Edward Hopper e George Bellows: le luci e le ombre degli Stati Uniti

Dopo le burrascose esplorazioni dei cowboys e dei cercatori d’oro, l’America selvaggia dei pionieri lascia il posto alle città, ai gangsters e, ancora di più, all’industria che renderà il giovane Paese una potenza economica e instabile, destinata a collassare nell’ottobre del 1929.

Nel panorama artistico di questi anni esistono due figure che hanno molto in comune e che sono riuscite a fornire un incredibile ed intensissimo ritratto della società in cui vivono, intrisa di fascino e contraddizioni, al di sotto dell’aspetto patinato. Mi riferisco a Edward Hopper e George Bellows, nati nello stesso anno, vissuti a New York e studenti presso lo stesso maestro di pittura, Robert Henri. Hanno quindi respirato la stessa aria e sicuramente si sono ispirati a vicenda, anche spesso il secondo è meno noto, probabilmente perché è un altro della tristemente folta schiera degli artisti morti giovani.

In ogni caso, non voglio vedere le analogie tra loro, ma al contrario mi interessa la ricerca che entrambi hanno svolto a livello sociale e personale nella vita di questi anni, seguendo diversi temi che hanno condotto in diverse direzioni, seppure paragonabili.

George Bellows e l’invasione dell’industria

George Bellows, winter afternoon.
George Bellows, winter afternoon.

Il mondo attraverso gli occhi di George Bellows è diviso tra la luce, espressa nella purezza azzurrina della neve sui paesaggi naturali, e il buio, dove si affollano le fabbriche e i volume della città, separati da una linea d’ombra insuperabile e nettissima.

Nei suoi lavori cerca proprio di enfatizzare questo contrasto, giocando con i raggi del sole e le tenebre che divorano gran parte della tela. Questa attenzione mi fa venire in mente la ricerca compiuta nell’età moderna, partita dal tonalismo veneto ed esplosa con Caravaggio. Se si guardano le figure dei pugili (nel quadro riportato) socchiudendo gli occhi, c’è poi una grande differenza compositiva e tonale con i soggetti religiosi seicenteschi di Guido Reni o Guercino? Perdonate l’opinione ardita, ma non sono capace di trattenerla!

George Bellows, Dempsey and Firpo.
George Bellows, Dempsey and Firpo.

Edward Hopper e la solitudine dell’uomo contemporaneo

Edward Hopper è un grande maestro, credo che vi siate già accorti del debole che nutro per lui (ne ho già parlato in questo articolo, in un confronto con Felice Casorati, per chi fosse curioso), quindi più che dilungarmi inutilmente voglio mostrare alcune delle sue opere che non hanno bisogno di essere affiancate da commenti. Se Bellows si ostina ad indagare all’esterno, quella di Hopper è una ricerca introspettiva e viscerale, che continua a comunicare nonostante il tempo che passa.

Edward Hopper, summer evening.
Edward Hopper, summer evening.

Mi ricorda che l’arte ha valore proprio perché è universale e ha il potere di raccontare un’epoca, di trasmettere le emozioni meglio delle parole. Quindi mi limito a lasciarmi trasportare nell’atmosfera che mi ricorda i vecchi film in bianco e nero, ma che si differenzia proprio per la bellezza del colore.

 

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