Cape Cod: il luogo dove i quadri di Hopper diventano realtà

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Esiste un posto negli Stati Uniti in cui l’atmosfera e la luce hanno qualcosa di familiare: se si fa attenzione, non possono che venire in mente i quadri di Edward Hopper. (Sempre su di lui, ecco il link ad un altro articolo: Tre motivi che rendono Edward Hopper un grande artista)

Non mi riferisco alle grandi città come New York, che cambiano aspetto troppo velocemente e sono invase da una frenesia fuori controllo, ma piuttosto a Cape Cod, la sottile penisola affacciata sull’Atlantico dove per quarant’anni, a partire dal 1930, questo artista ha trascorso il suo tempo libero insieme alla moglie Josephine. Possedevano una casa dalle parti di Truro e ancora oggi esiste il tour organizzato che prevede la visita della sua abitazione e di altri scorci dei suoi dipinti.

Vi dirò però che io ho preferito scoprire per caso i riferimenti alle opere di Hopper e soprattutto perdermi nell’atmosfera di questo particolare luogo di mare. Dopotutto, tra colori ad olio e acquerelli esistono più di cento sue opere che raccontano di Cape Cod, quindi non è stata una ricerca troppo difficile.

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Edward Hopper, Ottobre a Cape Cod.

I luoghi che più amiamo ci influenzano, è inutile negarlo.

Effettivamente, io non credo che sia solo suggestione se vi dico che secondo me esiste una sorta di connessione tra questo posto ancora oggi in parte solitario, luminoso e fosco allo stesso tempo, e la ricerca pittorica di Edward Hopper, frutto dell’introspezione e della rielaborazione del mondo esterno. Dalla contemplazione di un paesaggio derivano sicuramente la sua semplificazione e la comprensione dell’essenza, ma allo stesso tempo la sua rappresentazione è qualcosa di filtrato dalla mente dell’artista.

Potrei continuare a cercare di convincervi, ma credo sia molto meglio mostrarvi qualcosa anziché continuare con le parole, non lo pensate anche voi?


Ecco quindi una serie di quadri realizzati a Cape Cod…

…e una galleria di fotografie che io stessa ho fatto in giro per la penisola

(Purtroppo ho beccato un po’ di brutto tempo, quindi ho potuto vedere solo in poche occasioni la celeberrima luce dorata che avvolge questo lembo di terra).


Che ve ne pare? Anche secondo voi lo spirito di Edward Hopper è presente in questi luoghi? So che vi ho proposto soltanto poche foto, ma spero che vi saranno sufficienti per farvi un’idea!

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Tre motivi che rendono Edward Hopper un grande artista

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Edward Hopper, Nighthawks.

Chiedendomi quali siano le opere che meglio rispecchiano l’America della grande depressione, mi rendo conto che la mano che le ha realizzate grossomodo è una sola: ovviamente mi riferisco a quella di Edward Hopper, l’uomo che più di tutti ha saputo immortalare lo spirito di quegli anni e le difficoltà di un continente giovane che vive in questa fase gravi squilibri.

Per di più, questo artista non è soltanto un bravo ritrattista del mondo che ha di fronte. In effetti quello che secondo me lo rende grande e sempre attuale è soprattutto la sua capacità di riportare sulla tela dei tratti della natura umana, quei caratteri profondi capaci di emergere dalle scene che dipinge, a prima vista così semplici.

Nei pochi personaggi che popolano i suoi quadri l’osservatore può vedere l’irrequietezza umana, l’insoddisfazione, la solitudine ed il desiderio di altrove. E vedendole, sicuramente una parte del suo cuore si emoziona.

Ecco, per celebrare al meglio le sue qualità vorrei dedicare questa tappa del mio viaggio attraverso la pittura americana proprio a Edward Hopper, cercando di risalire alle principali ragioni che lo rendono un pittore così importante e amato. (Per chi volesse tornare alle scorse puntate, ecco i link: Esiste una vera “arte americana”?, Una grande storia che ha inizio nei meandri dell’Hudson River, Il trionfo delle metropoli: la metamorfosi americana secondo O’Keeffe, Sheeler e Demuth)


1. L’atmosfera delle sue opere

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Edward Hopper, Gas.

Regina di ogni quadro di Edward Hopper secondo me è sempre l’atmosfera, studiata nei minimi dettagli con grande precisione e con un taglio che oggi definiremmo cinematografico. Effettivamente non si può negare che non sia stata ripresa in molti film, ma questa è un’altra storia di cui forse un giorno parleremo, quindi per adesso non divago.

La composizione è forse il primo elemento che rende distinguibile una sua opera e che cattura lo sguardo dell’osservatore, grazie ad una serie di ingredienti che insieme fanno una magia.

Ad esempio, il numero di personaggi è sempre limitato, mentre il loro movimento sembra essere imprigionato nella pittura. La scelta del colore ricade poi spesso nella contrapposizione di tinte complementari, a cui si sommano tocchi di colore diverso che servono a indirizzare l’occhio. Le ombre e le luci giocano poi un ruolo fondamentale, animando scene altrimenti piatte: che si tratti di lampade da interni oppure di raggi di sole radente poco importa, l’effetto è sempre quello di dare vita alle architetture, ai paesaggi e alle persone.


2. L’immagine dell’America della Grande Depressione che riesce a dare

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Edward Hopper, Early sunday morning.

Ovviamente non si può trascurare il valore delle opere di Hopper come testimonianza del delicato e difficile periodo della storia che l’America vive per tutti gli anni Trenta.

Le opere di questo artista riescono a dare voce ad un malessere comune e alla mancanza di speranze e aspettative che si vive in questi momenti. Non so, riflettendoci mi viene in mente che magari l’amore che sembra che tutti provino per Hopper nelle ultime stagioni (basti pensare alla frequenza delle mostre su di lui ad esempio in Italia) sia in parte dovuto al fatto che, data la situazione politica ed economica in cui viviamo, riusciamo facilmente ad immedesimarci nei suoi soggetti.

Dopotutto è difficile avere rosee aspettative oggi esattamente come lo era allora: si viveva nell’innegabile e onnipresente mondo patinato costruito dalla prosperità dei decenni precedenti, un mondo fragile che però non era sostenibile e nemmeno al passo con la gente. Beh, non sembra anche a voi qualcosa di familiare?  [Mi fermo qui, visto che il mio intento oggi è unicamente quello di celebrare Hopper.]


3. Il silenzio

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Edward Hopper, Morning sun.

Infine, ciò che secondo me rende così importante Edward Hopper è l’introspezione delle sue opere, la capacità che hanno di raccontare la condizione umana, spesso imprigionata nel silenzio e nella difficoltà a comunicare.

Attraverso i quadri ci viene raccontata una situazione di muta introspezione, una reazione al mondo esterno ma anche l’insoddisfazione e all’infelicità che ogni tanto tutti abbiamo dentro. In relazione a questo, condivido con voi una piccola galleria da sfogliare di sue opere su questo tema.


Bene, ora però mi fermo, prima di mettermi a filosofeggiare troppo. Spero tanto che questo articolo vi sia piaciuto e che magari abbia contribuito, anche solo in minima parte, ad un’osservazione approfondita e curiosa delle opere di Edward Hopper, un artista che amo davvero molto.

Piace anche a voi? Sono curiosa di sapere la vostra opinione in merito! 🙂

Cartoline dal mare: come i grandi artisti hanno celebrato il profondo blu

Cosa vi viene in mente se pensate al mare? Sicuramente è un ambiente che racchiude in sé mille emozioni e che evoca ricordi e aspettative, quindi credo che non esistano due persone che darebbero la stessa risposta a questa domanda.

Figuriamoci poi quando parliamo dei grandi artisti! Cercare di ritrarre il mare è una sfida ed un piacere per ogni pittore, così in questo post troverete una selezione di quadri su questo tema.


Caspar David Friedrich

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Caspar David Friedrich, Il monaco vicino al mare.

Per Caspar David Friedrich, grandissimo esponente del Romanticismo, l’oceano è innanzitutto qualcosa di sublime, esaltato dalle atmosfere notturne e invernali. L’acqua diventa un mondo profondo ed impenetrabile, una massa scura che origina riflessi in grado di fondersi con il cielo.


Joseph Mallord William Turner

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J. M. W. Turner, Snow storm.

Osservando i dipinti di Turner, sembra invece che il mare prenda vita. Non è soltanto un fenomeno naturale da indagare e conoscere a fondo, ma anche qualcosa di emozionante e dotato di enorme forza.

Il vigore delle onde in effetti è il vero protagonista delle sue opere, insieme alle imbarcazioni per cui sono sicura avesse un gran debole.


Claude Monet

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Claude Monet, Low tide at Pourville.

Che Claude Monet sia un mago con i colori non è sicuramente una novità, però nelle sue opere vi dirò che riesce sempre a stupirmi.

Dedicandosi al mare, riesce a regalarci l’atmosfera della perfetta estate mediterranea, quando i colori sono saturi e i pomeriggi pigri e soleggiati. Non vi fa venire voglia di tornare indietro all’inizio dell’estate?


Edvard Munch

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Edvard Much, Summer night by the beach.

Quando invece guardo i quadri di Edvard Munch mi rendo conto di quanto le parole possano essere superflue. L’intensità dei suoi paesaggi marini non ha bisogno di essere commentata, così mi fermo e mi metto a sospirare, sognando future vacanze decisamente a nord.


Piet Mondrian

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Piet Mondrian, Dune.

I quadri di Piet Mondrian che ho scelto fanno invece parte di una serie realizzata da questo maestro, sviluppata intorno all’osservazione delle dune sulle spiagge dell’Atlantico. 

Trovo che queste opere siano bellissime e soprattutto mi sono innamorata dei giochi cromatici che evidenziano la ricercatezza di questo artista: i colori complementari vengono accostati per creare un effetto surreale ma allo stesso tempo emozionante.


Henri Matisse

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Henri Matisse, Polinesia, mare.

Parlando di Henri Matisse, ho scelto due opere opposte che sottolineano due sue diverse nature: da una parte l’allegra sintesi e dall’altra il paesaggio dipinto a tratti veloci e decisi. Quali preferite? Io riscontro in entrambi una certa poesia.

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Henri Matisse, Cap d’Antibes.

René Magritte

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René Magritte, Le meraviglie della natura.

Da grande artista surreale, René Magritte ci mostra come sia possibile giocare anche con il mare, che diventa una sorta di illusione sofisticata e sottile.

L’orizzonte si fonde con il cielo, i piani della composizione si mischiano e i paesaggi sono popolati da creature immaginarie, quindi sembra in pratica di assistere ad un sogno.


Georgia O’Keeffe

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Geogia O’Keeffe, onda blu.

Attraversando l’Atlantico arriviamo negli Stati Uniti, dove per Georgia O’Keeffe il mare è soprattutto materia e profondità. I suoi quadri sono composti da profonde campiture omogenee caratterizzate da sfumature delicate.

Le onde e la linea dell’orizzonte sembrano quasi divorare la tela, trasformandola in qualcosa di introspettivo e delicato.

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Georgia O’Keeffe, Wave night.

Edward Hopper

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Edward Hopper, La lunga tratta.

Per ultimo ho lasciato un artista per cui in realtà ho una grandissima stima, il portavoce dell’America della prima metà del Novecento.

Quello di Edward Hopper è un mare decisamente azzurro e solitario, atlantico più che mediterraneo, dove la presenza umana non è rilevante e quella che trionfa sopra tutto il resto è la natura.


Direi che per oggi sono arrivata alla fine, anche se sicuramente avrò saltato qualche opera che si sarebbe meritata di entrare in questa galleria. Vi viene in mente qualche quadro che ho dimenticato? E qual è il vostro preferito tra quelli che ho selezionato?

Sono molto curiosa di sapere cosa ne pensate!

Edward Hopper e George Bellows: le luci e le ombre degli Stati Uniti

A17238.jpgDopo le burrascose esplorazioni dei cowboys e dei cercatori d’oro, l’America selvaggia dei pionieri lascia il posto alle città, ai gangsters e, ancora di più, all’industria che renderà il giovane Paese una potenza economica e instabile, destinata a collassare nell’ottobre del 1929.

Nel panorama artistico di questi anni esistono due figure che hanno molto in comune e che sono riuscite a fornire un incredibile ed intensissimo ritratto della società in cui vivono, intrisa di fascino e contraddizioni, al di sotto dell’aspetto patinato. Mi riferisco a Edward Hopper e George Bellows, nati nello stesso anno, vissuti a New York e studenti presso lo stesso maestro di pittura, Robert Henri. Hanno quindi respirato la stessa aria e sicuramente si sono ispirati a vicenda, anche spesso il secondo è meno noto, probabilmente perché è un altro della tristemente folta schiera degli artisti morti giovani.

In ogni caso, non voglio vedere le analogie tra loro, ma al contrario mi interessa la ricerca che entrambi hanno svolto a livello sociale e personale nella vita di questi anni, seguendo diversi temi che hanno condotto in diverse direzioni, seppure paragonabili.

George Bellows e l’invasione dell’industria
George Bellows, winter afternoon.
George Bellows, winter afternoon.

Il mondo attraverso gli occhi di George Bellows è diviso tra la luce, espressa nella purezza azzurrina della neve sui paesaggi naturali, e il buio, dove si affollano le fabbriche e i volume della città, separati da una linea d’ombra insuperabile e nettissima.

Nei suoi lavori cerca proprio di enfatizzare questo contrasto, giocando con i raggi del sole e le tenebre che divorano gran parte della tela. Questa attenzione mi fa venire in mente la ricerca compiuta nell’età moderna, partita dal tonalismo veneto ed esplosa con Caravaggio. Se si guardano le figure dei pugili (nel quadro riportato) socchiudendo gli occhi, c’è poi una grande differenza compositiva e tonale con i soggetti religiosi seicenteschi di Guido Reni o Guercino? Perdonate l’opinione ardita, ma non sono capace di trattenerla!

George Bellows, Dempsey and Firpo.
George Bellows, Dempsey and Firpo.
Edward Hopper e la solitudine dell’uomo contemporaneo

Edward Hopper è un grande maestro, credo che vi siate già accorti del debole che nutro per lui (ne ho già parlato in questo articolo, in un confronto con Felice Casorati, per chi fosse curioso), quindi più che dilungarmi inutilmente voglio mostrare alcune delle sue opere che non hanno bisogno di essere affiancate da commenti. Se Bellows si ostina ad indagare all’esterno, quella di Hopper è una ricerca introspettiva e viscerale, che continua a comunicare nonostante il tempo che passa.

Edward Hopper, summer evening.
Edward Hopper, summer evening.

Mi ricorda che l’arte ha valore proprio perché è universale e ha il potere di raccontare un’epoca, di trasmettere le emozioni meglio delle parole. Quindi mi limito a lasciarmi trasportare nell’atmosfera che mi ricorda i vecchi film in bianco e nero, ma che si differenzia proprio per la bellezza del colore.

Edward Hopper, Felice Casorati e la solitudine esistenziale

Edward Hopper, Nighthawks.
Edward Hopper, Nighthawks.

Cosa hanno in comune il piemontesissimo Felice Casorati ed il celebre statunitense Edward Hopper?

Innanzitutto, il periodo in cui sono nati. Hanno infatti un solo anno di differenza e sono venuti al mondo in quegli anni Ottanta dell’Ottocento in cui il mondo comincia ad accelerare follemente. Si può dire che entrambi vengano travolti da questo tempo che corre impazzito e dalle innovazioni febbrili che rendono la gabbia della realtà più dorata e allo stesso tempo più stringente. Così, ecco che traumi come la prima guerra mondiale, l’ascesa dei totalitarismi per uno e la grande depressione per l’altro emergono prepotentemente sulla tela. 

Oltre a questa prima particolarità, quello che li accomuna e li rende speciali secondo me è proprio il fatto di riuscire a dare un volto al clima di sfiducia e di alienazione che si diffonde non solo nella vecchia e stanca Europa ma anche oltre l’Atlantico, dove la giovanissima America inizia a perdere un po’ del suo smalto patinato.

Felice Casorati,Silvana Cenni.
Felice Casorati, Silvana Cenni.
Edward Hopper, Morning sun.
Edward Hopper, Morning sun.

Per questo motivo oggi vi invito a guardare le figure ritratte da entrambi, che se ne stanno in disparte, spesso sole e sempre alla ricerca di qualcosa che la nostra realtà non può dare. Esistono differenze nei colori impiegati e negli sfondi che vengono utilizzati, però si riscontrano anche elementi comuni, come il rapporto con l’esterno visto dalla finestre, vicino ma inarrivabile, e la solennità statuaria dei soggetti, che non vogliono rappresentare una singola donna nel corso della storia, ma l’essere umano nella prima metà del Novecento.

Anche in quegli anni, proprio come oggi, si assisteva ad un turbinoso accorciarsi delle distanze, unito a nuovi mezzi di comunicazione, che negli anni ruggenti erano il telefono e la radio. E anche nel 1930, così come nel 2015, si soffriva di una solitudine incolmabile, legata al graduale e inesorabile crollo delle aspettative in un futuro migliore.

Edward Hopper, Automat.
Edward Hopper, Automat.
Edward Hopper, Room in New York.
Edward Hopper, Room in New York.

Esiste ed emerge nei quadri di Hopper e Casorati, ma anche dei metafisici come De Chirico e dei surrealisti (tra tutti Mirò, Dalì e Magritte) il contrasto evidente e inevitabile tra la vita vissuta e quella immaginata, che diventa una sorta di rifugio dall’arido mondo esterno.

In questo articolo non vi parlo del nostro triste e allegro XXI secolo, eppure allo stesso tempo mi  viene spontaneo considerare attuali questi dipinti realizzati quasi cento anni fa, acconciature a parte, proprio perché il valore universale di questi due artisti per me è il modo sottile e comunicativo con cui rappresentano la condizione umana di una generazione che all’apparenza possiede tutto, ma non per questo arriva a tendere verso la felicità.

Felice Casorati, La famiglia Consolaro Girelli.
Felice Casorati, La famiglia Consolaro Girelli.