Un gioco di volumi assemblati nella luce: perché gli architetti adorano Villa Savoye di Le Corbusier?

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Il movimento moderno nei suoi picchi di perfezionismo può piacere oppure no, però allo stesso tempo una perla come villa Savoye è riprodotta in tutti i libri di storia dell’arte. Vi siete mai chiesti perché?

Dopotutto Le Corbusier è un po’ il Picasso dell’architettura: se da una parte è innegabile il suo genio, dall’altra a molti tende a stare un po’ antipatico. Voi da che parte state? Io oscillo da un estremo all’altro, ma soprattutto negli ultimi tempi ho imparato a coglierne la grandezza.

Come sapete, in questi giorni vi sto parlando di architettura e per la precisione di tre costruzioni destinate a cambiare la storia contemporanea, oltre a creare una trasformazione in quello che è il gusto (vi siete persi l’inizio? Ecco da dove partire: Quando un edificio è destinato a cambiare il mondo). Quindi, per secondo ho ben pensato di affrontare questo progetto che personalmente amo, con le sue luci e con le innegabili ombre.


Villa Savoye: la residenza contemporanea

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Siamo a Poissy, nel nord della Francia, ed è il 1929, per puro caso, ma forse non solo per quello, nello stesso anno del celeberrimo Padiglione di Mies a Barcellona (di cui si parla diffusamente qui: Il padiglione più bello (e famoso) mai progettato per un’Expo).

Le Corbusier viene invitato dai signori Savoye a progettare per loro una casa di campagna, immersa nella natura, dove rifugiarsi principalmente nei finesettimana. Quello che viene progettato è qualcosa destinato a stravolgere il concetto di “casa di villeggiatura”. Con questo termine non vi vengono in mente le casette tipo chalet delle borgate di montagna, oppure i castelletti sul mare in Liguria o Costa Azzurra, tanto per fare degli esempi?

Non potremmo essere più lontani, non credete? Villa Savoye diventa il manifesto del pensiero di Le Corbusier, usando tutti i suoi principi compositivi: la facciata libera, la pianta libera, le finestre a nastro, il tetto giardino il piano terreno a pilotis. Questo in pratica vuol dire che, utilizzando il cemento armato, non esistono più vincoli a livello di muri maestri e di aperture limitate in facciata.

Eppure questo suo essere all’avanguardia si rivela un’arma a doppio taglio: da una parte l’impermeabilizzazione insufficiente del tetto piano causa da subito infiltrazioni, mentre dall’altra i grandi serramenti con vetro singolo disperdono il calore e favoriscono le correnti d’aria e gli spifferi.

Ed ecco che i signori Savoye non sono molto contenti e la villa vede un periodo decisamente buio. Se volete saperne di più, ecco il link a wikipedia: Villa Savoye, intanto io vi dico i due principali aspetti che la rendono così speciale.


La completa astrazione…

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La prima cosa che colpisce l’osservatore è la purezza delle forme della casa e del bianco che viene impiegato. La pianta è un quadrato e si eleva in altezza della metà rispetto al lato, così da sembrare come una metà di cubo, anche se poi esternamente la pianta si sviluppa diversamente, con riportato poco sotto. La forza degli spigoli viene contrastata ed equilibrata dalle due grandi superfici curve, al piano terreno e sul tetto giardino.

La composizione rispecchia in pieno le idee del suo creatore che, nel 1923, aveva già scritto queste parole, nel saggio Verso una nuova architettura:

L’Architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico, dei volumi assemblati nella luce. 

I nostri occhi sono fatti per vedere le forme sotto la luce; ombre e luci rivelano le forme; i cubi, i coni, le sfere, i cilindri o le piramidi sono le grandi forme originarie che la luce rivela; la loro immagine ci appare netta, tangibile, senza ambiguità. 

È per questo che sono belle forme, le più belle forme. Tutti concordano su questo, il bambino, il selvaggio, il metafisico.”


…e la concreta funzionalità

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Dall’altra parte, alla rigidezza compositiva si contrappone una scelta estremamente moderna e lungimirante a livello di pianta e di scelte funzionali.

Ad esempio, al piano terreno si prevede un’autorimessa per tre automobili, cosa assolutamente avanguardista se si tiene conto che siamo nel 1929, soprattutto se si pensa che certi condomini anche di cinque piani delle nostre città, costruiti ben dopo, non ne hanno mica di più!

Al primo piano, la vera e propria residenza, abbiamo poi un ampio living ed una grande terrazza all’interno del quadrato, riservata e ombreggiata.

Se poi guardate nell’immagine sottostante, vi fate un’idea della dimensione del bagno padronale (non unico dell’appartamento), direttamente collegato ad uno spogliatoio (che oggi chiameremmo cabina armadio) e alla camera da letto. Direi che nel 2016 non ci siamo ancora inventati niente di di più nuovo di questo, non siete d’accordo con me?

Nel tetto giardino poi ci sono spazi destinati al servizio ma non soltanto: anche quest’area è pensata per il tempo libero di una famiglia in cerca di svago e di relax.

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Ogni volta che mi perdo nei dettagli di questo progetto mi rendo conto della sua grandissima modernità e, visitando molti dei palazzi costruiti dalle nostre parti dagli anni Cinquanta in avanti, mi accorgo di quanto sia stata dannosa la seconda guerra mondiale anche per la storia dell’abitazione. I nuovi materiali sono stati quasi esclusivamente utilizzati per costruire opere economiche e di vecchia concezione, prive di servizi e carenti dal punti di vista impiantistico ed igienico sanitario.

Con questo non dico che avremmo dovuto costellare il mondo di ville come questa, ma mi rendo conto che molte delle idee di Le Corbusier erano davvero lungimiranti. Negli anni Venti parlava infatti dell’importanza della salubrità e della dimensioni degli spazi destinati a bagno e a cucina, per non parlare della questione autorimesse. 

Ed è vero che questa casa ha avuto un bel po’ di problemi legati alla troppa sperimentazione, ma forse questo è il prezzo da pagare per chi anticipa di troppo i tempi, proponendo soluzioni tecnologiche che saranno messe a punto soltanto nei decenni a venire.


Potrei ancora continuare a parlare ma direi che faccio meglio a smettere, per non diventare troppo prolissa 😉

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5 thoughts on “Un gioco di volumi assemblati nella luce: perché gli architetti adorano Villa Savoye di Le Corbusier?

  1. alicetraforti 5 febbraio 2016 / 11:22

    Bravissima Arianna! L’architettura è una delle mie passioni (purtroppo incolta: mica si può fare proprio tutto nella vita eh!) legata principalmente all’esperienza Bauhaus: funzionalità, sperimentazione, purezza e luce.
    Per fortuna trovo sempre il tempo per una buona lettura 🙂

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    • La linea d'ombra 6 febbraio 2016 / 10:58

      Grazie mille Alice!
      Purtroppo è proprio vero che non si può fare proprio tutto nella vita, ma ci dobbiamo accontentare 😉
      Sono felice se questo argomento ti piace!

      Liked by 1 persona

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