La nostra amatissima Parigi e le sue trasformazioni scellerate

Non so voi, ma se io penso a Parigi per prima cosa mi vengono il mente le mille luci di cui brilla, tra le vetrine, la tour Eiffel, i lampioni dei boulevards, i riflessi sulla Senna e i monumenti illuminati. La capitale francese è la città dei sogni, la musa degli artisti scapestrati e la metropoli all’avanguardia. Oggi si mostra a noi avvolta in un vestito scintillante, ordinata e signorile con le sue grandi vie e le linee geometriche delle strade che collegano i monumenti.

Eppure molto di quello che vediamo oggi centocinquanta anni fa era  inesistente.

La trasformazione di Parigi

Correva l’anno 1851 e Parigi non era era ancora niente di più che una grande città con un incantevole e vetusto cuore medievale, fatto di viuzze strette, casettine, canali e disordine. Un po’ per colpa delle continue barricate dei rivoluzionari e un po’ a causa di Napoleone III che sale al trono e ha molta voglia di autocelebrarsi, inizia una colossale campagna di demolizioni di porzioni di città e ricostruzioni monumentali, tanto estesa da rimanere un caso unico nella storia.

I progetti di Haussmann per Parigi. In alto un esempio di sventramento, in basso carta della città con in nero i nuovi assi viari, a scacchi i nuovi quartieri e a righe il verde urbano in progetto.
I progetti di Haussmann per Parigi. In alto un esempio di sventramento, in basso carta della città con in nero i nuovi assi viari, a scacchi i nuovi quartieri e a righe il verde urbano in progetto.

Ovviamente ci vuole un pretesto per espropriare e sventrare una capitale, quindi in questo caso si paragonano i tagli nel tessuto urbano ad operazioni chirurgiche, volte a sanare una città afflitta da malattie che sono le frequenti epidemie, la carenza di servizi e soprattutto la povertà.

Con la scusa di sanare il centro storico vecchio, malsano e inadeguato, Napoleone III e il suo braccio operativo Haussmann riescono ad espropriare ai poveri zone centralissime e a ricostruire quartieri di pregio destinati alla borghesia, con tanto di metropolitana, acqua corrente, fognature ed illuminazione a gas. I tagli nella città disordinata vengono disegnati per enfatizzare prospetticamente i monumenti: avete presente la stella di vie che si allarga dall’arco di trionfo? Oppure l’obelisco di Place di la Concorde? Se si guarda una pianta di Parigi diventa tutto più chiaro.

La Parigi che noi tutti adoriamo è il bellissimo risultato di un’operazione che oggi assolutamente non potremmo tollerare: la distruzione dell’autentico patrimonio medievale e antico in favore di una massiccia urbanizzazione contemporanea e speculativa che non rispetta assolutamente la preesistenza.

Le fotografie di Charles Marville: una preziosa testimonianza

Per fortuna oggi è ancora possibile farsi un’idea di quella che era la Parigi prima dell’Art Nouveau e dell’eclettismo che oggi che la caratterizzano; prima e durante i grandi lavori di Haussmann, insomma. Un signore di nome Charles Marville per tutti questi decenni è infatti stato assunto dall’imperatore come fotografo ufficiale della città di Parigi, un dato che tra l’altro dimostra l’intelligenza di chi è al potere, che vuole lasciare la testimonianza del cambiamento ed è disposto ad usare uno strumento al tempo decisamente moderno.

Charles Marville quindi si aggira per la capitale francese e scatta moltissime fotografie che ci regalano per un attimo l’impressione di un tempo perduto, in equilibrio tra due epoche storiche. Le trovo bellissime, così le condivido con voi in questa galleria.

 

Se poi volete scoprire la loro collocazione su una carta di Parigi e paragonarle con fotografie attuali, cliccate qui: Paris Marville ca. 1870 & Today, non credo che rimarrete delusi.

Morale della storia

In conclusione, secondo me la cosa incredibile è che quasi tutto quello che amiamo di Parigi e che si trova sulle guide centocinquanta anni fa non esisteva ancora, come la Tour Eiffel, gli Champs-Elysées, le gallerie Lafayette, l’Opéra, l’arco di trionfo, il Sacre Coeur oppure il museo d’Orsay che stava iniziando la sua vita precedente da stazione. Ma non soltanto, esistono anche simboli come la Défense o il centro Pompidou che sono ancora più recenti.

Insomma, molto di ciò che rende unica la magica e millenaria Parigi è frutto di sventramenti e demolizioni, o per lo meno dello sfruttamento intelligente e capace di aree centrali o meno rese disponibili dai più svariati eventi.

Questo fatto dovrebbe far riflettere noi italiani che abbiamo una mentalità molto conservatrice quando si parla di centri storici. Non voglio suggerire di fare piazza pulita del nostro patrimonio, credetemi, ma sono convinta che non sia così intelligente la politica di rifiuto a priori del contemporaneo nelle nostre belle città, senza distinguere tra meri esercizi di stile e operazioni immobiliari intelligenti e utili per il centro urbano in cui sono inserite. In ogni epoca il nuovo è stato affiancato all’antico, senza necessariamente cercare di scimmiottarlo, ma al contrario tenendo conto del contesto e senza snaturarne il valore simbolico.

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