Da Chicago a New York: un viaggio nella magia dell’arte americana

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È possibile individuare un percorso che racconti le evoluzioni della storia dell’arte e dell’architettura nella sconfinata America, scoprendone le tappe salienti e rivivendo l’abbandono dall’orbita del vecchio continente?

Credo che da questo lato dell’oceano siamo tutti un po’ eurocentrici quando si parla di cultura ed in special modo di pittura, ma a volte allargare lo sguardo può rivelarsi fonte di grandi soddisfazioni.

È ormai trascorso un anno dal mio primo viaggio negli Stati Uniti: me lo ricorda Facebook (che mi ripropone le foto che avevo postato) e anche io tendo a non dimenticarlo. È stata una bella scommessa: sono partita con il preciso scopo di approfondire quello che in parte conoscevo e di individuare il filo rosso che conduce alle radici della cultura degli Stati Uniti, e devo dire che sono stata parecchio soddisfatta del risultato.

Se vi ricordate, ho iniziato a parlarne in una serie di post (ecco il primo: Esiste una vera arte americana?), ma mi rendo conto ora che non ho mai concluso degnamente questo pensiero. Così oggi, ad un anno di distanza, cerco di rendere omaggio a quello che ho visto e di tirare le fila dei discorsi intavolati.

L’architettura degli Stati Uniti ha inizio a Chicago, mentre l’arte contemporanea americana e mondiale ha trovato la sua culla a New York. Questi sono due punti fermi, ma cosa succede se si vuole approfondire, alla ricerca delle radici di quello che possiamo vedere e vivere oggi? Per comodità, ho separato i due argomenti principali di cui sto per parlarvi.


Lo sviluppo della pittura negli Stati uniti

In questo campo, non si può che partire da New York, approdo privilegiato per i naviganti, anticamera dell’America e crocevia di culture.

È infatti da qui che arrivano le notizie delle tendenze europee ed è da qui che all’inizio dell’Ottocento partono artisti come Thomas Cole verso la riproduzione romantica della natura incontaminata. Dapprima si allontanano di poco, seguendo l’Hudson River, poi negli anni si spingono verso il West, insieme ai pionieri.

Intanto che le esplorazioni proseguono, New York inizia a trasformarsi nella grande metropoli che tutti abbiamo visto nei film e la sua egemonia culturale è sempre più marcata. Gli artisti americani sono attirati dal suo mondo febbrile e a loro si aggiungono gli intellettuali europei che scappano dalla prima guerra mondiale, portando con sé il loro bagaglio culturale. Così, ecco che nasce il modernismo americano e che la Grande Mela ruba gradualmente il ruolo di capitale dell’arte a Parigi.

Maestri come Edward Hopper e Georgia O’Keeffe rivoluzionano il concetto di paesaggio e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale spazza via tutto e apre le porte alle trasformazioni del dopoguerra, con Andy Warhol in prima fila e la sua Factory, ovviamente situata a Manhattan.

Potrei andare avanti ed arrivare al presente, perché da questo momento in poi diventa chiaro che l’arte contemporanea passa da New York e qui trova terreno fertile. Ancora oggi si respira questo clima, tra le infinite gallerie d’arte di questa città ed il generale rispetto per la cultura che si respira nei suoi bellissimi musei.

Mi rendo conto di essere stata piuttosto frettolosa in questa digressione, ma il mio scopo è quello di tirare le fila: se invece siete curiosi di approfondire, ecco a voi un bell’elenco di miei articoli scritti su questo tema:

  1. Tra pionieri, anni ruggenti e grande depressione: gli USA oltre la linea d’ombra
  2. Thomas Cole e gli altri: una grande storia che ha inizio nei meandri dell’Hudson River
  3. Il trionfo delle metropoli: la metamorfosi americana secondo O’Keeffe, Sheeler e Demuth
  4. Tre motivi che rendono Edward Hopper un grande artista
  5. Edward Hopper e George Bellows: le luci e le ombre degli Stati Uniti
  6. Cape Cod: il luogo dove i quadri di Hopper diventano realtà
  7. Perché dopo il 1945 l’arte abbandona l’Europa?
  8. Andy Warhol e Keith Haring: due volti dell’arte americana
  9. New York City: 5 luoghi imperdibili per un appassionato d’arte

Seguendo le radici dell’architettura contemporanea

Chicago è, dal punto di vista dello sviluppo dell’architettura, la città giusta al momento giusto e nel posto giusto.

Vicina all’importante via di comunicazione costituita dai Grandi Laghi,  nasce come punto di scambio, un nucleo portuale da cui legname e carne partono per sostenere ed accrescere le ben maggiori città già esistenti nel continente. Poi, la ferrovia compie il miracolo. Questo piccolo centro urbano costituito da casette di legno diventa un nodo cruciale per la corsa all’ovest, gettando le basi per una clamorosa espansione.

Nel 1871 un enorme incendio cambia completamente le carte in tavola: quasi tutti gli edifici del centro sono distrutti, così in breve tempo di deve procedere con la ricostruzione.

Qualcuno inventa l’ascensore, così il gioco è fatto e si può salire all’infinito, o quasi. Dai pionieri dell’acciaio e del vetro nasce qualcosa di grande, la Scuola di Chicago, fondata dai più arditi architetti/ingegneri del tempo: Louis Sullivan e Dankman Adler. Questa generazione arriva a definire quella che da questo momento diventerà l’architettura americana per eccellenza, espressa nei palazzi per uffici, nelle città verticali e ancora meglio nelle parole di Sullivan “La forma segue la funzione”.

Come se non bastasse, il più illustre allievo di questi due signori è Frank Lloyd Wright, che proprio da Chicago inizia la sua rivoluzione dell’architettura residenziale e non solo.

Sono assolutamente convinta che le sue opere abbiano il potere di incarnare perfettamente lo spirito degli Stati Uniti, racchiudendo la parte migliore di questo enorme continente: il legame con la natura, gli affacci su panorami sconfinati e infine il caldo conforto del focolare domestico.

Dopo Wright, le guerre mondiali portano in questa città i più grandi architetti, come Ludwig Mies Van Der Rohe, che diventa negli anni Cinquanta il preside della Facoltà di Architettura, disegnandone la nuova sede e progettando altri edifici in quest’area.

Anche oggi Chicago è una città che mantiene le promesse e le premesse, continuando ad operare scelte moderne e intelligenti a livello di urbanistica e di crescita cittadina. Ospita installazioni di grandi artisti (come non citare il Bean di Anish Kapoor) e ogni grande architetto lascia qui il segno del suo passaggio, come l’ampliamento del Chicago Art Institute di Renzo Piano e l’auditorium del Millennium Park di Frank Gehry, tanto per fare due esempi.

Anche in questo caso so di essere stata frettolosa così, se siete curiosi di approfondire, vi allego un bell’elenco di miei articoli scritti su questo tema:

  1. Tra pionieri, anni ruggenti e grande depressione: gli USA oltre la linea d’ombra
  2. Chicago, tra grattacieli, expo e case nella prateria: le cose che chi sogna l’America deve conoscere
  3. Perché nelle città ad un certo punto sono spuntati i grattacieli?
  4. Frank Lloyd Wright: 5 opere per amare il più grande architetto americano
  5. In equilibrio tra emozione e tecnica: la Casa sulla Cascata di Wright
  6. La nuova sede del Chicago Tribune: storia di un concorso da 50.000 dollari
  7. Da New York a Miami: 50 sfumature di Art Déco

Allora, che ve ne pare di questa arte americana? Riuscite ad apprezzarla? Trovate che sia un argomento abbastanza noto oppure che sia difficile da approfondire?

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Cartolina virtuale da qualche km a nord dell’Italia

Esiste una ricetta per essere veramente felici?

Se qualcuno di voi mi conosce saprà che per me la risposta è una ed è sacra: l’unico modo che non mi delude mai e che sa regalarmi interi giorni di gioia indiscutibile prevede ore di attesa nelle stazioni ferroviarie, nelle cittadine portuali sperdute oppure negli aeroporti. Comprende pasti frugali consumati nei luoghi più imprevisti, intolleranza nei confronti di uno zaino troppo pesante e grande meraviglia di fronte a panorami inaspettati. In una parola, per me la felicità si manifesta nel viaggio.

Così eccomi qui, reduce da dieci giorni di esplorazione della Scozia e pronta a finire in bellezza con un omaggio a Londra, la città del mio cuore. Ho visto panorami bellissimi e curiosato in gallerie d’arte che davvero sanno come attrarre il visitatore e valorizzare il loro patrimonio (pur non sempre imperdibile), ma non è di questo che voglio parlare.

Oggi, intanto che dal finestrino del treno vedo scorrere il panorama tra Glasgow e Londra, il mio pensiero va a tutti voi che mi leggete, a voi che siete incuriositi dalla Sottile Linea d’Ombra e che siete stati trascurati per un po’ troppo tempo.
Ho avuto molti impegni e molti pensieri nell’ultimo periodo, ma in queste due settimane sto ricaricando le batterie e trovando infiniti nuovi spunti.

Ogni volta che scopro qualche posto nuovo mi rendo conto di come la bellezza sia ovunque e di come tutti i singoli interessi che ognuno può avere vadano a sommarsi in qualcosa di unico, nel mosaico affascinante che scopre chiunque si metta in cammino per un luogo sconosciuto.

Datemi ancora qualche giorno di respiro (e di inestimabili musei e architetture londinesi) e poi tornerò tra voi, pronta a riprendere tutte le mie amene dissertazioni.

Nel frattempo, vi ho lasciato qualcuna delle foto di questo viaggio, sperando che possano piacervi. Se poi sarete curiosi e vorrete vederne altre, non vi resterà che seguirmi su Instagram! (Trovate la galleria nella parte destra della pagina, verso il basso)

Un caro saluto e un abbraccio a tutti,

dalla vostra Sottile Linea d’Ombra 😉

Aspettando New York

Aggiornamenti dall’altro lato dell’oceano.

Miei cari amici, per prima cosa vi devo dire che non mi sono dimenticata del blog, soltanto questo viaggio che sto vivendo sta assorbendo tutte le mie energie. Vi devo confessare che sono felicissima: ho pianificato per quasi un anno queste tappe e allo stesso tempo ho realizzato un po’ dei miei sogni d’infanzia (come mettere piede in Canada, anche se solo per un’ora, oppure vedere con i miei occhi i grandi laghi).

Ormai la mia dolce metà ed io siamo arrivati oltre la metà e davvero non ci possiamo lamentare, visto che persino le minacce di uragano finalmente si stanno placando.

Tra un paio di giorni raggiungeremo quella che sarà la tappa finale: New York, la leggendaria Grande Mela. Sapete che tra tutto è quello che mi preoccupa di più?

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Uno dei primi grattacieli a Chicago, progettato da Louis Sullivan, la Robie House di F. L. Wright e un qualche imprecisato punto della Pennsylvania.

Abbiamo iniziato il nostro lungo giro da Chicago e personalmente vi dirò che me ne sono un po’ innamorata, con la sua spontanea aria da dura e la natura così poco turistica, nonostante sia una specie di mecca per gli amanti dell’architettura. Abbiamo esplorato i tesori di Frank Lloyd Wright e apprezzato l’evoluzione dei grattacieli, che è proprio qui che sono nati.

Dopo la Windy City, abbiamo conosciuto i vasti spazi pianeggianti e ondulati dell’Ohio, della Pennsylvania e dello Stato di New York, scoprendo una grande tranquillità e un altro volto della mitica America.

Adesso temo che lo scontro con la vivacissima e caotica New York City possa non soddisfare a pieno le mie rosee aspettative; sono un po’ pazza vero? Una parte di me teme che Manhattan ormai abbia venduto la sua anima ai turisti e che ormai nel mio cuore non ci sia posto per tutti. In realtà credo e spero di sbagliarmi, ma nel frattempo sapete cos’è che mi consola e che rimane come punto fermo nella mia insaziabile curiosità? Vi svelo la risposta: quello che mi tranquillizza e mi fa morire dall’impazienza è più di tutto la presenza di ben 5 musei che non vedo l’ora di vedere, 5 paradisi che sono certa mi faranno commuovere.

E allora avanti tutta, senza pregiudizi o problemi inesistenti.

Voi invece come state? Spero che per tutto settembre sia un mese bellissimo 🙂

Verso nuovi orizzonti

USA-PartenzaBuongiorno a tutti miei cari, mentre state leggendo queste parole io sono finalmente partita per il mio tanto agognato viaggio di quest’estate.

Gli Stati Uniti mi hanno attirato nelle loro spire, o per meglio dire sono io che volo verso di loro in classe turistica. Con il mio innamorato ho pianificato un gran vagabondaggio nella parte orientale, alla ricerca delle origini della cultura, dell’arte e dell’architettura statunitensi. (Ormai sapete che le mie ossessioni non mi lasciano mai in pace 🙂 )

Starò via per un po’ e non so se riuscirò ad aggiornare il blog, però se siete curiosi e vi ricordate della vostra Sottile Linea d’Ombra potete sempre dare un’occhiata su Instagram o su Facebook, dove pubblicherò qualche foto.

Spero di tornare con tante storie affascinanti da raccontare, per regalare a tutti un autunno all’insegna della curiosità. Intanto, buon inizio di settembre, io me lo godrò dall’altra parte dell’Atlantico!

Europe Top 10: Varsavia e Berlino, le due fenici del vecchio continente

Come sarebbe la vostra classifica delle 10 città più affascinanti d’Europa? Seguendo il tema degli scorsi articoli (La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa), ecco le posizioni 3 e 4 secondo La Sottile Linea d’Ombra (per tornare a scoprire la 9 e la 10, la 7 e la 8 e la 5 e la 6 basta cliccare sui numeri).

Avete mai riflettuto su come città diversissime tra loro a volte abbiano un filo sottile che le tiene legate? Oggi mi riferisco a Berlino e Varsavia, per certi versi simboli del carnefice e della vittima, ma alla stesso tempo accomunate dalla quasi totale distruzione negli anni della Seconda Guerra Mondiale.


#4 Varsavia – il simbolo della rinascita

Old Town panorama of Warsaw

Tra tutte le città europee che ho avuto la fortuna di vedere, Varsavia probabilmente è quella che più mi ha emozionato. E non mi riferisco alla reazione che ho avuto nel momento in cui qualcuno in ostello mi ha rubato lo zainone che conteneva tutti i miei vestiti, gli album da disegno e i quaderni su cui scrivevo. Al contrario, la magia di questo posto è stata così potente da cancellare le piccole cose negative delle piccole persone come me.

Il suo centro storico infatti è allegro e colorato a discapito di tutte le cicatrici che segnano in tessuto urbano, segni che solo conoscendo la storia del luogo possono essere compresi.

Varsavia è stata distrutta di proposito nella Seconda Guerra Mondiale e poi oppressa dal Regime Comunista (come dimostra il grattacielo in stile Gotham City, o più precisamente socialista, realizzato nel 1952 al posto di interi quartieri mai ricostruiti), eppure oggi appare come una metropoli moderna e allo stesso tempo legata alla tradizione, pulita e confortevole, caratterizzata da architetture ardite vicine a piazze storiche rimesse in piedi a partire dal 1945, grazie agli studi di restauro curati dalla comunità internazionale e alle donazioni di quadri e vedute d’epoca da parte dei suoi abitanti, con il fine di non dimenticare.

Ci sono stata due volte a distanza di qualche anno e ogni volta mi sono stupita dell’atmosfera di rinnovamento e dall’impegno che i Polacchi riversano nel migliorare le loro città, combattendo con edifici contemporanei il grigiore sovietico dei decenni passati.

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Quella della Polonia è una storia decisamente affascinante che ho avuto modo di conoscere girandola in treno e osservandola nell’arco di cinque anni. Potrei parlare per ore ma andrei fuori tema, quindi per ora passo oltre, con la promessa di tornare in argomento prima o poi.

Per una visita

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Il luogo che più mi ha impressionata e commossa è il Warsaw Rising Museum, il museo dedicato alla Resistenza di Varsavia del 1944, un importante movimento antinazista partito dal ghetto della città, durato poco più di due mesi e soffocato nel sangue, con grandi responsabilità anche da parte dei Sovietici che non hanno prestato soccorso.

Si tratta di un allestimento moderno e coinvolgente, semplice da capire e allo stesso agghiacciante, fondamentale per vedere con occhi nuovi la città rasa al suolo e rinata dalle sue ceneri.

Per una passeggiata e un po’ di svago

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Il centro storico rimane invece il luogo ideale per ritrovare la serenità e la felicità della vita da viaggiatori. Ci sono bei locali, negozi interessanti, architetture tradizionali e stradine bellissime, ricostruite così fedelmente da sembrare originali, evitando fortunatamente l’effetto “Parco dei divertimenti” che a volte si riscontra in questi casi.


#3 Berlino – la regina della contemporaneità

BERLIN

Ecco, tra le città che ho visitato Berlino rimane invece quella più confusa, la capitale con i contorni sfocati e i contrasti evidenti.

Ad esempio è impossibile suddividerla in centro storico, ampliamenti in età moderna e periferia, perchè la sua storia unica di città distrutta e poi tagliata a metà le ha lasciato una natura policentrica e disomogenea.  Insieme a Varsavia, bisogna tenere conto che stata la città più distrutta al termine della Seconda Guerra Mondiale.

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Il parlamento tedesco nel 1945.

In più, molte sue caratteristiche non sono ancora assimilate o storicizzate ma, al contrario, vivono ancora in una fase di completo movimento, cambiano ogni giorno senza un’idea precisa di quello che riserverà il futuro, inondando il presente di un’intensità che in altre città d’Europa è davvero difficile trovare.

I quartieri sono enormi e sempre spaziosi, mentre l’edilizia è la più svariata, composta da tipologie tedesche, sovietiche oppure contemporanee e internazionali, mescolate tra loro. Dal momento che ho già parlato di tutto questo, per non diventare ripetitiva vi lascio il link: Berlino oltre il muro: la grandezza di una città ferita.

Si respira quasi ovunque un’atmosfera underground ma esiste anche una specie di nucleo che ha particolarmente a cuore la sua storia e soprattutto la cultura che da sempre riveste un ruolo importantissimo nella capitale tedesca. Mi riferisco all’Isola dei musei e ai suoi dintorni, i luoghi che inevitabilmente ho scelto di indicare “per una visita”.

Per una visita

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Ecco, in una città come Berlino si ha solo l’imbarazzo della scelta in tema di musei da visitare, dal momento che ci sono attrazioni a dir poco imperdibili.

Per il suo valore storico e simbolico ho però scelto di concentrarmi sull’Isola dei musei, lo scrigno che custodisce i reperti di quella che è la grande tradizione tedesca nell’archeologia ma non solo, visto che si trovano qui immense opere d’arte (come l’Isola dei Morti di Bocklin o alcuni paesaggi di Friedrich). Visto che ne ho parlato e che si tratta di un argomento molto lungo, vi lascio il link a questo mio post: Berlino: tre simboli di rinascita da conoscere e amare e alla pagina di Wikipedia sull’argomento.

Per una passeggiata e un po’ di svago

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E se poi si vuole invece passeggiare in un luogo unico al mondo, io credo che la scelta migliore sia quello di recarsi all’East side gallery, una lunghissima area verde dove è possibile costeggiare una grande porzione del muro di Berlino. Il lungofiume berlinese di arricchisce in questo caso di un grande valore storico ma anche di capolavori si Street Art, che meritano assolutamente un’occhiata!


Allora…Vi piace l’avanzare di questa classifica? Avete visto in prima persona questi luoghi incredibili e commoventi? Fatemi sapere e, soprattutto, non perdetevi l’ultima puntata, per scoprire le prime posizioni!

P.S. Come ho già detto, sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

Europe Top 10: Vienna e Barcellona, 50 sfumature di Art Nouveau

Vienna e Barcellona: due città tra le più turistiche d’Europa e due mete per gli appassionati di architettura, dell’arte e non solo. Un abbinamento forse a prima vista un po’ bislacco, non vi pare?

Cos’hanno infatti in comune un porto mediterraneo e la ex-capitale dell’Impero Austroungarico? La risposta è nella storia del loro stesso sviluppo, che vede un’attività fervente, insieme ad un’espansione programmata e vasta nel periodo che io preferisco: gli anni cruciali in bilico tra Otto e Novecento.

E in entrambi questi luoghi la grande crescita ha condotto ad effetti simili: una forma urbana caratteristica (i quartieri ottagonali di Cerdà in Spagna e lo sviluppo intorno al Ring in Austria) e il proliferare di movimenti artistici avanguardisti dal sapore Art Nouveau (come non citare la Secessione Viennese e il Modernismo Catalano?). Il passionale e turbato Gustav Klimt contro il fiabesco Antoni Gaudi, insomma, per semplificare.

Da bravo architetto non ho potuto che assegnare a queste due belle città i posti 5 e 6, come adesso vi esporrò meglio. (Per tornare a scoprire le posizioni 9 e 10 e 7 e 8 basta cliccare sui numeri).


#6 Barcellona – il paradiso degli architetti

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Come ho anticipato, secondo me il fascino di Barcellona va ben oltre a quello di città catalana festaiola dove è possibile fare il bagno nel mare e nella sangria.

Questa città è infatti una specie di mecca dell’architettura, a partire dal gotico fino a Gaudi ma non soltanto, perché qui si trova il celeberrimo padiglione di Mies Van Der Rohe per l’Expo del ’29 (di cui parlerò più in basso) e tutta una serie di interventi contemporanei realizzati in occasione e sullo strascico delle Olimpiadi del 1992. Tra questi cito in primis il MACBA di Richard Meier, nel bel mezzo del difficile quartiere Raval: un ardito museo d’arte contemporanea che agisce da calamita per risollevare le sorti del tessuto urbano in cui è inserito.

Non voglio però ripetermi troppo, quindi vi lascio il link a un post in cui ho parlato in maniera più diffusa del mio amore per questa città: Barcellona oltre la Rambla: cinque cose da non dimenticare sulla capitale catalana.

Per una visita
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Barcellona, Barrio gotico: il museo Picasso.

A Barcellona scegliere è molto difficile, ci sono troppe meraviglie! Da amante dei musei monografici, vi dico i miei preferiti di questo genere: il Museo Picasso nel centro storico, la Fondazione Joan Mirò nel parco della cittadella e, anche se sono un po’ un’altra cosa, una delle case progettate da Gaudi (La Pedrera o Casa Battlò direi), perché dopotutto l’architettura è il gioco degli spazi e non basta un’occhiata da fuori per capire tutto.

Per una passeggiata e un po’ di svago
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Antoni Gaudì, ingresso di Parc Guell.

Se il tempo è soleggiato, non c’è niente di meglio che passeggiare per i parchi che arricchiscono questa città già così bella.

Mi riferisco al Parc Guell, giardino progettato da Antoni Gaudi a dir poco favoloso (e panoramico) e al Parco della Cittadella, emblema della Barcellona dell’Expo del 1929. Troverete infatti qui il Padiglione di Mies Van Der Rohe e il Poble espanol poco lontano, due luoghi emblematici di cui ho parlato diffusamente in questo post: Il padiglione più bello (e famoso) mai progettato per un’Expo.


#5 Vienna – l’imperatrice dell’Art Nouveau

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Come forse ormai avrete immaginato, non mi stanco mai di parlare della bellissima e complessa città di Vienna, austera in certe inquadrature e infinitamente dolce in altre.

È la città europea dove meglio si respira indisturbato il clima di fine Ottocento, fatto di salotti letterari, artisti arditi e coraggiosi, palazzi imperiali e architetture avanguardiste che si scrutano sottecchi.

Non so se ricordate ancora, ma di tutti questi argomenti ho già parlato, così vi allego il link a un post che può completare il discorso: Sulle tracce della “Vienna fin du siècle”: quattro mete da non perdere!.

Per una visita
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Vista del quartiere dei musei dal Leopold Museum.

Il museo del mio cuore a Vienna è un luogo tranquillo anche nei periodi più trafficati, situato in un quartiere pedonale dedicato tutto ai musei e alle gallerie, come si vede dall’immagine in alto. Sto parlando del Leopold Museum, un gioiello che contiene molti capolavori di Egon Schiele e che è a dir poco fantastico.

Visitarlo significa conoscere davvero questo grande e controverso artista, andando oltre i preconcetti e imparando ad apprezzare il suo tratto purissimo e le emozioni che esprime. (Su Schiele, ecco il link al primo di tre post per approfondire: Tre giorni di Schiele. Ovvero tre articoli per innamorarsi).

Per una passeggiata e un po’ di svago
Otto Wagner - Majolica Haus
Otto Wagner, Majolica Haus.

Secondo me, le più belle passeggiate per Vienna non sono quelle all’interno delle viuzze del centro storico, ma piuttosto quelle che si compiono a partire dal Ring. Qui si può trovare il trionfo dell’eclettismo e della grandiosità sia borghese sia imperiale, ma non solo.

Ad un certo punto si incontrano infatti la prima delle fermate della metro disegnate da Otto Wagner e il Palazzo della Secessione Viennese progettato da Olbrich, due piccole meraviglie del più puro e originale stile liberty. Di qui, girando per Linke Wienzeile, ci si ritrova in una Vienna più vivace e originale, caratterizzata da un mercato e dall’onnipresente modernismo (è qui che si può ammirare la casa fotografata qui in alto, nuovamente opera di Otto Wagner).

Non credo che vi stupirò se vi dico che è il mio posto preferito!

Se Vienna vi appassiona, ecco altri due post che potranno fare al caso vostro: Metropolitane verdi e guerre contro le decorazioni: anche questa è la Vienna fin du siècleQuando il troppo stroppia: dall’eclettismo più sfrenato alla rivoluzione in stile floreale.


Allora…Vi piace l’avanzare di questa classifica? Anche voi avete dei ricordi legati a questi luoghi fiabeschi? Fatemi sapere e, soprattutto, non perdetevi le prossime puntate 😉

P.S. Come ho già detto, sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

Europe Top 10: Lubiana e Budapest, ai confini della Mitteleuropa

Quali mete inserireste nella classifica delle 10 città più affascinanti d’Europa? Seguendo il tema degli scorsi articoli (La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa), ecco le posizioni 7 e 8 (per tornare a scoprire la 9 e la 10, basta cliccare qui!).


#8 Lubiana – una parentesi fiabesca

Panorama of Ljubljana, Slovenia, Europe.

Con la graziosissima città di Lubiana è stato amore a prima vista, ve lo posso assicurare. Non so dirvi se la mia impressione sia stata falsata dal clima perfetto o dalla piacevolezza dei locali affacciati sul fiume che ne attraversa il centro, però nella mia memoria la piccola capitale della Slovenia rimane un centro incantato, incantevole e tutto sommato ancora molto autentico.

Non si tratta forse di un posto dove girare per una settimana intera, ma sicuramente è la meta ideale per una fuga di qualche giorno. Fuori dal turismo di massa, la città è comunque ben attrezzata per i turisti e presenta un centro storico rinnovato da poco e completamente pedonale.

Oltre all’arredo urbano originale e moderno, la città mostra al visitatore un nucleo antico e tipicamente mitteleuropeo, impreziosito da perle barocche e da bellissime costruzioni in stile secessionista viennese (tra cui il fantastico ponte con i draghi!).

L’atmosfera è accogliente e pulita, anche se i retaggi del periodo sovietico sono dietro l’angolo (come dimenticare in questo caso il più brutto ostello in cui ho mai dormito!). Fuori dal centro storico ci sono dei quartieri molto interessanti e vivaci, con curiosi esempi di street art e locali decisamente meno per turisti.

Per una visita

Partendo dal presupposto che secondo me Lubiana è una città da vivere assolutamente all’aperto, vagabondando per le sue strade, una visita che potrei suggerire è quella del castello che domina il centro storico. Sicuramente da qui si gode di un bel panorama e in più nel periodo estivo si tengono eventi  come concerti o cinema all’aperto.

Per una passeggiata e un po’ di svago

Looking down the Sava River to the pink 17th century Franciscan church

Per una passeggiata consiglio assolutamente la zona del lungo fiume, alla scoperta di tutti gli interventi di rinnovamento urbano e dei locali dove semplicemente sedere per guardarsi intorno e gustare un’atmosfera tanto piacevole.


#7 Budapest – la città dai mille volti

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Come vi ho già raccontato, per me Budapest è la grande metropoli dalle svariate nature che si intersecano, l’insieme dei mondi che gravitano in uno stesso universo, fondendosi e convivendo un’armonia decadente e allo stesso tempo tutto sommato serena.

La zona della collina di Buda, con i suoi palazzi, rappresenta il fulcro e l’importanza della seconda città dell’Impero Austroungarico, mentre le decine di impianti termali non nascondono assolutamente il passato turco ottomano. Il quartiere ebraico è invece un gioiello in stile Secessionista Viennese, mentre allontanandosi un po’ dal centro è impossibile non rimanere impressionati dall’impronta sovietica dei quartieri meno antichi.

Se siete curiosi, ecco i link ai due articoli che ho dedicato a questo bellissimo luogo, così evito di ripetermi: Budapest: i mille volti di una città incantataQuattro motivi per scegliere Budapest come meta per il prossimo viaggio.

Per una visita

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Il primo edificio che credo meriti la visita stranamente in questo caso non è un tempio dell’arte o dell’architettura, ma piuttosto un concentrato di storia: il Museo del Terrore. A discapito del nome da parco divertimenti, entrare in questo luogo significa entrare in quello che è stato un punto nevralgico sia per la repressione nazista sia per quella sovietica. Un percorso di visita moderno e decisamente fruibile mostra a tutti quanto le due dittature, una di destra e una di sinistra, siano state in realtà due facce di una stessa crudele medaglia.

Una parentesi più frivola è invece quella che può regalare il Museo di Belle Arti, sito sulla Piazza degli Eroi, nel cuore della Budapest ottocentesca borghese in pratica. Più che alla collezione permanente, consiglio di prestare attenzione alle mostre che si tengono qui.

Ad esempio durante i miei tre viaggi in questa città ho avuto l’occasione di vedere ben due esposizioni meravigliose: una su Turner che ha sciolto il cuore mio e della mia inseparabile sorella e una una su Schiele, con dei disegni tanto belli da fare emozionare anche il mio innamorato (ancora di più nel momento in cui abbiamo anche scoperto la sua tetra somiglianza con il povero Egon).

Per una passeggiata e un po’ di svago

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Un altro ottimo motivo per amare Budapest sono sicuramente le sue acque termali, che sgorgano un po’ dappertutto e sono sfruttate a partire dall’età romana, passando per i Turchi e completando il quadro nel tardo Ottocento, quando sono tornate di moda e gli stabilimenti hanno raggiunto in molti casi la loro configurazione attuale.

Si tratta quindi di un’ottima occasione per rigenerarsi e allo stesso tempo esplorare qualche architettura che si può rivelare davvero interessante!


Allora…Vi piace l’avanzare di questa classifica? Anche voi avete dei ricordi legati a questi luoghi fiabeschi? Fatemi sapere e, soprattutto, non perdetevi le prossime puntate 😉

P.S. Come ho già detto, sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

Europe Top 10: Bruxelles e Amsterdam, le regine delle Fiandre

Da dove iniziereste una classifica delle 10 città più affascinanti d’Europa? Seguendo il tema dell’ultimo articolo (La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa), ecco le mie prime due scelte.


#10 Bruxelles – la metropoli surreale

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Bruxelles è una capitale che non somiglia a nessun altra. Sicuramente è distante dalla bellezza pulita e austera delle città che si affacciano sul Mare del Nord (scandinave e non), così come non somiglia ai centri francesi e alla loro cura maniacale per i dettagli. Ricorda forse per certi versi la Mitteleuropa ed il suo fascino incantevole di cui ho parlato molte volte (ad esempio qui: Grand Tour 2015: sintesi di un’esplorazione mitteleuropea), eppure Bruxelles afferma la sua individualità, mantenendosi decisamente più moderna e multiculturale.

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La celeberrima scala dell’Hotel Tassel di Victor Horta.

Passeggiare per le sue strade vuol dire immergersi in un mondo insieme elitario, popolare e multietnico, originato dal mix di culture e dalla ricercatezza di alcuni palazzi e negozi. Eleganti edifici borghesi affiancano costruzioni più vetuste, corredati da negozi originalissimi e da interventi moderni che conducono ad architetture futuriste e spregiudicate.

Si tratta di una città surreale e surrealista, trionfo dell’Art Nouveau e dei fumetti (Tintin per primo).

Sono infatti visibili un po’ dappertutto i segni degli illustri personaggi vissuti in questo luogo: Victor Horta (padre del Liberty), René Magritte (maestro surrealista di cui ho parlato anche qui) e Hergé (fumettista celeberrimo).

Per una visita

Ci sono due luoghi in cui secondo me chi vuole comprendere le radici moderne di Bruxelles deve assolutamente recarsi: il Museo Magritte ed il Museo Horta, due posti fantastici e assolutamente fiabeschi. Nel primo ci si può smarrire all’interno dell’universo dei surrealisti, mentre il secondo è un edificio che merita decisamente il viaggio, dal momento che costituisce il punto di connessione tra gli edifici eclettici ottocenteschi e la modernità dirompente del Movimento Moderno.

Per una passeggiata e un po’ di svago

bruxelles-comic

Un modo bellissimo per immergersi nella città di Bruxelles è sicuramente quello di passeggiare a piedi per i vari quartieri vicino al centro, Marolles in primis, e perdersi nella caccia alle numerosissime case pitturate con scene dei cartoni animati.

Esiste poi un valore aggiunto a queste passeggiate, ovvero i numerosi e rinomati mercati dell’antiquariato della domenica, un sogno per gli appassionati in pratica.

In questo caso vorrei dilungarmi nel racconto dell’epico acquisto di un’immensa incisione, del suo ancora più epico trasporto per tutta la giornata e infine della trasferta su un volo Ryanair, con il terrore che qualcosa potesse andare storto compromettendone l’importazione, ma questa è un’altra storia. Quello che mi limito a dirvi è che se vi piacciono le stampe, gli oggetti e gli abiti vintage questo è il posto che fa per voi!


#09 Amsterdam – il miraggio dei naviganti

Amsterdam

La prima cosa che si ama di Amsterdam è la sua atmosfera da città di mare, ancora fervente e vivace come un tempo. Le sue strade strette e pittoresche sono inebriate da mille profumi, mentre il suo fascino va ben oltre al Red Light District ed alla possibilità di svago nei fumosissimi Coffee Shop.

Ricordo che tutta la sua bellezza mi si è palesata di fronte quando l’ho vista per la prima volta con mia sorella, su un tram che ci ha portato non so più dove e che ha fatto scorrere dietro il finestrino le meraviglie di una metropoli fiera e moderna, avanzata culturalmente, architettonicamente ed economicamente. Siamo rimaste incantate dalle sue casette strette e alte, dai canali e dalle biciclette, tutti quei dettagli che fanno innamorare i viaggiatori.

Ho poi avuto la fortuna di conoscerla con più calma un paio di anni dopo, nel mio viaggio di laurea insieme ai miei due amici di sempre. Insieme ci siamo impegnati a conoscere ogni angolo e a visitare tutto ciò che di meglio aveva da offrire.

Per una visita

Esistono due musei in questa città tra cui assolutamente non potrei scegliere.

Il primo è il Van Gogh Museum, un centro dedicato al più celebre e sfortunato artista olandese di tutti i tempi, all’uomo sensibile che ha saputo tradurre tutte le sue emozioni sulla tela. Inutile dire che da solo merita il viaggio, non credete? Tuffarsi nei suoi capolavori è un’esperienza unica e indimenticabile, qualcosa che riesce ad emozionare anche i più scettici.

Il secondo luogo è invece lo Stedelijk Museum, ovvero il museo d’arte contemporanea, un edificio che da solo mostra la modernità di Amsterdam: si tratta di un palazzo storico con un ampliamento avanguardista, un luogo dove si espongono in maniera raffinata ed efficace capolavori di Mondrian, Malevich, Cézanne e altri maestri.

Per una passeggiata ed un po’ di svago

A proposito del divertimento di questa città (in pratica il paese delle meraviglie per molti adulti) si sa già anche troppo, o forse si dice più di ciò che realmente si sa. Ed è proprio per questa ragione che invece io taccio. Solo vi accenno della bellezza delle sue piazze nelle sere d’estate, quando l’aria è fresca e scompiglia i capelli.


Sono riuscita ad incuriosirvi? Anche voi avete dei ricordi legati a questi luoghi fiabeschi? non esitate a farmelo sapere e, se volete scoprire le altre 8 città della Top 10 de la Sottile Linea d’Ombra, non perdetevi le prossime puntate! Se invece avete curiosità o dubbi, non esitate a chiedere.

P.S. Sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

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La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa

paris

Nel momento in cui il clima si fa caldo e manca ancora un bel po’ di tempo alle vacanze ufficiali, non viene anche a voi la tentazione di fuggire altrove, approfittando del finesettimana, della fine degli esami oppure di qualche giorno di ferie accumulato?

Ecco, se devo essere sincera io sono il tipo di persona che questo genere di tentazioni le subisce tutto l’anno, nel mezzo dell’estate così come in pieno inverno.
Negli scorsi giorni forse vi sarete accorti della mia assenza, quindi è doveroso confessarvi che la ragione è stata proprio un viaggetto da weekend lungo, una fuga a Parigi con una compagnia a dir poco eccezionale: madre, nonna e sorella, la famiglia al femminile insomma.

Illustrated-map-of-Europe-2Ma non è di Parigi che voglio parlarvi oggi (anche se prima o poi dedicherò un articolo a qualcosa di quello che ho visto): preferisco affrontare questo mese che ancora mi manca alle ferie consolandomi come posso e sperando di rallegrare e incuriosire un po’ anche voi che mi leggete.

Ed ecco che quindi vi proporrò a puntate la mia personale classifica delle 10 città europee più affascinanti (tralasciando l’Italia per evitare il conflitto di interessi).

Ovviamente lo farò a modo mio. Non temete, cercherò di non essere la brutta copia di una guida stile Lonely Planet, ma piuttosto di raccontare quello che mi viene meglio, ovvero le caratteristiche che secondo me spingono questi luoghi oltre la linea d’ombra, il loro fascino unico e la loro particolare grande bellezza.

Il nostro vecchio continente, ultimamente non troppo in forma, riesce comunque a brillare grazie alle sue molteplici gemme, alle decine di capitali e di crocevia che nel corso dei secoli hanno disegnato e forgiato il suo aspetto attuale.


Grazie ai voli low cost e a ben 5 interrail (viaggi in treno convenzionati in tutta Europa per periodi di tempo da 15 a 21 giorni nel mio caso), posso dire che negli ultimi anni ho avuto la fortuna di vedere moltissime città e di essere stata incantata e risucchiata dalla loro anima. Vedere posti diversi e attraversare il continente su un treno permette di conoscere e di osservare la gente e le loro abitudini, approfittando di consigli inaspettati e scoprendo le meraviglie nascoste, visibili solo nel momento in cui ci si immerge nell’atmosfera tipica dei luoghi, magari con l’aiuto di qualche libro o di qualche artista che li rappresenta, racconta o riproduce.

Permettetemi dunque nei prossimi giorni di condividere con voi un po’ dell’amore che ho imparato a nutrire, e portate pazienza se ogni tanti mi perderò in nostalgici aneddoti.

…Sono riuscita ad incuriosirvi? Fatemi sapere! 😉

Quali sono le migliori ragioni per mettersi in viaggio?

I miei omaggi a tutti, sono tornata per un saluto, proprio alla vigilia di Ferragosto. Nel remoto caso in cui qualcuno si fosse accorto della mia prolungata assenza e se ne fosse dispiaciuto, mi scuso solennemente, anche se vi dirò che sono state giornate un po’ impegnative. Ho lavorato fino a ieri (oggi è ufficialmente il mio primo giorno di ferie!), ma non è stato soltanto questo: sarà il caldo, saranno le cose da finire oppure i prossimi giorni da organizzare, ma vi dirò che sono proprio stanca. Che dire, se non che è ora di pensare alle vacanze: infatti, lunedì finalmente è arrivato anche per me il momento di partire. 🙂

Come sa bene chi mi conosce, io adoro viaggiare. Si tratta di una passione che nutro da sempre, originariamente nata per “colpa” dei miei genitori e successivamente alimentata da quelli che sono diventati i miei compagni di viaggio abituali, mia sorella e il mio innamorato, uniti al corso di studi che mi ha resa una instancabile adoratrice delle città.

Quindi, adesso che mi sto pianificando un bel viaggio di due settimane potrete intuire la fibrillazione!

viaggi

Voi come scegliete le vostre mete? Da cosa vi fate ispirare?

Di solito il mio interesse viene stuzzicato dai libri, dai film o più raramente dai consigli di altri fidati viaggiatori.

Mi piace cercare un tema nelle mie vacanze, che sia inseguire il sole fino a Capo Nord, scoprire i vulcani alle Azzorre, seguire il Danubio oppure avventurarsi in un’Irlanda molto fantasy. (Tutte esperienze degli anni passati di cui un giorno forse parlerò, n.d.r.)

Quest’anno per me (e per il mio povero innamorato che medita di aprire il blog “In viaggio con la Sottile Linea d’Ombra – non mi resta che piangere”) ha avuto la meglio la Mitteleuropa, che certamente già ho conosciuto ma per cui subisco sempre lo stesso fascino. Questo anche perché io sono convinta che tornare negli stessi posti più volte in realtà non sia affatto male, anzi permetta di vedere le stesse cose con una luce diversa, di approfondire, di fare nuovi collegamenti e di valutare quanto sono cambiata nel nel tempo intercorso tra le visite.

Come avrete capito, non sono il tipo di persona che immagina le vacanze come un momento di relax, in realtà preferisco nutrire la mia curiosità e seguire il bisogno che ho di conoscere realtà sempre nuove. Mi piacciono i viaggi stancanti possibilmente in climi freddi, con lo zaino sulla schiena, almeno tre guide diverse (generalmente del Touring, visto che sotto sotto sono una snob) ed i tempi serratissimi.

Partirò come sempre alla ricerca dell’ispirazione, con il mio quaderno per gli appunti, qualche libro e l’album per dipingere, sicura che tornerò arricchita. E alla fine spero proprio che sarò più rilassata, con le batterie belle cariche e un sacco di nuovi spunti destinati a diventare articoli.

Quindi vi chiedo di perdonare la prolungata assenza che seguirà: in realtà la Sottile Linea d’Ombra sarà più attiva che mai!