Per andare oltre il bacio: i paesaggi di Gustav Klimt

Gustav Klimt Paesaggio Gustav Klimt, la tempesta in arrivo.

Perché scegliere di parlare dei paesaggi di Gustav Klimt, se universalmente è noto per i suoi incredibili ritratti e per le figure simboliche e spettrali immerse in mosaici d’oro?

Un motivo c’è, fidatevi, ed è che a me, come sempre, interessa il percorso: Klimt non si è svegliato una mattina decidendo di stupire il mondo di punto in bianco, ma è stato un grande intellettuale, prima ancora il figlio di una cantante lirica e di un orafo (forse non è un caso!), ed è diventato un uomo che in parallelo alla Secessione Viennese, ma anche prima e dopo, ha condotto una lunga ricerca sul paesaggio. È questo cammino che oggi mi strega, con le sue radici impressioniste ma anche vedutiste (Venezia infatti non è così lontana), che si spinge fino a sfiorare l’espressionismo, pur mantenendo sempre la consueta grazia che lo contraddistingue.

Di Egon Schiele ho già parlato, ma è proprio osservando questi panorami di Klimt che ci si accorge dell’eredità che ha ricevuto dall’ammiratissimo maestro. Se anche nei ritratti di Schiele, specialmente i primi, si riscontra un certo legame tra i due artisti, è nei paesaggi che si può persino passare dall’uno all’altro senza un’apparente soluzione di continuità, perdendosi nelle tinte fosche e nelle sagome degli alberi nodosi, rimanendo imprigionati in queste tele piene all’inverosimile, tanto da arrivare in certi casi a soffocare l’osservatore con i colori e le pennellate.

Gustav Klimt segue in misura assolutamente minore gli stilemi dell’art nouveau nei suoi paesaggi e proprio per questo è qui che possiamo leggere qualcosa in più della sua anima. È qui che possiamo andare oltre alle suggestioni della psicoanalisi che andava tanto di moda, oltre ai salotti in cui era necessario far parlare di sé e oltre al mito secessionista che riesce a creare delle sue opere.

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