Da Chicago a New York: un viaggio nella magia dell’arte americana

È possibile individuare un percorso che racconti le evoluzioni della storia dell’arte e dell’architettura nella sconfinata America, scoprendone le tappe salienti e rivivendo l’abbandono dall’orbita del vecchio continente?

Credo che da questo lato dell’oceano siamo tutti un po’ eurocentrici quando si parla di cultura ed in special modo di pittura, ma a volte allargare lo sguardo può rivelarsi fonte di grandi soddisfazioni.

È ormai trascorso un anno dal mio primo viaggio negli Stati Uniti: me lo ricorda Facebook (che mi ripropone le foto che avevo postato) e anche io tendo a non dimenticarlo. È stata una bella scommessa: sono partita con il preciso scopo di approfondire quello che in parte conoscevo e di individuare il filo rosso che conduce alle radici della cultura degli Stati Uniti, e devo dire che sono stata parecchio soddisfatta del risultato.

Se vi ricordate, ho iniziato a parlarne in una serie di post (ecco il primo: Esiste una vera arte americana?), ma mi rendo conto ora che non ho mai concluso degnamente questo pensiero. Così oggi, ad un anno di distanza, cerco di rendere omaggio a quello che ho visto e di tirare le fila dei discorsi intavolati.

L’architettura degli Stati Uniti ha inizio a Chicago, mentre l’arte contemporanea americana e mondiale ha trovato la sua culla a New York. Questi sono due punti fermi, ma cosa succede se si vuole approfondire, alla ricerca delle radici di quello che possiamo vedere e vivere oggi? Per comodità, ho separato i due argomenti principali di cui sto per parlarvi.

Lo sviluppo della pittura negli Stati uniti

In questo campo, non si può che partire da New York, approdo privilegiato per i naviganti, anticamera dell’America e crocevia di culture.

È infatti da qui che arrivano le notizie delle tendenze europee ed è da qui che all’inizio dell’Ottocento partono artisti come Thomas Cole verso la riproduzione romantica della natura incontaminata. Dapprima si allontanano di poco, seguendo l’Hudson River, poi negli anni si spingono verso il West, insieme ai pionieri.

Intanto che le esplorazioni proseguono, New York inizia a trasformarsi nella grande metropoli che tutti abbiamo visto nei film e la sua egemonia culturale è sempre più marcata. Gli artisti americani sono attirati dal suo mondo febbrile e a loro si aggiungono gli intellettuali europei che scappano dalla prima guerra mondiale, portando con sé il loro bagaglio culturale. Così, ecco che nasce il modernismo americano e che la Grande Mela ruba gradualmente il ruolo di capitale dell’arte a Parigi.

Maestri come Edward Hopper e Georgia O’Keeffe rivoluzionano il concetto di paesaggio e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale spazza via tutto e apre le porte alle trasformazioni del dopoguerra, con Andy Warhol in prima fila e la sua Factory, ovviamente situata a Manhattan.

Potrei andare avanti ed arrivare al presente, perché da questo momento in poi diventa chiaro che l’arte contemporanea passa da New York e qui trova terreno fertile. Ancora oggi si respira questo clima, tra le infinite gallerie d’arte di questa città ed il generale rispetto per la cultura che si respira nei suoi bellissimi musei.

Mi rendo conto di essere stata piuttosto frettolosa in questa digressione, ma il mio scopo è quello di tirare le fila: se invece siete curiosi di approfondire, ecco a voi un bell’elenco di miei articoli scritti su questo tema:

  1. Tra pionieri, anni ruggenti e grande depressione: gli USA oltre la linea d’ombra
  2. Thomas Cole e gli altri: una grande storia che ha inizio nei meandri dell’Hudson River
  3. Il trionfo delle metropoli: la metamorfosi americana secondo O’Keeffe, Sheeler e Demuth
  4. Tre motivi che rendono Edward Hopper un grande artista
  5. Edward Hopper e George Bellows: le luci e le ombre degli Stati Uniti
  6. Cape Cod: il luogo dove i quadri di Hopper diventano realtà
  7. Perché dopo il 1945 l’arte abbandona l’Europa?
  8. Andy Warhol e Keith Haring: due volti dell’arte americana
  9. New York City: 5 luoghi imperdibili per un appassionato d’arte

Seguendo le radici dell’architettura contemporanea

Chicago è, dal punto di vista dello sviluppo dell’architettura, la città giusta al momento giusto e nel posto giusto.

Vicina all’importante via di comunicazione costituita dai Grandi Laghi,  nasce come punto di scambio, un nucleo portuale da cui legname e carne partono per sostenere ed accrescere le ben maggiori città già esistenti nel continente. Poi, la ferrovia compie il miracolo. Questo piccolo centro urbano costituito da casette di legno diventa un nodo cruciale per la corsa all’ovest, gettando le basi per una clamorosa espansione.

Nel 1871 un enorme incendio cambia completamente le carte in tavola: quasi tutti gli edifici del centro sono distrutti, così in breve tempo di deve procedere con la ricostruzione.

Qualcuno inventa l’ascensore, così il gioco è fatto e si può salire all’infinito, o quasi. Dai pionieri dell’acciaio e del vetro nasce qualcosa di grande, la Scuola di Chicago, fondata dai più arditi architetti/ingegneri del tempo: Louis Sullivan e Dankman Adler. Questa generazione arriva a definire quella che da questo momento diventerà l’architettura americana per eccellenza, espressa nei palazzi per uffici, nelle città verticali e ancora meglio nelle parole di Sullivan “La forma segue la funzione”.

Come se non bastasse, il più illustre allievo di questi due signori è Frank Lloyd Wright, che proprio da Chicago inizia la sua rivoluzione dell’architettura residenziale e non solo.

Sono assolutamente convinta che le sue opere abbiano il potere di incarnare perfettamente lo spirito degli Stati Uniti, racchiudendo la parte migliore di questo enorme continente: il legame con la natura, gli affacci su panorami sconfinati e infine il caldo conforto del focolare domestico.

Dopo Wright, le guerre mondiali portano in questa città i più grandi architetti, come Ludwig Mies Van Der Rohe, che diventa negli anni Cinquanta il preside della Facoltà di Architettura, disegnandone la nuova sede e progettando altri edifici in quest’area.

Anche oggi Chicago è una città che mantiene le promesse e le premesse, continuando ad operare scelte moderne e intelligenti a livello di urbanistica e di crescita cittadina. Ospita installazioni di grandi artisti (come non citare il Bean di Anish Kapoor) e ogni grande architetto lascia qui il segno del suo passaggio, come l’ampliamento del Chicago Art Institute di Renzo Piano e l’auditorium del Millennium Park di Frank Gehry, tanto per fare due esempi.

Anche in questo caso so di essere stata frettolosa così, se siete curiosi di approfondire, vi allego un bell’elenco di miei articoli scritti su questo tema:

  1. Tra pionieri, anni ruggenti e grande depressione: gli USA oltre la linea d’ombra
  2. Chicago, tra grattacieli, expo e case nella prateria: le cose che chi sogna l’America deve conoscere
  3. Perché nelle città ad un certo punto sono spuntati i grattacieli?
  4. Frank Lloyd Wright: 5 opere per amare il più grande architetto americano
  5. In equilibrio tra emozione e tecnica: la Casa sulla Cascata di Wright
  6. La nuova sede del Chicago Tribune: storia di un concorso da 50.000 dollari
  7. Da New York a Miami: 50 sfumature di Art Déco

Allora, che ve ne pare di questa arte americana? Riuscite ad apprezzarla? Trovate che sia un argomento abbastanza noto oppure che sia difficile da approfondire?

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