Top Ten 2016: i post più letti dello scorso anno

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Ripercorrendo l’anno appena passato, non piace anche a voi perdervi nei bilanci per scoprire quali sono le cose che hanno funzionato meglio nei vari ambiti? Bene, se vi parlo dell’attività del blog vi posso dire che ho trovato molto interessanti i dieci articoli più letti del 2016, una selezione prevista in parte e inaspettata per altri versi.

Voi sapreste dire qual è stato il vostro articolo preferito de La Sottile Linea d’Ombra nel 2016? Immagino che sia una domanda difficilissima, quindi vi invito a rinfrescarvi la memoria con questa Top Ten: basterà cliccare sul titolo per aprire il post in nuovo pannello.


10. “A ogni epoca la sua arte e a ogni arte la sua libertà”

Secessione viennese: ecco quello che succede quando in un clima di vivacità intellettuale le accademie viennesi continuano a propinare le solite discipline classicheggianti e banali.

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Al decimo posto con mia somma sorpresa e soddisfazione si piazza uno dei primissimi articoli che ho scritto (datato 10 febbraio 2015!), per di più dedicato a un tema non troppo virale, per dirla con un eufemismo. Ma si sa, il web ha delle strade tutte sue e quindi non mi pongo domande dall’ineffabile risposta.

Fatto sta che vi racconta di Vienna e di una generazione di ragazzi che cento anni fa credevano in un futuro fatto di bellezza e cultura e che immaginavano di poter vivere in una colonia di Artisti (a Darmstadt, progettata dallo stesso Olbrich), lontani dalla guerra che presto avrebbe distrutto tutto e fatto crollare un impero secolare.


09. Storie d’estate: come hanno elogiato il sole i grandi artisti?

Van Gogh, Monet, Hopper e molti altri: sfogliate questa galleria per vedere come i più grandi artisti hanno celebrato l’estate!

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Noto con piacere che quasi tutti i post che ho dedicato alle stagioni si sono piazzati in classifica (vi accorgerete che manca solo la primavera, rimasta comunque ad un onorevole 12° posto).

Ho messo in campo i più grandi artisti della storia dell’arte e le opere che in questo caso hanno dedicato all’estate, dunque è stato relativamente facile stimolare la curiosità, lo ammetto, però mi piace pensare che abbiate gradito la selezione che ho operato!


08. Perché gli Impressionisti piacciono a tutti?

Anche voi avete un debole per gli impressionisti? E quale pensate che sia il segreto del loro successo planetario?

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Gli impressionisti garantiscono un intramontabile successo, ormai lo do per assodato e questa la considero una conferma.

Vi ricordate la serie dei Perché de la Sottile Linea d’Ombra? Ecco, questo è uno dei due che hanno avuto maggiore fortuna, ma se volete recuperare con gli altri ecco il link al primo della serie: Elogio alla curiosità.


07. Perché Christo ha realizzato una passerella galleggiante sul Lago d’Iseo?

Se non per provare l’ebbrezza di camminare sulle acque, quali sono le altre ragioni di un’impresa tanto ardita?

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Ed ecco invece il secondo dei perché che riguarda il grande topic dello scorso giugno: anche se ce ne siamo già quasi scordati, quanti di noi sono corsi a vedere quest’opera o ne hanno anche solo parlato (nel bene o nel male)?

Da amante del genere, anche io mi sono regalata un’alba sul Lago d’Iseo e ho condiviso con voi una riflessione a tema.


06. In equilibrio tra emozione e tecnica: la Casa sulla Cascata di Wright

Cosa rende questa architettura una delle più amate e famose del Novecento? E cosa ha da insegnarci ancora oggi?

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Finalmente ritroviamo un altro post in tema architettura, dedicato per giunta ad uno dei più grandi maestri del Novecento: il mio amato Frank Lloyd Wright.

Questo articolo è stato scritto prima di vedere dal vero la bellissima Casa sulla Cascata, ma vi posso confermare che la mia opinione è rimasta la stessa anche dopo l’incontro faccia a faccia della scorsa estate.


05. Storie d’inverno: il gelo e la neve attraverso gli occhi dei grandi artisti

Come è stato celebrato dai pittori l’inverno, la stagione in cui la natura riserva i suoi colori più tenui? Per scoprirlo basta guardare queste immagini!

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Torniamo a parlare di stagioni: questa volta è il turno dell’inverno e della sua atmosfera glaciale. Senza dilungarmi oltre, vi segnalo che questo post è stato anche trasformato in un video molto carino, come potete vedere qui: 10 Momenti di… Inverno!


04. Edward Hopper, Felice Casorati e la solitudine esistenziale

Cosa hanno in comune il piemontesissimo Felice Casorati ed il celebre statunitense Edward Hopper? Vi invito a scoprirlo!

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Il fatto che questo post sia arrivato in quarta posizione mi onora e mi stupisce: anche in questo caso siamo di fronte a uno dei primi articoli che ho scritto (datato 25 marzo 2015) e ad un tema piuttosto ristretto.

Qualunque sia la ragione, se ve lo siete dimenticati dopo tanto tempo vi consiglio di dare un’occhiata!


03. Cosa decide il valore di un’opera d’arte?

Come mai la Gioconda ha così tanto valore? E perché le righe di Mondrian sono inestimabili? Un invito alla ricerca di una risposta!

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Questo eterno dilemma si è vinto una meritata medaglia di bronzo. Avreste una risposta migliore rispetta a quella che ho provato a darvi io? Siete pregati di comunicarmelo 😉


02. Turner a Roma: le meraviglie della città eterna

Immaginate l’emozione di Turner a Roma, capitale classica, per la prima volta? Ecco una serie di quadri, acquerelli e disegni da non perdere su questo tema!

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Il secondo posto appartiene invece ad uno degli articoli che io stessa riguardo più volentieri ed un artista che mi affascina davvero molto.

Turner ha ritratto la nostra Roma in una maniera che merita di essere vista e rivista, regalando fotogrammi della città di ieri, prima di tutte le vicende dei giorni nostri.


01. Storie d’autunno: i colori più belli attraverso gli occhi dei grandi artisti

Come è stato celebrato dai pittori l’autunno, la stagione in cui la natura ci riserva i suoi colori migliori? Per scoprirlo basta guardare queste immagini!

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Infine, il post più visto del 2016 è stata la galleria di quadri a tema autunno, la mia stagione preferita!

Immagino che i suoi stupendi colori abbiano impressionato anche voi e vi ricordo che anche questo post è stato trasformato a ampliato con un video che potete trovare qui: 10 momenti di autunno.


In conclusione, avete trovato l’articolo che vi è piaciuto di più nello scorso anno? Siete d’accordo con il “vincitore” di questa classifica? Aspetto la vostra opinione 😉

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New York City: 5 luoghi imperdibili per un appassionato d’arte

Prima che vi avventuriate nella lettura, lasciate che vi confessi una cosa: non mi considero un’esperta di New York e nemmeno mi vanterò di esserlo, anche se ho studiato questa città sotto vari aspetti e ho trascorso lì un’intensa settimana in cui ho cercato di immergermi il più possibile nel suo spirito caratteristico ma fuggevole. Esistono realtà troppo grandi e troppo mutevoli per essere comprese al primo sguardo e questo vale secondo me per la Grande Mela: lasciandola sapevo già che non mi è davvero appartenuta, avevo l’impressione di aver captato soltanto qualcuna delle sue mille sfaccettature.

Posso però confermarvi che io sono il prototipo dell’appassionata d’arte, quindi in questo post cercherò di condividere con voi i consigli che mi sembrano più utili e di descrivervi quei luoghi che, nel momento in cui ci si ritrova a scegliere tra mille attrazioni, vanno secondo me assolutamente messi ai primi posti.


Il Guggenheim: un matrimonio tra pittura e architettura

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Da vera fan di Wright (e anche della famiglia Guggenheim) non potevo che partire da qui. Vedere dal vivo questa architettura prima dall’esterno e successivamente poterla girare liberamente è stata una vera emozione, e come se non bastasse la collezione di opere d’arte custodita al suo interno è a dir poco strepitosa.

Il Guggenheim Museum si trova all’angolo tra la 5th Avenue (la via dei musei) e l’88th strada, affacciato su Central Park. Il progetto è del 1959 ed è stato pensato come il contenitore perfetto per l’inestimabile raccolta dei quadri di Solomon Guggenheim, ricco industriale e lungimirante collezionista.

Una parte del percorso espositivo è costituita da una rampa a spirale discendente, dedicata spesso alle mostre temporanee, e illuminata dalla luce naturale che piove dall’alto e da quelli che dall’esterno sembrano dei tagli nella facciata. Esiste poi tutta un’altra porzione di edificio più tradizionale, dove l’attenzione per l’illuminazione si dimostra sempre una scelta vincente e dove si possono ammirare capolavori soprattutto del periodo delle Avanguardie.

In poche stanza si concentrano opere di una qualità altissima: Georges Braque, Paul Cézanne, Marc Chagall, Edgar Degas, Paul Gauguin, Vassily Kandinsky, Piet Mondrian, Pablo Picasso, Pierre-Auguste Renoir e Henri de Toulouse-Lautrec sono infatti solo alcuni dei grandi artisti che si possono incontrare. Con questo spero di avervi convinti!


Chelsea: il paradiso delle gallerie d’arte

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Chelsea secondo me è il classico quartiere che ci si aspetta di trovare a New York appena al di fuori dei grandi grattacieli: è estremamente fotogenico, brulica di vita mondana e ha un passato industriale che fa mostra di sé negli edifici industriali tutti ormai rifunzionalizzati a dovere. L’arte contemporanea ed il rinnovamento urbano sembrano essere il motore che porta avanti la continua trasformazione di quest’area sita nella porzione sud di Manhattan.

Passeggiare tra le sue strade (soprattutto tra l’Hudson River, la 10th Avenue, la 18th e la 28h strada) è a dir poco fantastico: può capitare di varcare la soglia di una galleria d’arte e di trovarsi di fronte opere di Warhol, Koons, Haring e Lichtenstein, come è successo a me alla Tagliatella Galleries, oppure di capitare in mezzo a futuristiche opere contemporanee d’avanguardia.

Certo, bisogna apprezzare il genere, ma in ogni caso vi assicuro che l’atmosfera che si respira è molto bella!


Whitney Musem e High Line: tra pittura, architettura e paesaggio

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Siamo di nuovo a Chelsea, lo so, ma non potevo non citare due luoghi che per me sono stati molto importanti.

Il primo è il Whitney Museum of American Art, il tempio dell’arte contemporanea statunitense. Se siete stati anche voi a New York vi sarete sicuramente accorti di come gli Americani tendano a valorizzare più la pittura europea rispetto alla loro, che lasciano spesso in posizione quasi marginale nei grandi musei. Probabilmente la vedono come un modello, ma io credo che se si è in viaggio in un certo luogo è la cultura locale che bisogna inseguire prima di tutto. Al Whitney troverete opere di Edward Hopper, di George Bellows, di Jasper Johns e di Georgia O’Keeffe, insieme a fotografie bellissime e a opere probabilmente sconosciute che susciteranno la vostra curiosità, il tutto in un contenitore d’eccezione, progettato dal nostro connazionale Renzo Piano.

Proprio di fianco al Whitney ha inizio quella che è una delle più celebri passeggiate della città, famosa soprattutto per gli amanti dell’architettura: si tratta della High Line, una ferrovia sopraelevata che correva per un bel pezzo di Manhattan, dismessa a partire dagli anni Ottanta e trasformata dal 2009 in un parco pedonale. Si tratta di un’idea geniale, di un punto di vista privilegiato per osservare la città e di un’oasi di relax dove tutto è curato nel minimo dettaglio: l’arredo urbano, la scelta delle piante e la loro disposizione.

Una delle mie cose preferite di tutta New York, credo di poterla definire imperdibile!


MoMA e MET: gli immancabili

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Ovviamente non potevo dimenticare i due templi dell’arte di New York, favolosi contenitori di opere d’arte inestimabili.

Potrei dilungarmi sia sul MoMA – Museum of Modern Art, mecca per gli amanti dell’arte contemporanea, sia sul MET – Metropolitan Museum of Arts, immenso contenitore di opere d’arte di tutti i tempi e di tutti i luoghi del mondo, ma ho preferito inserire i link al loro sito ufficiale che sicuramente si saprà raccontare meglio di me. Posso soltanto aggiungere che si tratta di due luoghi assolutamente all’altezza della loro fama, commoventi e gestiti in maniera davvero ammirevole. 

Un’ultima cosa, per gli amanti dell’arte medievale: non dimenticate che il biglietto di ingresso al MET comprende anche l’accesso ad una sua speciale sezione distaccata, The Cloisters, un monastero realizzato a partire dal 1927 con parti di chiese e abbazie di tutta Europa, smontate, trasportate e rimontate all’estremità nord di Manhattan.


DUMBO: quello che succede oltre il Ponte di Brooklyn

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DUMBO (acronimo di Down Under the Manhattan Bridge Overpass) è il primo quartiere che si incontra se si decide di avventurarsi per Brooklyn. Si tratta di una zona portuale e industriale, caratterizzata un tempo dalla presenza di magazzini di stoccaggio e di manifatture. Oggi questi edifici conoscono una seconda vita fatta di arte e design, in quanto sono diventati la nuova casa di galleristi e creativi in fuga dalla troppo cara Manhattan.

Passeggiare per questo piccolo quartiere dove Street Art è un po’ dappertutto è davvero bello: la vista verso il ponte di Brooklyn è una specie di cartolina vivente che caratterizza il panorama, mentre si respira un’aria vivace nei caffè, nei negozi e nei locali.

Se il tempo accompagna, vi garantisco che non vi pentirete di questa piccola fuga dal caos di Manhattan!


In conclusione, sapete che vi dico? Soltanto a ripensarci e a cercare qualche immagine mi è venuta una grandissima voglia di tornare a New York e di riprendere le mie esplorazioni esattamente dove le ho interrotte, in modo da arrivare più in profondità.

Voi invece ci siete già stati? Condividete quelle che sono state le mie impressioni?


Nel caso invece che vi siate persi un po’ di puntate precedenti, vi ricordo che questo è solo l’ultimo di una serie di post dedicata agli Stati Uniti, l’ultima tappa di un ragionamento che ha avuto inizio da qui: Esiste una vera “arte americana”?. Se siete curiosi di saperne di più, vi auguro una buona lettura! 🙂

Finalmente è il 24 dicembre

Miei cari amici, anche quest’anno siamo arrivati sani e salvi alla Vigilia di Natale.

In queste settimane il mio tempo libero è stato completamente assorbito dai preparativi, così che come forse avrete notato ho trascurato persino il blog. Anche per voi è stato un mese fitto di impegni e dedicato alla ricerca dei regali e dello spirito  natalizio? Vi siete persi tra presepi e alberi da decorare, corse nei centri commerciali, operazioni di bricolage di prim’ordine e commissioni di ogni genere?

Immagino di sì e credo proprio che, come me, ora siate in trepidante attesa che la vera magia del Natale inizi. Mi piace pensare che tutti ci troviamo in quel momento in cui, finito di cucinare e di impacchettare doni, ci sediamo per un attimo a contemplare il nostro operato, a respirare profondamente prima di andare in scena.

Ecco, io voglio dedicare a voi quest’attimo di pace e tranquillità, augurando a tutti un Natale sereno da trascorrere con le persone che più amate.

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È un minuscolo gesto per ringraziarvi dell’affetto che mi date e del sostegno che portate a questa piccola comunità che si è creata e che adoro. 

E, mi raccomando, se avrete qualche giorno libero non dimenticate di visitare qualche bella mostra per andare a trovare i vostri artisti del cuore 😉

Io sarò sempre qui, mi prenderò qualche giorno di vacanza ma non troppi, quindi preparatevi ad essere dilettati da qualche post ogni tanto.

Vi abbraccio!

10 momenti di autunno

Se doveste scegliere dieci tra le opere d’arte di tutti i tempi, quali sarebbero per voi quelle che meglio rappresentano l’autunno? Ecco, per il nuovo episodio di 10 Momenti di… il filo conduttore è proprio questa stagione.

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Vi ricordate di questo progettino inaugurato insieme al blog Artesplorando? Si tratta di una serie di brevi video in cui cerchiamo di raccontarvi con dieci dipinti delle sensazioni, dei temi o dei percorsi trasversali alla storia dell’arte (a proposito, se ve lo siete persi ecco il link alla scorsa puntata: 10 momenti di illusione).

In questa selezione trovate molti degli artisti che più amo e soprattutto i miei colori preferiti, quelli delle foglie prima di cadere e dei cieli limpidi di ottobre e novembre.

Che cosa aggiungere, se non che spero di avervi fatto incuriosire abbastanza da cliccare play? Fatemi sapere cosa ne pensate e soprattutto qual è il vostro preferito! 😉

Cartoline dal mare: come i grandi artisti hanno celebrato il profondo blu

Cosa vi viene in mente se pensate al mare? Sicuramente è un ambiente che racchiude in sé mille emozioni e che evoca ricordi e aspettative, quindi credo che non esistano due persone che darebbero la stessa risposta a questa domanda.

Figuriamoci poi quando parliamo dei grandi artisti! Cercare di ritrarre il mare è una sfida ed un piacere per ogni pittore, così in questo post troverete una selezione di quadri su questo tema.


Caspar David Friedrich

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Caspar David Friedrich, Il monaco vicino al mare.

Per Caspar David Friedrich, grandissimo esponente del Romanticismo, l’oceano è innanzitutto qualcosa di sublime, esaltato dalle atmosfere notturne e invernali. L’acqua diventa un mondo profondo ed impenetrabile, una massa scura che origina riflessi in grado di fondersi con il cielo.


Joseph Mallord William Turner

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J. M. W. Turner, Snow storm.

Osservando i dipinti di Turner, sembra invece che il mare prenda vita. Non è soltanto un fenomeno naturale da indagare e conoscere a fondo, ma anche qualcosa di emozionante e dotato di enorme forza.

Il vigore delle onde in effetti è il vero protagonista delle sue opere, insieme alle imbarcazioni per cui sono sicura avesse un gran debole.


Claude Monet

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Claude Monet, Low tide at Pourville.

Che Claude Monet sia un mago con i colori non è sicuramente una novità, però nelle sue opere vi dirò che riesce sempre a stupirmi.

Dedicandosi al mare, riesce a regalarci l’atmosfera della perfetta estate mediterranea, quando i colori sono saturi e i pomeriggi pigri e soleggiati. Non vi fa venire voglia di tornare indietro all’inizio dell’estate?


Edvard Munch

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Edvard Much, Summer night by the beach.

Quando invece guardo i quadri di Edvard Munch mi rendo conto di quanto le parole possano essere superflue. L’intensità dei suoi paesaggi marini non ha bisogno di essere commentata, così mi fermo e mi metto a sospirare, sognando future vacanze decisamente a nord.


Piet Mondrian

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Piet Mondrian, Dune.

I quadri di Piet Mondrian che ho scelto fanno invece parte di una serie realizzata da questo maestro, sviluppata intorno all’osservazione delle dune sulle spiagge dell’Atlantico. 

Trovo che queste opere siano bellissime e soprattutto mi sono innamorata dei giochi cromatici che evidenziano la ricercatezza di questo artista: i colori complementari vengono accostati per creare un effetto surreale ma allo stesso tempo emozionante.


Henri Matisse

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Henri Matisse, Polinesia, mare.

Parlando di Henri Matisse, ho scelto due opere opposte che sottolineano due sue diverse nature: da una parte l’allegra sintesi e dall’altra il paesaggio dipinto a tratti veloci e decisi. Quali preferite? Io riscontro in entrambi una certa poesia.

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Henri Matisse, Cap d’Antibes.

René Magritte

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René Magritte, Le meraviglie della natura.

Da grande artista surreale, René Magritte ci mostra come sia possibile giocare anche con il mare, che diventa una sorta di illusione sofisticata e sottile.

L’orizzonte si fonde con il cielo, i piani della composizione si mischiano e i paesaggi sono popolati da creature immaginarie, quindi sembra in pratica di assistere ad un sogno.


Georgia O’Keeffe

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Geogia O’Keeffe, onda blu.

Attraversando l’Atlantico arriviamo negli Stati Uniti, dove per Georgia O’Keeffe il mare è soprattutto materia e profondità. I suoi quadri sono composti da profonde campiture omogenee caratterizzate da sfumature delicate.

Le onde e la linea dell’orizzonte sembrano quasi divorare la tela, trasformandola in qualcosa di introspettivo e delicato.

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Georgia O’Keeffe, Wave night.

Edward Hopper

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Edward Hopper, La lunga tratta.

Per ultimo ho lasciato un artista per cui in realtà ho una grandissima stima, il portavoce dell’America della prima metà del Novecento.

Quello di Edward Hopper è un mare decisamente azzurro e solitario, atlantico più che mediterraneo, dove la presenza umana non è rilevante e quella che trionfa sopra tutto il resto è la natura.


Direi che per oggi sono arrivata alla fine, anche se sicuramente avrò saltato qualche opera che si sarebbe meritata di entrare in questa galleria. Vi viene in mente qualche quadro che ho dimenticato? E qual è il vostro preferito tra quelli che ho selezionato?

Sono molto curiosa di sapere cosa ne pensate!

Esiste una vera “arte americana”?

Dopo la prolungata pausa estiva, esordisco con questa domanda complessa ma affascinante (o almeno spero), un interrogativo che mi è rimasto in testa durante tutte le ultime tre settimane.

Sono assolutamente convinta che si possa risalire ad un momento, vago o preciso che sia, in cui la cultura americana prende una sua deriva caratteristica, facendosi timidamente forza ed arrivando finalmente a scostarsi da quelli che sono i binari dettati dalla vecchia Europa, fulcro fino alla metà del Novecento di tutta la cultura mondiale.

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Edward Hopper, la casa lungo la ferrovia.

Esistono poi luoghi dove la storia sembra impazzire, punti precisi nello spazio e nel tempo in cui gli eventi si susseguono e le menti geniali hanno il loro spazio, divorandosi tutto quello che c’è intorno. Per fare un grande esempio, avete presente Firenze nel Rinascimento, la piccola città che in qualche decennio riesce a stravolgere completamente il destino della pittura?

Ecco, io credo che anche la ricerca dell’origine dell’arte e dell’architettura americana conduca in due luoghi precisi, due città con una grandissima personalità ed un fascino innegabile.

Come forse saprete (se avete seguito il blog e il profilo Instagram), negli scorsi giorni sono riuscita a esplorare un pezzetto di Stati Uniti, e più precisamente quella porzione che forse è la più cruciale dal punto di vista storico, artistico e architettonico, senza nulla togliere a tutto il resto che ancora non ho potuto vedere.

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Grant Wood, Fall plowing.

Mi riferisco a tre settimane tra Chicago, New York e tutta l’immensità che si trova in mezzo, alla ricerca di meraviglie naturali e di tracce che mi raccontassero qualcosa in più sullo sviluppo dell’arte e dell’architettura americana.

Ho visto incredibili musei, vere e proprie città nella città, palazzi, paesaggi ispiratori e capolavori a livello mondiale. Non voglio annoiarvi raccontando tutto adesso (e a dire la verità devo ancora ragionarci un po’ sopra), ma prometto che condividerò tutto con voi e arriverò a trovare la risposta della domanda che intitola questo articolo.

Sono riuscita ad incuriosirvi? Allora non perdetevi i prossimi articoli, perché ogni tanto salterà sicuramente fuori qualche bella storia su Frank Lloyd Wright, su Edward Hopper e sulla Hudson River School, solo per fare qualche esempio.


Aggiornamento: ecco i link ai post che continuano questo viaggio alla ricerca della bellezza
  1. Una grande storia che ha inizio nei meandri dell’Hudson River
  2. Il trionfo delle metropoli: la metamorfosi americana secondo O’Keeffe, Sheeler e Demuth
  3. Tre motivi che rendono Edward Hopper un grande artista
  4. Cape Cod: il luogo dove i quadri di Hopper diventano realtà
  5. Frank Lloyd Wright: 5 opere per amare il più grande architetto americano
  6. New York City: 5 luoghi imperdibili per un appassionato d’arte
  7. Perché nelle città ad un certo punto sono spuntati i grattacieli?
  8. La nuova sede del Chicago Tribune: storia di un concorso da 50.000 dollari

Aspettando New York

Aggiornamenti dall’altro lato dell’oceano.

Miei cari amici, per prima cosa vi devo dire che non mi sono dimenticata del blog, soltanto questo viaggio che sto vivendo sta assorbendo tutte le mie energie. Vi devo confessare che sono felicissima: ho pianificato per quasi un anno queste tappe e allo stesso tempo ho realizzato un po’ dei miei sogni d’infanzia (come mettere piede in Canada, anche se solo per un’ora, oppure vedere con i miei occhi i grandi laghi).

Ormai la mia dolce metà ed io siamo arrivati oltre la metà e davvero non ci possiamo lamentare, visto che persino le minacce di uragano finalmente si stanno placando.

Tra un paio di giorni raggiungeremo quella che sarà la tappa finale: New York, la leggendaria Grande Mela. Sapete che tra tutto è quello che mi preoccupa di più?

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Uno dei primi grattacieli a Chicago, progettato da Louis Sullivan, la Robie House di F. L. Wright e un qualche imprecisato punto della Pennsylvania.

Abbiamo iniziato il nostro lungo giro da Chicago e personalmente vi dirò che me ne sono un po’ innamorata, con la sua spontanea aria da dura e la natura così poco turistica, nonostante sia una specie di mecca per gli amanti dell’architettura. Abbiamo esplorato i tesori di Frank Lloyd Wright e apprezzato l’evoluzione dei grattacieli, che è proprio qui che sono nati.

Dopo la Windy City, abbiamo conosciuto i vasti spazi pianeggianti e ondulati dell’Ohio, della Pennsylvania e dello Stato di New York, scoprendo una grande tranquillità e un altro volto della mitica America.

Adesso temo che lo scontro con la vivacissima e caotica New York City possa non soddisfare a pieno le mie rosee aspettative; sono un po’ pazza vero? Una parte di me teme che Manhattan ormai abbia venduto la sua anima ai turisti e che ormai nel mio cuore non ci sia posto per tutti. In realtà credo e spero di sbagliarmi, ma nel frattempo sapete cos’è che mi consola e che rimane come punto fermo nella mia insaziabile curiosità? Vi svelo la risposta: quello che mi tranquillizza e mi fa morire dall’impazienza è più di tutto la presenza di ben 5 musei che non vedo l’ora di vedere, 5 paradisi che sono certa mi faranno commuovere.

E allora avanti tutta, senza pregiudizi o problemi inesistenti.

Voi invece come state? Spero che per tutto settembre sia un mese bellissimo 🙂

10 momenti di illusione

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In fondo cos’è la realtà, se non un’illusione molto persistente?

Se doveste scegliere 10 tra le opere d’arte di tutti i tempi, quali sarebbero per voi quelle che meglio rappresentano l’assurdità del mondo? Ecco, per il nuovo episodio di “10 Momenti di…” il filo conduttore è proprio l’illusione.

Vi ricordate di questo progettino inaugurato insieme al blog Artesplorando? Si tratta di una serie di brevi video in cui cerchiamo di raccontarvi con 10 dipinti delle sensazioni, dei temi o dei percorsi trasversali alla storia dell’arte (a proposito, ecco il link alla scorsa puntata: 10 momenti di passione).

In questa selezione trovate i maestri del surrealismo ma non soltanto: una piccola deviazione vi condurrà dal precursore Arcimboldo e dall’ultimo venuto, quel grande genio di Escher, per cui vi confesso che ho un debole di vecchia data.

Che cosa aggiungere, se non che spero di avervi fatto incuriosire abbastanza da cliccare play? Fatemi sapere cosa ne pensate 🙂

L’incredibile scoperta di una scultura pop vecchia di 500 anni

Cosa possono avere in comune la decorazione lapidea di un palazzo spagnolo e un personaggio della serie Guerre Stellari?

Non sono impazzita, ve lo giuro (o almeno credo): in realtà questo è il contributo al blog di un mio vecchio amico, uno dei pochi che hanno superato la soglia dei dieci anni di sopportazione. Per tutelare la sua privacy lo chiameremo semplicemente A.B. e per conoscerlo vi sottopongo un suo flusso di coscienza divertente e leggero, che trovate qui di seguito.


“Esiste, in un angolo del centro storico di Valencia, uno splendido palazzo costruito tra la fine del quattrocento e i primi del cinquecento per celebrare la ricchezza e la potenza dei mercanti di seta, all’epoca dominatori dell’economia cittadina.

La pietra chiara con la quale fu costruito è oramai molto scavata, ma ancora si distinguono le tante figure che decorano le colonne e i portali; volti e forme fantastiche ma non prive di un loro gusto, a testimoniare la fantasia degli scalpellini e la volontà di stupire (e di lasciare un segno – o forse un messaggio) da parte dei facoltosi committenti. Ve ne sono di fogge diverse, tutte accomunate da elementi fantastici e al limite paurosi.

Una in particolare aveva stimolato la mia curiosità di vacanziero.

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Sul momento non mi aveva colpito più delle altre: ma dal cassetto “cinefilo” della mia memoria stava uscendo con prepotenza un’associazione mentale davvero insospettabile. Chi di voi non conosce Chewbacca, il gigantesco compagno peloso del mitico Han Solo, eroe della fortunatissima serie Star Wars? Beh, magari il personaggio vi sfugge (ha un ruolo secondario), ma la serie la conoscete certamente e almeno un film (dei 7 prodotti, con seguiti in lavorazione, serie tv ecc ecc) vi sarà toccato, non fosse altro per compiacere fidanzati o amici appassionati.

Star Wars è un film che ha lasciato un segno profondo sia nel mondo della cinematografia che nel mondo della cultura popolare. I suoi personaggi (Chewbacca compreso) sono delle vere e proprie icone pop, riprodotti oramai da un quarantennio su migliaia di gadget: dai giocattoli alle magliette a qualsiasi oggetto possa passare per la mente (bacata!) dei produttori di merchandising.

Icone talmente fissate nell’immaginario collettivo da arrivare a confrontarsi direttamente con il pregevole prodotto di un ignoto scalpellino Valenciano del quindicesimo secolo.

Che cosa è dunque la cultura popolare?

Tutte le forme d’arte sono per definizione nate “pop”, ma nel corso dei millenni sono sorte e si sono sviluppate alcune derivazioni cosiddette “alte”; cresciute su sé stesse, a volte in maniera talmente autoreferenziale da essere difficilmente riconoscibili a chi non ne conosce le regole (entrerà negli annali la storia degli occhiali da sole al MoMa, raccontata qui).

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Il pop no: evolve, si ramifica, ma rimane per definizione immediato, pronto per essere consumato da chiunque; spontaneo e istintivo, segue gusti (e disgusti) del “popolo”, colpisce alla pancia più che alla testa (ma il cuore – si sa – è più vicino allo stomaco che al cervello), è potente ma allo stesso tempo incontrollabile e genera miti con la stessa semplicità con cui poi li demolisce.

Chi – come me – conosce e coltiva la passione delle arti “alte”, molto spesso tende a chiudere gli occhi (magari con un velo di disprezzo) di fronte a quanto la cultura popolare produce e impone; è un vizio antico che si iscrive alla categoria “élite vs. popolino”, e traduce in maniera garbata alcuni istinti primordiali dell’uomo. Sono perfettamente d’accordo con chi critica la cultura pop (televisioni, pubblicità, cinema e tutto il resto ne danno occasione quotidianamente) per le sue bassezze e per la sua voracità; ma non posso negare di subirne in qualche modo il fascino ancestrale.

La POP art – che nel corso dell’ultimo mezzo secolo ha riempito di zuppe Campbell le migliori gallerie d’arte del mondo – è in un certo senso un esempio: l’arte “alta” che si appropria di un nome e di un titolo (invidia latente o omaggio?) senza avere la minima intenzione di sposarne la vera natura. Wahrol e i suoi contemporanei non furono esponenti della cultura popolare: furono dei grandissimi artisti che ne avevano subito il fascino e la potenza evocativa, e ne fecero un nuovo prodotto artistico da elevare sul piano della “grande arte”.


Questo incontro fortuito con l’effige di un Chewbacca cinquecentesco – che ha stimolato questa arzigogolata riflessione – per me rimane significativo. Significativo anche per chi, come me, vive amando molte forme di arti “alte”. Significativo non solo per il poter apprezzare lo splendido lavoro di un artista che mezzo millennio fa ci ha lasciato un pezzo di sé stesso; ma anche e soprattutto perché ha saputo evocare una riflessione e stimolare il mio fascino per quella parte del mondo culturale che – forse a torto – troppo spesso trascuro.

La cultura pop permea la nostra società: spesso nel bene, a volte nel male; trascurarne gli stimoli (almeno quelli positivi) è un gesto davvero troppo egoista per chiunque si consideri un vero appassionato di ogni forma d’arte.”


Allora…Questa riflessione vi ha incuriosito? Ovviamente sono di nuovo io, la vostra Sottile Linea d’Ombra, e mi chiedo se forse anche io a volte sono un po’ troppo snob nei confronti di tutto quello che possiamo definire pop. Purtroppo è molto più difficile giudicare il passato che il presente, non siete d’accordo con me?

Detto ciò, vi saluto e mi auguro che questa digressione vi sia piaciuta, anche perché potrebbe essere la prima ma non l’ultima. 😉

 

La nostra povera Firenze e le angherie che deve subire

firenze-cupola-santa-maria-del-fiore

Credo che tutti abbiate avuto modo di vedere le immagini del Lungarno sprofondato gli scorsi giorni a pochi metri da Ponte Vecchio, complice una perdita d’acqua che ha eroso indisturbata un bel pezzettone di quartiere.

Ecco, questa è solo una delle due cose assurde che sono capitate a Firenze negli scorsi giorni, la più grave sicuramente ma forse la meno scandalosa. Ha provocato un grande disagio ed un altrettanto notevole danno, però è possibile difendere la rete idrica municipale dicendo che a volte i vecchi tubi si guastano. È anche vero che sicuramente si potrebbe programmare una manutenzione generalizzata della rete, se non risultasse meno costosa una perdita d’acqua rispetto ai lavori per risistemarla. Questo però è un altro discorso in cui non mi avventuro perché non voglio dilungarmi e non mi sento abbastanza informata.

Quello che a me sta più a cuore è il secondo avvenimento, un fatto di cui si è parlato molto meno.


La multa al direttore degli Uffizi per “collocazione abusiva di mezzi pubblicitari lungo la strada”

Per farla breve, negli ultimi tempi Eike Schmidt, storico dell’arte e direttore degli Uffizi da circa otto mesi, ha registrato un audio in prima persona, in inglese e italiano, con cui mette in guardia i visitatori dai ladri, dai bagarini e dai venditori abusivi e offre una serie di suggerimenti per orientarsi fra code e biglietti senza perdere troppo tempo o farsi fregare.

Non male come idea, non trovate? Invece i vigili urbani fiorentini hanno pensato bene di multarlo per “collocazione abusiva di mezzi pubblicitari lungo la strada“. In questa frase noterei due particolari interessanti: per prima cosa il messaggio audio in realtà non era pubblicitario ma informativo e in secondo luogo gli altoparlanti non erano lungo la strada ma all’interno del porticato del Palazzo degli Uffizi, area di pertinenza demaniale (del museo) e affacciante ma non facente parte della piazza municipale antistante.

Nonostante queste obiezioni, non ci sono state ragioni: nemmeno in colloquio tra il sindaco e il direttore è servito a fare cambiare idea ai puntigliosissimi vigili fiorentini.

Florence Italy

In quale altro stato del mondo viene multato chi agevola la fruizione di un bene culturale al posto di chi lo affolla sicuramente senza permesso?

Mi viene da pensare che una tale celerità da parte del corpo di polizia municipale nasconda un certo interesse nei confronti dei venditori. Sono io maliziosa o anche a voi viene in mente che a Firenze, così come in altre città italiane, ci sia un motivo se la presenza costante degli ambulanti non è contrastata?

Povero direttore degli Uffizi, probabilmente abituato allo stile di vita germanico! Ingenuamente forse non ha tenuto conto dei permessi e delle scartoffie che smorzano ogni entusiasmo dalle nostre parti, e nemmeno ha considerato tutta la rete di bustarelle che tiene insieme le nostre città e soprattutto chi ci governa.


Nel bel Paese le cose vanno così dai tempi dell’Antica Roma, quindi qualcuno dirà che tanto vale adeguarsi. Invece io continuo ad andare in direzione ostinata e contraria affermando che un sistema del genere deve essere fermato a partire dalle piccole cose, se vogliamo davvero uscire dalla situazione in cui siamo.

La politica non avrà significato e i nostri centri urbani continueranno ad essere bistrattati sino a quando qualcosa non inizierà a girare diversamente.

Io mi auguro che Eike Schmidt non si pieghi al sistema e che abbia il coraggio di lottare in nome dell’istituzione secolare e prestigiosa che rappresenta. Allo stesso tempo mi auguro che il vento cambi anche per evitare che sprofondino altre porzioni delle nostre città.

Perché alla fine è vero che le perdite esistono ma è anche vero che ci dovrebbe anche essere gente pagata per vigilare su questo, impiegati che probabilmente già ci sono e vengono puntualmente pagati.

Tre ottimi motivi per visitare l’Areacreativa42 a Rivarolo

Senza voler offendere nessuno, vi confesso che non credevo che su questo blog mi sarei mai messa a pubblicizzare un comune paese del Canavese, nella provincia di Torino. E invece, come sempre accade, la realtà segue strade differenti rispetto alle aspettative.

Così, oggi sono qui per raccontarvi di una galleria d’arte contemporanea di Rivarolo Canavese, un luogo che è riuscito a stregarmi. Volete sapere perché? Ecco l’elenco che ho stilato per voi.


#1 Il legame tra l’arte contemporanea e l’architettura barocca

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Non so cosa ne pensiate voi, ma io apprezzo sempre molto quando ad un’architettura del passato sono affiancati elementi d’arredo oppure di design dichiaratamente contemporanei. Mi piace chi affronta con disinvoltura l’accostamento del nuovo con l’antico senza troppo timore reverenziale nei confronti dei bei tempi andati.

Ecco, io sono convinta che questo atteggiamento (che definire spudorato sarebbe troppo) sia quello che un po’ troppo spesso manca nelle città del nostro bel Paese, ingabbiate in un passato idealizzato e molto ingombrante. Ma, tornando a noi, sicuramente questo non manca all’Areacreativa42 di Rivarolo, una galleria d’arte situata in pieno centro storico.

Qui si va oltre al design o all’arredamento: il visitatore si tuffa nell’arte contemporanea e questo per me è il massimo del fascino. Le stanze settecentesche che ospitano dipinti di artisti emergenti risultano perfettamente curate e restaurate, adatte ad ospitare qualunque genere di esposizioni. E di qui mi collego al punto #2.


#2 La possibilità di entrare in un mondo favoloso

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Ci sono gallerie e gallerie. Esistono spazi espositivi che si appoggiano ad artisti conosciuti e più o meno affezionati, considerando il loro ruolo come una professione qualunque. Esistono (oserei dire per fortuna) allo stesso tempo anche gallerie che investono sui giovani e che vogliono svelare al pubblico lavori e persone poco note. Ci sono luoghi dove si respira un’aria internazionale fatta di residenze d’artista, di concorsi da istituire e soprattutto di passione.

L’Areacreativa42 è tutto questo e per saperne di più vi consiglio di dare un’occhiata al loro sito. Sabato scorso ho avuto la fortuna di conoscere le due galleriste, Karin Reisovà ed Elisabetta Chiono, e vi posso garantire che in pochi minuti di chiacchiere mi sono sentita travolta da quello che è il loro amore per il loro spazio e soprattutto per ciò che questo interessantissimo contenitore ospita.


#3 La mostra “Facce da Blogger”!

facce da blogger varie

La mostra Facce da Blogger 2.0, curata da Tiziano Todi, è un’esposizione che si sposa molto bene con l’idea di modernità e originalità portata avanti dalla galleria.

Si tratta di un geniale progetto di Elena Datrino, una fotografa coi fiocchi che ha avuto la balzana idea di ritrarre noti blogger italiani (o anche meno noti nel mio caso), figure mitologiche che solitamente si nascondono dietro le quinte, o per meglio dire dietro gli schermi dei computer. Il suo scopo è quello di arrivare a cento fortunati e in questa seconda tappa ha già raggiunto quota 62.

Il suo progetto così social e avanguardista mi incuriosisce parecchio, così come non smetto mai di stupirmi della sua bravura nel caratterizzare con pochi oggetti le personalità di chi capita di fronte al suo obiettivo. Il risultato è un insieme di immagini colorate e originali, una sorta di versione innovativa e meno commerciale della Pop Art, perfettamente calata nel III millennio.

Se non mi credete, potete curiosare a questo link oppure, ancora meglio, vedere di persona la mostra entro il 26 di giugno.


In conclusione, se nel prossimo mese sarete di passaggio per il Canavese (nella provincia di Torino, in direzione nord), vi invito a vedere l’Areacreativa42 non perché possiate vedere la riproduzione della mia faccia in scala 1:1, ma per avere l’occasione di conoscere sia la portata del progetto di Elena Datrino, sia la bellezza del mondo che Karin Reisovà ed Elisabetta Chiono custodiscono dietro al portone d’ingresso.

Nel frattempo, siccome un po’ di vanità non guasta, vi saluto con le mie tre facce (da blogger, ovviamente!).

la sottile linea d'ombra - faccia da blogger

Non siete curiosi di conoscere qualche Faccia da blogger?

Leggete qualche blog? Ne curate uno? Ecco, qualunque sia la vostra situazione credo che sarete d’accordo con me in quest’affermazione: nell’immaginario collettivo il blogger è in molti casi una figura incorporea e sconosciuta, invisibile dietro la tastiera (tranne forse quando si parla di moda).

Arianna Senore-Facce da blogger-la sottile linea d'ombra

Partendo da questo concetto, la bravissima fotografa Elena Datrino si dedica dal 2013 alla ricerca di blogger da ritrarre (ecco il link al suo sito personale).

Lo scorso anno, come forse ormai saprete, sono passata anche io con grande soddisfazione davanti al suo capace obiettivo (all’Affordable Art Fair a Milano), ma il suo progetto non è finito qui.

La sua caccia al blogger è continuata ed ora una nuova mostra sta per iniziare.

 


Facce da Blogger 2.0

invito_FDB 2.0 WEB

Areacreativa42 progetti per l’arte è lieta di annunciare l’inaugurazione del progetto fotografico Facce da blogger 2.0, fotografie di Elena Datrino, sabato 21 maggio 2016 alle ore 18, nella settecentesca dimora di Casa Toesca in via Ivrea 42 a Rivarolo Canavese.

La mostra, che si svolgerà sino al 26 giugno, è nata dal progetto di Elena Datrino, artista e fotografa e di Tiziano M. Todi, gallerista, per presentare, attraverso nitidi e brillanti ritratti fotografici, coloro che animano una realtà fortemente contemporanea: il blog. I volti di 62 noti blogger italiani sono i protagonisti del percorso espositivo. Per ciascuno di essi l’artista ha ideato un set fotografico capace di catturare la personalità e le peculiarità del personaggio.”

(Tratto dal comunicato stampa, scaricabile qui: CS _FDB 2.0).


Che ne dite, sono riuscita ad incuriosirvi? Spero proprio di sì! Cari amici di Torino e dintorni, se non avete programmi per oggi mi auguro di vedervi a Rivarolo in questo fantastico pomeriggio di sole!

Io sarò lì e vi aspetterò 😉

PS: Sulla pagina Facebook de La Sottile Linea d’Ombra (a questo link) trovate anche il video di presentazione dell’evento, dove compaio anche io!

Cartina FDB 2.0

Chi non muore (fortunatamente) si rivede

arianna
Miei cari amici, sono tornata!

Se siete abituati a passare ogni tanto da queste parti per una visita, vi sarete sicuramente accorti che manco da un po’. Vi chiedo scusa se avete sperato invano di leggere qualcosa di nuovo, ma di questi tempi ho avuto un po’ troppe cose per la testa (malefiche faccende da adulti!), tanto da sospendere per un po’ l’amena attività da blogger.

Eppure mi è mancato molto tutto questo, ci credete?

Mi siete mancati voi e mi è mancata la mia migliore scusa per pensare all’arte e alla bellezza. Quest’angolino di web è diventato importante, giorno dopo giorno, non so se immaginate che tristezza sia doverlo trascurare! Ma ora sono di nuovo qui: ho in mente qualche novità e tante belle cose da raccontarvi, quindi vi invito a non perdere i prossimi articoli. Intanto colgo l’occasione per ringraziarvi se, nonostante la mia assenza, voi siete ancora qui.


E se invece vi chiedete il significato della fotografia che ho scelto per oggi, vi posso dire che fa parte del minivideo che ho prodotto (vincendo un bel po’ di timidezza) per pubblicizzare la mostra “Facce da Blogger” che si terrà tra maggio e giugno a Rivarolo Canavese (TO) presso la Galleria Areacreativa42

Se sarete di passaggio, consideratevi tutti invitati a vedere un po’ di ritratti di blogger sparsi per l’Italia, ripresi dalla bravissima fotografa Elena Datrino. Tra gli altri troverete anche il mio, realizzato lo scorso anno all’Affordable Art Fair di Milano, visibile qui: Affordable Art Fair Milano: giornata surreale in un clima molto pop o qui: La mia faccia da blogger.

Vi aggiornerò al più presto per altri dettagli e forse avrò anche il coraggio di pubblicare il mio minivideo. Nel frattempo, a presto a ancora grazie di tutto 🙂

Rivoluzioni nell’arte

Anche voi, come me, siete convinti che l’arte progredisca attraverso continue rivoluzioni?

Per celebrare il suo primo compleanno, la rivista online Are you art? ha deciso di affrontare questo tema e ognuno dei blogger della redazione ha partecipato affrontando l’argomento dal suo punto di vista.

Non vi incuriosisce il risultato? Vi posso dire che si parla di moltissime cose, tra cui amore e passione tra artisti, Artemisia Gentileschi, Street Art, Futurismo e scultura. Visto che anche la Sottile Linea d’Ombra dà il suo contributo, troverete anche un articolo sull’architettura, dedicato alle rivoluzioni del Novecento.

Direi che adesso smetto di parlare e lascio che Are you Art? si racconti da solo. Buona lettura!