In equilibrio tra emozione e tecnica: la Casa sulla Cascata di Wright

FallingWaterPerspectiveFrank Lloyd Wright, Prospettiva di Casa Kaufmann.

Se foste chiamati a stilare una classifica delle architetture più amate e più celebri del Novecento, voi non inserireste nei primi posti questo capolavoro di Frank Lloyd Wright?

Io non avrei alcun dubbio ed è proprio per questo che il terzo e ultimo esempio sul tema “architetture che hanno cambiato la storia” non poteva essere che lei, la Casa sulla Cascata. Si tratta del manifesto di quella che viene definita Architettura organica, un movimento classicamente statunitense che credo non dovrebbe essere dimenticato anche dalle nostre parti.


Cosa vuol dire architettura organica?

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Il poche parole, l’architettura organica promuove una sorta di armonia tra l’uomo e la natura in cui è immerso, una simbiosi ottenuta a livello compositivo ma anche concreto mediante l’utilizzo di materiali naturali locali e l’integrazione degli edifici nel paesaggio.

Quasi tutti i lavori di Wright seguono effettivamente questa corrente e a questo si deve l’incredibile varietà dei suoi progetti, che non partono da un’idea comune e da un modello astratto, ma al contrario sono il frutto di ciò che un determinato ambiente ha da offrire.

Siamo ben lontani dalla geometria perfetta di Le Corbusier e del Bauhaus, realizzabile uguale in qualunque luogo al mondo, non credete anche voi?


La Casa sulla Cascata a Mill Run

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In questo caso siamo nel 1935 nei boschi vicino a Pittsburgh (Pennsylvania), quindi geograficamente distanti ma storicamente vicini agli ultimi due esempi di cui ho parlato negli scorsi articoli.

Frank Lloyd Wright viene chiamato dalla miliardaria famiglia Kaufmann a progettare un edificio in corrispondenza di una piccola cascata tra i boschi, destinato a diventare la loro seconda casa per il tempo libero.

Casa cascata Wright Planimetria generaleOsservando il territorio, l’architetto disegna un’abitazione composta da tre piani con grandi terrazze a sbalzo sovrapposte tra loro, in maniera da richiamare le vicine rocce sedimentarie stratificate.

La sua attenzione nel limitare l’altezza della casa, nella composizione in generale e nella scelta delle tinte riesce a creare una simbiosi tra l’uomo e la sua creazione. Il rivestimento in pietra locale poi contribuisce a rendere la casa una specie di continuazione della natura, integrata e rispettosa del contesto.

(Per chi volesse vedere altre fotografie dell’esterno, generali e di dettaglio, ecco il link alle immagini di wikimedia commons.)

Anche gli interni seguono la linea dei prospetti, rimanendo semplici ed eleganti, con tanto di pavimento in pietra che si fonde con le rocce affioranti sul sito. Come si può notare, non esiste una precisa attenzione alla geometria, favorendo invece gli scorci e le scelte legate all’orografia del luogo.

Casa cascata Wright Planimetria

(Anche per quanto riguarda i fantastici interni, ecco il link alle immagini di wikimedia commons, che vi consiglio con tutto il cuore di guardare!)


Composizione raffinata e tecnica avanzata

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Oltre a quello che ho già detto, non bisogna dimenticare una cosa fondamentale: quando si parla di Wright, la ricercatezza compositiva è sempre accompagnata da una grande capacità e sperimentazione tecnica. 

Un esempio? Nel 1936 la dimensione degli sbalzi in cemento armato era considerata così impressionante che nessuno dei lavoratori del cantiere aveva il coraggio di togliere i puntelli dai solai appena gettati! Eppure la struttura ha tenuto e oggi possiamo ammirare quella che è stata definita la migliore architettura americana dall’American Institute of Architects.

Dopotutto, Frank Lloyd Wright ha imparato a costruire a Chicago, nello studio di Sullivan e Adler, gli inventori del moderno grattacielo.  (Per gli interessati, ecco il link ad un articolo in cui ho parlato di questo!)

Se devo però essere del tutto sincera, non posso omettere qualche problema strutturale: ci sono stati infatti dei cedimenti che hanno portato a delle pendenze irregolari nelle terrazze, uniti ad una prevedibile condizione di umidità generalizzata dell’edificio.


Un pensiero per finire in bellezza

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Frank Lloyd Wright, Prospettiva di Casa Kaufmann.

Malgrado le problematiche legate alla natura di pioniere dell’architettura del progettista, non si può negare che si tratti di una costruzione unica nel suo genere e affascinante da morire.

In conclusione, vi dirò infatti che secondo me Wright, seppure lontano dalla cultura europea, è uno dei maestri del Novecento che ha più da insegnare ancora oggi, beffandosi tutto il tempo che è passato. Se i concetti di purezza e geometria del Movimento Moderno ci hanno stancato, insieme all’uso smodato del cemento armato e dei sistemi a telaio regolare, il suo approccio non passerà mai di moda.

Dopotutto se guardiamo i paesini di cui è costellata la nostra bella Italia, sia al mare che in montagna, quello che li rende unici è suggestivi è esattamente quello che questo strambo architetto americano ricercava. La bellezza delle case in pietra delle Alpi è data dal colore delle pietre locali e dalla loro struttura che sembra integrare la roccia, così come la calce e i laterizi delle colline ricordano le tinte della terra fertile e argillosa. Allo stesso modo, i palazzi storici di molte città di mare sembrano realizzati nella sabbia.

Vi invito a girare nei vostri luoghi del cuore e a cercare questi legami con il territorio, anche se ormai sono più difficili da vedere in certi casi, data l’immensa quantità di scadente architettura che trionfa ormai nei nostri paesaggi.

Frank Lloyd Wright ancora oggi ci invita a riflettere e a guardarci intorno, per mettere in dubbio sia quello che abbiamo fatto sia quello che avremmo intenzione di fare. Saremo capaci a tornare ad un’architettura più “organica”, ovvero più vicina ai territori e integrata nel paesaggio? Solo in questo modo riusciremo davvero a tutelare il nostro patrimonio.

Mi piacerebbe essere sicura della risposta, o per lo meno vorrei essere più speranzosa, ma credo proprio che sarà una difficile scommessa sul futuro.

 

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8 thoughts on “In equilibrio tra emozione e tecnica: la Casa sulla Cascata di Wright

  1. carlo.dainese 16 febbraio 2016 / 9:14

    L’unico appunto che mi sento di porre è sull’uso della pietra nella pavimentazione. Gran figata sulla carta e a camminarci da visitatore, ma un bel pavimento in assi di legno, caldo, ancora di più integrato come materiale nel contesto sarebbe stato dal punto di vista del design migliore.

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    • La linea d'ombra 17 febbraio 2016 / 0:10

      Sono in parte d’accordo con te. Io credo che al piano terreno, dove si trova la zona giorno, il pavimento in pietro abbia un senso, anche perché sono presenti rocce affioranti e si tratta comunque di una casa nei boschi. Capisco meno il fatto che la stessa scelta sia stata riproposta anche al piano superiore nelle camere da letto, dove, come dici tu, il legno avrebbe garantito un notevole confort.
      Non lo so, forse dobbiamo anche tenere conto del fatto che comunque sono passati parecchi anni e che quindi il gusto e le idee sono cambiati. Varrebbe la pena di approfondire, grazie per lo spunto!

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  2. ithemorrighan 22 febbraio 2016 / 15:32

    Ho sempre adorato questa casa e il pensiero con cui Wright plasmò il progetto. Progetto protagonista anche della mia terza prova alla maturità, pensa un po’…

    Recentemente sono stata in Toscana per lavoro; non ti dico i mostri che deturpano il bellissimo paesaggio toscano nelle zone limitrofe alle città, tipicamente zone industriali o periferie fatiscenti. Sarebbe davvero bello se si potesse rimediare ripensando queste zone tramite il concetto di architettura “organica” o se, almeno, si smettesse di aggiungere blocchi di cemento brutti su blocchi di cemento ancora più brutti.

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    • La linea d'ombra 22 febbraio 2016 / 23:50

      Quello che tu dici è esattamente ciò che intendevo dire anche io…Mi guardo intorno e mi chiedo come sia possibile sprecare quotidianamente la fortuna che abbiamo a livello di paesaggi e di territorio. Chissà se davvero riusciremo prima o poi a migliorare in questo senso…Almeno prima che sia troppo tardi!

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