Il trionfo delle metropoli: la metamorfosi americana secondo O’Keeffe, Sheeler e Demuth

Oggi torniamo a parlare di Stati Uniti, seguendo il sottile filo rosso che si dipana dalle origini della pittura americana fino all’arte contemporanea. (Vi siete persi le scorse puntate? Ecco i link: Esiste una vera “arte americana”? e Una grande storia che ha inizio nei meandri dell’Hudson River)

Eravamo rimasti dalle parti dell’Hudson River o vicino al Canada, smarriti nei grandi paesaggi monumentali che caratterizzano la fine dell’Ottocento in questo continente. L’idillio bucolico che celebra il territorio incontaminato e fiero del Nord America tuttavia non è destinato a durare. 

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Charles Sheeler, River Rouge plant.

A partire dall’inizio del Novecento infatti l’attenzione degli artisti si sposta verso i luoghi in cui fermentano febbrili attività, ovvero le grandi città, New York prima di tutte. Siamo infatti in anni in cui la crescita economica e lo sviluppo dell’industria sono alle stelle, quindi anche nella pittura si assiste all’urbanizzazione degli Stati Uniti e all’importanza che assumono le metropoli.

Come se non bastasse, in Europa scoppia la Prima Guerra Mondiale, evento catastrofico per noi e occasione ghiotta per il giovane continente, che vede arrivare artisti emigrati e aumentare ulteriormente le sue ricchezze e opportunità. Da tutto questo caos e dal fermento continuo nasce una corrente chiamata Modernismo americano, che proclama New York, anziché Parigi, nuovo centro dell’avanguardia artistica e che si muove in due direzioni distanti tra loro e ben definite.

Da una parte abbiamo il trionfo dell’astrattismo, sulle orme del Cubismo europeo, guidato da artisti del calibro di Stuart Davis, Man Ray e Patrick Henry Bruce.

Dall’altra invece il corso dell’arte prende una strada che si allontana molto dalla scuola del vecchio continente e che per questo mi sembra estremamente affascinante, conducendo nelle gallerie d’arte newyorkesi di Alfred Stieglitz (su di lui, ecco la biografia tratta da Wikipedia). Questo brillante fotografo di origini ebreo tedesche riesce a creare intorno a sé un entourage di artisti che si impegnano a sintetizzare la realtà sino a coglierne l’essenziale, senza mai perdere il legame con le forme organiche.

Ed è proprio a loro che dedico questo articolo, dal momento che l’esito della loro ricerca risulta davvero affascinante e, allo stesso tempo, forse poco noto dalle nostre parti.


Georgia O’Keeffe

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Georgia O’Keeffe,

Parlando di Alfred Stieglitz, è doveroso iniziare questa galleria con Georgia O’Keeffe (1887 – 1986), talentuosa pittrice destinata a diventare moglie del celebre fotografo, che la aiuterà a raggiungere la fama grazie a numerose esposizioni. (Questa è una veloce carrellata, ma per i curiosi ecco il link alla biografia di Georgia O’Keeffe, sempre grazie a Wikipedia)

Negli anni Venti diventa una delle artiste più importanti d’America, anche grazie ad una serie di opere di grande formato ispirate proprio agli edifici di New York. Ed ecco che qui ne condivido con voi una piccola parte.


Charles Demuth

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Charles Demuth, Buildings Lancaster.

Anche Charles Demuth (1883 – 1935) è un pittore membro del Gruppo Stieglitz, associabile alla corrente del precisionismo. (Anche su di lui, ecco il link alla biografia di Wikipedia)

Vi confesso che, prima di vedere alcune sue opere negli Stati Uniti, non avevo idea di chi fosse. E a volte credo che il bello sia proprio nello stupore, nella bellezza di una scoperta inaspettata.

Mi piacciono molto le sue opere, paragonabili per certi versi ad alcuni esiti del futurismo (penso ad esempio ad Antonio Sant’Elia), ma allo stesso tempo diversissimi nell’intento e nell’armonia senza tempo.

Apprezzo poi i soggetti tipicamente americani come le grandi scritte sui muri e le cisterne sopra i tetti, insieme all’utilizzo dei colori primari sempre utilizzati in maniera equilibrata.


Charles Sheeler

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Charles Sheeler, fugue.

Ultimo di questa piccola selezione, Charles Sheeler (1883-1965) non è direttamente riconducibile al circolo di Alfred Stieglitz ma gli è molto vicino negli esiti della sua ricerca. (Anche su di lui, ecco il link alla biografia di Wikipedia)

Si tratta infatti di un grande esponente della corrente pittorica del precisionismo e di un fotografo molto celebre, che ha testimoniato la crescita dell’America industriale, tanto che è persino stato assunto negli anni Venti dalla Ford per ritrarre le proprie strutture.

Che ve ne pare? A me affascina molto anche per la sua freddezza.


Allora, vi sono piaciuti questi ritratti della metropoli americana? Spero proprio di sì e spero anche che vi interesserà la prossima puntata del mio viaggio attraverso l’arte statunitense, oltre la rappresentazione oggettiva: sapreste indovinare chi sarà il grande protagonista della prossima puntata?

Nell’attesa vi allego, a titolo di indizio, una sua opera in tema di città:

edward-hopper-from-williamsburg-bridge

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4 thoughts on “Il trionfo delle metropoli: la metamorfosi americana secondo O’Keeffe, Sheeler e Demuth

  1. Rosalba Acquaro 19 ottobre 2016 / 12:24

    Adoro Georgia O’ Keeffe soprattutto nella realizzazione dei suoi fiori giganteschi , ma devo ammettere che anche Charles Demuth non mi lascia indifferente, grazie Arianna per questi deliziosi articoli che scrivi !!

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    • La linea d'ombra 19 ottobre 2016 / 21:48

      Grazie a te per i graditissimi complimenti, sono davvero contenta se ho stimolato un po’ di curiosità 😉

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