saperne di più, ecco il link al sito ufficiale.

Damien Hirst. Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Fino al 3 dicembre 2017, Palazzo Grassi e Punta della Dogana

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Ed ecco a concludere il quadro veneziano uno dei maggiori esponenti dell’arte contemporanea, il geniale e controverso Damien Hirst, che ci propone un omaggio ad un antico naufragio, quello della nave ‘Unbelievable’ (Apistos in greco antico). Viene esposto il presunto carico riscoperto, insieme ad opere dell’artista, in una maniera davvero unica. Siete curiosi? Ecco il link al sito ufficiale! (Io conto di andarci a breve, poi vi dirò qualcosa di più dettagliato!

David Hockney. 82 Ritratti e una natura morta

Fino al 22 ottobre 2017, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna

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C’è tempo fino ad ottobre per approfittare della ventata contemporanea che la Biennale porta con sé: se Hirst non vi basta, c’è anche la più grande personale italiana dedicata a Hockney!


Trieste

IL LIBERTY E LA RIVOLUZIONE EUROPEA DELLE ARTI. DAL MUSEO DELLE ARTI DECORATIVE DI PRAGA

Fino al 7 gennaio 2018, Castello di Miramare

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A Trieste, città mitteleuropea per eccellenza, si possono rimirare realizzazioni in stile Liberty ceco ed europeo, grazie alla collaborazione con il Museo delle Arti Decorative tra di Praga, terra natia di Alfons Mucha.


Firenze

Il Cinquecento a Firenze, tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna

Dal 21 settembre 2017 al 21 gennaio 2018, Palazzo Strozzi

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Per gli amanti del Rinascimento, tra poco si apre la possibilità di vedere una mostra dedicata all’arte del Cinquecento a Firenze che metterà in dialogo oltre settanta opere di artisti come Michelangelo, Bronzino, Giorgio Vasari, Rosso Fiorentino, Pontormo, Santi di Tito e Giambologna.


Roma

Piranesi. La fabbrica dell’utopia

Fino al 15 ottobre 2017, Museo di Roma a Palazzo Braschi 

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Ecco, questa è una mostra che non riuscirò a vedere, con grande dispiacere. Si tratta della bella occasione di vedere alcune delle sue meravigliose acquaforti, così intense e affascinanti. Se ci andate, fatemi sapere cosa mi sono persa!

Colosseo. Un’icona

Fino al 7 gennaio 2018, Colosseo

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Questa mostra ha l’ambizioso scopo di raccontarci del Colosseo dall’età classica sino ad oggi, celebrando il suo ruolo di ispirazione nel rinascimento, nel neoclassicismo e, più vicino a noi, nel ventennio fascista. Siete curiosi? Ecco il link al sito ufficiale.

Picasso. Tra Cubismo e Neoclassicismo: 1915-1925

Dal 22-09-2017 al 21-01-2018, Scuderie del Quirinale

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Finalmente una buona occasione di approfondire il grande maestro del Novecento: in questa mostra saranno esposte oltre 100 sue opere, che dovrebbero raccontare l’influenza del suo viaggio in Italia, consistita in suggestioni neoclassiche, romane e rinascimentali.


Catania

Escher

Fino al 17 settembre 2017, Palazzo della Cultura

CATANIA-mostre-aprile-2017La passione per Escher che sta attraversando l’Italia attraverso le molte mostre che si sono tenute ha ora raggiunto la Sicilia, isola cara al grafico fiammingo che la riteneva una regione così affascinante nell’architettura e nei tratti del paesaggio da provocargli un autentico e devoto “incantamento”, oltre a diventare un’importante fonte di ispirazione. Per informazioni, ecco il link al sito ufficiale.


Beh, non so voi ma a me è venuta una gran voglia di uscire di casa per vedere qualcuna di queste mostre (tutte, ad essere sincera)!

Apprezzate questa mia selezione oppure secondo voi ne ho dimenticata qualcuna? Fatemi sapere e, se avete avuto la fortuna di vederne almeno una, aspetto la vostra opinione! 😉

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10 capolavori d’arte che si possono vedere gratis nei musei di Londra – parte 2

Come ho già accennato, si possono dire molte cose sulla Gran Bretagna, ma ciò che non finirò mai di ammirare è la gratuità di moltissimi suoi musei, in cui si può entrare tranquillamente, senza nemmeno perdere tempo a fare i biglietti.

Ho iniziato a parlarne nello scorso post, in cui potete trovare i primi quattro capolavori di questa galleria, siti alla National Gallery (se ve lo siete perso, cliccate qui: 10 capolavori d’arte che si possono vedere gratis nei musei di Londra – parte 1) e oggi continuerò con gli altri sei che vi avevo promesso.


British Museum

Per gli appassionati di storia, archeologia e storia dell’arte antica, il British Museum è un vero paradiso. Sono raccolti qui reperti inestimabili di antiche civiltà e passeggiare attraverso i suoi locali è una sorta di bellissimo viaggio nel tempo e nello spazio. Data la sua importanza, non potevo che inserirlo in questa galleria di capolavori “londinesi”!

#05 Caccia al leone, Ninive

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Quello che vedete è il particolare di una lunga serie di bassorilievi assiri, che riempiono un’intera e suggestiva sala e risalgono al 645 – 635 Avanti Cristo!

Secondo questa antica civiltà la caccia al leone era lo sport dei re, il simbolo del dovere dei monarchi di combattere per proteggere la propria gente.

Ecco, io ho trovato queste scene davvero belle ed emozionanti per certi versi. Mi fa sempre effetto vedere qualcosa di così raffinato prodotto così tanto tempo fa, e mi incantano tutti i dettagli catturati per sempre in pochi millimetri di spessore. Non cogliete anche voi una certa magia?

#06 Fregi del Partenone, Atene

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Lo stesso discorso secondo me vale per i fregi del Partenone, in parte conservati qui in una apposita sala che ricorda la pianta del tempio greco per facilitarne la comprensione e per stimolare l’immaginazione. Si tratta di statue e bassorilievi stupendi, datati 447 – 432 Avanti Cristo, ci pensate?

Ho apprezzato molto tutte le spiegazioni che raccontano della campagna archeologica ottocentesca ad Atene e che spiegano molto bene le opere, grazie ad un video con ricostruzioni 3D.


Tate Britain

Per ultimo, lascio il mio museo preferito di tutta Londra (e non solo), un posto davvero stupendo, nonché il tempio dell’arte britannica. Non ci si deve dunque aspettare di trovare qui opere di artisti da tutto il mondo, ma piuttosto ci si deve preparare ad una full immersion nella cultura britannica.

La Tate ha due sedi, la Britain, che raccoglie opere da rinascimento in avanti, e la Modern, interessante e dedicata interamente al mondo contemporaneo. Parlando di capolavori, ho scelto di privilegiare la Britain, dove ho trovato dipinti che davvero hanno fatto la storia dell’arte.

#07 John Everett Millais, Ophelia

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Anche se i Preraffaeliti non sono proprio i miei preferiti (fa anche rima), devo riconoscere che Ophelia è un quadro d’impatto, che si merita il suo posto in questa classifica.  Si tratta infatti di un simbolo e di un’espressione iconica di un momento storico in cui il cambiamento verso la civiltà industriale giustamente spaventava e spingeva verso una fiabesca nostalgia dei bei tempi andati.

Per di più, tecnicamente è notevole ed il trionfo di fiori dal vero è quasi impressionante, quindi credo proprio che sia un’opera da vedere, se possibile.

#08 Dante Gabriel Rossetti, Beata Beatrix

Dante Gabriel Rossetti: Beata Beatrix, ca 1864-70.

Facendomi prendere dal fascino della sopracitata nostalgia per un passato immaginario, ecco che inserisco anche la famigerata Beata Beatrix di Dante Gabriel Rossetti, ritratto della sua musa e rimando al simpatico universo della Divina Commedia.

Per di più quest’opera trasmette anche qualcosa di romantico e tragico: raffigura infatti la musa dell’artista, Elizabeth Siddal, da lui amata e morta incidentalmente in giovane età (o forse per suicidio), portando Rossetti alla follia.

#09 JMW Turner, Bufera di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi

Snow Storm: Hannibal and his Army Crossing the Alps exhibited 1812 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851

E poi c’è di nuovo Turner. Per la precisione, la Tate Britain ospita la più vasta collezione al mondo di sue opere e le conserva in un intero settore, un gioiello preziosissimo dove ci si può perdere nei suoi mari quasi astratti, negli acquerelli e nelle luci dorate.

Tra i capolavori, sicuramente non poteva mancare il povero Annibale soverchiato da una tempesta in cui il contrasto tra il blu e il giallo regna sovrano. Amo quest’opera e mi elettrizza il potere della natura sublime, bella e terribile allo stesso momento. Che dire, se non che dal vivo mi ha fatto venire i brividi?

#10 JMW Turner, Foro romano

Forum Romanum, for Mr Soane's Museum exhibited 1826 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851

Forse vi aspettavate qualcosa di può originale ma io non ho resistito, quindi trovate Turner per la terza volta in queste dieci opere. C’è da dire che è forse l’artista che rappresenta maggiormente la Gran Bretagna, quindi omaggiarlo per me è quasi doveroso.

Dopo il trionfo della natura selvaggia, ora celebro la sua passione per l’Italia e per il mondo classico. Trovo stupenda questa veduta di Roma, dominata da una luce commovente e dalla magnificenza delle antiche rovine dei fori imperiali. Purtroppo la fotografia non è il massimo della resa, però spero che renda l’idea.


Con quest’ultima opera si è conclusa la mia galleria dei capolavori che si possono vedere (gratis) nei musei londinesi. Allora, siete soddisfatti delle mie scelte? Quali sono i vostri preferiti? E soprattutto, non vi viene voglia di precipitarvi a Londra?

 

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10 capolavori d’arte che si possono vedere gratis nei musei di Londra – parte 1

Miei cari amanti della cultura, riuscireste ad immaginare qualcosa di più bello che poter visitare tutti i musei che volete senza spendere un centesimo? Oppure, ancora meglio, di potervi permettere di entrare liberamente in una galleria d’arte in una mezz’oretta libera, magari solo per perdervi di fronte ad un capolavoro che ammirate?

Ecco, tutto questo può succedere in Gran Bretagna. Una cosa che non finirò mai di ammirare di questo Paese infatti è la gratuità di moltissimi suoi musei, in cui ci si può infilare tranquillamente, senza nemmeno fare i biglietti oppure essere obbligati a depositare la borsa. Semplicemente, si varca la soglia e ci si immerge dove si preferisce: trovo sinceramente e spassionatamente che questo sia stupendo.

Dovete poi sapere che io sono una di quelle persone fastidiose che fotografano i quadri che vedono (per la precisione, uno scatto alle opere che reputo interessanti per qualunque minima ragione e uno al loro cartellino), e lo faccio per il timore di dimenticarmeli. Come forse avrete già letto nello scorso post (cliccate qui se ve lo siete perso e siete curiosi), sono da poco tornata dal mio viaggio tra la Scozia e Londra e quindi, riguardando le 2000 fotografie che ho scattato in queste vacanze e soffermandomi su tutti i capolavori che ho potuto vedere dal vivo, mi è venuto in mente di raccoglierli in questo post per condividerli con voi. Dopotutto, ogni scusa è buona per godersi qualche bell’opera d’arte, non siete d’accordo?


National Gallery

Voglio partire da questo meraviglioso museo, un maestoso edificio classicheggiante che domina la centralissima e altrettanto imponente Trafalgar Square. È qui raccolto tutto il meglio del patrimonio artistico europeo confluito a Londra da diverse strade, quindi potrete immaginare quanto sia difficile scegliere tra tante meraviglie. Ci ho provato, e spero che sarete soddisfatti!

#01 Leonardo da Vinci, La Vergine delle Rocce

Leonardo_da_Vinci_vergine-delle-rocceLeonardo è sempre uno dei miei amori di vecchia data, quindi non potevo che iniziare da lui!

In una stessa sala nella National Gallery è possibile contemplare la Vergine delle Rocce e quello che forse è il mio preferito tra i suoi suoi disegni, il delicato ed intensissimo Cartone di Sant’Anna.

Un momento emozionante dunque, che ho trascorso impegnatissima a osservare da vicino i più piccoli dettagli. Amo perdermi nella dolcezza delle sfumature dei suoi volti e insieme nella loro aria enigmatica (senza scomodare Dan Brown, sia chiaro).

#02 Jan van Eyck, Ritratto dei coniugi Arnolfini

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Come forse avrete immaginato, devo ammettere di non essere una grande esperta di pittura fiamminga, ma questo non vuol dire che non abbia apprezzato questo dipinto di Van Eyck, che reputo uno dei più significativi e interessanti.

Osservarlo dal vivo è un piacere per gli occhi, data l’abbondanza di dettagli da scoprire, non trovate anche voi?

Sarò banale ma il particolare che preferisco è lo specchio convesso posto al centro, che ritrae scrupolosamente la coppia di spalle e, dietro di loro nella stanza, una porta aperta con due persone in piedi, uno dei quali potrebbe essere il pittore stesso.

#03 JMW Turner, La valorosa Téméraire trainata al suo ultimo ancoraggio per essere demolita

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Essendo in Gran Bretagna, ho riservato uno spazio speciale al suo artista più noto di tutti i tempi. Alla National Gallery sono presenti alcuni quadri di Turner che vanno a costituire una bellissima e grande stanza, con tanto di divani per potersi perdere nelle sue pennellate.

Io ho scelto quest’opera perché credo che sia una delle più famose di questo maestro e soprattutto perché ne apprezzo il fascino simbolico: un bellissimo e candido veliero viene dismesso e trasportato con un moderno e nero vaporetto, come a suggerire di diffidare delle innovazioni tecnologiche e del loro potere senz’anima.

#04 Paul Cézanne, Le grandi bagnanti

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Posso confessarvi un segreto? Pur essendo una grandissima ammiratrice di Cézanne, ho sempre faticato a capire quest’opera spesso citata (nelle sue varie versioni) nei libri di testo! Devo però ammettere che vista dal vero fa un altro effetto.

Non sarà mail il Cézanne che adoro, quello dei paesaggi austeri, ma reputo comunque tangibile un suo certo vigore. Voi che ne pensate di questo dipinto? Sarei molto curiosa di saperlo!


Ecco, so che vi avevo promesso una galleria di dieci capolavori, ma ho deciso di non strafare in questo pigro 31 di agosto, quindi per vedere i prossimi quadri e per scoprire i musei che li contengono vi invito a non perdervi il prossimo articolo!

Nel frattempo, se le mie quattro proposte vi hanno incuriosito e non siete ancora sazi, ecco a voi un elenco dei trenta quadri da vedere secondo la stessa National Gallery! Scommetto che vi piaceranno, ma chissà quali saranno i vostri preferiti… Siete già stati in questo tempio dell’arte? Anche voi avete adorato questo museo gratuito e bellissimo?

Cartolina virtuale da qualche km a nord dell’Italia

Esiste una ricetta per essere veramente felici?

Se qualcuno di voi mi conosce saprà che per me la risposta è una ed è sacra: l’unico modo che non mi delude mai e che sa regalarmi interi giorni di gioia indiscutibile prevede ore di attesa nelle stazioni ferroviarie, nelle cittadine portuali sperdute oppure negli aeroporti. Comprende pasti frugali consumati nei luoghi più imprevisti, intolleranza nei confronti di uno zaino troppo pesante e grande meraviglia di fronte a panorami inaspettati. In una parola, per me la felicità si manifesta nel viaggio.

Così eccomi qui, reduce da dieci giorni di esplorazione della Scozia e pronta a finire in bellezza con un omaggio a Londra, la città del mio cuore. Ho visto panorami bellissimi e curiosato in gallerie d’arte che davvero sanno come attrarre il visitatore e valorizzare il loro patrimonio (pur non sempre imperdibile), ma non è di questo che voglio parlare.

Oggi, intanto che dal finestrino del treno vedo scorrere il panorama tra Glasgow e Londra, il mio pensiero va a tutti voi che mi leggete, a voi che siete incuriositi dalla Sottile Linea d’Ombra e che siete stati trascurati per un po’ troppo tempo.
Ho avuto molti impegni e molti pensieri nell’ultimo periodo, ma in queste due settimane sto ricaricando le batterie e trovando infiniti nuovi spunti.

Ogni volta che scopro qualche posto nuovo mi rendo conto di come la bellezza sia ovunque e di come tutti i singoli interessi che ognuno può avere vadano a sommarsi in qualcosa di unico, nel mosaico affascinante che scopre chiunque si metta in cammino per un luogo sconosciuto.

Datemi ancora qualche giorno di respiro (e di inestimabili musei e architetture londinesi) e poi tornerò tra voi, pronta a riprendere tutte le mie amene dissertazioni.

Nel frattempo, vi ho lasciato qualcuna delle foto di questo viaggio, sperando che possano piacervi. Se poi sarete curiosi e vorrete vederne altre, non vi resterà che seguirmi su Instagram! (Trovate la galleria nella parte destra della pagina, verso il basso)

Un caro saluto e un abbraccio a tutti,

dalla vostra Sottile Linea d’Ombra 😉

Non sono scomparsa – Comunicazione di servizio

SLO collabora

Miei cari, chissà se negli ultimi tempi vi siete accorti della mia assenza! Spero di sì e, nel caso vi sia dispiaciuto almeno un po’, vi confermo che non si tratta di una fuga né tantomeno di un addio.

Semplicemente, in questo periodo mi trovo parecchio impegnata in un po’ di progetti, più o meno seri, ma tutti decisamente interessanti. Non fraintendetemi: non ho intenzione di lamentarmi, anche perché chi mi conosce sa che la frenesia è qualcosa che mi fa stare bene.

L’unica cosa che mi dispiace è che sono costretta a trascurare il mio spazietto preferito del web, il mondo oltre la Sottile Linea d’Ombra che ultimamente si stava arricchendo moltissimo grazie alla vostra presenza.

Per questo vi chiedo di avere un po’ di pazienza e vi prometto che tornerò più in forma che mai, cercando di onorare la vostra fiducia! nel frattempo, spero almeno riuscire a non trascurare troppo la pagina Facebook, quindi se volete rimanere aggiornati non vi resta che lasciarmi il vostro prezioso like. 😉

Per concludere, buone vacanze, se avete le valigie pronte e se non siete ancora partiti! (Io conto di tornare presto a scrivere, almeno sporadicamente)

Ritratti di Venezia: i quadri dei grandi artisti che hanno celebrato la Serenissima

Se penso a Venezia, l’immagine che mi viene in mente è quella di una bellissima città invisibile, sospesa per magia sulla laguna, in una commistione unica tra acqua e pietra. Allo stesso tempo, mi rendo conto di come forse oggi risulti difficile cogliere la sottile atmosfera che immagino osservandola da turisti, perduti nella folla e imbottigliati tra i negozietti di souvenir.

Credo che questo sia il destino di molte delle più belle e note città, ma con Venezia abbiamo una fortuna in più: esistono numerosi grandi artisti che hanno cercato di riprodurre il suo fascino ed il suo mistero, quindi cosa aspettiamo? Facciamoci guidare da loro senza ulteriore indugio, alla scoperta della bellezza segreta e intima che non sempre si riesce a scorgere dal vivo!

Canaletto

Canaletto, 1697-1768; The Doge's Palace and Riva degli Schiavoni, Venice
Canaletto, Palazzo Ducale e la Riva degli Schiavoni, Venezia.

Non potevo che cominciare da Giovanni Antonio Canal, il vedutista che non finisce mai di incantarci nella celebrazione dei fasti della Serenissima. Scegliere alcune opere da riproporre in questo articolo è difficilissimo, perché questo artista riproduce la sua città in molteplici maniere, tutte degne di nota.

Adoro le geometrie monumentali delle sue cupole e la luce che individua sempre un confine netto tra sole e ombra, bellissimo e perfetto.

 


Joseph Mallord William Turner

Joseph_Mallord_William_Turner_Braccio superiore del Canal Grande con San Simeone Piccolo
Joseph Mallord William Turner, Braccio superiore del Canal Grande con San Simeone Piccolo.

Quella di Turner è una Venezia trasparente. Come ormai saprete io amo questo artista ed i suoi acquerelli veneziani (ne ho parlato qui, se siete curiosi: Un atto d’amore per Joseph Mallord William Turner), ma qui ho voluto proporre anche qualche stupenda e dettagliata tela ad olio.

Credo che ci sia qualcosa di magico nelle sue opere e nel modo in cui l’orizzonte si fonde con il cielo in un’impercettibile susseguirsi di sfumature delicate, frammentate da vigorose pennellate.

 


Claude Monet

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Claude Monet, la chiesa di San Giorgio Maggiore al tramonto.

Anche gli impressionisti non riescono a resistere al fascino della luminosa Venezia, costituita per loro da luce e riflessi.

Claude Monet la visita e la celebra nel 1908 con una serie di opere che trovo molto interessanti e significative, dominate da una attenta scelta di colori armoniosi eppure vivaci, accostati a creare suggestivi effetti di ombra e di acqua.

 


Pierre Auguste Renoir

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Pierre Auguste Renoir, Palazzo Ducale a Venezia.

Ed ecco ora un altro impressionista affascinato da Venezia: Pierre Auguste Renoir la ritrae più volte, utilizzando le tinte che più gli sono congegnali ed il suo modo di dipingere che dà al lettore l’impressione di smarrirsi in un ricordo.

 


Paul Signac

 

Persino per il puntinista Paul Signac Venezia è una fonte di ispirazione e diventa protagonista di due quadri dominati dalla presenza delle laguna e dalle luci dell’alba e del tramonto.


John Singer Sargent

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John Singer Sargent, Lasciando la chiesa, Campo San Canciano.

Ed ecco ora l’interessante testimonianza di un americano, John Singer Sargent (per saperne di più ecco la pagina di wikipedia dedicata a lui), artista cresciuto nelle più belle città europee e sin dall’infanzia affascinato dalla bella Venezia.

Quello che apprezzo delle sue opere è il modo che ha di ritrarre anche gli angoli meno monumentali della Serenissima, in cui traspare quella che era la quotidianità, raramente raccontata da altri artisti.

 


Umberto Boccioni

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Umberto Boccioni, il Canal Grande a Venezia

Anche un giovane Umberto Boccioni, prima dell’esplosione del futurismo, ci descrive il Canal Grande a Venezia con una tela che personalmente trovo poco convenzionale e interessante nella sua composizione,


Vassily Kandinsky

 

Dovrebbero esistere quattro opere dedicate a Venezia e realizzate da Vassily Kandinsky in occasione di un suo soggiorno in questa città, ma purtroppo sono riuscita a trovarne soltanto due.

Vorrà dire che ci accontenteremo, anche perché devo dire che sono bastate ad incuriosirmi. Avete notato che belli sono i riflessi disegnati dal futuro maestro dell’astrattismo?


Oskar Kokoschka

 

 

Devo ammettere che Kokoschka non riesce a convincermi quasi mai: lo trovo spesso confusionario e più concentrato sul risultato che sul gesto creativo, però ho pensato che potesse essere un finale un po’ inaspettato. Che ve ne pare? Non si può certo dire che la sua sia una vista banale della Serenissima, vi conquista o vi lascia sbigottiti?


In conclusione, vi è piaciuta questa piccola galleria? Chi sono i vostri preferiti? Vi viene in mente qualcuno che posso avere dimenticato?

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La notte stellata di Van Gogh: perché tutti consideriamo speciale questo artista e i suoi paesaggi?

Se doveste immortalare le emozioni che si agitano dentro di voi, non vorreste raggiungere un risultato vagamente simile alla Notte Stellata di Vincent Van Gogh, o di qualche altro suo capolavoro?

Negli ultimi tempi mi sono ripromessa di indagare insieme a voi sulle trasformazioni che ha subito nei secoli la pittura paesaggistica (per chi si fosse perso l’inizio, ecco il link per rimediare: Un incanto di panorama: perché molti artisti si appassionano ai paesaggi?), quindi non potevo che rendere omaggio anche a questo grande e unico artista che non ha seguito nessuna corrente, ma semplicemente è riuscito a dipingere il tormento e le sensazioni che hanno colorato la sua anima.

Per parlare del suo singolare modo di riprodurre gli scorci naturali, ho pensato che quest’opera fosse perfetta per esprimere quello che ho da dire.


Notte stellata, 1889

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Vincent Van Gogh, Notte stellata.
Chi era Vincent Van Gogh (1853-1890)?

Domanda forse scontata: credo che le sue sfortunate vicende siano pressoché di dominio pubblico, ma allo stesso tempo vi riassumo qui una breve biografia.

Vincent Van Gogh, nato in un villaggio olandese, è il figlio di un pastore protestante che ha interesse nel commercio di opere d’arte. Segue gli interessi paterni diventando un mercante d’arte e viaggiando così tra Londra, Parigi e l’Aia, fino al momento in cui viene colpito da una crisi mistica.

All’età di ventisette anni, decide di diventare un artista, iniziando con la riproduzione di soggetti che descrivono l’Olanda contadina, mediante l’utilizzo di colori cupi e poco sgargianti. Di questo periodo è I mangiatori di patate, per capirci.

Nel 1886, anche grazie all’aiuto del fratello Theo, si trasferisce a Parigi e conosce il mondo luminoso e sgargiante dell’Impressionismo e le stampe giapponesi che arrivano dall’Oriente ed iniziano ad essere una specie di moda. Qui i colori si fanno più vivaci e nasce in Van Gogh la volontà di sperimentare la pittura della realtà illuminata dal sole, così nel 1888 si trasferisce in Provenza ad Arles.

Invita Paul Gauguin, il suo maestro, a vedere i suoi progressi e soprattutto e condividere la sua entusiastica ricerca. La convivenza dei due artisti ad Arles ci regala degli interessanti esiti pittorici, però non va come sperato, poiché Vincent Van Gogh si comporta in maniera imprevedibile e nutre un forte senso di incomprensione e solitudine. L’apice delle discussioni conduce ad un avvenimento drammatico: le minacce con un rasoio a Paul Gauguin, la conseguente fuga ed infine il taglio autoinflitto di una parte dell’orecchio.

Successivamente Van Gogh decide di ricoverarsi in una casa di cura: segue un periodo in cui, nonostante la limitata disponibilità di soggetti da ritrarre, l’artista esegue praticamente un’opera al giorno, spesso riguardante i fiori del giardino e i celebri panorami con cipressi (è stata realizzata in questo periodo la celeberrima Notte stellata, di cui parliamo oggi).

Infine si trasferisce a nord di Parigi, a Auvers-sur-Oise. È proprio qui che nel luglio del 1890 si spara in un campo, per poi morire due giorni dopo, con il fratello Theo al suo capezzale.


Cose rende speciale la sua Notte stellata?

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Questo capolavoro di Vincent Van Gogh non descrive nient’altro che la notte vista dalla finestra della sua stanza nell’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy; notte intesa nella sua accezione più ancestrale e ricca di significati, distribuiti nel tempo e nello spazio. L’osservatore non può che rimanere imprigionato all’interno di questa visione, si ritrova ad essere spettatore all’interno di un racconto, oppure di una rappresentazione senza fine.

Distogliere lo sguardo è difficile, non trovate? Eppure il soggetto di per sé non è così complicato: due cipressi in primo piano, un paese e delle colline in lontananza e infine una notte stellata, per l’appunto. Si tratta di pochi elementi che sono sufficienti a creare un incantesimo, insieme alla grande forza del colore e delle pennellate.

Trovo che venga spontaneo a chiunque perdersi nei dettagli di questo bellissimo quadro, che non è più impressionista e che sembra aprire le porte all’espressionismo, grazie all’uso del colore associato allo stato d’animo e alla percezione assolutamente soggettiva della realtà.

Il paesaggio in questo caso non è la riproduzione della realtà e nemmeno un’allegoria, così come non dimostra la volontà di cogliere un preciso istante oppure una precisa condizione di luce. Non è riconducibile al simbolismo e a nessun’altra corrente: Vincent Van Gogh è unico e la sua Notte Stellata ce lo conferma, con la sua incrollabile individualità.

Deve essere stata davvero difficile la sua vita, in un modo profondo e determinante che traspare in maniera davvero commovente in molte delle sue opere, tra cui questa.

Potrei sprecare centinaia di parole per descrivere gli astri turbinosi ed in generale quello che percepisco della tormentata pittura di Van Gogh, ma credo che la Notte Stellata si spieghi da sola: sono convinta che il modo migliore per conoscerla sia osservarla.

Se invece non siete ancora soddisfatti e volete leggere un commento più competente, ecco la descrizione dell’opera nel sito del MoMA di New York, il museo che ha la fortuna di ospitarla (dedicato a chi se la cava con l’inglese).


In conclusione, non trovate anche voi che l’Ottocento sia un secolo incredibile a livello di pittura? Persino l’arte rispecchia il fermento e la vivacità culturale che lo hanno caratterizzato, donandoci movimenti pittorici che spaziano in ogni direzione. Per esempio in un settore come il paesaggio, non non è fantastico il fatto che negli stessi anni si possano trovare, tanto per fare degli esempi, Van Gogh, Millet, Monet e Bocklin?

Io trovo che tutto questo sia stupendo, e vi invito a ripassare da queste parti se siete pronti ad affrontare il Novecento! 😉

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Zaha Hadid a Napoli Afragola: come giudicare la nuova stazione per l’Alta Velocità?

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La Stazione di Napoli Afragola, rendering di progetto.

Negli ultimi anni, siamo ormai stati abituati ad assistere alla comparsa più o meno felice sul territorio di grandi opere firmate da archistar; scommetto che verranno anche a voi in mente molti esempi, non è vero? Bene, io trovo se ne parli molto ma che spesso i giudizi siano dati a priori, senza fornire gli oggettivi spunti per farsi un’opinione.

Nel caso di Zaha Hadid e della nuova stazione dell’alta velocità di Napoli Afragola sono riuscita a documentarmi un po’ e vorrei analizzare insieme a voi questo ambizioso progetto. Oggi dunque ci addentriamo in un terreno spinoso, quello dell’architettura contemporanea, per di più applicata alle grandi opere!


(Premessa: abito in Valle di Susa e quindi il termine TAV tende sempre a farmi venire l’orticaria, però prometto che sarò oggettiva)

Partiamo quindi dal principio, osservando questa infrastruttura progettata da Zaha Hadid Architects ed inaugurata un paio di giorni fa, con l’ausilio di questo video,  realizzato da Michele Feola:

Se poi vi interessa vedere qualche foto dell’interno, ecco il link ad una galleria di immagini pubblicata da Il Post.

Come si può vedere, si tratta di una stazione ferroviaria che ha l’ambizione di diventare la “porta partenopea dell’alta velocità-alta capacità a Napoli”, rivolta a treni destinati in altre città del meridione. Accoglie poi anche i treni del trasporto locale, come la metropolitana regionale e la Circumvesuviana.

I lavori sono durati una decina d’anni e l’inaugurazione è avvenuta lo scorso 6 giugno.


Bellezza, funzionalismo e solidità

Come forse ormai qualcuno di voi ormai sa, a me piace sempre partire dai tre concetti espressi dal caro vecchio Vitruvio: venustas, utilitas e firmitas. (Non sapete di che parlo? Ecco un link a tema: La magia dell’architettura: i miei migliori motivi per camminare con il naso per aria)

Quindi, addentriamoci a conoscere il progetto di Zaha Hadid.

Stiamo parlando di una stazione passante, intesa come un ponte sopra i binari: un’idea nata dalla trasformazione della passerella di comunicazione tra i binari nella principale galleria passeggeri. Il ponte vuole poi mantenere una connessione tra i due lati separati dalla ferrovia, dove ci sono zone verdi e a parcheggio.

Gli accessi sono siti alle estremità, mentre la sala principale è una sorta di atrio luminoso che collega visivamente tutte le parti, coperta da una vetrata di circa 5000 mq con superiori shader per la diffusione controllata della luce solare diretta.

In sintesi questo è quanto, ed ora possiamo analizzarla. Partendo dalla bellezza, direi che non si possono fare obiezioni: l’opera sembra essere armoniosa ed equilibrata, caratterizzata da linee fluide eppure geometrica. Il disegno sinuoso mantiene una certa idea di linearità e l’utilizzo del bianco e del vetro conferisce un senso di minimalismo che mi affascina sempre. Però si sa, l’architettura è il gioco degli spazi e dei volumi nella luce (come diceva il caro Le Corbusier), quindi per giudicare meglio bisognerebbe esserci stati.

Anche la funzionalità della struttura (da non confondere con la sua utilità in generale) non sembra male: il percorso dei viaggiatori pare essere ben delineato e mi risulta che ci sia una gerarchia degli spazi chiara e, spero, efficace. C’è anche da dire che si tratta di una stazione con due binari, quindi non dovrebbe essere troppo complicato in ogni caso.

Infine, per quanto riguarda la solidità, solo il tempo potrà dirci quanto questo criterio sia stato seguito. Per adesso, possiamo limitarci a notare che non si tratta di una di quelle strutture ardite e stravaganti difficili da mantenere e da capire, ma piuttosto di qualcosa dall’aspetto decisamente solido e quasi massiccio in certi punti.


Rapporto con il contesto e utilità

(Altra premessa: in molti casi non sono una grande amante delle stravaganze firmate da cosiddette archistar, soprattutto quando ci sono in ballo appalti pubblici vertiginosi, ma di nuovo cercherò di essere obiettiva)

Sull’utilità che hanno in certi casi queste grandi stazioni che, non a caso, sono a volte definite “cattedrali nel deserto” non mi pronuncio: i casi possono essere molti e non conosco abbastanza bene la rete dei trasporti di quest’area della Campania. Non so dirvi se la stazione di Napoli Afragola progettata da Zaha Hadid saprà diventare il grande polo che ci si aspetta, ma la risposta sarà nel futuro: esistono processi che si innescano nel tempo e che a volte sono difficili da prevedere.

In ogni caso, spero che possa essere un buon punto di partenza per incentivare le linee ferroviarie del Sud Italia, che ne hanno bisogno, anche perché, se ho letto bene, per ora si parla di trentasei treni al giorno. Una media di tre all’ora, particolare che non so se basti a giustificare una spesa di 65 milioni!

Eppure, è anche vero da qualche parte bisogna pur partire, quindi lascio ai posteri la possibilità di giudicare le nostre grandi opere. (“Che prima o poi ritorneranno polvere”, come suggerisce una canzone de Le luci della centrale elettrica).


Voi che ne pensate? Vi piace questa modernissima architettura? Avete qualche informazione in più sul suo utilizzo futuro? Fatemi sapere!

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Giugno 2017: le mostre d’arte da non perdere in Italia

Anche voi avreste voglia di visitare qualche bella mostra d’arte in questo giugno 2017?  

Se non siete ancora riusciti a guardarvi intorno, ecco a voi una selezione schematica delle esposizioni più interessanti (a mio avviso) che la nostra bella Italia ci regala nei prossimi tempi, suddivise per città.


Torino

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L’emozione dei colori nell’arte

Fino al 23 luglio 2017, GAM di Torino e Castello di Rivoli

Klee, Kandinsky, Munch, Matisse, Delaunay, Warhol, Fontana, Boetti, Paolini e Hirst sono alcuni dei protagonisti di un’ampia mostra collettiva che ripercorre la storia, le invenzioni, l’esperienza e l’uso del colore nell’arte. Per saperne di più, ecco il link alla pagina del sito della GAM.

Personalmente, ho visitato l’esposizione in entrambe le sedi e devo dire che ho preferito la GAM: una mostra davvero intrigante e ricca di spunti e opere importanti, forse più domande che risposte, se devo essere sincera, ma sicuramente da vedere!

Dal Futurismo al ritorno all’ordine

Fino al 18 giugno 2017, Museo Arti Decorative Accorsi–Ometto

La Fondazione Accorsi-Ometto offre una mostra che affronta e indaga la pittura italiana del decennio cruciale tra gli anni dieci e venti del Novecento, attraverso opere di grandi artisti come Boccioni, Balla, Casorati e molti altri. Per approfondire, ecco il link al sito ufficiale.

Devo aggiungere che sono una fan delle ultime mostre curate da questa fondazione e anche in questo caso sono stata assolutamente soddisfatta: si tratta di una esposizione piccola ma preziosa, da scoprire!


Milano

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Manet e la Parigi moderna

Fino al 2 luglio 2017, Palazzo Reale

La mostra celebra il percorso artistico del grande maestro che, in poco più di due decenni di intensa attività, ha prodotto 430 dipinti in grado di rivoluzionare il concetto di arte moderna. Per saperne di più, ecco il link alla pagina ufficiale.

Keith Haring. About art

Fino al 18 giugno 2017, Palazzo Reale

Finalmente una retrospettiva dedicata a Keith Haring, che siamo poco abituati a vedere nella veste di maestro protagonista di una mostra! L’esposizione presenta 110 opere, molte di dimensioni monumentali, alcune delle quali inedite o mai esposte in Italia. Se siete curiosi, ecco il link alla pagina ufficiale.

Kandinskij, il Cavaliere errante

Fino al 2 luglio 2017, Mudec

Circa cinquanta opere di Kandinskij raccontano il periodo del genio dell’artista che porta alla svolta completa verso l’astrazione, corredate da 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa russa. Per saperne di più, ecco il link al sito.


Genova

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Modigliani

Fino al 16 Luglio 2017, Palazzo Ducale

Personalmente, io mi aspetto sempre molto da una mostra dedicata a Modigliani, tormentato artista che tanto amo, non succede anche a voi? Spero che le mie aspettative saranno rispettate quando andrò a vedere l’esposizione che, a detta dei curatori, illustra il percorso creativo di Modì affrontando le principali componenti della sua carriera breve e feconda. Per approfondire, ecco il link al sito ufficiale.

Elliot Erwitt. Kolor

Fino al 16 Luglio 2017, Palazzo Ducale

La mostra di Palazzo Ducale ha l’ambizione di presentare la prima grande retrospettiva di immagini a colori del celebre fotografo Elliott Erwitt, di cui sono state esposte quasi sempre opere in bianco e nero. È da poco infatti che l’artista ha affrontato il suo archivio a colori, dedicato ai suoi lavori editoriali, istituzionali e pubblicitari: dalla politica al sociale, dall’architettura al cinema e alla moda. Per saperne di più, ecco il link al sito ufficiale.


Bologna

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Mirò! Sogno e colore

Fino al 17 settembre 2017, Palazzo Albergati

La mostra espone 130 opere che raccontano la storia di questo maestro del surrealismo, insieme  alle suggestioni dell’isola di Maiorca dove Miró ha vissuto dal 1956 fino alla morte nel 1983. Se volete saperne di più, ecco il link al sito ufficiale.

Costruire il Novecento. Capolavori della Collezione Giovanardi

Fino al 25 giugno 2017, Palazzo Fava

La mostra espone una collezione molto importante del Novecento italiano: 90 opere realizzate tra le due guerre mondiali da artisti del calibro di Morandi, Licini, Carrà, De Pissis, Sironi e Tosi.

Se potessi teletrasportarmi lì, questa è un’esposizione che assolutamente non perderei. Ma per ora mi accontento di lasciarvi il link alla pagina dell’evento.


Brescia

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Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell’Ottocento

Fino all’11 giugno 2017, Palazzo Martinengo

Canova, Hayez, i Macchiaioli, Segantini, Boldini e molti altri: questa mostra racconta al pubblico la straordinaria stagione artistica che l’Italia ha vissuto nel XIX secolo, illustrando le correnti e i movimenti pittorici che hanno reso il panorama artistico nazionale uno dei più frizzanti e dinamici a livello europeo. Per curiosare, ecco il link al sito ufficiale.


Forlì

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Art Decò. Gli anni ruggenti in Italia

Fino al 18 Giugno 2017, Musei di San Domenico

Questa poliedrica mostra celebra l’Art Déco, intesa come uno stile di vita eclettico, mondano e internazionale, caratterizzato dalla ricerca del lusso e della piacevolezza del vivere, tanto più intensi quanto effimeri. Per saperne di più ecco il link al sito.


Venezia

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LA BIENNALE DI VENEZIA 57. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE

Fino al 26 novembre 2017, Venezia

Finalmente è di nuovo tempo di Biennale! Come forse ho già accennato in passato, io adoro questa manifestazione, utilissima per immergersi nel panorama artistico contemporaneo e allo stesso tempo per curiosare in alcuni dei più nascosti e nobili palazzi e angoli veneziani.

Quest’edizione, intitolata “Viva arte viva”, vedrà la partecipazione di 85 nazioni nei padiglioni ai giardini, all’arsenale e nel centro storico. Per saperne di più, ecco il link al sito ufficiale.

Damien Hirst. Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Fino al 3 dicembre 2017, Palazzo Grassi e Punta della Dogana

Ed ecco a concludere il quadro veneziano uno dei maggiori esponenti dell’arte contemporanea, il geniale e controverso Damien Hirst, che ci propone un omaggio ad un antico naufragio, quello della nave ‘Unbelievable’ (Apistos in greco antico). Viene esposto il carico riscoperto, insieme ad opere dell’artista, in una maniera davvero unica. Siete curiosi? Ecco il link al sito ufficiale!


Verona

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Toulouse-Lautrec. La Belle Époque

Fino al 3 settembre 2017, AMO – Palazzo Forti

La mostra ha lo scopo di raccontare le varie sfaccettature delle opere di Toulouse-Lautrec, caratterizzate da una ricercata poetica anticonformista e provocatoria, decisamente innovativa. Per saperne di più, ecco il link al sito ufficiale.

Io ho visto questa mostra nella sua precedente tappa a Torino, quindi sono ben contenta di condividere con voi quella che è stata la mia (positiva) opinione sull’evento: Henri de Toulouse-Lautrec a Torino: 3 cose da apprezzare della mostra a Palazzo Chiablese.


Firenze

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Bill Viola. Rinascimento elettronico

Fino al 23 luglio 2017, Palazzo Strozzi

A Palazzo Strozzi si può rimirare una retrospettiva sul maestro indiscusso della videoarte contemporanea, attraverso sue opere esposte in dialogo con grandi capolavori del Rinascimento. Ardito, non trovate anche voi? Se siete curiosi, ecco il link al sito ufficiale.


Roma

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Giovanni Boldini

Fino al 16 luglio 2017, Complesso del Vittoriano

È innegabile il fatto che questo sia l’anno di Giovanni Boldini, non trovate anche voi? In ogni caso, questa esposizione ci racconta di questo grande protagonista della Belle Époque, un pittore straordinario che ha immortalato nei suoi ritratti le donne più belle dell’alta società parigina. Per informazioni, ecco il link al sito ufficiale.

Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle Collezioni Reali di Spagna

Fino al 30 luglio 2017, Scuderie del Quirinale

La mostra propone una selezione di dipinti e sculture, testimonianza degli stretti legami politici e delle strategie culturali stabilite tra la corte spagnola e gli stati italiani nel XVII secolo. Troverete Bernini, Caravaggio, Reni, Guercino e molti altri, tutti uniti da questo interessante filo conduttore. Per scoprire qualcosa in più, ecco il link al sito ufficiale.

Colosseo. Un’icona

Fino al 7 gennaio 2018, Colosseo

Questa mostra ha l’ambizioso scopo di raccontarci del Colosseo dall’età classica sino ad oggi, celebrando il suo ruolo di ispirazione nel rinascimento, nel neoclassicismo e, più vicino a noi, nel ventennio fascista. Siete curiosi? Ecco il link al sito ufficiale.


Napoli

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Picasso e Napoli. Parade

Questa mostra è l’appuntamento inaugurale dell’iniziativa Picasso-Mediterraneo del Musée national Picasso-Paris, che celebra il centenario del viaggio in Italia compiuto dall’artista per lavorare con i Balletti Russi a Parade, un balletto andato in scena a Parigi a maggio dello stesso anno.

Parade è la più grande opera di Picasso, un sipario di 17 metri di base per 10 di altezza, conservata al Centre Georges Pompidou di Parigi. Nelle sale adiacenti è presente un’ampia selezione di disegni, dipinti, foto, video e un teatro di marionette, non solo di Picasso, ma anche di artisti a lui come Depero, protagonisti di quell’Europa spregiudicata che ha rivoluzionato il mondo dell’arte. Questa colorita presentazione vi ha incuriosito? Ecco il link al sito ufficiale per approfondire!

 


Catania

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Escher

Fino al 17 settembre 2017, Palazzo della Cultura

La passione per Escher che sta attraversando l’Italia attraverso le molte mostre che si sono tenute ha ora raggiunto la Sicilia, isola cara al grafico fiammingo che la riteneva una regione così affascinante nell’architettura e nei tratti del paesaggio da provocargli un autentico e devoto “incantamento”, oltre a diventare un’importante fonte di ispirazione. Per informazioni, ecco il link al sito ufficiale.


Beh, non so voi ma a me è venuta una gran voglia di uscire di casa per vedere qualcuna di queste mostre (tutte, ad essere sincera)!

Apprezzate questa mia selezione oppure secondo voi ne ho dimenticata qualcuna? Fatemi sapere e, se avete avuto la fortuna di vederne almeno una, aspetto la vostra opinione! 😉

L’isola dei morti di Arnold Böcklin: cosa racconta l’emblema del simbolismo?

Che potere deve possedere secondo voi un’opera d’arte per riuscire a stregare, negli anni, personalità controverse e influenti come Sigmund Freud, Gabriele D’annunzio e Adolf Hitler? Sarebbe bello trovare una risposta semplice e chiara ma, se vogliamo per lo meno avvicinarci, non ci resta che immergerci nel simbolismo di Arnold Böcklin.

Dopo aver parlato di luce e di impressione, oggi torno al tema “un incanto di panorama” e mi decido ad affrontare con voi il regno dell’inconscio e dell’interpretazione soggettiva, l’altro aspetto saliente della pittura del secondo Ottocento europeo.

L’isola dei Morti di Arnold Böcklin, 1879-1886

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Arnold Böcklin, L’isola dei morti (terza versione)
Chi è Arnold Böcklin (1827-1901)?

Per prima cosa, è il caso di raccontare qualcosa di più sulla biografia dell’autore di questo misterioso capolavoro.

Arnold Böcklin nasce a Basilea da una famiglia di mercanti, studia all’accademia di belle arti di Düsseldorf, dove approfondisce il romanticismo tedesco, e poi va nel 1848 a Parigi, dove scopre artisti come Corot e Delacroix. Nel 1850 visita l’Italia e se ne innamora: vive a Roma fino al 1857 e qui sposa una ragazza, Angela Pascucci. Studia il mondo classico e la sua mitologia, che diventano una delle sue principali fonti di ispirazione.

Nel 1859 si trasferisce a Monaco; qui diventa insegnante della scuola d’arte di Weimar per un paio d’anni, per poi tornare nuovamente in Italia e successivamente a Basilea.

Nel 1874 si trasferisce a Firenze, dove nasce la figlia Beatrice che muore ad un anno e viene seppellita nel cimitero svizzero, una delle possibili ispirazioni per l’isola dei Morti, la cui prima versione viene realizzata proprio qui nel 1879. Rimane in Italia e più precisamente in Toscana fino alla morte nel 1901, ed è sepolto a Firenze.


Cosa raccontano le 5 versioni de L’isola dei Morti?

Ebbene sì, quando si parla dell’Isola dei morti di Arnold Böcklin si parla di cinque opere eseguite nell’arco di quasi un decennio, repliche di una prima che sin dagli inizi ha stregato autore e committenza per il suo potere evocativo.

Si conosce poco delle intenzioni dell’artista e nulla della storia che vuole raccontare, però non si può negare che questa scena abbia la forza di spingere l’osservatore all’interno di una visione onirica, di un sogno lontano eppure prossimo, pregno di riferimenti culturali e geografici.

Di seguito ho riportato le altre tre versioni che si possono ancora rimirare in vari musei in giro per il mondo, mentre la quarta è purtroppo andata perduta durante la seconda guerra mondiale.

In tutte le opere, la composizione non cambia mai in maniera sostanziale, più che altro variano le luci e i dettagli. Al centro del quadro si trova un’isola rocciosa che sembra aprirsi verso l’osservatore, selvaggia eppure costellata di piccole strutture templari, simili a sepolcri. L’unica forma di vegetazione sono invece i cipressi, alberi per tradizione associati ai cimiteri.

In primo piano c’è poi una barca che sta approdando, condotta da una sorta di Caronte e popolata da una figura ammantata di bianco, forse un’anima da traghettare nell’aldilà.

Gli elementi tutto sommato sono pochi, ma sufficienti a originare un capolavoro: sapreste dire come mai? Io credo che la risposta sia nel fatto che ognuno, guardandola, riesce ad accostarsi a qualcosa che risiede nel suo intimo. Si tratta di un’opera figurativa e realistica nel tratto, che però spalanca le porte ad una foresta di simboli. 

Sono convinta che questa sua natura così fluida, inconsistente eppure potente, sia il segreto del suo successo planetario e senza tempo, della sua originalità e della modernità che ancora oggi dimostra.

L’Isola dei morti ha ispirato molti artisti del Novecento, come Giorgio De Chirico e Salvador Dalì, per citarne alcuni, ma non soltanto: Gabriele D’Annunzio ne ha voluta una riproduzione nella camera da letto, mentre Sigmund Freud ne ha fornito una lettura in chiave psicoanalitica. Oltre a loro, anche Adolf Hitler è stato affascinato dalla spettrale bellezza di questo capolavoro di Arnold Böcklin, tanto da acquistarne la terza versione e da collocarla prima nel Berghof e poi nella cancelleria del Reich.

In conclusione, è difficile capire quali siano gli elementi che ci fanno invaghire dell’Isola dei Morti e io stessa non saprei dirvi il motivo per cui subisco sempre e completamente il fascino magnetico di quest’opera (soprattutto della terza versione e della quinta, se devo essere sincera).

Anche voi subite questo sortilegio? Qual è la vostra Isola dei Morti preferita? Perché vi piace o perché la odiate? Fatemi sapere!


Dopo L’isola dei morti, L’isola dei vivi (1888)

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Arnold Böcklin, L’isola dei vivi.

Prima di concludere, ecco ancora due parole su un altro quadro a tema.

Ad un paio d’anni di distanza, nel 1888, Arnold Böcklin dipinge un quadro diametralmente opposto all’Isola dei morti, che intitola “L’isola dei vivi”: che scarsa fantasia, non trovate?

A parte gli scherzi, i protagonisti in questo caso sono i colori luminosi, i cigni e gli innamorati, tutti segni della felicità e della vitalità. Carino, non trovate? Eppure secondo me non si può paragonare alla forza espressiva della serie che l’ha reso famoso. Siete d’accordo con me oppure sono io che ho una vena macabra? Ai posteri l’ardua sentenza 😉

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La Cattedrale di Rouen secondo Claude Monet: storia di un meraviglioso studio

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Cosa spinge un pittore a realizzare circa trenta riproduzioni quasi identiche (colori a parte) dello stesso soggetto, ed in particolare della facciata della cattedrale di Rouen?

A volte capita di considerare gli artisti come degli infallibili maestri che sfornano un capolavoro dietro l’altro, ma quello che a me interessa è anche indagare sulla loro ricerca, sugli studi compiuti per arrivare alle opere maggiori che tutti adoriamo.

Questo vale anche per Claude Monet, che nel corso della sua carriera incontra particolari scorci che lo colpiscono e che incuriosiscono a tal punto da diventare i soggetti privilegiati di opere ripetute e rivisitate, in pratica le cavie per i suoi esperimenti sulla luce. È questo il caso delle ninfee, dei covoni di fieno e della facciata della Cattedrale di Rouen, il mio esempio preferito (sarà per la mia natura da architetto?).

Qui di seguito inizio a riproporne una, in tutto il suo splendore, insieme ad una fotografia attuale che ho trovato su Wikipedia: non trovate stupenda la resa dei volumi e delle ombre? Osservando bene, mi sembra di vedere una differenza rispetto alla realtà attuale: sapreste dire che cosa è cambiato nell’ultimo secolo?

Indovinelli a parte, sono sempre stata affascinata da queste opere ma il peccato è che sono sparpagliate un po’ ovunque, dalla Russia alla Francia agli Stati Uniti: è quindi molto difficile confrontarle.

Fortunatamente l’era digitale ci dà dei grandi vantaggi, quindi oggi ho potuto ricostruire in questo post una specie di piccolo museo virtuale, interamente dedicato a ben diciassette versioni della Cattedrale di Rouen. (Per vedere queste e le altre con una risoluzione mediamente ottima, ecco il link alla pagina di Wikimedia Commons)


La cattedrale di Rouen: una galleria virtuale delle versioni realizzate da Monet

Ed ecco che finalmente potrete godervi una galleria a dir poco stupenda, dove scoprire la mutevolezza della pietra in base al tocco della luce.

Allora, adorate anche voi scorrere queste immagini e esplorare le infinite sfumature? Spero proprio di sì, e prima di concludere vi racconterei ancora qualche informazione in più.


La storia delle riproduzioni della Cattedrale di Rouen

Si tratta di opere che vengono realizzate tra il 1892 e il 1894, quasi vent’anni dopo l’esordio dell’impressionismo, dunque.

Claude Monet le dipinge specialmente d’inverno, tutte dal secondo piano di un negozio situato di fronte alla facciata principale della cattedrale, ed eventualmente le completa in seguito a Giverny.  Ogni tela è l’esito di un cambiamento della luce del giorno, come a dire che ogni istante è degno di diventare un’opera d’arte.

Sono state esposte per la prima volta in una mostra a Parigi nel 1895 e immediatamente hanno ricevuto elogi da parte di amici ed estimatori, come Pissarro e Clemenceau. La mia preferita però è l’opinione di Marcel Proust, che si riferisce a queste opere nell’introduzione della Bibbia d’Amiens:

Quando vedete per la prima volta la facciata occidentale di Amiens, azzurra nella nebbia, splendente nel mattino, fortemente dorata per il sole assorbito nel pomeriggio, rosa e già fresca e notturna nel tramonto, ad una qualunque delle ore che le sue campane suonano nel cielo e che Claude Monet ha fissato in tele sublimi, nelle quali si svela la vita di questa cosa fatta dagli uomini, ma che la natura ha ripreso immergendola in sé, una cattedrale, la cui vita, come quella della terra nella sua doppia rivoluzione, si svolge nei secoli e nello stesso tempo si rinnova e finisce ogni giorno, allora, liberandola dai mutevoli colori con i quali la natura l’avvolge, voi sentite davanti a questa facciata un’ impressione confusa ma profonda.


Che dite, vi è piaciuto questo momento poetico? E, soprattutto, avete anche voi un debole per le bellissime riproduzioni della Cattedrale di Rouen? Chissà qual è la vostra preferita, io faccio una gran fatica a scegliere!

La gazza di Claude Monet: cosa rende quest’opera un capolavoro?

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Ci sono opere d’arte che mettono tutti d’accordo, quadri che, nel momento il cui li osserviamo, non lasciano spazio a dubbi: ci piacciono e non ci stanchiamo di guardarli.

Credo che un esempio sia proprio La gazza di Claude Monet, un dipinto ad olio che ho avuto la fortuna di vedere più di una volta dal vero e che trovo sia un concentrato di poesia e allo stesso tempo di maestria tecnica: non siete colpiti anche voi di fronte a tutte le sfumature che vanno a comporre la neve, incolore per definizione?

Dopo aver parlato un po’ di realismo, in tema di “un incanto di panorama” oggi è doveroso arrivare a Claude Monet e alla rivoluzione compiuta dagli impressionisti, una ventata di novità destinata a cambiare il futuro della pittura. E, tra tutti i quadri che mi sono passati per la testa, ho scelto la piccola gazza appollaiata per ragioni affettive ma anche oggettive, come cercherò di spiegarvi, partendo come sempre da qualche cenno biografico.


La gazza, 1868-69

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La gazza, Claude Monet
Chi è Claude Monet (1840-1926)?

Claude Monet vive la sua infanzia a Le Havre, perde la madre a diciassette anni e due anni dopo va a studiare arte a Parigi, grazie ai risparmi del padre. Rimane sostanzialmente nella ville lumière per molti anni (nonostante varie vicissitudini), sotto molteplici influenze dal punto di vista pittorico. Nel 1870 si sposa con Camille, sua amata e modella di molte opere e, nello stesso anno, la guerra curiosamente porta a qualcosa di buono: da soldato, viene mandato a Londra, dove può vedere le opere di J. M. W. Turner.

Tornando, passa per i Paesi Bassi dove acquista alcune stampe giapponesi, rimanendone affascinato, per poi trasferirsi a vivere vicino a Parigi.

Da qui, la rivoluzione: luce anziché linee, volumi anziché disegni; ecco che l’impressionismo, grazie anche all’effervescente clima parigino, sta venendo al mondo. Il nome di questo movimento si deve all’esposizione del 1874, a cui Monet partecipa, anche se poi lascerà presto gli altri impressionisti, per spingersi più lontano in cerca di maggiori soddisfazioni. 

Camille muore prematuramente nel 1879, e l’artista si trasferisce nel 1883 a Giverny con Alice, la sua nuova compagna, e la famiglia. In questo piccolo paese riesce a creare il suo giardino segreto, il luogo dove dipingere ininterrottamente senza stancarsi.

Ormai è un artista affermato e i decenni successivi sono un periodo in cui la sua fama si consacra e la sua passione per la pittura non si placa: Claude Monet è l’uomo che sente il dovere morale di dipingere, di esprimersi e di proseguire la sua ricerca, consapevole di stare compiendo qualcosa di grande.


Qual è la magia de La gazza?

Veniamo finalmente al vero argomento di questo post, un quadro impressionista dipinto ancora prima che il termine “impressionismo” fosse coniato: siamo infatti ben cinque anni in anticipo rispetto alla prima esposizione ufficiale.

Eppure, se osserviamo i dettagli, non possiamo negare che ci siano tutti gli ingredienti che hanno reso grande questo movimento: la luce come protagonista, la pennellata libera e la libertà nell’uso del colore.

Si tratta di un’opera dipinta en plein air che rappresenta un soggetto semplicissimo e quasi banale: una gazza appollaiata su uno steccato con alcune case e il bosco come sfondo, il tutto immerso in una neve soffice e materica, resa magistralmente grazie al sapiente gioco di luci e di ombre che caratterizza il quadro.

Quali sono i vostri particolari preferiti? I miei sono il rosso dei comignoli (necessario per bilanciare cromaticamente la composizione) e la perfetta ombra della gazza, accentuata affinché si noti e crei un punto di vista.

A parte il gusto personale, bisogna notare che il paesaggio diventa in questo caso l’impressione di un momento, e che questo viene sottolineato dalle pennellate rapide e dalla spontaneità che contraddistingue un tale capolavoro.

Capolavoro, vi dico. Eppure, sapete che per i contemporanei è stato considerato un fallimento? Come ci racconta molto bene il sito del Museo d’Orsay in una scheda dedicata, le tonalità chiare e luminose dell’opera, inconsuete per il pubblico abituato ai colori scuri utilizzati dalle accademie, non vengono assolutamente apprezzate. Incredibile, non trovate? Noi spesso storciamo il naso di fronte alle tinte buie dei monumentali quadri ottocenteschi e invece centocinquant’anni fa è successo esattamente l’opposto.

Soltanto sapendo queste cose secondo me possiamo davvero capire l’audacia e l’innovazione compiuta da Claude Monet in questa tela, che è stata persino rifiutata dalla giuria del Salon del 1869.

I tempi forse non erano ancora proprio maturi, ma sicuramente in questi anni a Parigi e dintorni la storia dell’arte ha imboccato una nuova direzione: l’invasione dei colori vivaci e luminosi, il vigore vistoso delle pennellate e la rappresentazione di un’impressione diventano elementi che influenzeranno e rivoluzioneranno il futuro.

A cosa mi riferisco? Se volete scoprirlo, non perdetevi i prossimi post!


Nel frattempo, Claude Monet non vi ha ancora stancato? Ecco allora altri articoli in cui ho parlato di lui e dell’impressionismo:

“Impression, soleil levant”: l’alba di una nuova era
Perché gli Impressionisti piacciono a tutti?
Il giardino segreto di Claude Monet

Maggio 2017: le mostre d’arte da non perdere in Italia

Anche voi avreste voglia di visitare qualche bella mostra d’arte in questo maggio 2017?  

Se non siete ancora riusciti a guardarvi intorno, ecco a voi una selezione schematica delle esposizioni più interessanti (a mio avviso) che la nostra bella Italia ci regala nei prossimi tempi, suddivise per città.


Torino

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L’emozione dei colori nell’arte

Fino al 23 luglio 2017, GAM di Torino e Castello di Rivoli

Klee, Kandinsky, Munch, Matisse, Delaunay, Warhol, Fontana, Boetti, Paolini e Hirst sono alcuni dei protagonisti di un’ampia mostra collettiva che ripercorre la storia, le invenzioni, l’esperienza e l’uso del colore nell’arte. Per saperne di più, ecco il link alla pagina del sito della GAM.

Personalmente, ho visitato l’esposizione in entrambe le sedi e devo dire che ho preferito la GAM: una mostra davvero intrigante e ricca di spunti e opere importanti, forse più domande che risposte, se devo essere sincera, ma sicuramente da vedere!

Dal Futurismo al ritorno all’ordine

Fino al 18 giugno 2017, Museo Arti Decorative Accorsi–Ometto

La Fondazione Accorsi-Ometto offre una mostra che affronta e indaga la pittura italiana del decennio cruciale tra gli anni dieci e venti del Novecento, attraverso opere di grandi artisti come Boccioni, Balla, Casorati e molti altri. Per approfondire, ecco il link al sito ufficiale.

Devo aggiungere che sono una fan delle ultime mostre curate da questa fondazione e anche in questo caso sono stata assolutamente soddisfatta: si tratta di una esposizione piccola ma preziosa, da scoprire!


Milano

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Manet e la Parigi moderna

Fino al 2 luglio 2017, Palazzo Reale

La mostra celebra il percorso artistico del grande maestro che, in poco più di due decenni di intensa attività, ha prodotto 430 dipinti in grado di rivoluzionare il concetto di arte moderna. Per saperne di più, ecco il link alla pagina ufficiale.

Keith Haring. About art

Fino al 18 giugno 2017, Palazzo Reale

Finalmente una retrospettiva dedicata a Keith Haring, che siamo poco abituati a vedere nella veste di maestro protagonista di una mostra! L’esposizione presenta 110 opere, molte di dimensioni monumentali, alcune delle quali inedite o mai esposte in Italia. Se siete curiosi, ecco il link alla pagina ufficiale.

Kandinskij, il Cavaliere errante

Fino al 2 luglio 2017, Mudec

Circa cinquanta opere di Kandinskij raccontano il periodo del genio dell’artista che porta alla svolta completa verso l’astrazione, corredate da 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa russa. Per saperne di più, ecco il link al sito.


Genova

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Modigliani

Fino al 16 Luglio 2017, Palazzo Ducale

Personalmente, io mi aspetto sempre molto da una mostra dedicata a Modigliani, tormentato artista che tanto amo, non succede anche a voi? Spero che le mie aspettative saranno rispettate quando andrò a vedere l’esposizione che, a detta dei curatori, illustra il percorso creativo di Modì affrontando le principali componenti della sua carriera breve e feconda. Per approfondire, ecco il link al sito ufficiale.

Elliot Erwitt. Kolor

Fino al 16 Luglio 2017, Palazzo Ducale

La mostra di Palazzo Ducale ha l’ambizione di presentare la prima grande retrospettiva di immagini a colori del celebre fotografo Elliott Erwitt, di cui sono state esposte quasi sempre opere in bianco e nero. È da poco infatti che l’artista ha affrontato il suo archivio a colori, dedicato ai suoi lavori editoriali, istituzionali e pubblicitari: dalla politica al sociale, dall’architettura al cinema e alla moda. Per saperne di più, ecco il link al sito ufficiale.


Bologna

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Mirò! Sogno e colore

Dall’11 aprile al 17 settembre 2017, Palazzo Albergati

La mostra espone 130 opere che raccontano la storia di questo maestro del surrealismo, insieme  alle suggestioni dell’isola di Maiorca dove Miró ha vissuto dal 1956 fino alla morte nel 1983. Se volete saperne di più, ecco il link al sito ufficiale.

Costruire il Novecento. Capolavori della Collezione Giovanardi

Fino al 25 giugno 2017, Palazzo Fava

La mostra espone una collezione molto importante del Novecento italiano: 90 opere realizzate tra le due guerre mondiali da artisti del calibro di Morandi, Licini, Carrà, De Pissis, Sironi e Tosi.

Se potessi teletrasportarmi lì, questa è un’esposizione che assolutamente non perderei. Ma per ora mi accontento di lasciarvi il link alla pagina dell’evento.


Piacenza

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Guercino tra sacro e profano

Fino al 4 Giugno 2017, Musei di Palazzo Farnese

La mostra espone 20 capolavori di Guercino, grande artista rappresentativo del Seicento italiano, unitamente alla possibilità di visitare la cupola del Duomo per ammirare gli affreschi e completare così un quadro orientativo delle potenzialità e degli esiti della ricerca di questo maestro. Per saperne di più, ecco il link al sito ufficiale.


Brescia

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Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell’Ottocento

Fino all’11 giugno 2017, Palazzo Martinengo

Canova, Hayez, i Macchiaioli, Segantini, Boldini e molti altri: questa mostra racconta al pubblico la straordinaria stagione artistica che l’Italia ha vissuto nel XIX secolo, illustrando le correnti e i movimenti pittorici che hanno reso il panorama artistico nazionale uno dei più frizzanti e dinamici a livello europeo. Per curiosare, ecco il link al sito ufficiale.


Forlì

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Art Decò. Gli anni ruggenti in Italia

Fino al 18 Giugno 2017, Musei di San Domenico

Questa poliedrica mostra celebra l’Art Déco, intesa come uno stile di vita eclettico, mondano e internazionale, caratterizzato dalla ricerca del lusso e della piacevolezza del vivere, tanto più intensi quanto effimeri. Per saperne di più ecco il link al sito.


Venezia

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LA BIENNALE DI VENEZIA 57. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE

Dal 13 maggio 2017 al 26 novembre 2017, Venezia

Finalmente è di nuovo tempo di Biennale! Come forse ho già accennato in passato, io adoro questa manifestazione, utilissima per immergersi nel panorama artistico contemporaneo e allo stesso tempo per curiosare in alcuni dei più nascosti e nobili palazzi e angoli veneziani.

Quest’edizione, intitolata “Viva arte viva”, vedrà la partecipazione di 85 nazioni nei padiglioni ai giardini, all’arsenale e nel centro storico. Per saperne di più, ecco il link al sito ufficiale.

Jheronimus Bosch e Venezia

Fino al 4 giugno 2017 – Palazzo Ducale, Venezia

La mostra racconta di una Venezia colta attratta, nel Cinquecento, dal mistero e da visioni oniriche. Oltre 50 opere da tutta Europa ruotano attorno ai tre capolavori “veneziani” di Bosch, restituiti al loro splendore. Questa piccola introduzione vi incuriosisce? Ecco il link al sito ufficiale!

Damien Hirst. Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Fino al 3 dicembre 2017, Palazzo Grassi e Punta della Dogana

Ed ecco a concludere il quadro veneziano uno dei maggiori esponenti dell’arte contemporanea, il geniale e controverso Damien Hirst, che ci propone un omaggio ad un antico naufragio, quello della nave ‘Unbelievable’ (Apistos in greco antico). Viene esposto il carico riscoperto, insieme ad opere dell’artista, in una maniera davvero unica. Siete curiosi? Ecco il link al sito ufficiale!


Verona

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Toulouse-Lautrec. La Belle Époque

Fino al 3 settembre 2017, AMO – Palazzo Forti

La mostra ha lo scopo di raccontare le varie sfaccettature delle opere di Toulouse-Lautrec, caratterizzate da una ricercata poetica anticonformista e provocatoria, decisamente innovativa. Per saperne di più, ecco il link al sito ufficiale.

Io ho visto questa mostra nella sua precedente tappa a Torino, quindi sono ben contenta di condividere con voi quella che è stata la mia (positiva) opinione sull’evento: Henri de Toulouse-Lautrec a Torino: 3 cose da apprezzare della mostra a Palazzo Chiablese.


Firenze

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Visioni dal NORD. PITTURA ESTONE DALLA COLLEZIONE ENN KUNILA, 1910 – 1940

4 marzo – 21 maggio 2017, Museo del Novecento

Ultime settimane per scoprire le opere della Collezione Kunila, una tra le più grandi raccolte private di pittura moderna dell’Europa nordorientale. La mostra vuole raccontare i segreti della tradizione pittorica del Baltico con una selezione di artisti del primo Novecento ancora poco noti al pubblico italiano. Per approfondire, ecco il link alla pagina ufficiale.

Bill Viola. Rinascimento elettronico

Fino al 23 luglio 2017, Palazzo Strozzi

A Palazzo Strozzi si può rimirare una retrospettiva sul maestro indiscusso della videoarte contemporanea, attraverso sue opere esposte in dialogo con grandi capolavori del Rinascimento. Ardito, non trovate anche voi? Se siete curiosi, ecco il link al sito ufficiale.


Roma

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Giovanni Boldini

Fino al 16 luglio 2017, Complesso del Vittoriano

È innegabile il fatto che questo sia l’anno di Giovanni Boldini, non trovate anche voi? In ogni caso, questa esposizione ci racconta di questo grande protagonista della Belle Époque, un pittore straordinario che ha immortalato nei suoi ritratti le donne più belle dell’alta società parigina. Per informazioni, ecco il link al sito ufficiale.

Artemisia Gentileschi e il suo tempo

Fino all’8 maggio 2017, Palazzo Braschi

Sono gli ultimi giorni per vedere questa bella mostra che ci conduce in un viaggio nell’arte della prima metà del XVII secolo seguendo le tracce di una grande, vera donna: Artemisia Gentileschi. Per informazioni, ecco il link alla sua pagina.

Colosseo. Un’icona

Fino al 7 gennaio 2018, Colosseo

Questa mostra ha l’ambizioso scopo di raccontarci del Colosseo dall’età classica sino ad oggi, celebrando il suo ruolo di ispirazione nel rinascimento, nel neoclassicismo e, più vicino a noi, nel ventennio fascista. Siete curiosi? Ecco il link al sito ufficiale.


Catania

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Escher

Fino al 17 settembre 2017, Palazzo della Cultura

La passione per Escher che sta attraversando l’Italia attraverso le molte mostre che si sono tenute ha ora raggiunto la Sicilia, isola cara al grafico fiammingo che la riteneva una regione così affascinante nell’architettura e nei tratti del paesaggio da provocargli un autentico e devoto “incantamento”, oltre a diventare un’importante fonte di ispirazione. Per informazioni, ecco il link al sito ufficiale.


Beh, non so voi ma a me è venuta una gran voglia di uscire di casa per vedere qualcuna di queste mostre (tutte, ad essere sincera)!

Apprezzate questa mia selezione oppure secondo voi ne ho dimenticata qualcuna? Fatemi sapere e, se avete avuto la fortuna di vederne almeno una, aspetto la vostra opinione! 😉