Ritratti di Parigi: i quadri che meglio rappresentano la città dei lumi

Henri de Toulouse Lautrec, Al Moulin Rouge, la danza.

Conosciamo tutti la storia degli artisti squattrinati che si smarrivano nella sua labirintica natura, vittime degli infiniti eccessi che offriva, illuminati e affiancati dalla sua luce sfavillante, ma cosa rimane oggi di quel mondo?

 

Gustave Caillebotte, tetti.
Gustave Caillebotte, tetti.

Ecco, io credo che quella particolare atmosfera oggi non esista più e che, per consolarci, esistano invece moltissimi quadri a testimoniare le infinite sfaccetture che la città aveva da offrire: architetture avanguardiste o classiche, industrie, svago borghese e svago bohémien, due mondi opposti che spesso si scontravano.

Oggi, anziché spendere inutili parole, vorrei condividere con voi una selezione di queste opere che ritraggono l’animo tormentato della città dai mille volti.

La modernità borghese secondo Gustave Caillebotte

Gustave Caillebotte, strada di Parigi.
Gustave Caillebotte, strada di Parigi.

Caillebotte mi piace sempre molto perché è un amante dell’architettura e questo si vede in molti dei suoi quadri. Non riuscendo a scegliere il migliore, qui ne propongo due che, secondo me, sono davvero significativi.

Emerge in queste opere l’ascesa della classe borghese e la fierezza del nuovo aspetto patinato e severo assunto da Parigi dopo le trasformazioni di Haussmann (per sapere di più su questo tema, ecco il link ad un articolo: La nostra amatissima Parigi e le sue trasformazioni scellerate).

Gustave Caillebotte, Rue Halevy vista dal sesto piano.
Gustave Caillebotte, Rue Halevy vista dal sesto piano.

Il progresso secondo Claude Monet

Claude Monet, la stazione di Saint-Lazare.
Claude Monet, la stazione di Saint-Lazare.

Monet si rivela invece spesso molto interessato alla rivoluzione industriale e all’impatto della modernità nel contesto urbano. In questo quadro in effetti il vapore della locomotiva sembra divorare le case borghesi sullo sfondo, così che l’ardita copertura in ferro e vetro della stazione diventa la vera protagonista dell’opera.


La solitudine di Vincent Van Gogh

Vincent Van Gogh, Boulevard de Clichy.
Vincent Van Gogh, Boulevard de Clichy.

Come spesso accade per Van Gogh, questo dipinto ci mostra una realtà filtrata dal suo stato d’animo. In questo caso i boulevards, seppure animati dal passaggio di gente, diventano un luogo di solitudine e smarrimento.


Lo svago per Georges Seurat

Georges Seurat, domenica alla Grande Jatte.
Georges Seurat, domenica alla Grande Jatte.

Quest’opera ritrae quella che è una grande conquista dell’età borghese: la possibilità di svagarsi nei parchi pubblici, messi a disposizione dell’intera popolazione. Così, il divertimento domenicale alla Grande Jatte, sulla riva della Senna, era possibile per tutti, non solamente per i ceti più elevati.


Le ballerine di Edgar Degas

Edgar Dega, Prove del balletto sul palco.
Edgar Degas, Prove del balletto sul palco.

Sicuramente il teatro dell’Opéra è un’altra realtà caratteristica di Parigi, così come le ballerine che vi lavoravano ma che, per mantenersi, erano costrette a lavorare anche nei bordelli.

E se si parla di ballerine, non si può che citare Edgar Degas, un grande appassionato che ci regala preziosissime riproduzioni di queste ragazze e della loro vita difficile.


Il mondo segreto di Henri de Toulouse Lautrec

Henri de Toulouse Lautrec, Al Moulin Rouge, la danza.
Henri de Toulouse Lautrec, Al Moulin Rouge, la danza.

E dopo il balletto, cambierei genere di danza e di svago, perché la Parigi di questi anni è anche quella del Moulin Rouge e delle notti scatenate nei bordelli. Ho scelto Toulouse Lautrec perché è una figura che ha sputo destreggiarsi in questi ambienti e coglierne l’atmosfera come nessun altro.


Pablo Picasso

Pablo Picasso, Moulin de la Galette.
Pablo Picasso, Moulin de la Galette.

Come si può vedere, Toulouse Lautrec non era l’unico che sapeva come divertirsi. Anche Picasso ha vissuto in questa Parigi notturna e spregiudicata, anche se in anni di maggiore eleganza apparente, come si vede dagli abiti ma non dalle facce.


Con quest’ultimo quadro concludo la mia galleria di opere…Chissà se a voi ne vengono in mente altre che ho dimenticato!

Vorrei però finire con una poesia bellissima di Charles Baudelaire, l’epilogo dello Spleen di Parigi, perché credo che racchiuda in sé tutte le sfaccettature di cui ho cercato di parlare.

Col cuore lieto salii sulla montagna a contemplare
Laggiù la grande città: ospedale
Purgatorio
Inferno galera e lupanare,
Tutta come fiore fiorisce quell’enormità,
Patrono del mio dolore tu Satana lo sai
Che non per spargere vane lacrime salii là;

Ma qual vecchio gaudente di vecchia amante
Dell’enorme puttana mi volevo inebriare
Del suo sempre vivificante fascino infernale.

Sia che tu ancora dorma tra le coltri del mattino
Buia arrochita pesante o che ti pavoneggi
In veli serali profilati d’oro fino

Io t’amo capitale infame!
Banditi e cortigiane voi spesso ci offrite
Piaceri incompresi dalle plebi profane

Tranquillo come un saggio e dolce come un maledetto, ho detto:
Ti amo mia bellissima o mia delizia umana…
Quante volte…
I tuoi vizi senza desiderio e i tuoi amori senza anima,

Il tuo gusto dell’infinito
Che ovunque anche nel male si proclama…

SalvaSalva

Annunci