Europe Top 10: Varsavia e Berlino, le due fenici del vecchio continente

Come sarebbe la vostra classifica delle 10 città più affascinanti d’Europa? Seguendo il tema degli scorsi articoli (La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa), ecco le posizioni 3 e 4 secondo La Sottile Linea d’Ombra (per tornare a scoprire la 9 e la 10, la 7 e la 8 e la 5 e la 6 basta cliccare sui numeri).

Avete mai riflettuto su come città diversissime tra loro a volte abbiano un filo sottile che le tiene legate? Oggi mi riferisco a Berlino e Varsavia, per certi versi simboli del carnefice e della vittima, ma alla stesso tempo accomunate dalla quasi totale distruzione negli anni della Seconda Guerra Mondiale.


#4 Varsavia – il simbolo della rinascita

Old Town panorama of Warsaw

Tra tutte le città europee che ho avuto la fortuna di vedere, Varsavia probabilmente è quella che più mi ha emozionato. E non mi riferisco alla reazione che ho avuto nel momento in cui qualcuno in ostello mi ha rubato lo zainone che conteneva tutti i miei vestiti, gli album da disegno e i quaderni su cui scrivevo. Al contrario, la magia di questo posto è stata così potente da cancellare le piccole cose negative delle piccole persone come me.

Il suo centro storico infatti è allegro e colorato a discapito di tutte le cicatrici che segnano in tessuto urbano, segni che solo conoscendo la storia del luogo possono essere compresi.

Varsavia è stata distrutta di proposito nella Seconda Guerra Mondiale e poi oppressa dal Regime Comunista (come dimostra il grattacielo in stile Gotham City, o più precisamente socialista, realizzato nel 1952 al posto di interi quartieri mai ricostruiti), eppure oggi appare come una metropoli moderna e allo stesso tempo legata alla tradizione, pulita e confortevole, caratterizzata da architetture ardite vicine a piazze storiche rimesse in piedi a partire dal 1945, grazie agli studi di restauro curati dalla comunità internazionale e alle donazioni di quadri e vedute d’epoca da parte dei suoi abitanti, con il fine di non dimenticare.

Ci sono stata due volte a distanza di qualche anno e ogni volta mi sono stupita dell’atmosfera di rinnovamento e dall’impegno che i Polacchi riversano nel migliorare le loro città, combattendo con edifici contemporanei il grigiore sovietico dei decenni passati.

warsaw-modern

Quella della Polonia è una storia decisamente affascinante che ho avuto modo di conoscere girandola in treno e osservandola nell’arco di cinque anni. Potrei parlare per ore ma andrei fuori tema, quindi per ora passo oltre, con la promessa di tornare in argomento prima o poi.

Per una visita

warsaw-uprising-museum

Il luogo che più mi ha impressionata e commossa è il Warsaw Rising Museum, il museo dedicato alla Resistenza di Varsavia del 1944, un importante movimento antinazista partito dal ghetto della città, durato poco più di due mesi e soffocato nel sangue, con grandi responsabilità anche da parte dei Sovietici che non hanno prestato soccorso.

Si tratta di un allestimento moderno e coinvolgente, semplice da capire e allo stesso agghiacciante, fondamentale per vedere con occhi nuovi la città rasa al suolo e rinata dalle sue ceneri.

Per una passeggiata e un po’ di svago

varsavia-centro-storico

Il centro storico rimane invece il luogo ideale per ritrovare la serenità e la felicità della vita da viaggiatori. Ci sono bei locali, negozi interessanti, architetture tradizionali e stradine bellissime, ricostruite così fedelmente da sembrare originali, evitando fortunatamente l’effetto “Parco dei divertimenti” che a volte si riscontra in questi casi.


#3 Berlino – la regina della contemporaneità

BERLIN

Ecco, tra le città che ho visitato Berlino rimane invece quella più confusa, la capitale con i contorni sfocati e i contrasti evidenti.

Ad esempio è impossibile suddividerla in centro storico, ampliamenti in età moderna e periferia, perchè la sua storia unica di città distrutta e poi tagliata a metà le ha lasciato una natura policentrica e disomogenea.  Insieme a Varsavia, bisogna tenere conto che stata la città più distrutta al termine della Seconda Guerra Mondiale.

berlino-1945-reichstag
Il parlamento tedesco nel 1945.

In più, molte sue caratteristiche non sono ancora assimilate o storicizzate ma, al contrario, vivono ancora in una fase di completo movimento, cambiano ogni giorno senza un’idea precisa di quello che riserverà il futuro, inondando il presente di un’intensità che in altre città d’Europa è davvero difficile trovare.

I quartieri sono enormi e sempre spaziosi, mentre l’edilizia è la più svariata, composta da tipologie tedesche, sovietiche oppure contemporanee e internazionali, mescolate tra loro. Dal momento che ho già parlato di tutto questo, per non diventare ripetitiva vi lascio il link: Berlino oltre il muro: la grandezza di una città ferita.

Si respira quasi ovunque un’atmosfera underground ma esiste anche una specie di nucleo che ha particolarmente a cuore la sua storia e soprattutto la cultura che da sempre riveste un ruolo importantissimo nella capitale tedesca. Mi riferisco all’Isola dei musei e ai suoi dintorni, i luoghi che inevitabilmente ho scelto di indicare “per una visita”.

Per una visita

berlino-isola-musei

Ecco, in una città come Berlino si ha solo l’imbarazzo della scelta in tema di musei da visitare, dal momento che ci sono attrazioni a dir poco imperdibili.

Per il suo valore storico e simbolico ho però scelto di concentrarmi sull’Isola dei musei, lo scrigno che custodisce i reperti di quella che è la grande tradizione tedesca nell’archeologia ma non solo, visto che si trovano qui immense opere d’arte (come l’Isola dei Morti di Bocklin o alcuni paesaggi di Friedrich). Visto che ne ho parlato e che si tratta di un argomento molto lungo, vi lascio il link a questo mio post: Berlino: tre simboli di rinascita da conoscere e amare e alla pagina di Wikipedia sull’argomento.

Per una passeggiata e un po’ di svago

east-side-gallery

E se poi si vuole invece passeggiare in un luogo unico al mondo, io credo che la scelta migliore sia quello di recarsi all’East side gallery, una lunghissima area verde dove è possibile costeggiare una grande porzione del muro di Berlino. Il lungofiume berlinese di arricchisce in questo caso di un grande valore storico ma anche di capolavori si Street Art, che meritano assolutamente un’occhiata!


Allora…Vi piace l’avanzare di questa classifica? Avete visto in prima persona questi luoghi incredibili e commoventi? Fatemi sapere e, soprattutto, non perdetevi l’ultima puntata, per scoprire le prime posizioni!

P.S. Come ho già detto, sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

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Berlino: tre simboli di rinascita da conoscere e amare

berlino-ricostruzione-reichstag-potsdamer-platz-isola-museiRiuscite ad immaginare la città di Berlino subito dopo la caduta del muro, a percepire quel mix di tensione e di sollievo, di speranza e preoccupazione?

La capitale tedesca si affaccia agli anni Novanta in una condizione delicatissima: interi quartieri sono ancora costituiti da vuoti urbani mai ricostruiti e ruderi, mentre una cicatrice lunga chilometri divide in due la città non come una linea sottile ma piuttosto come una larga striscia grigia vuota e desolante.

Nonostante le premesse disastrose e un’economia nazionale tutta da ricostruire, Berlino sin da subito è caratterizzata da un grande fermento, sintomo della volontà dei suoi abitanti di chiudere finalmente i conti con il recente passato.

Infatti se oggi, a distanza di venticinque anni, passeggiamo per la capitale tedesca, quello che abbiamo di fronte è un centro modernissimo, attrezzato e affascinante, che fa della contemporaneità uno dei suoi punti di forza. E se poi uno ci pensa bene, 25 anni non sono poi così tanti: quante cose sono cambiate nelle nostre città in quest’arco di tempo? Scommetto non tante, se si escludono i cambi della viabilità e della pavimentazione delle strade, sono pronta a scommetterci!

Tornando a noi, oggi vorrei parlare dei tre simboli che secondo me simboleggiano al meglio il desiderio di rinascita di questa metropoli, in tre campi diversi.


I. Il restauro del Palazzo del Parlamento

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A vederlo oggi sembra impossibile da credere, ma il Reichstag di Berlino è rimasto un rudere fino alla caduta del muro nel 1989. Il motivo è semplice, se si pensa che l’intento dei vincitori della guerra è quello di annientare la Germania come stato nazionale unito e sovrano.

Così, logicamente l’ipotesi del suo restauro assume un ruolo simbolico di primo piano per i tedeschi che vogliono dimostrare al mondo la loro rinascita.

Si affidano a uno dei miei architetti preferiti, Norman Foster (sir Norman Foster, per la precisione), che propone e realizza un progetto a dir poco geniale. Anziché riproporre un edificio uguale a quello ottocentesco, sceglie di evocare le forme utilizzando materiali innovativi e distinguibili, trasformando l’idea di una cupola in uno spazio panoramico che attira visitatori e che illumina dall’alto l’aula del parlamento dove si radunano i politici tedeschi, visibili dall’alto da chi passa. Non si può certo dire che a Berlino abbiano segreti da nascondere in politica, a differenza di qualche altro Paese che mi viene in mente!


II. Potsdamer Platz

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Forse non tutti sanno che in questa piazza è stato utilizzato il primo semaforo del mondo (non per niente nei negozi di souvenir trovate dappertutto gli omini neri su sfondo rosso e verde!). Nozioni da guida turistica a parte, questa piazza è un punto nevralgico della Berlino ante-1939, un animato crocevia dove già nel 1908 transitano 35 linee tranviarie ed è insediata la stazione di testa di una delle più importanti linee ferroviarie nazionali e internazionali. Potsdamer Platz in questa fase è dunque il simbolo della modernità e della vivacità economica della capitale tedesca.

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Dopo la guerra, il poco che rimane in piedi viene tagliato in due nel 1961 dal muro, rendendo di fatto impossibile l’utilizzo degli assi viari e la ricostruzione degli hotel e di tutti gli altri servizi.

A partire dal 1989, si può immaginare quindi la difficoltà nel cercare di ricucire uno spazio dilaniato e frantumato per più di quarant’anni. Riesco infatti a capire come mai oggi quello coordinato da Renzo Piano sia considerato uno tra gli interventi di recupero urbano più rilevanti a scala europea.

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Sicuramente si tratta del tentativo coraggioso di dare un nuovo volto ad una porzione di città sofferente cercando di seguire la sua originale vocazione senza arrivare a scimmiottare un passato ormai dimenticato. Si opta quindi per la dimostrazione coerente e affascinante di una modernità funzionale e simbolica, che attrae forse più i turisti rispetto ai Berlinesi.

C’è chi ha criticato questo intervento proprio facendo leva sullo scarso coinvolgimento degli abitanti, però c’è anche da dire che i tempi di una metropoli possono anche essere lunghi. Le dinamiche sociali non si cambiano da un giorno all’altro, non si può obbligare la gente a cambiare le sue abitudini, quindi credo che per poter giudicare ci vorrà ancora un po’ di tempo. E nel frattempo, io mi godo le belle architetture!


III. L’Isola dei Musei

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Se siete stati a Berlino, con ogni probabilità ricorderete l’attesa per entrare in musei come quello di Pergamo oppure l’Altes, uniti all’armonia di questo spazio ben organizzato e armonico, caratterizzato dalle strutture neoclassiche ed eclettiche.

Bene, tutto quello che si può vedere oggi, nella misura in cui si vede oggi, è il risultato (non ancora terminato) di un concorso bandito negli anni Novanta dalla città per recuperare questi edifici, bombardati in maniera più o meno grave dalla guerra e restaurati sommariamente per mano dei sovietici.

berlino-isola-musei-concorso

Partecipano molti grandi architetti, tra cui Giorgio Grassi e Frank Gehry (i cui progetti sono qui riportati) e vince David Chipperfield, che prevede un passaggio sotterraneo che colleghi i cinque musei, insieme a una struttura contemporanea, in fase di realizzazione, che sarà destinata all’accoglienza e ai servizi per i turisti, prevedendo caffetteria, bookshop e tutto il resto.

La bellezza di questo intervento di rinascita culturale secondo me risiede proprio nella volontà di adeguare un complesso storico alle esigenze di oggi, visto che ormai sono milioni i visitatori che ogni anno scelgono Berlino e l’isola dei musei come meta.


Per farla breve, mi piace pensare a questi tre progetti perché, seppure diversi, rappresentano in pieno la volontà di rinascita di un popolo che non è abituato ad abbassare la testa: il Reichstag per dimostrarne la forza politica (che di anno in anno effettivamente è in aumento), Potsdamer Platz per omaggiare un passato che non esiste più e sfoggiare la vivacità economica e infine l’Isola dei musei, per ricordare le radici della nazione, i grandi artisti e gli interessi (e le razzie, per essere precisi) che hanno influenzato la cultura tedesca.

Berlino oltre il muro: la grandezza di una città ferita

Berlino

Il prezzo che Berlino ha dovuto pagare, al termine della II Guerra Mondiale, è stato l’annientamento, sia a livello fisico sia simbolico.

La follia nazista ha condotto alla distruzione quasi totale di quella che era una delle più grandi metropoli del mondo, seguita dalla suddivisione (o, per meglio dire, lacerazione) in quattro spicchi di influenza delle nazioni vincitrici. Le foto che seguono servono a rendere un’idea dello sfacelo: riconoscete le porte di Brandeburgo e l’oggi scintillante palazzo del parlamento?

Nonostante questo destino tragico, la capitale tedesca non può che essere la IV ed ultima tappa del mio Grand Tour alla ricerca delle radici del contemporaneo. Dopotutto, chi perde molto ha tanto da fare per ricostruire, nel bene e nel male. Così, vediamo di andare con ordine.


|  IV tappa  |   La città che risorge dalle sue ceneri
Alexander Platz.
Alexanderplatz.

Prima della guerra, Berlino è una città moderna, dinamica e avanguardista, culla di movimenti artistici e sede di grandi istituzioni. Dopo il 1945 tutto è destinato a cambiare: alla distruzione fisica segue un periodo di grande povertà, insieme alla sottomissione alle potenze vincitrici.

Il marchio sovietico è forse quello che ancora oggi si legge maggiormente: basta passeggiare per Alexanderplatz per notare l’antenna della televisione (difficile non vederla!) e i grandi palazzi in stile sovietico. Questa porzione di città ricorda altri centri sparsi nella Mitteleuropa, dove gli anni d’oro di Stalin hanno lasciato in eredità blocchi di edifici grigi e altissime antenne, ci avete mai fatto caso?

Per queste ragioni, vedere oggi Berlino non è un’esperienza paragonabile all’esplorazione di Parigi o Londra, soprattutto per il fatto che ancora oggi si percepisce qualcosa di disomogeneo, qualche controsenso. Le tracce della storia recente sono visibili allo stesso modo nei monumenti commemorativi e nei vuoti urbani, quegli immensi isolati che sembrano cicatrici nel tessuto cittadino.

Per di più, la contemporaneità ha un grande spazio. Non per niente sto parlando di una città giovane su misura dei giovani, dove l’arte e l’architettura contemporanea giocano un ruolo di rilievo.

Nel momento in cui il muro è crollato, sono successe due cose importantissime (dal punto di vista architettonico ma non soltanto):

1. Berlino è tornata ad essere la capitale unita di un grande stato, che necessita nuovamente di tutta una serie di edifici e infrastrutture sino a questo momento trascurati (il parlamento primo tra tutti)

2. i terreni su cui prima correva il muro (per una lunghezza di chilometri), diventano cicatrici nel tessuto urbano, spazi vuoti da riempire con operazioni immobiliari e sociali (un esempio? Potsdamer Platz!).

Così, la capitale tedesca diventa una sorta di città dei sogni per gli architetti e i progettisti di tutto il mondo, diventando la metropoli in cui i cantieri non finiscono mai. (Vorreste un riepilogo degli interventi più interessanti? Vi chiedo scusa ma credo che dovrete aspettare il prossimo articolo!)

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Potsdamer Platz.
In sintesi, perché concludere proprio qui il mio viaggio virtuale?

Per prima cosa, se il mio scopo è quello di scoprire le radici della modernità, questa è la modernità, il frutto delle rivoluzioni culturali che investono l’Europa intera nel ventesimo secolo.

Qui si vedono applicate le lezioni dei maestri dell’architettura e qui si sta scrivendo il prossimo capitolo dei libri di storia dell’arte, senza forse che ci si faccia troppo caso.

Tutte le volte che ho lasciato Berlino mi è rimasta come l’impressione di non averne colto lo spirito al 100%, come se mi mancasse qualcosa, un dettaglio che servisse ad incorniciare il tutto. E sapete una cosa? Credo che quello che tutte le volte mi è mancato sia dovuto al fatto che molte caratteristiche della città non sono ancora assimilate o storicizzate, al contrario, vivono ancora in una fase di completo movimento, cambiano ogni giorno senza un’idea precisa di quello che riserverà il futuro, indondando il presente di un’intensità che in altre città d’Europa è davvero difficile trovare.

Bauhaus: seguendone le tracce tra Berlino e Dessau

Ingresso al Bauhaus, Dessau.

In attesa della IV tappa del mio personale Grand Tour 2015 (per chi non sapesse di cosa sto parlando, ecco l’articolo da cui iniziare per rimediare: Perché scegliere di viaggiare in Europa?), oggi mi perdo ancora dietro le orme di quella fantastica scuola che è stata il Bauhaus (di nuovo, per chi si fosse perso l’articolo, ecco il link: Geometria, semplicità e purezza: i pilastri di una nuova modernità).

Così, oggi vi elencherò i tre posti dove assolutamente bisogna andare se si vuole conoscere davvero questo fenomeno unico e incredibile.


1. Dessau: la scuola progettata da Gropius
Il cortile del Bauhaus, a Dessau.
Il cortile del Bauhaus, a Dessau.

bauhaus-logoForse, tra le tre mete che ho in mente, questa è quella più nota, oltre ad essere quella di cui ho già parlato più diffusamente. In ogni caso, non posso fare altro che partire da qui.

La scuola di Dessau, progettata da Walter Gropius (teorico dell’architettura e preside), rispecchia in pieno tutte le idee che venivano insegnate e studiate, diventano una sorta di manifesto del Movimento Moderno.

Gli spazi sono disegnati unicamente in funzione alla destinazione d’uso prevista, differenziandosi quindi anche esteticamente tra mensa, servizi, aule e laboratori.

Non voglio annoiarmi con una minuziosa descrizione ma, se siete interessati, questo è il link per scoprire di più sulla scuola, sulla sua struttura e sulle materie studiate.


2. Dessau: le case dei maestri
Una delle case dei maestri, Dessau.
Una delle case dei maestri, Dessau.

Sempre a Dessau, gli insegnanti si sono dilettati nella progettazione delle loro stesse residenze. Si tratta di una serie di abitazioni bifamiliari dove convivevano, poco distanti dalla scuola e immersi nel verde anche dentro la cittadina.

Posso garantire che questa deviazione di pochi minuti merita la visita, perché vedere questo piccolo quartiere è come immergersi in un ambiente diverso, fermo nel tempo a quegli anni in cui il nazismo non aveva ancora invaso il mondo.

Oltre a questo, immaginare Vassily Kandinsky e Paul Klee che convivevano in una di queste casette è abbastanza divertente! 🙂


3. Berlino: il Bauhaus Archiv
Le opere esposte al Bauhaus Archiv di Berlino.
Le opere esposte al Bauhaus Archiv di Berlino.

Bauhaus_Archiv_BerlinL’ultima tappa alla ricerca del Bauhaus conduce invece a Berlino e, più precisamente, in un edificio progettato (di nuovo!) da Walter Gropius, questa volta negli anni Sessanta: l’archivio della scuola che oggi espone anche una serie di cose piuttosto interessanti.

La collezione permanente è composta dai progetti, dai disegni e dagli oggetti di design progettati dagli allievi, esito dei corsi tenuti dai maestri d’eccezione. Oltre a questo, mi è piaciuto moltissimo vedere le fotografie scattate a Dessau, insieme ai biglietti che si scambiavano ragazzi e professori, segno del rapporto di confidenza e rispetto che vigeva.

Esiste poi una sezione dedicata al destino di coloro che hanno studiato e insegnato a Dessau. In America hanno avuto tutti un destino migliore, ottenendo prestigiose cattedre universitarie e rifondando un nuovo Bauhaus nel 1937, che presto prende il nome di Institute of Design, istituzione attiva ancora oggi.


In conclusione, vi dirò che l’arrivo a Berlino non è assolutamente casuale. Volete scoprire perché? Allora non vi resta che pazientare fino al prossimo articolo, la IV tappa del Grand Tour 2015!