‘L’Allegria’ di Ungaretti: sei poesie per andare oltre ‘M’illumino d’immenso’

Vassily Kandinsky, Molti cerchi

Per molti Ungaretti è il poeta che ha scritto quei famosissimi versi incomprensibili – M’illumino d’immenso – con cui bene o male tutti abbiamo dovuto fare i conti a scuola, e che ha scritto poesie sulla Prima guerra mondiale tra le più studiate di tutta la letteratura mondiale.

Oggi mi piacerebbe provare ad andare un po’ oltre gli aspetti più noti e approfondire alcune poesie meno famose, ma a mio avviso molto interessanti.


Due parole sulla vita dell’autore

Proprio solo alcune informazioni fondamentali sulla prima fase della vita: Giuseppe Ungaretti nasce nel 1888 e rimane orfano di padre all’età di due anni. Tutti sappiamo che partecipò come soldato semplice alla Prima guerra mondiale, di cui ha trasmesso una testimonianza tra le più alte che ci siano giunte.

Forse però non tutti sanno che, prima di arruolarsi come soldato, Ungaretti trascorre l’infanzia ad Alessandria d’Egitto, città dove è nato, figlio di genitori italiani che possiedono lì un forno. Soprattutto le poesie giovanili sono ricchissime di rimandi quasi mitici al mondo che ha conosciuto da bambino e ai ricordi della vita in Egitto.

Prima della guerra saranno fondamentali per la sua formazione culturale alcuni anni che trascorre a Parigi, in compagnia degli esponenti di numerosi movimenti artistici d’avanguardia. Quando scoppia la guerra, Ungaretti si trasferisce a Milano e nel 1915 riceve la chiamata alle armi.


Due parole sulla poetica

I tre aspetti fondamentali per comprendere le poesie giovanili di Ungaretti sono proprio l’infanzia ad Alessandria, il periodo a Parigi e, ovviamente, la guerra. Questi tre elementi sono centrali nella prima fase della sua produzione poetica, che confluisce in una raccolta intitolata L’Allegria.

Per chi vuole, di seguito trovate un accenno alla poetica de L’Allegria; se non siete interessati agli aspetti più “tecnici” potete saltare direttamente alle poesie 😉

L’Allegria è caratterizzata da un forte turbamento e da un bisogno di trasgressione, in primo luogo nei confronti della tradizione lirica. Ungaretti introduce infatti delle novità importantissime:

  • L’utilizzo di una metrica elementare: i versi sono frammentati, quasi del tutto privi di punteggiatura. L’aspetto delle poesie è lontanissimo da quello dei predecessori e di molti contemporanei.
  • L’importanza della parola: si è arrivati a parlare di un vero e proprio ‘culto della parola’. La spezzatura del verso non rappresenta una volontà di distruzione (come quella dei futuristi), ma piuttosto di isolare la parola, per far sì che schiuda al massimo il proprio potenziale di rivelazione. Infatti, la parola è, secondo Ungaretti, lo strumento per arrivare a rappresentare la verità: tramite la ricerca sulla parola si può ridurre il divario insuperabile tra poesia e realtà. Ungaretti stesso scrive, in un saggio che si intitola Ragioni d’una poesia: “È, questo, l’unico dono di magia, il sommo potere di metamorfosi che abbia l’uomo? È il dono per cui la parola ci riconduce, nella sua oscura origine e nella sua oscura portata, al mistero, lasciandolo tuttavia inconoscibile”.
  • Riduzione del numero di parole: Ungaretti cerca di esprimere un concetto col minor numero di parole possibile, riducendo il verso all’osso.

Sempre in Ragioni d’una poesia Ungaretti scrive:

“Se il carattere dell’800 era quello di stabilire legami a furia di rotaie e di ponti e di pali e di carbone e di fumo – il poeta d’oggi cercherà dunque di mettere a contatto immagini lontane, senza fili. Dalla memoria all’innocenza, quale lontananza da varcare; ma in un baleno.”

Detto ciò, direi che mi sono dilungata abbastanza e che è ora di passare alle poesie!

Vassily_Kandinsky_1923_Composition_8
Vassily Kandinsky, Composizione n.8

1. Casa mia

Sorpresa
dopo tanto
d’un amore
Credevo di averlo sparpagliato
per il mondo

Credo che qui si veda bene la volontà di ridurre al minimo le parole per esprimere un concetto ampio: la sorpresa di tornare a casa dopo tanto tempo e di trovarvi un amore che il poeta pensava di avere perso, sparpagliato per le vie del mondo.

La scelta delle parole è accuratissima e davvero permette di superare un po’ l’abisso tra l’intrico di sensazioni, difficilissime da comunicare, che il poeta prova tornando a casa e la loro resa in versi.


2. Eterno

Tra un fiore colto e l’altro donato
l’inesprimibile nulla

In questa poesia troviamo due nuclei importantissimi: l’esistenza del nulla e l’impossibilità di esprimerlo a parole. Ungaretti stesso scrive che quella del nulla inesprimibile è stata una delle sue ossessioni sin dalla gioventù.

Una prima variante di questa poesia terminava con questi tre versi, che poi sono stati cancellati:

Fiore doppio
nato in grembo alla madonna
della gioia

Probabilmente Ungaretti li ha cancellati proprio perché, come abbiamo visto, uno dei suoi propositi è proprio quello di ridurre al minimo, sfrondando tutto ciò che ritiene superfluo. A me però piacciono e credo che rendano più semplice capire il concetto alla base di questa poesia: l’impossibilità di comunicare anche nella gioia del dono e di esprimere a parole il nulla che tutto circonda.


3. Allegria di Naufragi

E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare

Allegria di Naufragi è stato anche il titolo della raccolta, prima che l’autore lo cambiasse in L’Allegria. A questo proposito Ungaretti scrive:

“Il primitivo titolo, strano, dicono, era Allegria di Naufragi. Strano se tutto non fosse naufragio, se tutto non fosse travolto, soffocato, consumato dal tempo. Esultanza che l’attimo, avvenendo, dà perché fuggitivo, attimo che soltanto amore può strappare al tempo, l’amore più forte che non possa essere la morte.”

Nel titolo di questa poesia troviamo i naufragi, cioè la guerra e in generale tutti i mali del mondo, ma anche l’allegria. Chi sopravvive ad un naufragio riprende subito il viaggio, non ci viene detto con che stato d’animo, ma la condizione dell’uomo è tutta qui: tutti prima o poi siamo sottoposti ad un qualche tipo di naufragio e la scelta è tra lasciarsi andare da una parte e dall’altra trovare la forza di andare avanti e lasciare spazio alla nostra gioia di vivere, anche se intorno ci sono solo rovine.

È proprio nella poesia e nell’arte che si incontrano da una parte la consapevolezza della tragedia, dall’altra la necessità di un atteggiamento positivo nei confronti della vita.


4. Noia

Anche questa notte passerà
Questa solitudine in giro
titubante ombra dei fili tranviari
sull’umido asfalto
Guardo le teste dei brumisti    (brumisti = vetturini)
nel mezzo sonno
tentennare

Non so perché, ma questa poesia mi è sempre piaciuta: l’immagine del nottambulo che vaga per la città per me ha il suo fascino, anche se chiaramente la condizione del poeta è, oltre che di noia, di solitudine e probabilmente di tristezza.


5. Godimento

Mi sento la febbre
di questa
piena di luce
Accolgo questa
giornata come
il frutto che si addolcisce
Avrò
stanotte
un rimorso come un
latrato
perso nel
deserto

Questa è forse la mia poesia preferita tra quelle che ha scritto Ungaretti, perché è la descrizione di un momento di pura gioia, una giornata talmente bella che è una piena di luce, qualcosa che è quasi violento, una febbre che travolge come la piena di un fiume e che il poeta accoglie come un dono della natura.

Quando la giornata sarà passata ne sentirà la nostalgia – e forse anche il rimorso di non averla vissuta abbastanza pienamente – straziante come il latrato dei cani di notte quando era bambino ad Alessandria.


6. Dolina notturna

Il volto
di stanotte
è secco
come una
pergamena
Questo nomade
adunco
morbido di neve
si lascia
come una foglia
accartocciata
L’interminabile
tempo
mi adopera
come un fruscio

Mentre è a Napoli in licenza, ospite di un amico, gli appare il fantasma della guerra e si sente svuotato, rinsecchito, privato per un attimo della vita come una foglia secca e accartocciata.

In nota Ungaretti scrive, riguardo al tempo che lo logora quasi come fosse un oggetto, alcune parole che vorrei lasciarvi in conclusione a questo articolo:

“Il nemico eterno con il quale occorre fare i conti, con il quale occorre legarsi d’amicizia, eccolo che assume figura di compagno immemorabile, e il poeta lo sente dentro di sé, che si prende giuoco di lui. Ma per quanto fragile, derisorio sia il poeta, sia l’uomo, per quanto impotente nel fondo della sua notte elementare, un’intuizione lo ha punto, qualche cosa o qualcuno lo conduce verso un punto. La sua vita non è pura sordità, qualche cosa c’è da fare su questa terra: un punto, una formula da trovare, e non importa che tale sentimento d’accordo fondamentale con il tempo nemico, con l’universo delle forme, può oscurarsi o cancellarsi. Esiste e dà alla vita il suo senso, il suo oriente.

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