Verso nuovi orizzonti

USA-PartenzaBuongiorno a tutti miei cari, mentre state leggendo queste parole io sono finalmente partita per il mio tanto agognato viaggio di quest’estate.

Gli Stati Uniti mi hanno attirato nelle loro spire, o per meglio dire sono io che volo verso di loro in classe turistica. Con il mio innamorato ho pianificato un gran vagabondaggio nella parte orientale, alla ricerca delle origini della cultura, dell’arte e dell’architettura statunitensi. (Ormai sapete che le mie ossessioni non mi lasciano mai in pace🙂 )

Starò via per un po’ e non so se riuscirò ad aggiornare il blog, però se siete curiosi e vi ricordate della vostra Sottile Linea d’Ombra potete sempre dare un’occhiata su Instagram o su Facebook, dove pubblicherò qualche foto.

Spero di tornare con tante storie affascinanti da raccontare, per regalare a tutti un autunno all’insegna della curiosità. Intanto, buon inizio di settembre, io me lo godrò dall’altra parte dell’Atlantico!

Europe Top 10: Londra e Parigi, le regine della mia classifica

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Chi vincerebbe la vostra classifica delle 10 città più affascinanti d’Europa?

Sarò banale ma non ho mai avuto dubbi su quali sarebbero stati i primi due posti della mia Top 10 europea (te la sei persa? Ecco il post da cui iniziare: La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa). Quella che ho cercato di stilare infatti non è solo una classifica basata sulle caratteristiche estetiche, paesaggistiche o di vivibilità, ma piuttosto la ricerca di qualcosa di più profondo, dei caratteri culturali, umani e storici che riescono a creare un’aura di magia in ben determinati luoghi.

Esplorare Londra e Parigi non vuol dire soltanto percorrere le loro strade piene di negozi e architetture, ma anche immergersi in un mondo speciale e rimanere come intimiditi all’idea di stare vedendo qualcosa di importante, un nucleo di civiltà oppure la traccia di qualcosa che ha saputo cambiare il mondo.


#2 Parigi – la musa ispiratrice

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La prima cosa che colpisce di Parigi, ancora più delle vetrine scintillanti, è sicuramente il suo forte legame con il mondo dell’arte, soprattutto in età contemporanea. Come è possibile infatti dimenticare Montmartre e i suoi pittori e poeti maledetti, oppure il Moulin Rouge di Henri de Toulouse Lautrec? (Per vedere come è stata dipinta la città ecco un articolo da non perdere: Ritratti di Parigi: i quadri che meglio rappresentano la città dei lumi)

Questa metropoli illuminata e scandalosa allo stesso tempo ha sempre attratto gli artisti come una sorta di stella polare, o per meglio dire come il canto di una sirena spietata e affascinante.

Eppure Parigi non è solo questo: è anche teatro di rivoluzioni e di imperi, di momenti cruciali le cui tracce sono ancora ben visibili. Avete mai notato in quanti punti si nasconde ancora oggi la “N” di Napoleone, I o III che sia? Basta osservare la facciata dell’Opéra oppure il Pont ai Change, per non parlare del celeberrimo Arco di Trionfo!

Ecco, io credo che l’influenza sulla città da parte di chi l’ha governata sia un aspetto fondamentale per capire meglio la capitale francese, soprattutto se si pensa alla sua moderna età imperiale. Di questo però vi ho già parlato (ecco il link, per i curiosi: La nostra amatissima Parigi e le sue trasformazioni scellerate), quindi non mi dilungherò oltre.

Per una visita

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Scegliere un museo da citare tra i gioielli che offre Parigi è davvero un’impresa ardua, non credete? Eviterò i grandi nomi perché non hanno bisogno di pubblicità, ma citerò quella che che è stata la mia ultima scoperta.

Conoscevo già di fama il Museo dell’Orangerie, ma ritrovarmi al suo interno lo scorso luglio è stato davvero emozionante. Le parole non possono descrivere l’emozione che si vive immergendosi in grandi stanze ovali con pareti rivestite da immensi paesaggi di Claude Monet, quindi il mio consiglio è indubbiamente quello di andare a curiosare di persona: credo che sia impossibile rimanere delusi!

Per una passeggiata e un po’ di svago

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Per gli amanti delle atmosfere d’altri tempi e dei negozi di libri e antiquariato, i Passages couvertes sono una specie di paradiso al riparo dalle orde del turismo di massa. 

Volete approfondire il tema? Ecco un articolo da cui prendere spunto: Parigi in autunno: la magia della ville lumière.


#1 Londra – l’imperatrice del mio cuore

Londra

Sono stata a Londra soltanto due volte, eppure il mio amore per questa città è immenso, tanto grande da concederle l’onore del primo posto in classifica. Posso quasi arrivare a dire che per me si tratta di un richiamo, di una curiosità nata quando i miei cartoni preferiti erano Mary Poppins, Peter Pan e La Carica dei 101, tutti esclusivamente ambientati lì (almeno in parte).

Queste sciocchezze sono un modo per dire che quello che mi affascina non sono le strade grandiose, anche perché Londra ci regala una struttura squisitamente policentrica e complessa, variegata e priva di grandi assi rettori di riferimento, il frutto insomma del libero mercato più che di qualche imperatore delirante.

Non è una città dalle prospettive barocche e forzate, ma stupisce il visitatore mostrandosi come un luogo con un passato forte e importante che tuttavia non opprime o soffoca il presente. Al contrario, i grattacieli convivono serenamente con le costruzioni medievali, mentre ovunque si respira un’aria vivace di amore per la modernità ma anche per la tradizione, simboleggiata dalle cabine telefoniche, dai taxi e dagli inconfondibili bus.

Ho sempre amato la cultura inglese ed il suo essere sempre in anticipo sugli altri e credo proprio che anche la capitale rispecchi questo spirito. Un giorno vi racconterò tutto meglio, lo prometto, ma per oggi mi tocca essere sintetica.

Per una visita

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Da brava amante dell’arte, il museo che vi propongo è la Tate Gallery, la galleria d’arte che è il santuario di quel genio di Joseph Mallord William Turner, che come probabilmente ormai sapete è uno dei miei idoli.

Si entra gratuitamente e questa è una ragione in più per amare Londra, quindi consiglio  tutti un salto in questo posto tanto prezioso!

Per una passeggiata e un po’ di svago

Hyde-Park-London

Se in tutto il mondo sono famosi i “giardini all’inglese” ovviamente c’è un motivo, quindi secondo me visitare Londra significa necessariamente sprecare un po’ di tempo in una delle sue formidabili aree verdi, in compagnia di papere e scoiattoli.

Vedere tanta natura in una metropoli è sempre una fonte di stupore e allo stesso tempo un segno di grande civiltà e intelligenza da parte di chi ha sempre amministrato la città. So che sono di parte, quindi mi fermo prima di fare troppi complimenti agli inglesi!


Miei cari, siamo finalmente arrivati alla fine di questa bella classifica, spero che via sia piaciuta. Sono riuscita ad incuriosirvi? Vi confesso che è stata una scelta molto difficile e sofferta, ma come avete visto ho optato per Londra per ragioni sentimentali. Voi chi avreste fatto vincere? Chissà se anche per voi esiste una città del cuore!

Europe Top 10: Varsavia e Berlino, le due fenici del vecchio continente

Come sarebbe la vostra classifica delle 10 città più affascinanti d’Europa? Seguendo il tema degli scorsi articoli (La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa), ecco le posizioni 3 e 4 secondo La Sottile Linea d’Ombra (per tornare a scoprire la 9 e la 10, la 7 e la 8 e la 5 e la 6 basta cliccare sui numeri).

Avete mai riflettuto su come città diversissime tra loro a volte abbiano un filo sottile che le tiene legate? Oggi mi riferisco a Berlino e Varsavia, per certi versi simboli del carnefice e della vittima, ma alla stesso tempo accomunate dalla quasi totale distruzione negli anni della Seconda Guerra Mondiale.


#4 Varsavia – il simbolo della rinascita

Old Town panorama of Warsaw

Tra tutte le città europee che ho avuto la fortuna di vedere, Varsavia probabilmente è quella che più mi ha emozionato. E non mi riferisco alla reazione che ho avuto nel momento in cui qualcuno in ostello mi ha rubato lo zainone che conteneva tutti i miei vestiti, gli album da disegno e i quaderni su cui scrivevo. Al contrario, la magia di questo posto è stata così potente da cancellare le piccole cose negative delle piccole persone come me.

Il suo centro storico infatti è allegro e colorato a discapito di tutte le cicatrici che segnano in tessuto urbano, segni che solo conoscendo la storia del luogo possono essere compresi.

Varsavia è stata distrutta di proposito nella Seconda Guerra Mondiale e poi oppressa dal Regime Comunista (come dimostra il grattacielo in stile Gotham City, o più precisamente socialista, realizzato nel 1952 al posto di interi quartieri mai ricostruiti), eppure oggi appare come una metropoli moderna e allo stesso tempo legata alla tradizione, pulita e confortevole, caratterizzata da architetture ardite vicine a piazze storiche rimesse in piedi a partire dal 1945, grazie agli studi di restauro curati dalla comunità internazionale e alle donazioni di quadri e vedute d’epoca da parte dei suoi abitanti, con il fine di non dimenticare.

Ci sono stata due volte a distanza di qualche anno e ogni volta mi sono stupita dell’atmosfera di rinnovamento e dall’impegno che i Polacchi riversano nel migliorare le loro città, combattendo con edifici contemporanei il grigiore sovietico dei decenni passati.

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Quella della Polonia è una storia decisamente affascinante che ho avuto modo di conoscere girandola in treno e osservandola nell’arco di cinque anni. Potrei parlare per ore ma andrei fuori tema, quindi per ora passo oltre, con la promessa di tornare in argomento prima o poi.

Per una visita

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Il luogo che più mi ha impressionata e commossa è il Warsaw Rising Museum, il museo dedicato alla Resistenza di Varsavia del 1944, un importante movimento antinazista partito dal ghetto della città, durato poco più di due mesi e soffocato nel sangue, con grandi responsabilità anche da parte dei Sovietici che non hanno prestato soccorso.

Si tratta di un allestimento moderno e coinvolgente, semplice da capire e allo stesso agghiacciante, fondamentale per vedere con occhi nuovi la città rasa al suolo e rinata dalle sue ceneri.

Per una passeggiata e un po’ di svago

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Il centro storico rimane invece il luogo ideale per ritrovare la serenità e la felicità della vita da viaggiatori. Ci sono bei locali, negozi interessanti, architetture tradizionali e stradine bellissime, ricostruite così fedelmente da sembrare originali, evitando fortunatamente l’effetto “Parco dei divertimenti” che a volte si riscontra in questi casi.


#3 Berlino – la regina della contemporaneità

BERLIN

Ecco, tra le città che ho visitato Berlino rimane invece quella più confusa, la capitale con i contorni sfocati e i contrasti evidenti.

Ad esempio è impossibile suddividerla in centro storico, ampliamenti in età moderna e periferia, perchè la sua storia unica di città distrutta e poi tagliata a metà le ha lasciato una natura policentrica e disomogenea.  Insieme a Varsavia, bisogna tenere conto che stata la città più distrutta al termine della Seconda Guerra Mondiale.

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Il parlamento tedesco nel 1945.

In più, molte sue caratteristiche non sono ancora assimilate o storicizzate ma, al contrario, vivono ancora in una fase di completo movimento, cambiano ogni giorno senza un’idea precisa di quello che riserverà il futuro, inondando il presente di un’intensità che in altre città d’Europa è davvero difficile trovare.

I quartieri sono enormi e sempre spaziosi, mentre l’edilizia è la più svariata, composta da tipologie tedesche, sovietiche oppure contemporanee e internazionali, mescolate tra loro. Dal momento che ho già parlato di tutto questo, per non diventare ripetitiva vi lascio il link: Berlino oltre il muro: la grandezza di una città ferita.

Si respira quasi ovunque un’atmosfera underground ma esiste anche una specie di nucleo che ha particolarmente a cuore la sua storia e soprattutto la cultura che da sempre riveste un ruolo importantissimo nella capitale tedesca. Mi riferisco all’Isola dei musei e ai suoi dintorni, i luoghi che inevitabilmente ho scelto di indicare “per una visita”.

Per una visita

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Ecco, in una città come Berlino si ha solo l’imbarazzo della scelta in tema di musei da visitare, dal momento che ci sono attrazioni a dir poco imperdibili.

Per il suo valore storico e simbolico ho però scelto di concentrarmi sull’Isola dei musei, lo scrigno che custodisce i reperti di quella che è la grande tradizione tedesca nell’archeologia ma non solo, visto che si trovano qui immense opere d’arte (come l’Isola dei Morti di Bocklin o alcuni paesaggi di Friedrich). Visto che ne ho parlato e che si tratta di un argomento molto lungo, vi lascio il link a questo mio post: Berlino: tre simboli di rinascita da conoscere e amare e alla pagina di Wikipedia sull’argomento.

Per una passeggiata e un po’ di svago

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E se poi si vuole invece passeggiare in un luogo unico al mondo, io credo che la scelta migliore sia quello di recarsi all’East side gallery, una lunghissima area verde dove è possibile costeggiare una grande porzione del muro di Berlino. Il lungofiume berlinese di arricchisce in questo caso di un grande valore storico ma anche di capolavori si Street Art, che meritano assolutamente un’occhiata!


Allora…Vi piace l’avanzare di questa classifica? Avete visto in prima persona questi luoghi incredibili e commoventi? Fatemi sapere e, soprattutto, non perdetevi l’ultima puntata, per scoprire le prime posizioni!

P.S. Come ho già detto, sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

Europe Top 10: Vienna e Barcellona, 50 sfumature di Art Nouveau

Vienna e Barcellona: due città tra le più turistiche d’Europa e due mete per gli appassionati di architettura, dell’arte e non solo. Un abbinamento forse a prima vista un po’ bislacco, non vi pare?

Cos’hanno infatti in comune un porto mediterraneo e la ex-capitale dell’Impero Austroungarico? La risposta è nella storia del loro stesso sviluppo, che vede un’attività fervente, insieme ad un’espansione programmata e vasta nel periodo che io preferisco: gli anni cruciali in bilico tra Otto e Novecento.

E in entrambi questi luoghi la grande crescita ha condotto ad effetti simili: una forma urbana caratteristica (i quartieri ottagonali di Cerdà in Spagna e lo sviluppo intorno al Ring in Austria) e il proliferare di movimenti artistici avanguardisti dal sapore Art Nouveau (come non citare la Secessione Viennese e il Modernismo Catalano?). Il passionale e turbato Gustav Klimt contro il fiabesco Antoni Gaudi, insomma, per semplificare.

Da bravo architetto non ho potuto che assegnare a queste due belle città i posti 5 e 6, come adesso vi esporrò meglio. (Per tornare a scoprire le posizioni 9 e 10 e 7 e 8 basta cliccare sui numeri).


#6 Barcellona – il paradiso degli architetti

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Come ho anticipato, secondo me il fascino di Barcellona va ben oltre a quello di città catalana festaiola dove è possibile fare il bagno nel mare e nella sangria.

Questa città è infatti una specie di mecca dell’architettura, a partire dal gotico fino a Gaudi ma non soltanto, perché qui si trova il celeberrimo padiglione di Mies Van Der Rohe per l’Expo del ’29 (di cui parlerò più in basso) e tutta una serie di interventi contemporanei realizzati in occasione e sullo strascico delle Olimpiadi del 1992. Tra questi cito in primis il MACBA di Richard Meier, nel bel mezzo del difficile quartiere Raval: un ardito museo d’arte contemporanea che agisce da calamita per risollevare le sorti del tessuto urbano in cui è inserito.

Non voglio però ripetermi troppo, quindi vi lascio il link a un post in cui ho parlato in maniera più diffusa del mio amore per questa città: Barcellona oltre la Rambla: cinque cose da non dimenticare sulla capitale catalana.

Per una visita
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Barcellona, Barrio gotico: il museo Picasso.

A Barcellona scegliere è molto difficile, ci sono troppe meraviglie! Da amante dei musei monografici, vi dico i miei preferiti di questo genere: il Museo Picasso nel centro storico, la Fondazione Joan Mirò nel parco della cittadella e, anche se sono un po’ un’altra cosa, una delle case progettate da Gaudi (La Pedrera o Casa Battlò direi), perché dopotutto l’architettura è il gioco degli spazi e non basta un’occhiata da fuori per capire tutto.

Per una passeggiata e un po’ di svago
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Antoni Gaudì, ingresso di Parc Guell.

Se il tempo è soleggiato, non c’è niente di meglio che passeggiare per i parchi che arricchiscono questa città già così bella.

Mi riferisco al Parc Guell, giardino progettato da Antoni Gaudi a dir poco favoloso (e panoramico) e al Parco della Cittadella, emblema della Barcellona dell’Expo del 1929. Troverete infatti qui il Padiglione di Mies Van Der Rohe e il Poble espanol poco lontano, due luoghi emblematici di cui ho parlato diffusamente in questo post: Il padiglione più bello (e famoso) mai progettato per un’Expo.


#5 Vienna – l’imperatrice dell’Art Nouveau

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Come forse ormai avrete immaginato, non mi stanco mai di parlare della bellissima e complessa città di Vienna, austera in certe inquadrature e infinitamente dolce in altre.

È la città europea dove meglio si respira indisturbato il clima di fine Ottocento, fatto di salotti letterari, artisti arditi e coraggiosi, palazzi imperiali e architetture avanguardiste che si scrutano sottecchi.

Non so se ricordate ancora, ma di tutti questi argomenti ho già parlato, così vi allego il link a un post che può completare il discorso: Sulle tracce della “Vienna fin du siècle”: quattro mete da non perdere!.

Per una visita
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Vista del quartiere dei musei dal Leopold Museum.

Il museo del mio cuore a Vienna è un luogo tranquillo anche nei periodi più trafficati, situato in un quartiere pedonale dedicato tutto ai musei e alle gallerie, come si vede dall’immagine in alto. Sto parlando del Leopold Museum, un gioiello che contiene molti capolavori di Egon Schiele e che è a dir poco fantastico.

Visitarlo significa conoscere davvero questo grande e controverso artista, andando oltre i preconcetti e imparando ad apprezzare il suo tratto purissimo e le emozioni che esprime. (Su Schiele, ecco il link al primo di tre post per approfondire: Tre giorni di Schiele. Ovvero tre articoli per innamorarsi).

Per una passeggiata e un po’ di svago
Otto Wagner - Majolica Haus
Otto Wagner, Majolica Haus.

Secondo me, le più belle passeggiate per Vienna non sono quelle all’interno delle viuzze del centro storico, ma piuttosto quelle che si compiono a partire dal Ring. Qui si può trovare il trionfo dell’eclettismo e della grandiosità sia borghese sia imperiale, ma non solo.

Ad un certo punto si incontrano infatti la prima delle fermate della metro disegnate da Otto Wagner e il Palazzo della Secessione Viennese progettato da Olbrich, due piccole meraviglie del più puro e originale stile liberty. Di qui, girando per Linke Wienzeile, ci si ritrova in una Vienna più vivace e originale, caratterizzata da un mercato e dall’onnipresente modernismo (è qui che si può ammirare la casa fotografata qui in alto, nuovamente opera di Otto Wagner).

Non credo che vi stupirò se vi dico che è il mio posto preferito!

Se Vienna vi appassiona, ecco altri due post che potranno fare al caso vostro: Metropolitane verdi e guerre contro le decorazioni: anche questa è la Vienna fin du siècleQuando il troppo stroppia: dall’eclettismo più sfrenato alla rivoluzione in stile floreale.


Allora…Vi piace l’avanzare di questa classifica? Anche voi avete dei ricordi legati a questi luoghi fiabeschi? Fatemi sapere e, soprattutto, non perdetevi le prossime puntate😉

P.S. Come ho già detto, sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

Europe Top 10: Lubiana e Budapest, ai confini della Mitteleuropa

Quali mete inserireste nella classifica delle 10 città più affascinanti d’Europa? Seguendo il tema degli scorsi articoli (La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa), ecco le posizioni 7 e 8 (per tornare a scoprire la 9 e la 10, basta cliccare qui!).


#8 Lubiana – una parentesi fiabesca

Panorama of Ljubljana, Slovenia, Europe.

Con la graziosissima città di Lubiana è stato amore a prima vista, ve lo posso assicurare. Non so dirvi se la mia impressione sia stata falsata dal clima perfetto o dalla piacevolezza dei locali affacciati sul fiume che ne attraversa il centro, però nella mia memoria la piccola capitale della Slovenia rimane un centro incantato, incantevole e tutto sommato ancora molto autentico.

Non si tratta forse di un posto dove girare per una settimana intera, ma sicuramente è la meta ideale per una fuga di qualche giorno. Fuori dal turismo di massa, la città è comunque ben attrezzata per i turisti e presenta un centro storico rinnovato da poco e completamente pedonale.

Oltre all’arredo urbano originale e moderno, la città mostra al visitatore un nucleo antico e tipicamente mitteleuropeo, impreziosito da perle barocche e da bellissime costruzioni in stile secessionista viennese (tra cui il fantastico ponte con i draghi!).

L’atmosfera è accogliente e pulita, anche se i retaggi del periodo sovietico sono dietro l’angolo (come dimenticare in questo caso il più brutto ostello in cui ho mai dormito!). Fuori dal centro storico ci sono dei quartieri molto interessanti e vivaci, con curiosi esempi di street art e locali decisamente meno per turisti.

Per una visita

Partendo dal presupposto che secondo me Lubiana è una città da vivere assolutamente all’aperto, vagabondando per le sue strade, una visita che potrei suggerire è quella del castello che domina il centro storico. Sicuramente da qui si gode di un bel panorama e in più nel periodo estivo si tengono eventi  come concerti o cinema all’aperto.

Per una passeggiata e un po’ di svago

Looking down the Sava River to the pink 17th century Franciscan church

Per una passeggiata consiglio assolutamente la zona del lungo fiume, alla scoperta di tutti gli interventi di rinnovamento urbano e dei locali dove semplicemente sedere per guardarsi intorno e gustare un’atmosfera tanto piacevole.


#7 Budapest – la città dai mille volti

BudapestOK

Come vi ho già raccontato, per me Budapest è la grande metropoli dalle svariate nature che si intersecano, l’insieme dei mondi che gravitano in uno stesso universo, fondendosi e convivendo un’armonia decadente e allo stesso tempo tutto sommato serena.

La zona della collina di Buda, con i suoi palazzi, rappresenta il fulcro e l’importanza della seconda città dell’Impero Austroungarico, mentre le decine di impianti termali non nascondono assolutamente il passato turco ottomano. Il quartiere ebraico è invece un gioiello in stile Secessionista Viennese, mentre allontanandosi un po’ dal centro è impossibile non rimanere impressionati dall’impronta sovietica dei quartieri meno antichi.

Se siete curiosi, ecco i link ai due articoli che ho dedicato a questo bellissimo luogo, così evito di ripetermi: Budapest: i mille volti di una città incantataQuattro motivi per scegliere Budapest come meta per il prossimo viaggio.

Per una visita

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Il primo edificio che credo meriti la visita stranamente in questo caso non è un tempio dell’arte o dell’architettura, ma piuttosto un concentrato di storia: il Museo del Terrore. A discapito del nome da parco divertimenti, entrare in questo luogo significa entrare in quello che è stato un punto nevralgico sia per la repressione nazista sia per quella sovietica. Un percorso di visita moderno e decisamente fruibile mostra a tutti quanto le due dittature, una di destra e una di sinistra, siano state in realtà due facce di una stessa crudele medaglia.

Una parentesi più frivola è invece quella che può regalare il Museo di Belle Arti, sito sulla Piazza degli Eroi, nel cuore della Budapest ottocentesca borghese in pratica. Più che alla collezione permanente, consiglio di prestare attenzione alle mostre che si tengono qui.

Ad esempio durante i miei tre viaggi in questa città ho avuto l’occasione di vedere ben due esposizioni meravigliose: una su Turner che ha sciolto il cuore mio e della mia inseparabile sorella e una una su Schiele, con dei disegni tanto belli da fare emozionare anche il mio innamorato (ancora di più nel momento in cui abbiamo anche scoperto la sua tetra somiglianza con il povero Egon).

Per una passeggiata e un po’ di svago

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Un altro ottimo motivo per amare Budapest sono sicuramente le sue acque termali, che sgorgano un po’ dappertutto e sono sfruttate a partire dall’età romana, passando per i Turchi e completando il quadro nel tardo Ottocento, quando sono tornate di moda e gli stabilimenti hanno raggiunto in molti casi la loro configurazione attuale.

Si tratta quindi di un’ottima occasione per rigenerarsi e allo stesso tempo esplorare qualche architettura che si può rivelare davvero interessante!


Allora…Vi piace l’avanzare di questa classifica? Anche voi avete dei ricordi legati a questi luoghi fiabeschi? Fatemi sapere e, soprattutto, non perdetevi le prossime puntate😉

P.S. Come ho già detto, sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

Europe Top 10: Bruxelles e Amsterdam, le regine delle Fiandre

Da dove iniziereste una classifica delle 10 città più affascinanti d’Europa? Seguendo il tema dell’ultimo articolo (La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa), ecco le mie prime due scelte.


#10 Bruxelles – la metropoli surreale

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Bruxelles è una capitale che non somiglia a nessun altra. Sicuramente è distante dalla bellezza pulita e austera delle città che si affacciano sul Mare del Nord (scandinave e non), così come non somiglia ai centri francesi e alla loro cura maniacale per i dettagli. Ricorda forse per certi versi la Mitteleuropa ed il suo fascino incantevole di cui ho parlato molte volte (ad esempio qui: Grand Tour 2015: sintesi di un’esplorazione mitteleuropea), eppure Bruxelles afferma la sua individualità, mantenendosi decisamente più moderna e multiculturale.

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La celeberrima scala dell’Hotel Tassel di Victor Horta.

Passeggiare per le sue strade vuol dire immergersi in un mondo insieme elitario, popolare e multietnico, originato dal mix di culture e dalla ricercatezza di alcuni palazzi e negozi. Eleganti edifici borghesi affiancano costruzioni più vetuste, corredati da negozi originalissimi e da interventi moderni che conducono ad architetture futuriste e spregiudicate.

Si tratta di una città surreale e surrealista, trionfo dell’Art Nouveau e dei fumetti (Tintin per primo).

Sono infatti visibili un po’ dappertutto i segni degli illustri personaggi vissuti in questo luogo: Victor Horta (padre del Liberty), René Magritte (maestro surrealista di cui ho parlato anche qui) e Hergé (fumettista celeberrimo).

Per una visita

Ci sono due luoghi in cui secondo me chi vuole comprendere le radici moderne di Bruxelles deve assolutamente recarsi: il Museo Magritte ed il Museo Horta, due posti fantastici e assolutamente fiabeschi. Nel primo ci si può smarrire all’interno dell’universo dei surrealisti, mentre il secondo è un edificio che merita decisamente il viaggio, dal momento che costituisce il punto di connessione tra gli edifici eclettici ottocenteschi e la modernità dirompente del Movimento Moderno.

Per una passeggiata e un po’ di svago

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Un modo bellissimo per immergersi nella città di Bruxelles è sicuramente quello di passeggiare a piedi per i vari quartieri vicino al centro, Marolles in primis, e perdersi nella caccia alle numerosissime case pitturate con scene dei cartoni animati.

Esiste poi un valore aggiunto a queste passeggiate, ovvero i numerosi e rinomati mercati dell’antiquariato della domenica, un sogno per gli appassionati in pratica.

In questo caso vorrei dilungarmi nel racconto dell’epico acquisto di un’immensa incisione, del suo ancora più epico trasporto per tutta la giornata e infine della trasferta su un volo Ryanair, con il terrore che qualcosa potesse andare storto compromettendone l’importazione, ma questa è un’altra storia. Quello che mi limito a dirvi è che se vi piacciono le stampe, gli oggetti e gli abiti vintage questo è il posto che fa per voi!


#09 Amsterdam – il miraggio dei naviganti

Amsterdam

La prima cosa che si ama di Amsterdam è la sua atmosfera da città di mare, ancora fervente e vivace come un tempo. Le sue strade strette e pittoresche sono inebriate da mille profumi, mentre il suo fascino va ben oltre al Red Light District ed alla possibilità di svago nei fumosissimi Coffee Shop.

Ricordo che tutta la sua bellezza mi si è palesata di fronte quando l’ho vista per la prima volta con mia sorella, su un tram che ci ha portato non so più dove e che ha fatto scorrere dietro il finestrino le meraviglie di una metropoli fiera e moderna, avanzata culturalmente, architettonicamente ed economicamente. Siamo rimaste incantate dalle sue casette strette e alte, dai canali e dalle biciclette, tutti quei dettagli che fanno innamorare i viaggiatori.

Ho poi avuto la fortuna di conoscerla con più calma un paio di anni dopo, nel mio viaggio di laurea insieme ai miei due amici di sempre. Insieme ci siamo impegnati a conoscere ogni angolo e a visitare tutto ciò che di meglio aveva da offrire.

Per una visita

Esistono due musei in questa città tra cui assolutamente non potrei scegliere.

Il primo è il Van Gogh Museum, un centro dedicato al più celebre e sfortunato artista olandese di tutti i tempi, all’uomo sensibile che ha saputo tradurre tutte le sue emozioni sulla tela. Inutile dire che da solo merita il viaggio, non credete? Tuffarsi nei suoi capolavori è un’esperienza unica e indimenticabile, qualcosa che riesce ad emozionare anche i più scettici.

Il secondo luogo è invece lo Stedelijk Museum, ovvero il museo d’arte contemporanea, un edificio che da solo mostra la modernità di Amsterdam: si tratta di un palazzo storico con un ampliamento avanguardista, un luogo dove si espongono in maniera raffinata ed efficace capolavori di Mondrian, Malevich, Cézanne e altri maestri.

Per una passeggiata ed un po’ di svago

A proposito del divertimento di questa città (in pratica il paese delle meraviglie per molti adulti) si sa già anche troppo, o forse si dice più di ciò che realmente si sa. Ed è proprio per questa ragione che invece io taccio. Solo vi accenno della bellezza delle sue piazze nelle sere d’estate, quando l’aria è fresca e scompiglia i capelli.


Sono riuscita ad incuriosirvi? Anche voi avete dei ricordi legati a questi luoghi fiabeschi? non esitate a farmelo sapere e, se volete scoprire le altre 8 città della Top 10 de la Sottile Linea d’Ombra, non perdetevi le prossime puntate! Se invece avete curiosità o dubbi, non esitate a chiedere.

P.S. Sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa

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Nel momento in cui il clima si fa caldo e manca ancora un bel po’ di tempo alle vacanze ufficiali, non viene anche a voi la tentazione di fuggire altrove, approfittando del finesettimana, della fine degli esami oppure di qualche giorno di ferie accumulato?

Ecco, se devo essere sincera io sono il tipo di persona che questo genere di tentazioni le subisce tutto l’anno, nel mezzo dell’estate così come in pieno inverno.
Negli scorsi giorni forse vi sarete accorti della mia assenza, quindi è doveroso confessarvi che la ragione è stata proprio un viaggetto da weekend lungo, una fuga a Parigi con una compagnia a dir poco eccezionale: madre, nonna e sorella, la famiglia al femminile insomma.

Illustrated-map-of-Europe-2Ma non è di Parigi che voglio parlarvi oggi (anche se prima o poi dedicherò un articolo a qualcosa di quello che ho visto): preferisco affrontare questo mese che ancora mi manca alle ferie consolandomi come posso e sperando di rallegrare e incuriosire un po’ anche voi che mi leggete.

Ed ecco che quindi vi proporrò a puntate la mia personale classifica delle 10 città europee più affascinanti (tralasciando l’Italia per evitare il conflitto di interessi).

Ovviamente lo farò a modo mio. Non temete, cercherò di non essere la brutta copia di una guida stile Lonely Planet, ma piuttosto di raccontare quello che mi viene meglio, ovvero le caratteristiche che secondo me spingono questi luoghi oltre la linea d’ombra, il loro fascino unico e la loro particolare grande bellezza.

Il nostro vecchio continente, ultimamente non troppo in forma, riesce comunque a brillare grazie alle sue molteplici gemme, alle decine di capitali e di crocevia che nel corso dei secoli hanno disegnato e forgiato il suo aspetto attuale.


Grazie ai voli low cost e a ben 5 interrail (viaggi in treno convenzionati in tutta Europa per periodi di tempo da 15 a 21 giorni nel mio caso), posso dire che negli ultimi anni ho avuto la fortuna di vedere moltissime città e di essere stata incantata e risucchiata dalla loro anima. Vedere posti diversi e attraversare il continente su un treno permette di conoscere e di osservare la gente e le loro abitudini, approfittando di consigli inaspettati e scoprendo le meraviglie nascoste, visibili solo nel momento in cui ci si immerge nell’atmosfera tipica dei luoghi, magari con l’aiuto di qualche libro o di qualche artista che li rappresenta, racconta o riproduce.

Permettetemi dunque nei prossimi giorni di condividere con voi un po’ dell’amore che ho imparato a nutrire, e portate pazienza se ogni tanti mi perderò in nostalgici aneddoti.

…Sono riuscita ad incuriosirvi? Fatemi sapere!😉

10 momenti di illusione

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In fondo cos’è la realtà, se non un’illusione molto persistente?

Se doveste scegliere 10 tra le opere d’arte di tutti i tempi, quali sarebbero per voi quelle che meglio rappresentano l’assurdità del mondo? Ecco, per il nuovo episodio di “10 Momenti di…” il filo conduttore è proprio l’illusione.

Vi ricordate di questo progettino inaugurato insieme al blog Artesplorando? Si tratta di una serie di brevi video in cui cerchiamo di raccontarvi con 10 dipinti delle sensazioni, dei temi o dei percorsi trasversali alla storia dell’arte (a proposito, ecco il link alla scorsa puntata: 10 momenti di passione).

In questa selezione trovate i maestri del surrealismo ma non soltanto: una piccola deviazione vi condurrà dal precursore Arcimboldo e dall’ultimo venuto, quel grande genio di Escher, per cui vi confesso che ho un debole di vecchia data.

Che cosa aggiungere, se non che spero di avervi fatto incuriosire abbastanza da cliccare play? Fatemi sapere cosa ne pensate🙂

Storie d’estate: come hanno elogiato il sole i grandi artisti?

Se la primavera è la stagione con i colori più saturi e variegati, l’estate è il trionfo della luce del sole, soprattutto per noi mediterranei. In realtà vi confesso che ho sempre pensato che fosse il periodo dell’anno meno interessante dal punto di vista pittorico, però in questi giorni di ricerche per il blog mi sono dovuta ricredere.

La verità è che riprodurre l’estate è una bella sfida ma anche un divertimento per ogni artista, libero di inseguire il piacere e di rappresentare quello che è più caratteristico della sua cultura. Vi invito quindi a godervi qualche bel dipinto, così posso provare a convincere anche voi.😉


Claude Monet

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Claude Monet, Campo di papaveri in estate.

Se si parla di luce, non si può che cominciare da Claude Monet, il re del colore e dell’emozionante pittura en plein-air

La sua estate è caratterizzata dalle ombre scure e colorate che si vedono alle nostre latitudini, insieme a personaggi che passeggiano godendosi i mesi più belli dell’anno. Il cielo è azzurro e placido così come il mare, mentre i campi sono vitali e colorati.

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Claude Monet, Passeggiata sulla scogliera a Pourville.

Pierre Auguste Renoir

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Pierre Auguste Renoir, Paesaggio estivo.

Dopo Monet, ho voluto ricordare anche Renoir, un altro impressionista che fa della riproduzione della natura uno dei suoi cavalli di battaglia. Il colore dei fiori di campo ricorda molto l’estate, non lo pensate anche voi?


Vincent Van Gogh

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Vincent Van Gogh, Campo di grano con cipressi

Parlando di campi di grano, il richiamo a Vincent Van Gogh è immediato. Per questo immenso artista l’estate è qualcosa che colpisce gli occhi ed il cuore, un momento dell’anno che diventa un’emozione.

Il cielo del primo dipinto ricorda i pomeriggi afosi di luglio, mentre in basso il sole divora tutto ciò che lo circonda in un caso, e nell’altro le nubi temporalesche rabbuiano il panorama, rendendolo improvvisamente fosco. (Per chi fosse interessato, ecco il link ad un bel post su Campo di grano con volo di corvi)


Paul Cézanne

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Paul Cézanne, La riviera.

Nei quadri di Paul Cézanne invece sembra quasi di percepire l’aria densa delle calde ed infinite giornate del sud della Francia. Dopotutto uno degli intenti della sua ricerca è proprio quello di riprodurre la consistenza dell’aria.

In basso, non ho resistito alla tentazione di allegare una delle versioni del Mont Sainte Victoire, parte di un ciclo che mi sta molto a cuore e di cui ho parlato in questo post.

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Paul Cézanne, Monte Sainte-Victorie.

Edvard Munch

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Edvard Munch, La voce, notte d’estate

Per Edvard Munch anche questa stagione è piena di spettri.  Oltre la presenza di figure biancovestite e inquietanti, la cosa interessante è anche la sua rappresentazione dell’estate del nord Europa, in cui la notte rimane chiara e le tenebre non esistono quasi.

Non ci posso fare niente, ho un vero debole per questo artista!


Telemaco Signorini

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Telemaco Signorini, Il muro bianco.

Finalmente arriviamo in Italia e, grazie a Telemaco Signorini, abbiamo l’occasione di riconoscere quella luce che accomuna e caratterizza la nostra bellissima penisola.

Vi invito a cliccare su questi quadri e a goderveli uno per uno, perché davvero hanno dei dettagli che meritano di essere guardati con calma.


Alfons Mucha

In pieno stile Art Nouveau, l’estate diventa per Alfons Mucha il trionfo della vita dei campi. Ho scelto per voi due versioni diverse ma ugualmente belle: da una parte l’allegoria della mietitura e dall’altra il languore dei pomeriggi afosi e pigri.


Piet Mondrian

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Piet Mondrian, Notte d’estate.

Anche per Piet Mondrian, un altro nordico (per la precisione olandese), quella che solletica l’interesse è la notte estiva, carica di colori e di luci soffuse. Questi quadri ci regalano in effetti un’atmosfera fiabesca e magica, veramente lontana delle opere mediterranee.


Marc Chagall

Come sempre, Marc Chagall sceglie invece di raccontarci delle storie. L’estate non è soltanto una stagione ma piuttosto la somma di ciò che accade in questa stagione, che sia lavoro oppure piacere. Così, da una parte vediamo la mietitura sotto il sole e dall’altra la vita di mare, immersa in una luce azzurrina e fatata.


Edward Hopper

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Edward Hopper, La lunga tratta.

Per ultimo ho lasciato un artista per cui in realtà ho una grandissima stima, il portavoce dell’America della prima metà del Novecento.

Quella di Hopper è un’estate decisamente più azzurra e solitaria, atlantica molto più che mediterranea. Ricorda le ragazze vestite leggere, fresche e pronte per uscire, così come racconta la necessità di incontrarsi nelle sere estive in cui il buio porta finalmente con sé un po’ di brezza. Non vi sembra di avere vissuto almeno una delle scene che ho selezionato?


Direi che per oggi sono arrivata alla fine, anche se sicuramente avrò saltato qualche opera che si sarebbe meritata di entrare in questa galleria. Vi viene in mente qualche quadro che ho dimenticato? E qual è il vostro preferito tra quelli che ho selezionato?

Sono molto curiosa di sapere cosa ne pensate!🙂

L’incredibile scoperta di una scultura pop vecchia di 500 anni

Cosa possono avere in comune la decorazione lapidea di un palazzo spagnolo e un personaggio della serie Guerre Stellari?

Non sono impazzita, ve lo giuro (o almeno credo): in realtà questo è il contributo al blog di un mio vecchio amico, uno dei pochi che hanno superato la soglia dei dieci anni di sopportazione. Per tutelare la sua privacy lo chiameremo semplicemente A.B. e per conoscerlo vi sottopongo un suo flusso di coscienza divertente e leggero, che trovate qui di seguito.


“Esiste, in un angolo del centro storico di Valencia, uno splendido palazzo costruito tra la fine del quattrocento e i primi del cinquecento per celebrare la ricchezza e la potenza dei mercanti di seta, all’epoca dominatori dell’economia cittadina.

La pietra chiara con la quale fu costruito è oramai molto scavata, ma ancora si distinguono le tante figure che decorano le colonne e i portali; volti e forme fantastiche ma non prive di un loro gusto, a testimoniare la fantasia degli scalpellini e la volontà di stupire (e di lasciare un segno – o forse un messaggio) da parte dei facoltosi committenti. Ve ne sono di fogge diverse, tutte accomunate da elementi fantastici e al limite paurosi.

Una in particolare aveva stimolato la mia curiosità di vacanziero.

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Sul momento non mi aveva colpito più delle altre: ma dal cassetto “cinefilo” della mia memoria stava uscendo con prepotenza un’associazione mentale davvero insospettabile. Chi di voi non conosce Chewbacca, il gigantesco compagno peloso del mitico Han Solo, eroe della fortunatissima serie Star Wars? Beh, magari il personaggio vi sfugge (ha un ruolo secondario), ma la serie la conoscete certamente e almeno un film (dei 7 prodotti, con seguiti in lavorazione, serie tv ecc ecc) vi sarà toccato, non fosse altro per compiacere fidanzati o amici appassionati.

Star Wars è un film che ha lasciato un segno profondo sia nel mondo della cinematografia che nel mondo della cultura popolare. I suoi personaggi (Chewbacca compreso) sono delle vere e proprie icone pop, riprodotti oramai da un quarantennio su migliaia di gadget: dai giocattoli alle magliette a qualsiasi oggetto possa passare per la mente (bacata!) dei produttori di merchandising.

Icone talmente fissate nell’immaginario collettivo da arrivare a confrontarsi direttamente con il pregevole prodotto di un ignoto scalpellino Valenciano del quindicesimo secolo.

Che cosa è dunque la cultura popolare?

Tutte le forme d’arte sono per definizione nate “pop”, ma nel corso dei millenni sono sorte e si sono sviluppate alcune derivazioni cosiddette “alte”; cresciute su sé stesse, a volte in maniera talmente autoreferenziale da essere difficilmente riconoscibili a chi non ne conosce le regole (entrerà negli annali la storia degli occhiali da sole al MoMa, raccontata qui).

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Il pop no: evolve, si ramifica, ma rimane per definizione immediato, pronto per essere consumato da chiunque; spontaneo e istintivo, segue gusti (e disgusti) del “popolo”, colpisce alla pancia più che alla testa (ma il cuore – si sa – è più vicino allo stomaco che al cervello), è potente ma allo stesso tempo incontrollabile e genera miti con la stessa semplicità con cui poi li demolisce.

Chi – come me – conosce e coltiva la passione delle arti “alte”, molto spesso tende a chiudere gli occhi (magari con un velo di disprezzo) di fronte a quanto la cultura popolare produce e impone; è un vizio antico che si iscrive alla categoria “élite vs. popolino”, e traduce in maniera garbata alcuni istinti primordiali dell’uomo. Sono perfettamente d’accordo con chi critica la cultura pop (televisioni, pubblicità, cinema e tutto il resto ne danno occasione quotidianamente) per le sue bassezze e per la sua voracità; ma non posso negare di subirne in qualche modo il fascino ancestrale.

La POP art – che nel corso dell’ultimo mezzo secolo ha riempito di zuppe Campbell le migliori gallerie d’arte del mondo – è in un certo senso un esempio: l’arte “alta” che si appropria di un nome e di un titolo (invidia latente o omaggio?) senza avere la minima intenzione di sposarne la vera natura. Wahrol e i suoi contemporanei non furono esponenti della cultura popolare: furono dei grandissimi artisti che ne avevano subito il fascino e la potenza evocativa, e ne fecero un nuovo prodotto artistico da elevare sul piano della “grande arte”.


Questo incontro fortuito con l’effige di un Chewbacca cinquecentesco – che ha stimolato questa arzigogolata riflessione – per me rimane significativo. Significativo anche per chi, come me, vive amando molte forme di arti “alte”. Significativo non solo per il poter apprezzare lo splendido lavoro di un artista che mezzo millennio fa ci ha lasciato un pezzo di sé stesso; ma anche e soprattutto perché ha saputo evocare una riflessione e stimolare il mio fascino per quella parte del mondo culturale che – forse a torto – troppo spesso trascuro.

La cultura pop permea la nostra società: spesso nel bene, a volte nel male; trascurarne gli stimoli (almeno quelli positivi) è un gesto davvero troppo egoista per chiunque si consideri un vero appassionato di ogni forma d’arte.”


Allora…Questa riflessione vi ha incuriosito? Ovviamente sono di nuovo io, la vostra Sottile Linea d’Ombra, e mi chiedo se forse anche io a volte sono un po’ troppo snob nei confronti di tutto quello che possiamo definire pop. Purtroppo è molto più difficile giudicare il passato che il presente, non siete d’accordo con me?

Detto ciò, vi saluto e mi auguro che questa digressione vi sia piaciuta, anche perché potrebbe essere la prima ma non l’ultima.😉

 

Christo oltre l’Iseo: opere passate e future di un eccentrico artista

Credo che in questi giorni sia impossibile non sentire parlare di Christo e della Floating Piers sul Lago d’Iseo, non siete d’accordo con me?

Era da un bel po’ che  l’arte contemporanea non faceva da protagonista sui giornali e sui social, ma il legame con il territorio italiano, insieme forse al suo fascino particolare ed effimero, ha fatto sì che quest’installazione goda di un grande interesse e solletichi la curiosità di tutti.

Oltre al clamore mediatico, sono convinta che Christo e Jeanne-Claude meritino anche qualche parola più approfondita, quindi questo è il mio modesto contributo. Vi vengono in mente altre loro opere? Io ho preparato per voi un piccolo elenco di progetti passati e futuri per capire meglio la loro mentalità e soprattutto per fuggire insieme a voi in qualche altro angolo di mondo, almeno con la fantasia.


#1 Running Fence – California (1972-76)

Running Fence, Sonoma and Marin Counties, California, 1972-76 6
Running Fence, Sonoma and Marin Counties, California, 1972-76

Se i primi lavori di Christo e Jeanne-Claude risalgono agli anni Sessanta, direi che in un decennio i due hanno decisamente fatto strada: questa bizzarra recinzione è già un lavoro di proporzioni epiche, trattandosi di una morbida linea che si snoda per 39,4 chilometri ed è il frutto di 42 mesi di lavoro.

L’installazione ha lo scopo di accentuare lo spazio vuoto in cui si inserisce: spezzando in due il territorio desolato se ne percepiscono meglio la dimensione e la profondità.


#2 Surrounded Islands – Florida (1980-83)

Surrounded Islands, Biscayne Bay, Greater Miami, Florida, 1980-83d
Surrounded Islands, Biscayne Bay, Greater Miami, Florida, 1980-83.

Questa volta, ad essere poste sotto i riflettori sono undici isole della Biscayne Bay, circondate da un tessuto sintetico di un bel fucsia vivace. Che ne dite, non sembra anche a voi che siano state cerchiate con l’evidenziatore?

Qui è infatti più evidente che mai l’intento di porre l’attenzione su un determinato elemento che compone un paesaggio a cui magari si è tanto abituati da non farci nemmeno più troppo caso.


#3 Wrapped Reichstag – Germania (1971-95)

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Wrapped Reichstag, Berlin, 1971-95.

Ecco, questi finalmente sono i Christo e Jeanne-Claude più noti: gli impacchettatori instancabili dei monumenti, coloro che hanno incartato il Pont Neuf a Parigi, un pezzo delle Mura Aureliane a Roma e numerosi altri celebri fabbricati.

Scorrendo le loro opere di questo genere si nota come la scelta ricade sempre su edifici dal marcato valore simbolico. Qui si tratta niente meno che del Parlamento di Berlino, edificio che nel periodo in cui il progetto è stato concepito rispecchia la difficile condizione della capitale tedesca, divisa da un muro, e dell’intera Germania. L’installazione ha finalmente luogo soltanto nel 1995, quando finalmente la città riunita ricomincia a riprendere il suo smalto.

Una curiosità: avete notato che manca la cupola che corona il Reichstag? Al tempo il parlamento era ancora messo maluccio, anche perché non era ancora passato Norman Foster a restaurarlo (intervento di cui ho parlato qui).


#4 The Gates, New York (1979-2005)

The Gates, Central Park, New York City, 1979-2005 7
The Gates, Central Park, New York City, 1979-2005.

Che stana visione, quella di Central Park invernale e tutto colorato di arancione!

Questa installazione, composta da circa 7500 elementi, è il risultato di un progetto di vecchia data, attuato dopo “solo” quasi trent’anni. Costituisce un esempio che, come la passerella sul Lago d’Iseo, è concepito per essere vissuto a piedi, camminando e sperimentando le sensazioni che porta con sé.


#5 Over the river – Colorado

Over the River (Project for Arkansas River, State of Colorado)
Christo, Over the River (Project for Arkansas River, State of Colorado).

Dopo una selezione di progetti realizzati, ecco due idee che per adesso sono solo progetti in fase di completamento.

Qui non si parla di un lago ma di un fiume, l’Arkansas River, e l’idea è quella di nasconderne un bel tratto con una copertura in tessuto argentato, così da enfatizzare la linea disegnata dal corso d’acqua. Dovrebbe poi essere possibile navigare al di sotto, provando l’impressione di stare tra due fiumi.


#6 La Mastaba di Abu Dhabi – Emirati Arabi

The Mastaba of Abu Dhabi (Project for United Arab Emirates)2
The Mastaba of Abu Dhabi (Project for United Arab Emirates).

L’ultima e faraonica idea che vi racconto è quella di realizzare una colossale Mastaba (edificio della tradizione islamica) interamente composta da 410.000 barili multicolore. La scelta dei barili è una vecchia ossessione della coppia, quindi non ci deve stupire più di tanto.

La cosa forse più incredibile è l’altezza, che dovrà essere di 492 piedi (pari a circa 150 metri): uno più della piramide di Giza!


Allora, vi hanno stupito almeno un po’ tutti questi incredibili progetti? Che idea vi siete fatti di questi cui personaggi? Li ritenete degli artisti oppure dei matti visionari?

In ogni caso, se siete curiosi di approfondire o di vederne altri, ecco il link al sito ufficiale, da cui ho preso tutte le immagini e dove troverete un sacco di cose interessanti: http://christojeanneclaude.net

Perché Christo ha realizzato una passerella galleggiante sul Lago d’Iseo?

(Sicuramente non solo per provare l’ebbrezza di camminare sulle acque!)
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Christo, bozzetto per “The floating Piers”, Lago d’Iseo.

Quella di Christo e Jeanne-Claude (che per me rimangono entità inscindibili) è una storia lunga, romantica e lastricata di buone intenzioni.

LUNGA perché è dagli anni Sessanta che questi due artisti innamorati si dilettano con la Land Art, impacchettando monumenti oppure creando opere che enfatizzano e disegnano intere porzioni di territorio. Jeanne-Claude purtroppo è morta nel 2009, ma quest’ultima installazione sul Lago d’Iseo è ancora il frutto di un progetto comune, ideato insieme decine di anni fa, ancora prima di trovare la location perfetta e definitiva.

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1985, imballaggio del Pont Neuf a Parigi, a sinistra un esempio di bozzetto e a destra la realizzazione.

ROMANTICA perché la loro è anche la storia di un amore grande e diverso da molti altri in quest’ambito: non si parla dell’artista e della sua musa, ma piuttosto di una coppia alla pari che si rinforza reciprocamente: se Christo è l’artista che firma i bozzetti, Jeanne-Claude è stata l’organizzatrice delle loro opere, firmate sempre a nome di entrambi.

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Christo, Jeanne-Claude e l’installazione “The Gates” a Central Park, 2005.

GUIDATA DA BUONE INTENZIONI per la purezza del loro messaggio ma soprattutto per il loro rigoroso modo di procedere: i due non hanno mai cercato sponsor esterni, ma prima di ogni opera si sono sempre autofinanziati con la vendita dei bozzetti.

Vanno dunque in questo caso ad arricchire il Lago d’Iseo, senza chiedere niente in cambio se non la possibilità di usarlo come “tela”, regalando per di più del lavoro ed un richiamo turistico oltre all’opera in sé, accessibile gratuitamente e senza prenotazione dal 18 giugno al 3 luglio 2016. Tanta fatica per un tempo così breve, non sembra strano anche a voi? Eppure questa è da sempre la dinamica della coppia: pare che il loro scopo sia la creazione di un’installazione arricchita di fascino dalla sua natura effimera.


Ma qual è il messaggio della Floating Piers sul Lago d’Iseo?

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The floating Piers, work in progress.

Bisogna per prima cosa ricordare di come con la Land Art ci si affacci su un nuovo mondo (e scusate il gioco di parole): il nostro intero pianeta diventa la tela per gli artisti che la sanno riconoscere. Le forme naturali marine e montane vengono completate da un tocco decisamente umano, con lo scopo di lasciare un messaggio impossibile da ignorare.

Le opere di Christo e Jeanne-Claude, inserite in questo movimento artistico, servono effettivamente a porre l’attenzione su qualcosa che altrimenti si dà per scontato. La Floating Piers sul Lago d’Iseo è infatti un modo per evidenziare i paesi e le isole che va a sfiorare delicatamente e ad abbracciare. Ci ricorda la bellezza di questo paesaggio e permette a chiunque di viverlo in un nuovo modo decisamente più emozionante. C’è qualcosa di romantico in tutto questo, non credete?

Camminare sulla passerella vuol dire entrare in contatto con tutta una serie di sensazioni altrimenti impossibili da provare: il lieve dondolio delle onde e la brezza fresca, per fare un esempio, senza dimenticare poi la possibilità di osservare il lago sotto altre prospettive, godendo di punti di vista più unici che rari.

Non c’è niente da fare, io apprezzo molto le opere di questi artisti e ancora di più rispetto il loro modo di fare e la loro coerenza nel corso degli anni. Si tratta di due figure limpide che, forse senza nemmeno farlo apposta, riescono anche a proporre una diversa idea di valorizzazione del territorio, volta ad evidenziare la sue bellezze senza fossilizzarsi unicamente sul ritorno economico e di immagine.


Mi fermo qua perché mi sto allontanando dall’argomento originale, ovvero il tentativo di rispondere ad uno dei “perché?” che ogni tanto mi diverto a porre (Non ricordate? Ecco l’articolo in cui si introduce questo argomento: Elogio alla curiosità).

Credo che dedicherò il prossimo articolo ad altre opere di Christo e Jeanne-Claude (sapete tra l’altro che non è la prima volta che lavorano in Italia?), ma per adesso concludo con un po’ immagini per solleticare ulteriormente la curiosità.


Per altre informazioni, per vedere delle altre belle fotografie (e bozzetti) e per capire come fare per godersi quest’opera effimera, ecco il link al sito ufficiale: The Floating Piers.

Turner e l’Italia: le nostre città nei suoi disegni

Naples: Monte St Angelo and Capri 1819 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, Napoli, Castel dell’Ovo, sullo sfondo Monte Sant’Angelo a Tre Pizzi e Capri.

Riuscite ad immaginare un viaggiatore solitario e insaziabile che per sei mesi gira l’Italia con un taccuino e una matita tra le mani, continuamente impegnato nella riproduzione di quello che ha di fronte? Ecco, in un modo decisamente più semplice (e in molti casi meno nobile), anche noi facciamo la stessa cosa quando scattiamo infinite foto in giro per il mondo.

Come vi raccontavo nello scorso post (chi se lo fosse perso può cliccare qui!), Joseph Mallord William Turner durante il suo soggiorno in Italia non si è fermato un attimo, riempiendo centinaia di pagine con i suoi disegni, oggi consultabili online a questo link.

Spesso i suoi schizzi appaiono come degli scarabocchi, un insieme di poche linee nervose e veloci che servono a fissare nella mente l’impressione di un momento. Eppure, nel momento in cui si tratta di un luogo che conosciamo, ecco che i tratti rapidi diventano precisi contorni di quella che è una chiara immagine nella nostra memoria. Non mi credete? Allora scorriamo insieme questa selezione che vi ho preparato!


Torino

Façade of S. Giovanni, the Cathedral at Turin 1819 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, facciata del Duomo di S. Giovanni a Torino.

Ovviamente il mio spirito campanilista mi impone di iniziare dalla città che conosco meglio, dicendo come scusa che è la prima immortalata dall’artista, arrivato in Italia dal Moncenisio.

Come si può vedere, nella capitale sabauda Turner sembra essere stato affascinato in primo luogo dall’architettura, manifesto di quel barocco così poco convenzionale, una sfumatura stilistica che forse in Inghilterra era ancora poco nota. 

Non so voi, ma io ho l’idea che sia rimasto stregato in particolare dalla Cappella della Sindone (che, per chi non la conoscesse, è visibile cliccando qui, in una foto di MuseoTorino antecedente all’incendio che l’ha rovinata).


Bologna

Bologna colpisce l’osservatore per le sue torri, siano esse religiose o civili, e anche Turner non è rimasto immune al suo fascino medievale. Sullo sfondo poi è impossibile non riconoscere il landmark per eccellenza: il Santuario della Madonna di San Luca, lontano e adagiato sulle colline.


Tivoli

Tivoli 1819 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, Tivoli.

Esistono moltissimi schizzi e acquerelli che l’artista ha realizzato a Tivoli, probabilmente perché ha soggiornato poco lontano per un relativamente lungo periodo di tempo. Dovendo scegliere, ho deciso di proporvi opere che mostrano altre due interessanti tecniche utilizzate da Turner.

In primo luogo il mio adoratissimo acquarello, che gli ha permesso di immortalare non solo le linee ma anche i colori e le sfumature dell’Italia mediterranea che aveva davanti. Per seconda è molto interessante la scelta di utilizzare fogli già grigi, così da poter disegnare sia le ombre sia le luci, con lo scopo di ricreare l’atmosfera dei luoghi.


Napoli

Naples: the Castle of the Egg 1819 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, Napoli e il Vesuvio.

Napoli si presenta come un vero trionfo di colore. Anche in questo caso ci sono molte opere tra cui scegliere, tutte meravigliose! In questo caso non è solo l’architettura a colpire l’occhio di Turner, ma piuttosto la sua integrazione con il paesaggio, come è visibile anche nell’immagine inserita all’inizio di questo articolo.


Pisa

The Duomo and Campanile, Pisa 1828 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, il duomo e la torre di Pisa.

Quello che mi diverte di Pisa è invece il grande numero di particolari che compongono lo schizzo qui in alto, come se Turner non volesse dimenticare nulla della città toscana. In effetti la mia idea è che volesse poi realizzare un quadro a partire da questi schizzi, opera mai dipinta una volta di ritorno in Inghilterra.

Quella che curiosamente è invece diventata un’illustrazione è invece la bozza della chiesa di Santa Maria della Spina, visibile in basso (e scusate per la bassa risoluzione).


Firenze

Florence from San Miniato circa 1828 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, Firenze da San Miniato.

Infine, non potevo non citare Firenze. Purtroppo questo quadro, realizzato qualche anno dopo a partire dai quaderni di viaggio, è disponibile solo con una bassa risoluzione, cosa che mi spiace molto. Il capoluogo toscano sembra intrigare Turner più che per l’architettura per la sua simbiosi con l’Arno, un legame che non tutte le città hanno con i fiumi su cui si affacciano.


Detto questo, ho terminato il mio excursus per le città italiane. Vi ha incuriosito?

Se invece abitate in città che non ho nominato, potete comunque curiosare nell’archivio della Tate Gallery, visto che sono presenti moltissimi altri centri urbani che ho dovuto trascurare per mettere la parola fine a questo post che sarebbe potuto diventare potenzialmente infinito!

Turner a Roma: le meraviglie della città eterna

Rome: The Forum with a Rainbow 1819 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, Roma: il foro con arcobaleno.

Senza dubbio Roma è stata una grande fonte di ispirazione per Joseph Mallord William Turner, inglesissimo maestro abituato alla pioggerellina fine di Londra. La città eterna è infatti la protagonista di numerose tele e di molti acquerelli, tutti accomunati dall’attenzione per i dettagli e dalla luce dorata del Mediterraneo.

Riuscite ad immaginare l’emozione di un appassionato di archeologia ed architettura classica giunto in Italia per la prima volta?Teniamo conto che stiamo parlando della Gran Bretagna dei primi dell’Ottocento, una società che ha il mito della classicità e della cultura romana e greca. Quindi un viaggio di sei mesi verso Roma e oltre deve essere un vero premio per il quarantatreenne Turner, ormai ai vertici del panorama artistico inglese.


J. M. W. Turner in Italia

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J.M.W. Turner, Roma moderna da Campo Vaccino.

Nei primi giorni dell’agosto 1819 Joseph Mallord William Turner parte da Dover verso sud. Attraversa la Francia e arriva in Italia attraverso il Moncenisio, per poi scoprire Torino e Milano. Di qui si dirige a Venezia, dove soggiorna alcune settimane e si innamora dei colori e dell’inconsistenza della laguna. (Sulle impressioni di Venezia, ecco un articolo da non perdere: Un atto d’amore per J. M. W. Turner)

Dopo Venezia, è la volta di Bologna e Rimini, per poi giungere finalmente a Roma all’inizio di ottobre. Eppure il grande artista non è ancora sazio, così si permette ancora una tappa a Napoli, Pompei ed Ercolano, per godersi quelle che al momento sono le più belle rovine ritrovate.

Di ritorno alla città eterna vi soggiorna per quasi tre mesi, un periodo che nutre la sua mente ed i suoi occhi, al punto da originare una serie di quadri fenomenali, una volta rientrato in patria.

La Roma di Turner è un luogo dove il passato si fonde con il presente, creando una mescolanza tra la precisione di un rilevatore e l’aura di leggenda che circonda anche il presente decaduto. Anche i quadri qui di seguono esprimono questo dualismo: da una parte la visione di Roma antica, immaginata a partire dagli studi archeologici, dall’altra la città moderna, intrisa di una luce senza tempo.

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J. M. W. Turner, Antica Roma: Agrippina che approda con le ceneri di Germanico.
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J. M. W. Turner, Roma dall’Aventino.

Gli album di viaggio

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J. M. W. Turner, Roma, quaderni di viaggio.

Vi siete chiesti come abbia fatto Turner a dipingere quadri tanto dettagliati una volta rientrato a Londra? Il suo era il mondo prima delle macchine fotografiche, quindi la risposta è che bisognava sgobbare continuamente.

Il nostro grande artista è partito con una serie di album da disegno da riempire con i dati che gli servivano e con le meraviglie che aveva davanti agli occhi.

Ecco, vi confesso che io adoro questi quaderni meticolosamente compilati: con pochi tratti Turner è riuscito a riprodurre immagini dettagliate e fedeli della realtà, fornendoci un preciso spaccato di com’era Roma nel 1819 senza nessun errore o imprecisione.

In certi casi poi questi appunti diventano la base per preziosi quadri futuri, come si può notare nelle due immagini di seguito.

Study for 'Rome from the Vatican' 1819 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, Studio per “Roma dal Vaticano”.
Rome, from the Vatican. Raffaelle, Accompanied by La Fornarina, Preparing his Pictures for the Decoration of the Loggia exhibited 1820 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, Roma dal Vaticano.

Non trovate anche voi che siano opere incredibili? Il bello è che Joseph Mallord William Turner non si è limitato a ritrarre Roma, ma si è dedicato a una grande parte dell’Italia. Siete curiosi di scoprire come ha disegnato la vostra città? Allora vi invito a non perdere il prossimo articolo😉

Quasi dimenticavo: se volete guardare altri lavori di Turner, sul sito della Tate Gallery di Londra sono presenti tantissime opere, tutte commentate e catalogate. In particolare, questo è il link alla sezione dedicata al viaggio in Italia (Non c’è niente da fare, io amo gli Inglesi e la loro cura per il patrimonio e per i visitatori, reali o virtuali che siano!)

10 momenti di passione

10momenti-di-passione

In fondo cos’è l’arte se non un meraviglioso gesto d’amore?

Se doveste scegliere 10 tra le opere d’arte di tutti i tempi, quali sarebbero per voi quelle che meglio rappresentano l’amore intenso e senza limiti? Ecco, per il nuovo episodio di 10 Momenti di… il filo conduttore è proprio la passione.

Vi ricordate di questo progettino inaugurato insieme al blog Artesplorando? Si tratta di una serie di brevi video in cui cerchiamo di raccontarvi con 10 dipinti delle sensazioni, dei temi o dei percorsi trasversali alla storia dell’arte (a proposito, ecco il link alla scorsa puntata: 10 minuti di…Inverno!).

In questa selezione trovate tutti gli artisti che più amo, forse perché per me intensità e ardore sono una prerogativa necessaria per esprimersi al meglio con la pittura.

Che cosa aggiungere, se non che spero di avervi fatto incuriosire abbastanza da cliccare play? Fatemi sapere cosa ne pensate😉