E alla fine arriva anche il cubismo

George Braque-Parco a Carrieres-Saint-Denis,1909;OLIO SU TELA
Georges Braque, Parco a Carrières Saint-Denis.
Premessa

Io non sono una grandissima amante del cubismo. La geometria mi appassiona ma questo movimento non riesce ad affascinarmi o a coinvolgermi a livello emotivo. In ogni caso, non per questo ne sminuisco il valore, semplicemente credo che alla lunga finisca per essere più che altro un esercizio di stile, dopo il primo periodo più innovativo.

Non aspetto altro che qualcuno che riesca a convincermi del contrario, a farmi scoprire che la rivoluzione di questi artisti non ha perso quasi subito i contenuti originali. Braque, Picasso e compagnia si sono sicuramente divertiti a cercare tutte le possibili scomposizioni di una chitarra o di una bottiglia, e questa loro ricerca ha avuto un suo senso, così come negli stessi anni sono degne di nota e di rispetto le poesie futuriste e i loro versi onomatopeici.


Quello che intendo dire, a parte gli scherzi, è che il cubismo ha senza alcun dubbio il grande pregio di essere un salto in avanti, così come l’astrattismo di Kandinsky, che nasce nello stesso anno. I tempi sono maturi e, se da una parte si seguono storie e musiche, in Francia si seguono la strada spianata dagli impressionisti e soprattutto la lezione di Cézanne.

Quello che, nonostante la mia premessa un po’ polemica, mi affascina del cubismo è proprio il senso di continuità con quella che è la tradizione pittorica francese di quegli anni. Se si guarda questo quadro di Georges Braque, infatti, si percepiscono per prima cosa i colori che ricordano quelli della Francia del sud ma ancora di più i quadri di Cézanne, nella profondità dei verdi e delle terre.

La tecnica poi è quella delle pennellate vigorose e spontanee, protagoniste della tela e fondamentali per arrivare a scomporre lo scorcio di natura che si vede.

Si tratta di un quadro che mi piace molto perché a differenza di altri arriva a trasmettermi l’impressione di un momento. Sembra di percepire le ombre scurissime e intense dei boschi nei giorni di sole, riesco quasi ad immaginare di essere veramente nel parco di Carrière Saint-Denis.

In bilico sulla linea d’ombra

Questo dipinto per me ha un enorme valore perché si pone in perfetto equilibro tra due secoli: l’Ottocento, il secolo lungo che finisce davvero solo con la prima guerra mondiale, e il nostro sofferentissimo Novecento, il secolo breve.

In primo luogo in effetti completa il percorso accidentato iniziato dagli impressionisti e da Turner prima di loro, una strada che si allontana dall’arte figurativa in senso stretto e rappresentativa della realtà, in favore dell’emozione, della sintesi e della ricerca dell’innovazione. Se da una parte è il punto di arrivo, questo quadro rappresenta anche l’inizio di un nuovo cammino che è quello misterioso, avvincente e difficile dell’arte contemporanea.

Rappresenta lo spirito di un’epoca ricca di conflitti, aspettative e rivoluzioni, anche se all’apparenza sembra che ci dica così poco.

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