La classifica dei quadri del cuore

quadri-classifica-mixTutti i quadri hanno una storia e ad alcuni si sommano anche le vicende di chi li osserva stupito, per la prima o per la centesima volta. Ed è a questo punto che diventano davvero speciali e unici, la rappresentazione di qualcosa che va oltre al soggetto e alla tela.

Credo che questo loro potere sia ciò che ci riesce ad emozionare ogni volta che li vediamo. Insieme alla perfezione della tecnica e al loro fascino, fanno riaffiorare vecchi pensieri e ricordi destinati a rimanere collegati e a non sbiadire.

Succede anche a voi? Se penso a me, non ho alcun dubbio: mi vengono in mente subito alcuni dipinti che non smetterò mai di amare.


#1 Andrea Mantegna, San Sebastiano e #2 Leonardo da Vinci, San Giovanni Battista

Mantegna-San-Sebastiano-Leonardo-san-giovanni-battista

Il San Sebastiano di Mantegna è per me l’emblema del Rinascimento. Emerge tutto l’orgoglio dello studio dei classici e questo santo (che più che un santo ricorda una statua romana o greca) si staglia immobile e candido come la colonna di un tempio. Al Louvre, nella Galleria Italiana, si può rimirare quasi subito sulla sinistra, serissimo e commovente.

Leonardo, invece, è stato in generale uno dei miei miti sin dall’infanzia. Per prima cosa era mancino come me, e per seconda era una mente geniale e mai ferma, assidua ricercatrice in molti ambiti del sapere. Tra tutti, era lui il mio idolo, forse anche per “colpa” di un libretto su di lui che mi aveva comprato mia madre quando facevo le elementari e per cui dovrei ancora ringraziarla.

Anche se magari non si direbbe, il mio amore per l’arte è partito dall’ammirazione per il Medioevo e per il Rinascimento, in assoluto i miei periodi preferiti per tutti gli anni del liceo.

Sono stata quattro volte al Louvre, ma la sensazione che ho provato nella Galleria Italiana non è mai cambiata. E per me, in particolare, questi due quadri rappresentano la visita di quell’ambiente straordinario, tutta la bellezza e la fierezza, nonostante tutto, di appartenere ad un popolo come il nostro, sempre inguaiato ma anche per questo tanto geniale.


#3 Michelangelo Merisi (Caravaggio), La cattura di Cristo

Caravaggio_-_Taking_of_Christ_-_Dublin

Dublino, 2008. Due ragazze stufe della pioggia si rifugiano alla National Gallery, un po’ per curiosità e un po’ perchè l’ingresso è gratuito.

Quelle due eravamo mia sorella ed io, reduci da due settimane di vagabondaggio con lo zaino in spalla ed il bancomat che non funzionava più da giorni. In mezzo a opere decisamente meno notevoli, ricordo come se fosse oggi il momento in cui, da una stanza all’altra, abbiamo intravisto questo quadro di Caravaggio che divorava e annientava gli altri.

Ci siamo fermate lì davanti per una mezzora, chiacchierando persino con una guardia del museo che ci ha visto così emozionate. Ma come potevamo non esserlo, con quel gioco di luci e la perfezione espressiva dei volti?  Quello che non sapete ancora è che al tempo la mia accompagnatrice non era affatto un’appassionata d’arte. Beh, vi dirò che quel quadro ha cambiato le carte in tavola. Da quel giorno sperduto abbiamo inseguito insieme Caravaggio a Milano e per tutta Roma, ripromettendoci che prima o poi avremmo visto ogni sua opera.

In pratica, per me la Cattura di Cristo è la testimonianza imperitura dell’incredibile potere dell’arte, del suo effetto quando non ha bisogno di troppe spiegazioni.


#4 J. M. W. Turner, Venezia

ng-storm-turner

Le opere di Turner hanno cambiato la mia idea di acquerello. Forse hanno allargato anche la mia immagine del primo Ottocento, perché in mezzo alle accademie e all’eclettismo ho scoperto che c’è stato lo spazio anche per una disarmante modernità.

Oltre a questo devo ammettere che ho trascorso i miei ben diciotto anni di scuola disegnando continuamente, partendo da foglietti nelle tasche del grembiule per arrivare agli album da acquerello Moleskine. Bene, come vi ho già raccontato, Turner mi ha fatto compagnia con i suoi lavori per almeno due anni del liceo. (Ne ho parlato qui: Un atto d’amore per Joseph Mallord William Turner)

Posso dire di avere imparato a dipingere decentemente ad acquerello da questo maestro straordinario!


#5 Egon Schiele, Autoritratto

Egon_Schiele Self-Portrait

Come sapranno i lettori più assidui, Egon Schiele è forse l’artista che riesce maggiormente a commuovermi.

Il bello è che la sua scoperta da parte mia è stata quasi casuale. Questo perché le riproduzioni  dei libri non si avvicinano alla incredibile bellezza delle sue opere.

Sono dovuta capitare a Vienna, sempre insieme alla mia adorata sorella (2011 questa volta!), per ammirare al Leopold Museum dei suoi capolavori che mi hanno a dir poco stregato. Ammirare dal vivo la purezza del suo tratto e la nettezza delle sue linee è un’emozione che consiglio a tutti di provare.

Anche a distanza di anni, in occasione di altri due incontri con questo inusuale maestro, vi dirò che non ho avuto modo di cambiare idea!

Questo autoritratto poi ha avuto il merito di aprire una nuova fase nella mia carriera di acquerellista dilettante: vedete i colori forti e contrastati che fanno da protagonisti sul volto? Ecco, copiando Schiele e le sue tinte ho imparato qualcosa di nuovo e meraviglioso.


#6 Edward Hopper, Nottambuli

Nighthawks_by_Edward_Hopper_1942

Tra tutte, questa è la mia scelta più romantica. Il momento in cui ho capito che avrei potuto davvero amare il ragazzo che mi ha portato a Parigi dopo tre mesi che uscivamo insieme è stato quello in cui mi ha fatto notare il manifesto di una mostra di Edward Hopper al Petit Palais e ha sopportato con me tre ore di coda per entrarci, nel gelo più totale di una sera di inizio novembre (2012).

Il bello è che non era un grande appassionato d’arte, eppure di fronte ai Nottambuli ci siamo emozionati allo stesso modo. E questo è esattamente quello che io intendo quando insisto nel dire che alcuni quadri possiedono un’anima. 

Il lieto fine è che da quel momento le mostre d’arte sono diventate una consuetudine per entrambi e che lui è tornato a casa con il poster di questo quadro ben riposto nel borsone.


Dopo quest’ultimo aneddoto direi che posso concludere, anche se so che avrò sicuramente dimenticato moltissime opere. Però allo stesso tempo mi chiedo: anche voi vi emozionate davanti ai quadri? Quali sono quelli nella vostra classifica del cuore? Chissà se ne abbiamo qualcuno in comune!

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12 thoughts on “La classifica dei quadri del cuore

  1. ysingrinus 24 febbraio 2016 / 7:58

    Schiele, Turner e Caravaggio sono i miei preferiti do questo articolo. Mi fanno impazzire anche gli altri, ma se devo scegliere quasi d’istinto, scelgo loro tre.

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    • La linea d'ombra 26 febbraio 2016 / 0:11

      Direi che è una bella lotta scegliere tra i maestri che ho citato, ma il bello è proprio che ognuno ha qualcosa che di istinto lo attira verso alcuni quadri più che verso altri…

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  2. francesco 24 febbraio 2016 / 8:28

    Il fatto è che con Leonardo si ha la sensazione che aggiunga sempre qualche cosa “oltre” (anche per questo tutte quelle speculazioni esoteriche su di lui e la sua opera)…la croce aggiunta all’ultimo momento e con un tratto sicuramente approssimativo rispetto alla perfezione del resto ci fa capire senza ombra di dubbio che l’indice indichi appunto altro e non sia solo supporto per quella croce…fra tutte è sicuramente la mia preferita.

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    • La linea d'ombra 26 febbraio 2016 / 0:09

      Grazie mille per avere aggiunto qualcosa alla mia frettolosa descrizione…Leonardo è davvero speciale!

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  3. mchan84 24 febbraio 2016 / 13:26

    Io adoro Van Gogh! Sono stata ad Amsterdam nel museo a lui dedicato e mi è dispiaciuto moltissimo non poter vedere una delle sue opere che preferisco: Vaso con Iris, perché in prestito da un’altra parte… 😦
    Più che il Louvre a Parigi ho adorato il museo d’Orsay, sia per la struttura architettonica che per i quadri che ospita dato che mi piacciono moltissimo gli impressionisti 🙂
    Riguardo a Caravaggio non sapevo ci fosse un suo quadro a Dublino… Peccato, me lo sono persa! 😦
    Però posso vederne gratuitamente 3 nella chiesa San Luigi dei Francesi, che è anche molto bella 😛
    Mchan

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    • La linea d'ombra 26 febbraio 2016 / 0:08

      La chiesa di San Luigi dei Francesi è davvero una meraviglia, meriterebbe di rientrare nelle mie preferenze e credo che tu sia molto fortunata a poterla vedere ogni volta che puoi!
      Per quanto riguarda Parigi scegliere tra questi due musei è una lotta durissima anche se, nonostante l’ambientazione, credo che il mio cuore rimanga al Louvre! 😉
      Grazie per essere “passata”, a presto!

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  4. Oliver Binetti (@morphoer) 25 febbraio 2016 / 19:46

    “Tutta l’arte è completamente inutile” è l’amara, ironica conclusione alla quale lo stracitato Wilde giunge dopo anni di contemplazione di se stesso: avevo vent’anni, e la straziante chiarezza con la quale quest’affermazione mi colse allora tutt’oggi mi dissuade dal legarmi ad una tela in particolare, o anche ad uno scorcio o veduta panoramica.

    Tanto più che la scelta di Nottambuli e dell’Espressionismo mi trova d’accordo, anche nella descrizione. Fuori da questo circolo, certe tele di DeChirico e le stampe – forse anonime – di Piranesi mi descrivono molto bene. Vesto ancora meglio la sottile ed elegante arte degli ukiyo-e [fluido dipinto] giapponese e l’erotica alla quale maestri come Hokusai ci sanno sedurre.

    Farei lo stesso anche con la scultura. Anzi, lo farò: la Galleria d’Arte Moderna di Roma ospita un bel marmo, nell’ala adiacente quella del celebre Ercole Farnese, di uno scultore non famoso – si tratta forse di un saggio d’accademia – e che visito ogni qual volta vengo preso da sconforto, nostalgia o mancanza: raffigura una madre che solleva fiera il figlio, sorridente e contento nell’abbraccio, nelle vesti tipiche della Roma ottocentesca. Perché non ci racconti di sculture, o di spazi aperti o chiusi con la stessa bell’intenzione?

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    • La linea d'ombra 26 febbraio 2016 / 0:05

      Mi piace Wilde e potrei essere definita come cultrice dell’inutile, però non sono del tutto d’accordo con il suo aforisma. L’arte è utile nel momento in cui è un “rifugio” (come dici tu stesso riferendoti alla scultura), un’emozione oppure più banalmente una risorsa.
      Le tue scelte mi piacciono molto, infatti ti confesso che anche io sono un’inguaribile ammiratrice di De Chirico e Piranesi.
      Di scultura, architettura e paesaggio credo proprio che parlerò, ora che mi ci fai pensare, quindi ti ringrazio tanto per lo spunto!

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  5. Ilaria 2 marzo 2016 / 8:50

    Hopper, Schiele, Turner, Caravaggio…insomma li adoro tutti!!!Io ci aggiungerei anche Lucien Freud…uno dei miei artisti preferiti!!!

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