Dove portano i sogni? (1/3)

Joan Mirò, Harlequin's Carnival.
Joan Mirò, Il carnevale di Arlecchino.

Sulle tracce di Joan Mirò, sognatore per eccellenza

Non saprei dire di cosa siano composti i sogni, ma posso ipotizzare, tanto per fare un esempio, che i miei (se intendiamo quelli ad occhi chiusi) siano di un materiale pesantissimo.  Alcune volte in effetti sono faticosissimi: dormendo, mi ritrovo spesso a nascondermi e correre attraverso città smisurate e castelli labirintici, inseguita da chissà quale minotauro. Forse è per questo, a pensarci bene, che vivo in un lieve stato di insonnia perenne e che in generale odio chi riesce a dormire per dodici ore consecutive.

In ogni caso, molto più interessanti dei miei sono invece i sogni di Joan Mirò, l’artista catalano che ha frequentato i migliori caffè parigini e che è stato definito dai suoi stessi colleghi il più surrealista di tutti. Eppure non è un uomo eccentrico come molti altri, tra cui il suo compaesano Salvador Dalì, decisamente più istrionico ed estroverso. Al contrario, Mirò è un tipo schivo e piuttosto timido, caratterizzato da un aspetto assolutamente non appariscente: un giovane sobrio, serio e compassato insomma, una specie di mosca bianca nel clima effervescente e smodato di una Parigi che è ancora la capitale di una cultura avanguardista e irriverente.

Joan Mirò, landscape.
Joan Mirò, Paesaggio.
Joan Mirò, wines and olive trees.
Joan Mirò, Vigne e ulivi.
Joan Mirò, the farm.
Joan Mirò, La fattoria.

La prova del fatto che ciò che appare non è sempre una realtà assoluta è proprio la ricerca che lui conduce a livello pittorico ma non solo, visto che le due dimensioni non bastano più, arrivando a creare grandi sculture. Nelle sue opere, Mirò è libero da condizionamenti esterni a livello tecnico e compositivo, va contro tutti i maestri del passato ed esprime “semplicemente” l’universo che vive all’interno della sua mente, a livello conscio e inconscio.

Non ha mai pretese di realismo, anzi utilizza il linguaggio puro del sogno, costituito da immagini soffuse e ricche di atmosfera, coinvolgenti e misteriose, popolate da spettri e creature fantastiche che riescono a ricordare qualcuno perso nei lontani ricordi.

I paesaggi sono quelli dell’infanzia catalana, i luoghi del cuore, mentre le figure con il tempo si avvicinano sempre di più ai disegni dei bambini, forse perché questo sensibilissimo artista è consapevole che sono proprio i più piccoli ad essere più vicini alla fantasia ed al sogno. La realtà per un bambino è infatti soggettiva e fantastica, esattamente come quella ricercata dai surrealisti.

Joan Mirò ci permette quindi di entrare in sintonia con lui, di percorrere al suo fianco le strade della memoria e dei legami affettivi, creando con l’osservatore un rapporto quasi intimo, molto spontaneo e poco artefatto, grazie alla freschezza e all’immediatezza che trasmettono i suoi lavori, espressione di una mente unica al mondo.

mirò-sogno


Se vi è piaciuto questo articolo, non dimenticatevi degli altri post sul tema della settimana surrealista: Esplorando le illusioni di René MagritteSmarrendosi nel labirinto di pensieri di Salvador Dalì e L’importanza del sogno. Buona lettura!

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6 thoughts on “Dove portano i sogni? (1/3)

  1. apparte2015 13 marzo 2015 / 1:25

    Bellissimo…Mirò è uno dei pochi in cui si riesce a capire abbastanza chiaramente l’evoluzione artistica dalle opere (da “terra arata” ai “bleu” per dire)…forse solo mondrian e più chiaro…comunque complimenti perché anche il testo sembra quasi surrealista e onirico! Applausi!

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    • La linea d'ombra 13 marzo 2015 / 7:38

      Grazie mille, concordo in pieno su Mirò e sono molto lusingata dalle tue parole..Buona giornata!

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