Dove portano i sogni? (2/3)

Salvador Dalì, Sogno causato dal volo di un'ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio.

Salvador Dalì, La metamorfosi di Narciso.

Smarrendosi nel labirinto dei pensieri di Salvador Dalì

Alcune volte, o forse sempre, il sogno non porta ad altro che all’interno di noi stessi, spingendoci oltre la facciata che mostriamo di consueto e le illusioni che inseguiamo. Salvador Dalì è l’artista che meglio ha saputo condurre questa ricerca, esplorando il suo animo al di sotto della consapevolezza e raggiungendo ogni nascosto meandro del suo inconscio. Così ha potuto superare le convenzioni sociali, gli obblighi morali, le aspettative del suo pubblico e la stessa linea d’ombra che suddivide la realtà dall’allucinazione, riuscendo a far emergere nelle sue opere quell’io irrazionale composto da pulsioni primitive, da paure e da superstizioni.

Salvador Dalì, La metamorfosi di Narciso.
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Salvador Dalì, Idillio atomico e uranico melancolico.
Salvador Dalì, Idillio atomico e uranico melancolico.
Salvador Dalì, Donna con testa di fiori.
Salvador Dalì, Donna con testa di fiori.
Salvador Dalì, Il volto della guerra.
Salvador Dalì, Il volto della guerra.

Esprime in pieno l’inquietudine di un secolo che vede due guerre mondiali, l’ascensione dei totalitarismi e tutta quella serie di rivoluzioni che hanno costituito il nostro mondo contemporaneo, pieno di contraddizioni e assurdità. In effetti tutto questo è percepibile nei suoi quadri, che raramente infondono allegria o serenità, ostentando leggerezza quando in realtà sono tutt’altro che superficiali. Gli stessi orologi molli de La persistenza della memoria simboleggiano un tempo che non è più lineare, costituito da un passato che si deforma nella nostra memoria e nelle aspettative infrante. Allo stesso tempo, niente è come sembra: l’osservatore si perde in immagini a volte persino grottesche in cui rimane disorientato, perché il significato non è apparente ma si nasconde dietro una foresta di simboli, per usare le parole di Baudelaire.

Gli uomini, invece, sono smembrati e inconsistenti, dovendo in certi casi essere sorretti per non crollare, mentre le donne, senza volto, incarnano la tentazione e la voluttà. Soltanto Gala, imperitura musa ispiratrice, riesce a differenziarsi e ad imporsi con forza nelle tele che la ritraggono, dominandole con la sua presenza, così come doveva dominare la mente di Dalì. 

Il loro amore diventa quindi una sorta di mito, proprio perché la vita di questo genio diventa essa stessa una sorta di opera d’arte.  È in effetti uno dei primi, insieme a Pablo Picasso (un altro frutto dell’attivissima Catalogna del periodo), ad elaborare la figura dell’artista contemporaneo, necessariamente sopra le righe e famoso per la sua immagine. A pensarci bene, i soli baffetti di Salvator Dalì non sono diventati una sorta di icona?

Non dobbiamo però mai dimenticare che lui non è soltanto l’eccentrico personaggio ritratto in una moltitudine di fotografie, ma soprattutto un uomo tormentato che non si è fermato di fronte a nulla per portare il suo inconscio sulla tela, innovatore per questo motivo ed allo stesso tempo tradizionalissimo nella tecnica pittorica che si riferisce ai maestri del passato, forse per alimentare anche in questo caso una nuova contraddizione.

Si tratta di una sorta di illusione sofisticata e sorniona che strizza l’occhio e polemizza con tutti gli altri movimenti artistici, che negli stessi anni si stanno allontanando dal figurativo e dall’imitazione della realtà.

Salvador Dalì, Cigni che riflettono elefanti.
Salvador Dalì, Cigni che riflettono elefanti.

Se vi è piaciuto questo articolo, non dimenticatevi degli altri post sul tema della settimana surrealista: Esplorando le illusioni di René MagritteSulle tracce di Joan Mirò, sognatore per eccellenza e L’importanza del sogno. Buona lettura!

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