Tre motivi che rendono Edward Hopper un grande artista

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Edward Hopper, Nighthawks.

Chiedendomi quali siano le opere che meglio rispecchiano l’America della grande depressione, mi rendo conto che la mano che le ha realizzate grossomodo è una sola: ovviamente mi riferisco a quella di Edward Hopper, l’uomo che più di tutti ha saputo immortalare lo spirito di quegli anni e le difficoltà di un continente giovane che vive in questa fase gravi squilibri.

Per di più, questo artista non è soltanto un bravo ritrattista del mondo che ha di fronte. In effetti quello che secondo me lo rende grande e sempre attuale è soprattutto la sua capacità di riportare sulla tela dei tratti della natura umana, quei caratteri profondi capaci di emergere dalle scene che dipinge, a prima vista così semplici.

Nei pochi personaggi che popolano i suoi quadri l’osservatore può vedere l’irrequietezza umana, l’insoddisfazione, la solitudine ed il desiderio di altrove. E vedendole, sicuramente una parte del suo cuore si emoziona.

Ecco, per celebrare al meglio le sue qualità vorrei dedicare questa tappa del mio viaggio attraverso la pittura americana proprio a Edward Hopper, cercando di risalire alle principali ragioni che lo rendono un pittore così importante e amato. (Per chi volesse tornare alle scorse puntate, ecco i link: Esiste una vera “arte americana”?, Una grande storia che ha inizio nei meandri dell’Hudson River, Il trionfo delle metropoli: la metamorfosi americana secondo O’Keeffe, Sheeler e Demuth)


1. L’atmosfera delle sue opere

Edward Hopper gas
Edward Hopper, Gas.

Regina di ogni quadro di Edward Hopper secondo me è sempre l’atmosfera, studiata nei minimi dettagli con grande precisione e con un taglio che oggi definiremmo cinematografico. Effettivamente non si può negare che non sia stata ripresa in molti film, ma questa è un’altra storia di cui forse un giorno parleremo, quindi per adesso non divago.

La composizione è forse il primo elemento che rende distinguibile una sua opera e che cattura lo sguardo dell’osservatore, grazie ad una serie di ingredienti che insieme fanno una magia.

Ad esempio, il numero di personaggi è sempre limitato, mentre il loro movimento sembra essere imprigionato nella pittura. La scelta del colore ricade poi spesso nella contrapposizione di tinte complementari, a cui si sommano tocchi di colore diverso che servono a indirizzare l’occhio. Le ombre e le luci giocano poi un ruolo fondamentale, animando scene altrimenti piatte: che si tratti di lampade da interni oppure di raggi di sole radente poco importa, l’effetto è sempre quello di dare vita alle architetture, ai paesaggi e alle persone.


2. L’immagine dell’America della Grande Depressione che riesce a dare

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Edward Hopper, Early sunday morning.

Ovviamente non si può trascurare il valore delle opere di Hopper come testimonianza del delicato e difficile periodo della storia che l’America vive per tutti gli anni Trenta.

Le opere di questo artista riescono a dare voce ad un malessere comune e alla mancanza di speranze e aspettative che si vive in questi momenti. Non so, riflettendoci mi viene in mente che magari l’amore che sembra che tutti provino per Hopper nelle ultime stagioni (basti pensare alla frequenza delle mostre su di lui ad esempio in Italia) sia in parte dovuto al fatto che, data la situazione politica ed economica in cui viviamo, riusciamo facilmente ad immedesimarci nei suoi soggetti.

Dopotutto è difficile avere rosee aspettative oggi esattamente come lo era allora: si viveva nell’innegabile e onnipresente mondo patinato costruito dalla prosperità dei decenni precedenti, un mondo fragile che però non era sostenibile e nemmeno al passo con la gente. Beh, non sembra anche a voi qualcosa di familiare?  [Mi fermo qui, visto che il mio intento oggi è unicamente quello di celebrare Hopper.]


3. Il silenzio

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Edward Hopper, Morning sun.

Infine, ciò che secondo me rende così importante Edward Hopper è l’introspezione delle sue opere, la capacità che hanno di raccontare la condizione umana, spesso imprigionata nel silenzio e nella difficoltà a comunicare.

Attraverso i quadri ci viene raccontata una situazione di muta introspezione, una reazione al mondo esterno ma anche l’insoddisfazione e all’infelicità che ogni tanto tutti abbiamo dentro. In relazione a questo, condivido con voi una piccola galleria da sfogliare di sue opere su questo tema.


Bene, ora però mi fermo, prima di mettermi a filosofeggiare troppo. Spero tanto che questo articolo vi sia piaciuto e che magari abbia contribuito, anche solo in minima parte, ad un’osservazione approfondita e curiosa delle opere di Edward Hopper, un artista che amo davvero molto.

Piace anche a voi? Sono curiosa di sapere la vostra opinione in merito! 🙂

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15 thoughts on “Tre motivi che rendono Edward Hopper un grande artista

  1. raffrag 25 ottobre 2016 / 9:57

    Commento di rado, ma oggi ho un motivo preciso per farlo. Solo da qualche tempo, nel cercare immagini da associare ai miei componimenti, ho cominciato a prendere in considerazione Hopper. Stamani, leggendo il tuo articolo, mi sono reso conto del perché. Assomiglia a De Chirico, che invece conosco da anni, specialmente nel senso di solitudine che trasmettono i suoi ambienti urbani, popolati poco o niente da figure umane. Trovo, ad esempio, che “Early sunday morning” richiami “L’Enigma dell’ora”. Hopper e De Chirico erano praticamente coetanei, ma non so se si fossero mai incontrati o se sapessero l’uno dell’altro. Wikipedia non risolve il dubbio, anche se conferma quanto ho pensato: “La pittura di Hopper predilige architetture nel paesaggio, strade di città, interni di case, di uffici, di teatri e di locali. Le immagini hanno colori brillanti ma non trasmettono vivacità, gli spazi sono reali ma in essi c’è qualcosa di metafisico che comunica allo spettatore un forte senso di inquietudine. Non a caso André Breton, nel suo esilio a New York, lo accostava a Giorgio de Chirico in un’intervista pubblicata su View nel 1941.”

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    • La linea d'ombra 25 ottobre 2016 / 14:45

      Ciao, per prima cosa ti ringrazio tanto per il contributo che hai dato con il tuo commento, mi ha fatto molto piacere leggerlo soprattutto perché il parallelismo con De Chirico secondo me è molto interessante.
      Secondo me hai ragione a paragonarli, anche perché dopotutto rispecchiano lo stesso periodo storico, anche se vissuto in ambienti opposti. Vedo un filo che li lega nel silenzio, nelle ampie campiture e nella composizione equilibrata e geometrica. Grazie ancora!

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  2. Rosalba Acquaro 25 ottobre 2016 / 12:02

    Giuste le tue riflessioni Arianna su come ognuno di noi si immedesimi nei messaggi della sua pittura, anni non facili i nostri come appunto i suoi…. anni basati sui ricordi di un passato felice e semplice da vivere, rappresentazioni di solitudini profonde e di insoddisfazioni latenti, bravissima come sempre Arianna !!

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    • La linea d'ombra 25 ottobre 2016 / 14:41

      Rosalba ti ringrazio tantissimo per le tue parole: sono davvero lusingata! Il fatto che tu condivida le mie riflessioni poi mi rincuora, mi rendo conto che forse non sono troppo assurde 😉

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  3. LorenzoR 25 ottobre 2016 / 14:21

    Sono stato alla sua mostra a Bologna. Non sono un esperto d’arte ma devo dire che, da profano, mi è piaciuto moltissimo. Consiglio a tutti di andare a vedere una sua mostra. Tu nell’articolo hai centrato in pieno i motivi per cui la sua pittura è così importante!!!

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    • La linea d'ombra 25 ottobre 2016 / 14:39

      Beh, io credo che i grandi artisti siano tali perché riescono a coinvolgere anche i “non esperti”, in più sono felice che tu sia d’accordo con la mia interpretazione 🙂 Buon pomeriggio e grazie!

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  4. natipervivereblog 25 ottobre 2016 / 22:18

    Avvolta dall’atmosfera di E.Hopper, dalle tue bellissime parole, mentre ascolto il secondo concerto di Racmaninoff…
    Vivo l’essenza dell’arte!
    Grazie Arianna
    Adriana Pitacco

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    • La linea d'ombra 5 novembre 2016 / 13:45

      Grazie a te, scusa ma mi ero assolutamente persa il commento! Sono molto felice che ti sia piaciuto l’articolo 🙂

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