Tallinn, Riga e Vilnius: l’anima delle capitali baltiche

Se voglio parlare dei Paesi Baltici, sicuramente non posso iniziare che parlando delle loro tre capitali, tre città belle e molto diverse tra loro, tutte dotate di una grande personalità.

Devo ammettere che prima di partire e di iniziare a documentarmi per me Tallinn, Riga e Vilnius erano un po’ un’entità unica e senza distinzione, frutto delle reminiscenze scolastiche in cui si imparavano a memoria il nome e il rispettivo Stato di appartenenza.

Ecco, questo è stato un grosso errore perché, per storia, cultura, posizione geografica e aspetto le tre città baltiche si differenziano moltissimo. Ciò che hanno in comune, con qualche leggera oscillazione, è la dimensione, qualità che le rende un po’ delle capitali in miniatura, dei centri urbani dove è difficile provare quella sensazione di alienazione o spaesamento che si sente a volte nelle grandi metropoli.

Un altro filo rosso è poi il recente passato sovietico, che le ha condizionate in maniera fortissima fino al 1991, anno della loro (desideratissima) indipendenza.

Ora, senza generalizzare oltre, direi di raccontare qualcosa in più sull’anima che caratterizza queste città, almeno secondo quella che è stata la mia percezione. Dopotutto è mercoledì, il giorno migliore per parlare dei luoghi con l’anima. 😉


Tallinn

Inizio da Tallinn, la città più distante da noi, ai margini del continente e protesa verso la Scandinavia. Effettivamente, la prima cosa che mi ha colpito è stata la lingua, che non ha niente in comune con i Paesi Slavi e ricorda la Finlandia, insieme al funzionamento perfetto di tutto, caratteristica tipica del Nord.

Usi e costumi a parte, vi parlo di una città con un centro storico bellissimo e incantato, nonostante la presenza pesante del turismo mordi e fuggi delle navi da crociera. Davvero graziosa quindi, ma impressionante anche per l’atmosfera giovane e vivace che si respira.

C’è un aria di riscatto che è visibile un po’ dappertutto, nei cantieri che costellano lo skyline, nelle startup che scelgono l’Estonia come sede e in tutti i ragazzi che l’affollano. Questo mi fa provare una certa invidia ma allo stesso tempo mi dà anche un po’ di speranza: a volte si può rinascere anche dopo una dittatura e crescere dando spazio alle nuove generazioni.

Il quartiere dove queste premesse sono ben visibili è certamente Kalamaja, un pezzo di città fuori dal centro storico, pizzicato tra la stazione e il porto, occupato da una moltitudine di capannoni e di case di pescatori, tutto in abbandono sino a pochi anni fa. 

Un bel problema per Tallinn, non trovate? Forse sì, ma la capitale estone ha saputo trasformarlo in un’opportunità: oggi a Kalamaja si fa shopping in negozi di design all’interno di stabilimenti industriali riqualificati, occupati anche da studi professionali e locali hipster per uscire ad ogni ora del giorno. Ci sono mostre d’arte e una radio inglese in un container, in una sorta di mondo su misura per i giovani, dove coltivare ambizioni e sogni.


Riga

In maniera maggiore rispetto alle altre, Riga è la meta privilegiata per gli amanti dell’architettura. Quello che mi ha appassionato infatti è l’estensione del centro storico e dei quartieri di inizio Novecento, insieme alla qualità artistica degli edifici.

Siamo infatti di fronte a quella che è la città più cosmopolita e vicina a quella che è l’immagine della capitale europea, costituita dal nucleo più antico e dagli ampliamenti borghesi, prima di una periferia con poca personalità.

Dopotutto la posizione è strategica da sempre per il commercio, grazie al suo porto e alla vicinanza con la Russia, quindi una tale opulenza passata non stupisce più di tanto.

L’esito artistico è il liberty che rende Riga famosa, un linguaggio unico al mondo che contamina ogni angolo della città consolidata. Non parlo della purezza e dell’innovazione della Secessione Viennese, tanto per fare un esempio, ma piuttosto di una sua interpretazione fantasiosa e quasi baroccheggiante.

Di questo però parlerò più diffusamente in un post a tema, quindi per ora vi invito ad accontentarvi di qualche fotografia.


Vilnius

Scendendo a sud e addentrandosi nel continente, si arriva infine a Vilnius, città che secondo me rispecchia meglio lo spirito mitteleuropeo.

C’è chi dice che sia qui il centro geografico d’Europa e, elucubrazioni geografiche a parte, ho percepito questa sua natura anche solo guardandola dall’alto oppure annusando i profumi della sua cucina tradizionale.

Si tratta di una capitale storica e importante, con tanto di city moderna dotata di grattacieli (caratteristica che in realtà possiedono tutte le città baltiche) e di un’università antica e conosciuta. Si estende su tante collinette dolci e abitate senza affollamento, costituendo dei punti d’osservazione stupendi e verdissimi.

Non c’è un’attrazione specifica che mi ha fatto amare Vilnius, ma piuttosto ad incantarmi è stato l’insieme della città storica, esteso e costellato di chiese in molti casi barocche e cattoliche.

Per certi versi, mi ha ricordato la Polonia (amatissima), altra roccaforte di confine del cattolicesimo verso l’Oriente, anche se a Vilnius oggi si è mantenuto un patrimonio architettonico e storico decisamente più esteso e ben conservato (o ricostruito).

Proprio un bel posto in cui perdersi, non siete d’accordo con me, sulla base delle fotografie che ho selezionato?


Bene, anche oggi sono arrivata alla fine di questo lungo post e spero proprio di avervi incuriosito o interessato. Avete visto queste tre città? Qual è quella che vi sembra più interessante?

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