Le poesie di guerra di Ungaretti: combattere la morte con la vita

Vincent Van Gogh, Paesaggio con salici

Le poesie più famose di Giuseppe Ungaretti sono sicuramente quelle sulla guerra, che fanno parte della raccolta L’AllegriaNe L’Allegria Ungaretti affronta anche altri argomenti (se a qualcuno interessa approfondire, trovate qualche poesia in questo post), ma le poesie di guerra hanno avuto particolare fortuna perché offrono una testimonianza vivissima di quello che i soldati hanno vissuto durante la Prima guerra mondiale, a cui Ungaretti partecipò in qualità di soldato semplice.

Di seguito potete trovare le poesie più significative che riguardano la sua esperienza al fronte e che colpiscono immediatamente per la loro crudezza e per la loro capacità di rendere partecipe dell’esperienza vissuta dall’autore chiunque le legga con un minimo di sensibilità.


1. Veglia

Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

La poesia inizia con la descrizione di una notte orribile, passata di fianco al cadavere di un compagno, ma invece di trincerarsi nel silenzio è come se la vista del corpo dilaniato spingesse Ungaretti a superarlo, a far sì che non cada tutto nell’oblio.

Di fronte all’orrore della morte o ci si rassegna ad essa, oppure avviene l’esatto contrario: Ungaretti ha una reazione totalmente opposta a quella del terribile spettacolo a cui assiste e invece di lasciarsi sopraffare scrive non sono mai stato tanto attaccato alla vita. La vita trionfa, e lo fa attraverso la parola: ho scritto lettere piene d’amore, perché l’amore è l’unico modo di vincere la morte e la poesia è l’unico modo per ricostruire la vita.


2. Fratelli

Di che reggimento siete
fratelli?
Parola tremante
nella notte
Foglia appena nata
Nell’aria spasimante
involontaria rivolta
dell’uomo presente alla sua
fragilità
Fratelli

La parola Fratelli è così fragile e quasi fuori luogo, in un contesto brutale come quello della guerra di trincea, che il poeta la paragona ad una fogliolina appena nata – con cui ha in comune, appunto, la fragilità, ma anche la volontà della vita di proseguire nonostante tutto, anche se l’aria è crivellata di colpi.

Nonostante l’esperienza che sta vivendo, gli orrori che quotidianamente vede, questo non basta a renderlo insensibile e indifferente: basta una parola che rimanda alla fratellanza, all’umanità, a scatenare un’involontaria rivolta.


3. In dormiveglia

Assisto la notte violentata
L’aria è crivellata
come una trina
dalle schioppettate
degli uomini
ritratti
nelle trincee
come le lumache nel loro guscio
Mi pare
che un affannato
nugolo di scalpellini
batta il lastricato
di pietra di lava
delle mie strade
ed io l’ascolti
non vedendo
in dormiveglia

In nota Ungaretti scrive che la parte finale allude agli scalpellini pugliesi assunti dal Municipio d’Alessandria per lastricare con pietre di lava le strade della città. In questa poesia descrive un momento di sospensione, è in guerra ma il rumore lo riporta nella memoria alla sua infanzia ad Alessandria, creando una condizione di straniamento, appunto di dormiveglia, in cui è difficile distinguere cosa è reale.

Il dormiveglia è una condizione che si può verificare in guerra, una sorta di stato di sospensione tra morte e vita, di estremo straniamento.


4. Pellegrinaggio

In agguato
in queste budella
di macerie
ore e ore
ho strascicato
la mia carcassa
usata dal fango
come una suola
o come un seme
di spinalba
Ungaretti
uomo di pena
ti basta un’illusione
per farti coraggio
Un riflettore
di là
mette un mare
nella nebbia

Sulla volontà di vivere e di andare avanti, facendosi coraggio nonostante tutto, Ungaretti scrive:

sdegno e coraggio di vivere sono stati la traccia della mia vita. Volontà di vivere nonostante tutto, stringendo i pugni, nonostante il tempo, nonostante la morte.


5. San Martino del Carso

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
Ma nel cuore
nessuna croce manca
È il mio cuore
il paese più straziato

Qui troviamo una corrispondenza tra il paesaggio e l’interiorità del poeta: da una parte ci sono i poveri resti di quelle che un tempo erano case – eppure, nonostante sia rimasto in piedi solo qualche brandello, è sempre più di quel che è rimasto di tanti compagni soldati -, dall’altra c’è il suo cuore, dove mantiene vivo il ricordo di tutti i morti e che è più straziato della terra bombardata.


6. Soldati

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

Questa è una delle poesie più famose di Ungaretti, e non a caso: infatti rende benissimo l’idea della precarietà della vita dei soldati. In Ragioni d’una poesia Ungaretti scrive:

Il poeta d’oggi ha il senso acuto della natura, è poeta che ha partecipato e che partecipa a rivolgimenti fra i più tremendi della storia. Da molto vicino ha provato e prova l’orrore e la verità della morte. Ho imparato ciò che vale l’istante nel quale conta solo l’istinto.


Di fronte alla guerra, che è negazione di ogni umanità pertanto di ogni parola, molti tacciono, non scrivono più. Ungaretti invece prova a raccontare il trauma, a tradurre in parole l’indicibile, ed è proprio questo uno dei nuclei fondamentali della sua poetica: la parola, se accuratamente scelta, può ridurre il divario enorme tra il vissuto e la sua resa in poesia. La parola ha un potere immenso e sarà proprio la scrittura a consentirgli di vincere la presenza della morte tutto intorno.

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