10 momenti di illusione

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In fondo cos’è la realtà, se non un’illusione molto persistente?

Se doveste scegliere 10 tra le opere d’arte di tutti i tempi, quali sarebbero per voi quelle che meglio rappresentano l’assurdità del mondo? Ecco, per il nuovo episodio di “10 Momenti di…” il filo conduttore è proprio l’illusione.

Vi ricordate di questo progettino inaugurato insieme al blog Artesplorando? Si tratta di una serie di brevi video in cui cerchiamo di raccontarvi con 10 dipinti delle sensazioni, dei temi o dei percorsi trasversali alla storia dell’arte (a proposito, ecco il link alla scorsa puntata: 10 momenti di passione).

In questa selezione trovate i maestri del surrealismo ma non soltanto: una piccola deviazione vi condurrà dal precursore Arcimboldo e dall’ultimo venuto, quel grande genio di Escher, per cui vi confesso che ho un debole di vecchia data.

Che cosa aggiungere, se non che spero di avervi fatto incuriosire abbastanza da cliccare play? Fatemi sapere cosa ne pensate 🙂

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Dove portano i sogni? (3/3)

magritteEsplorando le illusioni di René Magritte

Come direbbe uno dei miei idoli, la differenza tra la realtà e la finzione è sottile come la carta. Questa frase sembra anche essere il succo di molte delle opere del belga René Magritte, artista surrealissimo e finalmente fuori dalla quotatissima Barcellona, che in questi anni si può definire la capitale europea del sogno, per attribuire titoli che oggi vanno di moda.

Ad essere onesti, se la città catalana mantiene ancora oggi un’aria fiabesca e allucinata, Bruxelles invece ha proprio un’atmosfera surreale. Girando tra le stradine della capitale belga, tra le vetrine dei negozi del Marolles e le facciate Art Nouveau, ci si rende conto di quanta ispirazione ci sia in questo luogo. Ed in effetti non stupisce che qui sia nato un gruppo di surrealisti che hanno esplorato in maniera lucida e scanzonata la confusione che regna nell’animo dell’uomo contemporaneo.

rené magritte-lights
Il grande fascino di Magritte, principale esponente di questa corrente, è proprio il modo sottile e allo stesso tempo serio in cui viene messa in evidenza l’assurdità del mondo, scegliendo, al pari di Salvador Dalì, una tecnica irreprensibile ed un linguaggio che a prima vista pare tradizionalissimo.

paintings clouds landscapes seas stones surrealism boats artwork traditional art rene magritte belgi_wallpaperswa.com_49L’eccezionalità risiede nei contenuti ed ancora di più nelle illusioni ottiche che si creano sulla tela, offrendo all’osservatore paesaggi notturni sotto un cielo azzurro, quadri che integrano il paesaggio circostante oppure foglie malinconiche che si trasformano in animali.

Renè MagritteGuardando le sue opere, emergono caratteri comuni e soggetti che si ripetono in maniera ossessiva e inesorabile, come i campanelli, la sagoma umana con la bombetta e la luce scura, offrendoci anche uno spiraglio della sua interiorità, dell’animo che si cela sotto l’apparenza. Credo proprio che per imparare ad amare René Magritte, più di tante parole, sia utile perdersi all’interno dei suoi quadri, godendosi i dettagli ed i colori perfettamente armonizzati.

Quindi, ecco una selezione dei miei preferiti.

René Magritte, La condizione umana.
René Magritte, La condizione umana.
René Magritte, Amico dell'ordine.
René Magritte, Amico dell’ordine.
René Magritte, il castello dei Pirenei.i.
René Magritte, il castello dei Pirenei.i.
René Magritte, gli amanti.
René Magritte, gli amanti.

Magritte

René Magritte, Pieno d'aria.
René Magritte, Pieno d’aria.

Perdonate la confusione, non so se sia l’esposizione continuata al surrealismo oppure l’influenza che mi sta assillando!


Se vi è piaciuto questo articolo, non dimenticatevi degli altri post sul tema della settimana surrealista: Smarrendosi nel labirinto di pensieri di Salvador Dalì, Sulle tracce di Joan Mirò, sognatore per eccellenza e L’importanza del sogno. Buona lettura!

Dove portano i sogni? (2/3)

Salvador Dalì, La metamorfosi di Narciso.
Salvador Dalì, La metamorfosi di Narciso.

Smarrendosi nel labirinto dei pensieri di Salvador Dalì

Alcune volte, o forse sempre, il sogno non porta ad altro che all’interno di noi stessi, spingendoci oltre la facciata che mostriamo di consueto e le illusioni che inseguiamo. Salvador Dalì è l’artista che meglio ha saputo condurre questa ricerca, esplorando il suo animo al di sotto della consapevolezza e raggiungendo ogni nascosto meandro del suo inconscio. Così ha potuto superare le convenzioni sociali, gli obblighi morali, le aspettative del suo pubblico e la stessa linea d’ombra che suddivide la realtà dall’allucinazione, riuscendo a far emergere nelle sue opere quell’io irrazionale composto da pulsioni primitive, da paure e da superstizioni.

Salvador Dalì, Sogno causato dal volo di un'ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio.
Salvador Dalì, Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio.
Salvador Dalì, Idillio atomico e uranico melancolico.
Salvador Dalì, Idillio atomico e uranico melancolico.
Salvador Dalì, Donna con testa di fiori.
Salvador Dalì, Donna con testa di fiori.
Salvador Dalì, Il volto della guerra.
Salvador Dalì, Il volto della guerra.

Esprime in pieno l’inquietudine di un secolo che vede due guerre mondiali, l’ascensione dei totalitarismi e tutta quella serie di rivoluzioni che hanno costituito il nostro mondo contemporaneo, pieno di contraddizioni e assurdità. In effetti tutto questo è percepibile nei suoi quadri, che raramente infondono allegria o serenità, ostentando leggerezza quando in realtà sono tutt’altro che superficiali. Gli stessi orologi molli de La persistenza della memoria simboleggiano un tempo che non è più lineare, costituito da un passato che si deforma nella nostra memoria e nelle aspettative infrante. Allo stesso tempo, niente è come sembra: l’osservatore si perde in immagini a volte persino grottesche in cui rimane disorientato, perché il significato non è apparente ma si nasconde dietro una foresta di simboli, per usare le parole di Baudelaire. Gli uomini, invece, sono smembrati e inconsistenti, dovendo in certi casi essere sorretti per non crollare, mentre le donne, senza volto, incarnano la tentazione e la voluttà. Soltanto Gala, imperitura musa ispiratrice, riesce a differenziarsi e ad imporsi con forza nelle tele che la ritraggono, dominandole con la sua presenza, così come doveva dominare la mente di Dalì. Il loro amore diventa quindi una sorta di mito, proprio perché la vita di questo genio diventa essa stessa una sorta di opera d’arte.  È in effetti uno dei primi, insieme a Pablo Picasso (un altro frutto dell’attivissima Catalogna del periodo), ad elaborare la figura dell’artista contemporaneo, necessariamente sopra le righe e famoso per la sua immagine. A pensarci bene, i soli baffetti di Salvator Dalì non sono diventati una sorta di icona? Non dobbiamo però mai dimenticare che lui non è soltanto l’eccentrico personaggio ritratto in una moltitudine di fotografie, ma soprattutto un uomo tormentato che non si è fermato di fronte a nulla per portare il suo inconscio sulla tela, innovatore per questo motivo ed allo stesso tempo tradizionalissimo nella tecnica pittorica che si riferisce ai maestri del passato, forse per alimentare anche in questo caso una nuova contraddizione. Si tratta di una sorta di illusione sofisticata e sorniona che strizza l’occhio e polemizza con tutti gli altri movimenti artistici, che negli stessi anni si stanno allontanando dal figurativo e dall’imitazione della realtà.

Salvador Dalì, Cigni che riflettono elefanti.
Salvador Dalì, Cigni che riflettono elefanti.

Se vi è piaciuto questo articolo, non dimenticatevi degli altri post sul tema della settimana surrealista: Esplorando le illusioni di René MagritteSulle tracce di Joan Mirò, sognatore per eccellenza e L’importanza del sogno. Buona lettura!

Dove portano i sogni? (1/3)

Joan Mirò, Harlequin's Carnival.
Joan Mirò, Il carnevale di Arlecchino.

Sulle tracce di Joan Mirò, sognatore per eccellenza

Non saprei dire di cosa siano composti i sogni, ma posso ipotizzare, tanto per fare un esempio, che i miei (se intendiamo quelli ad occhi chiusi) siano di un materiale pesantissimo.  Alcune volte in effetti sono faticosissimi: dormendo, mi ritrovo spesso a nascondermi e correre attraverso città smisurate e castelli labirintici, inseguita da chissà quale minotauro. Forse è per questo, a pensarci bene, che vivo in un lieve stato di insonnia perenne e che in generale odio chi riesce a dormire per dodici ore consecutive.

In ogni caso, molto più interessanti dei miei sono invece i sogni di Joan Mirò, l’artista catalano che ha frequentato i migliori caffè parigini e che è stato definito dai suoi stessi colleghi il più surrealista di tutti. Eppure non è un uomo eccentrico come molti altri, tra cui il suo compaesano Salvador Dalì, decisamente più istrionico ed estroverso. Al contrario, Mirò è un tipo schivo e piuttosto timido, caratterizzato da un aspetto assolutamente non appariscente: un giovane sobrio, serio e compassato insomma, una specie di mosca bianca nel clima effervescente e smodato di una Parigi che è ancora la capitale di una cultura avanguardista e irriverente.

Joan Mirò, landscape.
Joan Mirò, Paesaggio.
Joan Mirò, wines and olive trees.
Joan Mirò, Vigne e ulivi.
Joan Mirò, the farm.
Joan Mirò, La fattoria.

La prova del fatto che ciò che appare non è sempre una realtà assoluta è proprio la ricerca che lui conduce a livello pittorico ma non solo, visto che le due dimensioni non bastano più, arrivando a creare grandi sculture. Nelle sue opere, Mirò è libero da condizionamenti esterni a livello tecnico e compositivo, va contro tutti i maestri del passato ed esprime “semplicemente” l’universo che vive all’interno della sua mente, a livello conscio e inconscio.

Non ha mai pretese di realismo, anzi utilizza il linguaggio puro del sogno, costituito da immagini soffuse e ricche di atmosfera, coinvolgenti e misteriose, popolate da spettri e creature fantastiche che riescono a ricordare qualcuno perso nei lontani ricordi.

I paesaggi sono quelli dell’infanzia catalana, i luoghi del cuore, mentre le figure con il tempo si avvicinano sempre di più ai disegni dei bambini, forse perché questo sensibilissimo artista è consapevole che sono proprio i più piccoli ad essere più vicini alla fantasia ed al sogno. La realtà per un bambino è infatti soggettiva e fantastica, esattamente come quella ricercata dai surrealisti.

Joan Mirò ci permette quindi di entrare in sintonia con lui, di percorrere al suo fianco le strade della memoria e dei legami affettivi, creando con l’osservatore un rapporto quasi intimo, molto spontaneo e poco artefatto, grazie alla freschezza e all’immediatezza che trasmettono i suoi lavori, espressione di una mente unica al mondo.

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L’importanza del sogno

Credo nella fantasia e ancora di più credo nell’ispirazione. 

Ammiro le illusioni che il nostro cervello ricrea senza sosta ogni notte, mettendo abilmente in scena le paure, le speranze e le ossessioni più nascoste. Ecco, sono convinta che ogni tanto i nostri neuroni si divertano a riproporre qualche sorpresa anche quando siamo svegli, forse per addolcire una realtà monotona o forse perché il mondo intorno è tanto grigio da rendere necessaria l’esistenza dei sogni ad occhi aperti.

So che quello dell’inconscio e del sogno è ormai un tema inflazionato, visto che se ne parla da almeno un secolo e che si sono spese migliaia di parole, da Freud in poi, eppure ancora ammiro gli artisti che hanno saputo fare del sogno il loro cavallo di battaglia e il loro lessico privilegiato.

Salvador Dalì, La tentazione di Sant'Antonio.
Salvador Dalì, La tentazione di Sant’Antonio.

Quello di Salvador Dalì (l’opera completa) è stato uno dei primi libri d’arte formato XXL che ho posseduto, anche se è da molto che non lo sfoglio, proprio perché il fascino dei surrealisti è qualcosa di passeggero e altalenante. A volte in questi anni mi ha stufato, forse perché dimenticavo quello che c’è dietro questi quadri così bizzarri, la cultura e la storia che si racconta dietro la tela. Non esiste un movimento senza il periodo storico in cui si inserisce, quindi non avrebbero senso i surrealisti senza l’inizio del Novecento, senza le porte spalancate dalle avanguardie e senza gli orrori della guerra.

Perché alla fine io credo nel sogno ma anche nella cultura, perché la percezione di sé e del mondo reale che ci circonda, senza ricorrere a paradisi artificiali o fantastici, deve necessariamente porsi come base per la creazione.

In effetti, per cavarmela con un eufemismo posso affermare che il secolo breve non è iniziato nel migliore dei modi: le aspettative positiviste sono venute meno, le politiche di potenza hanno avuto la meglio e per coronare il tutto la prima guerra mondiale ha dato una bella bastonata a quello che rimaneva. Così l’uomo del Novecento sta come d’autunno sugli alberi le foglie, perché si rende conto che le sue certezze sono un castello di carte e che il mondo oltre a non avere un senso a volte sa anche essere crudele.

Per tutti questi motivi non deve stupire il cambio di direzione a cui si assiste nell’arte e nella letteratura, dove si abbandona il legame con la realtà esterna  per rifugiarsi all’interno di se stessi ed indagare oltre l’inconscio, verso la profondità più remota e l’immaginazione, raggiungendo il sogno, per l’appunto.

E quali vette si raggiungono?

Non bastano poche righe per parlarne, quindi credo proprio che questa sarà una settimana surrealista, per chi fosse interessato.


Se siete interessati a questo tema, non dimenticatevi degli altri post della settimana surrealista: Esplorando le illusioni di René MagritteSmarrendosi nel labirinto di pensieri di Salvador Dalì Sulle tracce di Joan Mirò, sognatore per eccellenza. Buona lettura!