Tre motivi per amare Henri de Toulouse-Lautrec

Se nomino Parigi scommetto che vi si colorerà la mente delle Ballerine di Edgar Degas, delle luci di Montmartre e delle pennellate vigorose di Amedeo Modigliani, non è vero? Molte volte purtroppo ci si dimentica delle opere di Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901) e del loro modo unico e preziosissimo di raccontare uno dei periodi storici più affascinanti dell’età contemporanea, soprattutto per quanto riguarda l’arte.

Questo artista talentuoso e sfortunato non gode della notorietà dei grandi pittori che comunemente associamo a Parigi, eppure possiede qualcosa che strega l’osservatore più attento: ci regala il valore della sua testimonianza lucida, il privilegio di poter cogliere le mille sfaccettature che hanno tutte le realtà.

Riflettendoci un po’ su, mi vengono in mente tre principali motivi che credo siano le chiavi per imparare ad apprezzarlo come merita.


01. La magia del tratto

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Come forse ormai saprete, per prima cosa a me piace parlare della tecnica, di quello che rende grande un artista a discapito del mondo in cui è immerso e delle storie che racconta.

Ecco, nel caso di Toulouse-Lautrec secondo me è quasi doveroso perdersi ad ammirare il suo tratto deciso e pulito, preciso e inclemente nei confronti del malcapitato (o soprattutto della malcapitata, date le sue preferenze) che viene ritratto. Le sue figure risultano tanto caratterizzate da avere qualcosa di caricaturale, anche se in maniera sottile, come accade soltanto alle mani più dotate e allenate.

Da appassionata di disegno, subisco totalmente il fascino di un artista che non ha bisogno di riposare la matita e che fa sembrare il ritratto un gioco facilissimo, non trovate anche voi che ci sia qualcosa di magico nei contorni e nelle campiture che realizza?


02. Uno sguardo unico sulla Belle Epoque

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Henri de Toulouse Lautrec, Al Moulin Rouge, la danza.

Le opere di Henri de Toulouse-Lautrec raccontano in maniera magistrale l’altra faccia della Belle Epoque, l’aspetto forse meno romanzato ma più autentico, sicuramente meno poetico ma più genuino.

Questo artista, nato da famiglia nobile e affetto da una malattia genetica che l’ha condannato ad un’altezza di un metro e mezzo (se vi interessa saperne di più ecco il link all’esaustiva pagina di wikipedia), è riuscito ad arrivare oltre le luci patinate dei teatri, più lontano rispetto agli altri protagonisti della scena parigina. Per lui non esistono porte chiuse, nemmeno quelle delle camere del Moulin Rouge: ama tremendamente le donne nel momento in cui dismettono gli abiti di scena e loro sembrano ricambiarlo, mantenendo con lui un rapporto speciale e profondo.

Toulouse-Lautrec arriva a dedicare nel 1896 alle ragazze di Montmartre e dei suoi bordelli una raccolta di opere chiamata Elles, un insieme di opere  che raccontano il lato più intimo della loro quotidianità.


03. La modernità

In contrapposizione alla dolce intimità di cui ho parlato, Henri de Toulouse-Lautrec realizza anche opere decisamente moderne e impietose nei confronti della realtà in cui è immerso.

Nei volti spesso i tratti somatici sono evidenziati dal bianco verdastro del trucco e dalle prime e crude illuminazioni notturne, arrivando quasi alla realizzazione di un fumetto molto sofisticato.  Diventa poi celebre per i suoi manifesti pubblicitari di grandi dimensioni, semplicissimi e coraggiosamente caratterizzati da grandi campiture monocromatiche. Siamo ben lontani dai coevi manifesti di Alfons Mucha, non trovate anche voi?

Ecco, io credo che queste tinte, insieme alla bidimensionalità che caratterizza queste opere, contribuiscano in qualche modo allo sviluppo della grafica pubblicitaria dei decenni successivi. Dopotutto stiamo parlando di forme semplici e di giochi di colori primari, due elementi che sono i punti fermi della produzione artistica europea della prima metà del Novecento.


Detto questo, mi fermo prima di diventare troppo prolissa e vi invito, se siete interessati, a  completare il quadro esplorando molte altre sue opere, visibili nella pagina di Wikimedia Commons a lui dedicata.

Sono riuscita a convincervi a dare una chance in più a questo artista sfortunato nonostante la nobile famiglia d’origine, a quest’uomo destinato a vivere in tutto e per tutto la Parigi maledetta dei bordelli e degli eccessi, fatta di piacere e sofferenza?

Non bisogna infatti dimenticare che anche lui è annoverato nella folta schiera delle menti geniali morte giovani: purtroppo si spegne infatti a 37 anni a causa della sifilide e dei danni causati dall’alcolismo.

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Ritratti di Parigi: i quadri che meglio rappresentano la città dei lumi

Gustave Caillebotte, tetti.
Gustave Caillebotte, tetti.

Oggi per noi Parigi è la città romantica per eccellenza, ma come doveva essere per chi la viveva un secolo fa o ancora un po’ prima?

Conosciamo tutti la storia degli artisti squattrinati che si smarrivano nella sua labirintica natura, vittime degli infiniti eccessi che offriva, illuminati e affiancati dalla sua luce sfavillante, ma cosa rimane oggi di quel mondo?

Ecco, io credo che quella particolare atmosfera oggi non esista più e che, per consolarci, esistano invece moltissimi quadri a testimoniare le infinite sfaccetture che la città aveva da offrire: architetture avanguardiste o classiche, industrie, svago borghese e svago bohémien, due mondi opposti che spesso si scontravano.

Oggi, anziché spendere inutili parole, vorrei condividere con voi una selezione di queste opere che ritraggono l’animo tormentato della città dai mille volti.

La modernità borghese secondo Gustave Caillebotte

Gustave Caillebotte, strada di Parigi.
Gustave Caillebotte, strada di Parigi.

Caillebotte mi piace sempre molto perché è un amante dell’architettura e questo si vede in molti dei suoi quadri. Non riuscendo a scegliere il migliore, qui ne propongo due che, secondo me, sono davvero significativi.

Emerge in queste opere l’ascesa della classe borghese e la fierezza del nuovo aspetto patinato e severo assunto da Parigi dopo le trasformazioni di Haussmann (per sapere di più su questo tema, ecco il link ad un articolo: La nostra amatissima Parigi e le sue trasformazioni scellerate).

Gustave Caillebotte, Rue Halevy vista dal sesto piano.
Gustave Caillebotte, Rue Halevy vista dal sesto piano.

Il progresso secondo Claude Monet

Claude Monet, la stazione di Saint-Lazare.
Claude Monet, la stazione di Saint-Lazare.

Monet si rivela invece spesso molto interessato alla rivoluzione industriale e all’impatto della modernità nel contesto urbano. In questo quadro in effetti il vapore della locomotiva sembra divorare le case borghesi sullo sfondo, così che l’ardita copertura in ferro e vetro della stazione diventa la vera protagonista dell’opera.


La solitudine di Vincent Van Gogh

Vincent Van Gogh, Boulevard de Clichy.
Vincent Van Gogh, Boulevard de Clichy.

Come spesso accade per Van Gogh, questo dipinto ci mostra una realtà filtrata dal suo stato d’animo. In questo caso i boulevards, seppure animati dal passaggio di gente, diventano un luogo di solitudine e smarrimento.


Lo svago per Georges Seurat

Georges Seurat, domenica alla Grande Jatte.
Georges Seurat, domenica alla Grande Jatte.

Quest’opera ritrae quella che è una grande conquista dell’età borghese: la possibilità di svagarsi nei parchi pubblici, messi a disposizione dell’intera popolazione. Così, il divertimento domenicale alla Grande Jatte, sulla riva della Senna, era possibile per tutti, non solamente per i ceti più elevati.


Le ballerine di Edgar Degas

Edgar Dega, Prove del balletto sul palco.
Edgar Degas, Prove del balletto sul palco.

Sicuramente il teatro dell’Opéra è un’altra realtà caratteristica di Parigi, così come le ballerine che vi lavoravano ma che, per mantenersi, erano costrette a lavorare anche nei bordelli.

E se si parla di ballerine, non si può che citare Edgar Degas, un grande appassionato che ci regala preziosissime riproduzioni di queste ragazze e della loro vita difficile.


Il mondo segreto di Henri de Toulouse Lautrec

Henri de Toulouse Lautrec, Al Moulin Rouge, la danza.
Henri de Toulouse Lautrec, Al Moulin Rouge, la danza.

E dopo il balletto, cambierei genere di danza e di svago, perché la Parigi di questi anni è anche quella del Moulin Rouge e delle notti scatenate nei bordelli. Ho scelto Toulouse Lautrec perché è una figura che ha sputo destreggiarsi in questi ambienti e coglierne l’atmosfera come nessun altro.


Pablo Picasso

Pablo Picasso, Moulin de la Galette.
Pablo Picasso, Moulin de la Galette.

Come si può vedere, Toulouse Lautrec non era l’unico che sapeva come divertirsi. Anche Picasso ha vissuto in questa Parigi notturna e spregiudicata, anche se in anni di maggiore eleganza apparente, come si vede dagli abiti ma non dalle facce.


Con quest’ultimo quadro concludo la mia galleria di opere…Chissà se a voi ne vengono in mente altre che ho dimenticato!

Vorrei però finire con una poesia bellissima di Charles Baudelaire, l’epilogo dello Spleen di Parigi, perché credo che racchiuda in sé tutte le sfaccettature di cui ho cercato di parlare.

Col cuore lieto salii sulla montagna a contemplare
Laggiù la grande città: ospedale
Purgatorio
Inferno galera e lupanare,
Tutta come fiore fiorisce quell’enormità,
Patrono del mio dolore tu Satana lo sai
Che non per spargere vane lacrime salii là;

Ma qual vecchio gaudente di vecchia amante
Dell’enorme puttana mi volevo inebriare
Del suo sempre vivificante fascino infernale.

Sia che tu ancora dorma tra le coltri del mattino
Buia arrochita pesante o che ti pavoneggi
In veli serali profilati d’oro fino

Io t’amo capitale infame!
Banditi e cortigiane voi spesso ci offrite
Piaceri incompresi dalle plebi profane

Tranquillo come un saggio e dolce come un maledetto, ho detto:
Ti amo mia bellissima o mia delizia umana…
Quante volte…
I tuoi vizi senza desiderio e i tuoi amori senza anima,

Il tuo gusto dell’infinito
Che ovunque anche nel male si proclama…

Parigi in autunno: la magia della ville lumière

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Avete presente il fascino di Parigi in autunno, quando la luce inizia a farsi limpida, le vetrine si illuminano presto la sera e diventa bellissimo passeggiare nei profumi e nel tepore delle vie più strette?

Ripensare a questo per me è sempre fonte di grande emozione. In effetti sono ormai passati esattamente tre anni da quando il mio innamorato ed io (una coppia al tempo nuova di zecca) ci siamo fatti rapire dall’atmosfera magica della capitale francese, per la prima volta insieme in una cosiddetta fuga romantica.

La bellezza dell’autunno nelle grandi città è costituita dalla gradevolezza delle passeggiate, dai colori più vivi e dal fresco che rende ancora più piacevole l’ingresso nel clima confortevole dei musei. Per queste ragioni sono convinta che anche Parigi dia il meglio di sé in questo periodo dell’anno, ma non solo: credo che in questo momento diventi anche più visibile quell’aura che l’ha resa la musa ispiratrice per un sacco di artisti, insieme all’atmosfera seducente dei locali della belle époque e della vita bohémien.

Riesco a ricordare il fascino dei giri per il museo d’Orsay e per il Louvre, oltre alle passeggiare per Montmartre e nel Marais, ma non è di questo che voglio parlare oggi. Oggi mi piacerebbe ricordare insieme a voi cinque luoghi che, secondo me, in questa stagione ma non soltanto meritano il viaggio.


1. I passages couverts

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Se la giornata è grigia e si comincia a essere stufi dell’eccessiva folla, smarrirsi per i passages couverts può rivelarsi la soluzione ideale.

Di cosa si tratta? Di numerosissime gallerie coperte che simboleggiano la Parigi che non esiste più, quella della borghesia prima dei grandi boulevards di Haussmann (per chi fosse incuriosito da questo tema, ecco un articolo da non perdere: La nostra amatissima Parigi e le sue trasformazioni scellerate). In questi passaggi in ghisa e vetro, decorati spesso in stile eclettico, è possibile smarrirsi nei caffè,  nelle librerie e nei negozi di antiquariato e di arte. Insomma, un paradiso per chi cerca le tracce di pittori e intellettuali d’altri tempi!

Per saperne di più ed eventualmente andare a cercare queste meraviglie nascoste, ecco un link da cui partire: I passages couverts di Parigi.


2. Lungo Senna, Champs Elysées, Grand e Petit Palais

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Sarò banale ma la parte più sfavillante di Parigi in autunno diventa ancora più affascinante, così come il tramonto sulla Senna oppure lungo gli Champs Elysées, ad esempio in Place de la Concorde.  Guardare le vetrine e le facciate dei ricchissimi palazzi dopotutto non è così male, se per di più si può tranquillamente camminare sino ad essere stufi del primo freddo della stagione.

La parte più bella è la possibilità di rifugiarsi dall’aria pungente oppure dalla pioggia: se i negozi intimoriscono oppure annoiano, poco lontano ci sono gioielli ben più brillanti, il Grand Palais e il Petit Palais, che accolgono i visitatori a braccia aperte.

Simboli della Parigi delle esposizioni universali, questi straordinari edifici ospitano sempre mostre interessanti e ben organizzate, anche se, soprattutto nelle festività, si dovrebbe mettere in conto un po’ di coda…Ancora ricordo le quasi tre ore di coda per vedere una mostra di Hopper! (che poi è riuscita ad aprirmi gli occhi su una nuova realtà)


3. Quartiere Latino e Saint-Germain-des-Pres

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Quando invece le giornate sono soleggiate, credo che ci siano poche cose più belle che passeggiare per il quartiere latino (e per la precisione in Saint-Germain-Des-Pres), ovvero nell’anima intellettuale della antica città di Parigi. Se si fa attenzione, girovagando per le strette vie si scorgono le tracce del passato medievale della metropoli, inserite perfettamente in un tessuto urbano vivace e accattivante.

Ancora oggi qui spopolano librerie ricercate e negozi sofisticati: effettivamente vi consiglio di non perdere tra gli altri il negozio della Taschen, un paradiso per gli amanti dei libri d’arte, architettura e fotografia!


4. La Défense

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Questo punto è sicuramente quello che maggiormente si discosta dall’immagine fiabesca e maledetta di Parigi, visto che il salto in avanti nel tempo è piuttosto notevole.

Eppure la Défense è una parte della città che non deve essere dimenticata e che soprattutto merita una visita, per la geometria dei suoi paesaggi e per la vista che offre della metropoli. Posso garantire che dall’esplanade, o ancora meglio dall’alto della Grande Arche, si può assistere alla bellezza panoramica del tramonto, delle luci autunnali e del clima burrascoso. (E lo dice una che per la prima volta ci è andata con la febbre alta ma è riuscita comunque ad apprezzare)


5. Il Musée Marmottan

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Per finire, non posso resistere: devo necessariamente citare almeno un museo! Credo che uno dei più belli da visitare sia il Marmottan, un’oasi tranquilla nel caos della metropoli, una piccola entità che però ospita assoluti capolavori di Monet e dell’impressionismo, come il celeberrimo Impression: Soleil levant (per i curiosi, ecco dove approfondire su questo quadro: “Impression, soleil levant”: l’alba di una nuova era).

Raggiungibile a piedi dalla stazione della metropolitana di La Muette, questo edificio si trova in un bellissimo quartiere vicino al Bois de Boulogne, in una zona tranquilla e immersa nel verde. Si deve attraversare un piccolo parco, dove con il sole un picnic può diventare un’opzione favolosa. (Come ben sappiamo mia sorella ed io, che in un’altra occasione abbiamo banchettato proprio lì all’inizio di un lunghissimo viaggio).


Allora, avete anche voi voglia di partire quanto me? Non posso negarlo: Parigi mi affascina e mi attira oltre ogni ragionevolezza. E se oggi ho parlato di luoghi che la caratterizzano, prossimamente vorrei dedicare un articolo ai quadri che meglio hanno saputo rappresentare il suo spirito, prima che venisse inquinato dall’eccessiva contemporaneità. Spero che vi piacerà!

Parigi: 5 interventi coraggiosi che hanno creato i nuovi simboli che noi tutti amiamo

Mentre l’altro giorno scrivevo di Parigi (per chi si fosse perso l’articolo, questo è il link: La nostra amatissima Parigi e le sue trasformazioni scellerate), mi sono resa conto di quanto i simboli che oggi caratterizzano la ville lumière siano in molti casi davvero recenti, frutto si operazioni sul tessuto urbano coraggiose e disinvolte, portate avanti senza timore della modernità.

Di seguito vi propongo le mie cinque preferite…Buona lettura!

1. La Tour Eiffel

Impossibile non partire di qui. Siamo nel 1889 e la Francia vuole stupire il mondo con la sua EXPO, quindi decide di mostrare a tutti quanto siano incredibili le potenzialità dell’ingegneria dell’acciaio, che in edilizia viene ancora usata molto limitatamente. Così ecco che con elementi prefabbricati si può salire più in alto che mai, unendo la costruzione alla creazione di un belvedere unico sulla città.

Erano bei tempi, se si pensa che il signor Gustave Eiffel si è addirittura fatto l’ufficio all’interno della sua omonima torre, tanto era fiero del risultato!

2. Il quartiere della Défense

Saltiamo avanti di quasi un secolo. È nel 1958 che la città di Parigi decide di collocare quello che diventerà il più grande quartiere per gli affari europeo nell’area della Défense, fino a questo momento poco edificata. Non si sceglie soltanto una zona ben servita dai mezzi pubblici, ma viene realizzato il proseguimento dell’asse viario più importante della capitale, quello degli Champs Elysées, su cui insistono l’arco di Trionfo, Place de la Concorde e il Louvre.

Il nuovo assume quindi lo stesso valore dell’antico e arriva addirittura a completarlo quando, nel 1982, viene progettata e completata la Grande Arche, un cubo modernissimo e svuotato che evoca l’arco di trionfo e lo fronteggia, seppure a considerevole distanza.

3. Il centro Georges Pompidou

Torniamo con questo intervento nel cuore di Parigi, per la precisione dalle parti del Marais, sulla rive droite, proprio nel tessuto storico medievale. Qui, in seguito ad una serie di demolizioni degli anni Quaranta, era rimasto libero un grande spazio, dove si decide di insediare tutta una serie di destinazioni d’uso che serviranno e rivitalizzare il quartiere e a incrementarne il valore culturale.

Ed ecco che nasce il centro Georges Pompidou, che è insieme una biblioteca, un cinema e uno spazio museale di primo livello per quanto riguarda l’arte contemporanea. Il contenitore poi, progettato da  Gianfranco Franchini, Renzo Piano, Richard Rogers e Sue Rogers, sceglie di rompere completamente con il contesto. Si tratta infatti di un edificio high-tech, dove gli impianti e le strutture sono protagonisti e annullano i prospetti.

Di fatto, il centro riesce nel suo intento di magnetizzare l’attenzione e di diventare un ritrovo per i giovani parigini e non, anche grazie alla bella piazza che lo fronteggia.

4. La piramide del Louvre

Tra tutti quelli citati, questo è l’intervento più spudorato, dal momento che va a toccare una vera e propria istituzione storica e consolidata parigina: il Louvre.

Il progetto nasce negli anni Ottanta per una necessità ben precisa: i visitatori del museo sono in costante aumento e l’edificio barocco non è attrezzato per l’accoglienza e la gestione di un numero tanto elevato di persone. Manca un hall spaziosa, così come mancano spazi per i servizi, per il bookshop e per un punto di ristoro. La soluzione migliore è dunque quella di creare una nuova struttura, possibilmente sotterranea, che affianchi la preesistente senza oscurarla.

Il risultato supera, a livello di efficienza, ogni aspettativa: l’architetto Ieoh Ming Pei riesce a progettare un nuovo ingresso ed un intero centro commerciale che addirittura raccorda il museo con una fermata della metropolitana.

La scelta della piramide poi può piacere oppure no, ma bisogna ammettere che si tratta di una forma piuttosto sfuggente che arriva a dare luce ad un atrio di enormi dimensioni.

5, La Promenade Plantée

Quest’ultimo progetto non è sicuramente un simbolo all’altezza degli altri, però ho voluto citarlo come intelligente esempio di riconversione di un’area industriale (in questo caso una ferrovia dismessa), messa a servizio della comunità in una città dove il verde pubblico non è poi così abbondante.

Anche in questo caso siamo in un’area piuttosto centrale (da Bastille verso est per quasi 5 km) e il periodo anche qui è la fine degli anni Ottanta. Si tratta di un progetto modernissimo per i tempi (imitato soltanto nel 2009 a New York, per capirci), dove il sedime dei binari, in parte sopraelevato, in parte in trincea e in parte a livello del terreno, è stato trasformato in un giardino pubblico e in una pista ciclabile.

In conclusione, mi rendo conto che tutti questi interventi sono la prova di come una municipalità forte e davvero attenta ai propri cittadini riesce a rinnovare sempre il proprio patrimonio, arricchendolo costantemente e valorizzando l’antico grazie a sagge operazioni condotte con un linguaggio moderno e spregiudicato.

La nostra amatissima Parigi e le sue trasformazioni scellerate

Paris Marville mix

Non so voi, ma se io penso a Parigi per prima cosa mi vengono il mente le mille luci di cui brilla, tra le vetrine, la tour Eiffel, i lampioni dei boulevards, i riflessi sulla Senna e i monumenti illuminati. La capitale francese è la città dei sogni, la musa degli artisti scapestrati e la metropoli all’avanguardia. Oggi si mostra a noi avvolta in un vestito scintillante, ordinata e signorile con le sue grandi vie e le linee geometriche delle strade che collegano i monumenti.

Eppure molto di quello che vediamo oggi centocinquanta anni fa era  inesistente.

La trasformazione di Parigi

Correva l’anno 1851 e Parigi non era era ancora niente di più che una grande città con un incantevole e vetusto cuore medievale, fatto di viuzze strette, casettine, canali e disordine. Un po’ per colpa delle continue barricate dei rivoluzionari e un po’ a causa di Napoleone III che sale al trono e ha molta voglia di autocelebrarsi, inizia una colossale campagna di demolizioni di porzioni di città e ricostruzioni monumentali, tanto estesa da rimanere un caso unico nella storia.

I progetti di Haussmann per Parigi. In alto un esempio di sventramento, in basso carta della città con in nero i nuovi assi viari, a scacchi i nuovi quartieri e a righe il verde urbano in progetto.
I progetti di Haussmann per Parigi. In alto un esempio di sventramento, in basso carta della città con in nero i nuovi assi viari, a scacchi i nuovi quartieri e a righe il verde urbano in progetto.

Ovviamente ci vuole un pretesto per espropriare e sventrare una capitale, quindi in questo caso si paragonano i tagli nel tessuto urbano ad operazioni chirurgiche, volte a sanare una città afflitta da malattie che sono le frequenti epidemie, la carenza di servizi e soprattutto la povertà.

Con la scusa di sanare il centro storico vecchio, malsano e inadeguato, Napoleone III e il suo braccio operativo Haussmann riescono ad espropriare ai poveri zone centralissime e a ricostruire quartieri di pregio destinati alla borghesia, con tanto di metropolitana, acqua corrente, fognature ed illuminazione a gas. I tagli nella città disordinata vengono disegnati per enfatizzare prospetticamente i monumenti: avete presente la stella di vie che si allarga dall’arco di trionfo? Oppure l’obelisco di Place di la Concorde? Se si guarda una pianta di Parigi diventa tutto più chiaro.

La Parigi che noi tutti adoriamo è il bellissimo risultato di un’operazione che oggi assolutamente non potremmo tollerare: la distruzione dell’autentico patrimonio medievale e antico in favore di una massiccia urbanizzazione contemporanea e speculativa che non rispetta assolutamente la preesistenza.

Le fotografie di Charles Marville: una preziosa testimonianza

Per fortuna oggi è ancora possibile farsi un’idea di quella che era la Parigi prima dell’Art Nouveau e dell’eclettismo che oggi che la caratterizzano; prima e durante i grandi lavori di Haussmann, insomma. Un signore di nome Charles Marville per tutti questi decenni è infatti stato assunto dall’imperatore come fotografo ufficiale della città di Parigi, un dato che tra l’altro dimostra l’intelligenza di chi è al potere, che vuole lasciare la testimonianza del cambiamento ed è disposto ad usare uno strumento al tempo decisamente moderno.

Charles Marville quindi si aggira per la capitale francese e scatta moltissime fotografie che ci regalano per un attimo l’impressione di un tempo perduto, in equilibrio tra due epoche storiche. Le trovo bellissime, così le condivido con voi in questa galleria.

Se poi volete scoprire la loro collocazione su una carta di Parigi e paragonarle con fotografie attuali, cliccate qui: Paris Marville ca. 1870 & Today, non credo che rimarrete delusi.

Morale della storia

In conclusione, secondo me la cosa incredibile è che quasi tutto quello che amiamo di Parigi e che si trova sulle guide centocinquanta anni fa non esisteva ancora, come la Tour Eiffel, gli Champs-Elysées, le gallerie Lafayette, l’Opéra, l’arco di trionfo, il Sacre Coeur oppure il museo d’Orsay che stava iniziando la sua vita precedente da stazione. Ma non soltanto, esistono anche simboli come la Défense o il centro Pompidou che sono ancora più recenti.

Insomma, molto di ciò che rende unica la magica e millenaria Parigi è frutto di sventramenti e demolizioni, o per lo meno dello sfruttamento intelligente e capace di aree centrali o meno rese disponibili dai più svariati eventi.

Questo fatto dovrebbe far riflettere noi italiani che abbiamo una mentalità molto conservatrice quando si parla di centri storici. Non voglio suggerire di fare piazza pulita del nostro patrimonio, credetemi, ma sono convinta che non sia così intelligente la politica di rifiuto a priori del contemporaneo nelle nostre belle città, senza distinguere tra meri esercizi di stile e operazioni immobiliari intelligenti e utili per il centro urbano in cui sono inserite. In ogni epoca il nuovo è stato affiancato all’antico, senza necessariamente cercare di scimmiottarlo, ma al contrario tenendo conto del contesto e senza snaturarne il valore simbolico.