Esiste una vera “arte americana”?

Oggi esordisco con questa domanda complessa ma affascinante (o almeno spero), un interrogativo che mi è rimasto in testa durante tutte le ultime tre settimane.

Sono assolutamente convinta che si possa risalire ad un momento, vago o preciso che sia, in cui la cultura americana prende una sua deriva caratteristica, facendosi timidamente forza ed arrivando finalmente a scostarsi da quelli che sono i binari dettati dalla vecchia Europa, fulcro fino alla metà del Novecento di tutta la cultura mondiale.

House by the Railroad, by Edward Hopper
Edward Hopper, la casa lungo la ferrovia.

Esistono poi luoghi dove la storia sembra impazzire, punti precisi nello spazio e nel tempo in cui gli eventi si susseguono e le menti geniali hanno il loro spazio, divorandosi tutto quello che c’è intorno. Per fare un grande esempio, avete presente Firenze nel Rinascimento, la piccola città che in qualche decennio riesce a stravolgere completamente il destino della pittura?

Ecco, io credo che anche la ricerca dell’origine dell’arte e dell’architettura americana conduca in due luoghi precisi, due città con una grandissima personalità ed un fascino innegabile.

Come forse saprete (se avete seguito il blog e il profilo Instagram), negli scorsi tempi sono riuscita a esplorare un pezzetto di Stati Uniti, e più precisamente quella porzione che forse è la più cruciale dal punto di vista storico, artistico e architettonico, senza nulla togliere a tutto il resto che ancora non ho potuto vedere.

grant-wood-fall-plowing
Grant Wood, Fall plowing.

Mi riferisco a tre settimane tra Chicago, New York e tutta l’immensità che si trova in mezzo, alla ricerca di meraviglie naturali e di tracce che mi raccontassero qualcosa in più sullo sviluppo dell’arte e dell’architettura americana.

Ho visto incredibili musei, vere e proprie città nella città, palazzi, paesaggi ispiratori e capolavori a livello mondiale. Non voglio annoiarvi raccontando tutto adesso (e a dire la verità devo ancora ragionarci un po’ sopra), ma prometto che condividerò tutto con voi e arriverò a trovare la risposta della domanda che intitola questo articolo.

Sono riuscita ad incuriosirvi? Allora non perdetevi i prossimi articoli, perché ogni tanto salterà sicuramente fuori qualche bella storia su Frank Lloyd Wright, su Edward Hopper e sulla Hudson River School, solo per fare qualche esempio.


Aggiornamento: ecco i link ai post che continuano questo viaggio alla ricerca della bellezza
  1. Una grande storia che ha inizio nei meandri dell’Hudson River
  2. Il trionfo delle metropoli: la metamorfosi americana secondo O’Keeffe, Sheeler e Demuth
  3. Tre motivi che rendono Edward Hopper un grande artista
  4. Cape Cod: il luogo dove i quadri di Hopper diventano realtà
  5. Frank Lloyd Wright: 5 opere per amare il più grande architetto americano
  6. New York City: 5 luoghi imperdibili per un appassionato d’arte
  7. Perché nelle città ad un certo punto sono spuntati i grattacieli?
  8. La nuova sede del Chicago Tribune: storia di un concorso da 50.000 dollari
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7 thoughts on “Esiste una vera “arte americana”?

      • Paolo Gruppuso 19 settembre 2016 / 14:40

        Come non ritenere interessante una ricerca sull’arte americana.In particolare quando viene raccontata da chi l’ha vissuta e/o scoperta personalmente,dal vivo o dal vero.Come pittore e maestro d’arte,appassionato di storia dell’arte,sono notevolmente incuriosito su quanto di originale e poco conosciuto ci potrai comunicare! Grazie di cuore.

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      • La linea d'ombra 19 settembre 2016 / 19:25

        Ti ringrazio tanto per il tuo bellissimo commento! Spero proprio che ti piaceranno i miei futuri post 🙂

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  1. Cristian 28 settembre 2016 / 16:00

    E’ interessante la domanda che ti poni come pure è interessante chiedersi se in questo caso è giusto parlare di arte americana e non d’arte degli Stati Uniti. Forse per parlare di arte americana il discorso andrebbe allargato ai cosiddetti “nativi” e a espressioni artistiche che vanno molto più in dietro nel tempo … 🙂 Uno spunto di riflessione 😉

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    • La linea d'ombra 28 settembre 2016 / 18:34

      Caro Cristian, devo ammettere che tu sai sempre porre delle domande interessanti! 🙂
      Sicuramente varrebbe la pena di allargare il discorso alle espressioni artistiche “native” anche se, in questo caso, il mio ragionamento vuole indagare sulle origini di quella che è oggi l’arte del Nord America, quindi degli Stati Uniti, e, non volendomi dilungare troppo, ho selezionato i caratteri che secondo me sono più rilevanti a questo scopo.
      Non so se sono riuscita a spiegarmi, ma spero di sì…E grazie mille per il tuo commento, lo apprezzo molto!

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