Le opere figurative di Piet Mondrian: la geometria invade i paesaggi

Scommetto che, nel momento in cui viene nominato Piet Mondrian, a quasi tutti vengono in mente le righe geometriche che compongono le sue tele più famose, non è vero?

Dopotutto è giusto che sia così, dal momento che quello è l’esito della sua lunghissima e ossessiva ricerca, ma credo che questa non sia una giustificazione per trascurare quello che è venuto prima. Come in tutte le cose, non conta unicamente la meta ma anche il viaggio, il percorso tortuoso e imperfetto che in questo caso ha condotto un grande artista a superare la famigerata linea d’ombra che separa ciò che si sa dall’ignoto e dalla rivoluzione.

I paesaggi di Piet Mondrian

Da brava amante dei paesaggi e della geometria, ho sempre avuto un debole per le opere figurative di questo grande artista, tanto da andare apposta fino al Gemente Museum dell’Aja per poi scoprire che erano esposti quattro quadri in croce. Una bella delusione, ma questa è un’altra storia (che ben ricorderà il mio povero innamorato).

Oggi ho raccolto per voi alcuni bellissimi paesaggi di Mondrian trovati setacciando il web, perchè credo che possano essere davvero belli da vedere, in special modo tutti insieme.

 

Allora, che ve ne pare? Anche voi vi siete smarriti all’interno di questi paesaggi, dove i rami degli alberi seguono un andamento preciso e le dune compongono una assennata geometria?

Osservandoli bene nell’insieme, mi pare di cogliere i presupposti di quella che è stata la sua ricerca, di intravedere il processo che ha trasformato gli elementi naturali in figure geometriche. Trovo interessante notare come le linee si facciano via via più precise e schematiche, mentre i colori invece si fanno sempre più essenziali e saturi, abbandonando ogni pretesa di realismo in favore della sperimentazione sui colori primari.

Con questa selezione di opere figurative non voglio infatti sminuire quelli che sono i suoi quadri più famosi, ma piuttosto contestualizzare l’esito della ricerca dell’essenziale di Piet Mondrian, di cui ho già parlato più diffusamente in questo post, se siete curiosi: Perché Piet Mondrian è finito a dipingere righe?


Per il resto, non voglio aggiungere altre parole superflue, dal momento che credo che queste opere si commentino da sole. Piacciono anche a voi quanto a me? Sono curiosa di saperlo! 😉

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Dagli alberi all’astrattismo, collage di quadri di Mondrian, raccontati e riprodotti in questo articolo: Gli alberi sacri di Piet Mondrian.
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Cartoline dal mare: come i grandi artisti hanno celebrato il profondo blu

Cosa vi viene in mente se pensate al mare? Sicuramente è un ambiente che racchiude in sé mille emozioni e che evoca ricordi e aspettative, quindi credo che non esistano due persone che darebbero la stessa risposta a questa domanda.

Figuriamoci poi quando parliamo dei grandi artisti! Cercare di ritrarre il mare è una sfida ed un piacere per ogni pittore, così in questo post troverete una selezione di quadri su questo tema.


Caspar David Friedrich

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Caspar David Friedrich, Il monaco vicino al mare.

Per Caspar David Friedrich, grandissimo esponente del Romanticismo, l’oceano è innanzitutto qualcosa di sublime, esaltato dalle atmosfere notturne e invernali. L’acqua diventa un mondo profondo ed impenetrabile, una massa scura che origina riflessi in grado di fondersi con il cielo.


Joseph Mallord William Turner

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J. M. W. Turner, Snow storm.

Osservando i dipinti di Turner, sembra invece che il mare prenda vita. Non è soltanto un fenomeno naturale da indagare e conoscere a fondo, ma anche qualcosa di emozionante e dotato di enorme forza.

Il vigore delle onde in effetti è il vero protagonista delle sue opere, insieme alle imbarcazioni per cui sono sicura avesse un gran debole.


Claude Monet

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Claude Monet, Low tide at Pourville.

Che Claude Monet sia un mago con i colori non è sicuramente una novità, però nelle sue opere vi dirò che riesce sempre a stupirmi.

Dedicandosi al mare, riesce a regalarci l’atmosfera della perfetta estate mediterranea, quando i colori sono saturi e i pomeriggi pigri e soleggiati. Non vi fa venire voglia di tornare indietro all’inizio dell’estate?


Edvard Munch

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Edvard Much, Summer night by the beach.

Quando invece guardo i quadri di Edvard Munch mi rendo conto di quanto le parole possano essere superflue. L’intensità dei suoi paesaggi marini non ha bisogno di essere commentata, così mi fermo e mi metto a sospirare, sognando future vacanze decisamente a nord.


Piet Mondrian

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Piet Mondrian, Dune.

I quadri di Piet Mondrian che ho scelto fanno invece parte di una serie realizzata da questo maestro, sviluppata intorno all’osservazione delle dune sulle spiagge dell’Atlantico. 

Trovo che queste opere siano bellissime e soprattutto mi sono innamorata dei giochi cromatici che evidenziano la ricercatezza di questo artista: i colori complementari vengono accostati per creare un effetto surreale ma allo stesso tempo emozionante.


Henri Matisse

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Henri Matisse, Polinesia, mare.

Parlando di Henri Matisse, ho scelto due opere opposte che sottolineano due sue diverse nature: da una parte l’allegra sintesi e dall’altra il paesaggio dipinto a tratti veloci e decisi. Quali preferite? Io riscontro in entrambi una certa poesia.

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Henri Matisse, Cap d’Antibes.

René Magritte

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René Magritte, Le meraviglie della natura.

Da grande artista surreale, René Magritte ci mostra come sia possibile giocare anche con il mare, che diventa una sorta di illusione sofisticata e sottile.

L’orizzonte si fonde con il cielo, i piani della composizione si mischiano e i paesaggi sono popolati da creature immaginarie, quindi sembra in pratica di assistere ad un sogno.


Georgia O’Keeffe

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Geogia O’Keeffe, onda blu.

Attraversando l’Atlantico arriviamo negli Stati Uniti, dove per Georgia O’Keeffe il mare è soprattutto materia e profondità. I suoi quadri sono composti da profonde campiture omogenee caratterizzate da sfumature delicate.

Le onde e la linea dell’orizzonte sembrano quasi divorare la tela, trasformandola in qualcosa di introspettivo e delicato.

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Georgia O’Keeffe, Wave night.

Edward Hopper

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Edward Hopper, La lunga tratta.

Per ultimo ho lasciato un artista per cui in realtà ho una grandissima stima, il portavoce dell’America della prima metà del Novecento.

Quello di Edward Hopper è un mare decisamente azzurro e solitario, atlantico più che mediterraneo, dove la presenza umana non è rilevante e quella che trionfa sopra tutto il resto è la natura.


Direi che per oggi sono arrivata alla fine, anche se sicuramente avrò saltato qualche opera che si sarebbe meritata di entrare in questa galleria. Vi viene in mente qualche quadro che ho dimenticato? E qual è il vostro preferito tra quelli che ho selezionato?

Sono molto curiosa di sapere cosa ne pensate!

Fiori che emozionano: Piet Mondrian vs Egon Schiele

Stylized flowers before decorative background, still life fbQuando pensate a quadri a tema floreale, anche a voi vengono in mente pacifiche composizioni colorate che deliziano lo sguardo? Questo è quello che succede a me, ma se si parla di Mondrian e di Schiele bisogna abbandonare ogni preconcetto.

Questi due grandissimi artisti sono la dimostrazione di come anche lo studio della realtà riesca a diventare qualcosa di soggettivo e quasi mistico, nel momento in cui chi tiene in mano il pennello possiede un animo profondo, sensibile e così forte da guidare le linee e le scelte cromatiche.


Piet Mondrian e la ricerca dell’essenziale

mondrian-crisantemo2Osservando le opere di Mondrian, ci si trova spesso davanti all’esito di una ricerca accurata e a tratti ossessiva.

Si ha quest’impressione in primo luogo quando ci si perde dietro ai suoi alberi che negli anni si trasformano in linee geometriche (su questo tema, ti consiglio un altro articolo: Gli alberi sacri di Piet Mondrian), ma anche nelle altre opere, dove però il filo che le collega è meno palese.

Persino gli schizzi che ritraggono i fiori, crisantemi in primis, sono un modo per ammirare la forza delle linee e l’intensità di questo indiscusso maestro.

Seguire le pennellate nervose è difficile ma allo stesso tempo affascinante, ci rimanda a tutti i suoi dipinti che conosciamo meglio, creando una connessione drammatica e vibrante con quella che è la sua ricerca dell’essenziale, uno studio basato sulla riproduzione continua e costante dei temi che stanno maggiormente a cuore.

Non sono meravigliosi? Stranamente, i crisantemi non compaiono mai nei maggiori dipinti di Piet Mondrian, che solitamente non lascia spazio ai fiori. In un paio di occasioni però passiflore e amarillidi diventano protagoniste, come è possibile vedere di seguito.


Egon Schiele e i fiori dell’anima

egonschiele fioriChi mi conosce sa che amo profondamente Egon Schiele. E le ragioni di questa mia adorazione sono evidenti anche in questa serie di opere a tema floreale.

Vi invito ad ingrandire le immagini per gustare il tratto drammatico e unico al mondo di questo fenomenale artista beffato dal fato crudele (su questo tema, consiglio una serie di articoli che partono da qui: Tre giorni di Schiele. Ovvero tre articoli per innamorarsi (1/3)).

Quanta passione in questi fiori, e quanta immediatezza! L’apparente disordine nasconde un grande equilibrio, così come le imprecisioni se sommate portano ad un esito accurato.

Sono sempre in difficoltà quando devo commentare i suoi disegni, perché mi rendo conto che niente sarà mai come vederli dal vivo. Osservare anche il più stupido dei lavori di Egon Schiele è emozionante, quindi immaginate cosa si prova di fronte ad un capolavoro. (Voi avete già visto qualche suo disegno? Vi è capitata la stessa cosa?)

Guardate anche in questo caso un crisantemo, ci sono allo stesso tempo profonde analogie e differenze rispetto all’esempio di Piet Mondrian, non trovate?

schiele girasoli

Stylized flowers before decorative background, still life


Spero che questo excursus a tema floreale vi abbia interessato e soprattutto incuriosito, perché in fondo è proprio questo che vuol dire andare oltre la sottile linea d’ombra: scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo che valga la pena ricordare.

Vi vengono in mente altri fiori che meriterebbero di stare in questa galleria? Sono molto curiosa di sapere la vostra opinione:)

Perché Piet Mondrian è finito a dipingere righe?

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Piet Mondrian, crisantemo.

Partiamo da un punto fermo: Piet Mondrian sapeva disegnare dannatamente bene e un gran bel numero dei suoi quadri lo dimostrano, come il Crisantemo che trovate qua in alto e che, pur essendo un semplice disegno, ai miei occhi è un capolavoro.

È un artista fenomenale, dotato di un tratto meraviglioso e di un incredibile abilità nella composizione.

Ma allora come mai ad un certo punto ha abbandonato completamente l’arte figurativa?

St. Jacob's church, Winterswijk, by Piet Mondriaan
Piet Mondrian, Chiesa di St. Jacob in inverno.

Credo che questa domanda sia una delle chiavi per interpretare l’arte del XX secolo e per imparare a leggere quello scatto, quel salto oltre la linea d’ombra che distingue la pittura del Novecento dai periodi storici che l’hanno preceduta.

L’arte in questa fase in effetti diventa qualcosa di più del mestiere che rappresenta fino all’invenzione della macchina fotografica. Non è più necessario immortalare la realtà, al contrario la tendenza è quella di andare oltre, superare la rappresentazione fedele del mondo che ci circonda.

Diventa simbolo di libertà di pensiero e di espressione, argomento di ricerca e di studio negli ambienti intellettuali.

La personale ricerca di Piet Mondrian

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Dagli alberi all’astrattismo, collage di quadri di Mondrian, raccontati e riprodotti in questo articolo: gli alberi sacri di Piet Mondrian.

Quello che Mondrian compie è uno studio rigoroso e affascinante, alimentato dall’implacabile ricerca dell’essenziale (che non è solo una canzone di Mengoni, ndr).

Le basi sono le stesse del cubismo che ha modo di conoscere in Francia, ma lo scopo è assolutamente un altro. Se Braque e Picasso si divertono a scomporre la realtà per dimostrare la sua mutevolezza nel tempo e l’impossibilità di vederla per intero, Piet Mondrian scompone gradualmente i suoi soggetti preferiti (gli alberi, per fare un esempio) per arrivare a cogliere quell’armonia matematica che è alla base dell’equilibrio e della perfezione della natura.

Non è affatto vero, secondo me, che i quadri di quest’ultimo periodo siano una scelta commerciale per guadagnare più velocemente e senza sforzo, ma piuttosto credo che siano il risultato di un’ossessione, l’esito finale di una ricerca lunga e destinata a cambiare molto nel gusto dell’arte e del design.

Onestamente, per un artista con le sue capacità non è forse più noioso tracciare linee con il righello che disegnare in maniera libera e spontanea? Ed ecco che una scelta del genere si può spiegare solo se è vissuta come una sorta di dovere quasi mistico.


 

Con il “perché” a cui ho cercato di rispondere oggi (sempre per il ciclo Elogio alla curiosità) ho voluto spingermi agli antipodi rispetto agli ultimi articoli, dedicati a Edvard Munch e a Vincent Van Gogh, proprio per mostrare i diversi percorsi compiuti dai grandi artisti.

Qui si nega e si nasconde quell’anima tormentata messa in mostra dagli altri due artisti, in favore di qualcosa più universale e tendente all’assoluto, uno studio che forse non affascina quanto l’Urlo oppure Campo di grano con volo di corvi, ma sicuramente ha un’altra storia da raccontare.

Vorrei quindi concludere con una citazione di Mondrian che ho già condiviso in passato con voi ma che trovo sempre pertinente:

Costruisco combinazioni di linee e di colori su una superficie piatta, in modo di esprimere una bellezza generale con una somma coscienza. La Natura (o ciò che ne vedo) mi ispira, mi mette, come ogni altro pittore, in uno stato emozionale che mi provoca un’urgenza di fare qualcosa, ma voglio arrivare più vicino possibile alla verità e astrarre ogni cosa da essa, fino a che non raggiungo le fondamenta (anche se solo le fondamenta esteriori!) delle cose…

Quale altra musa, se non la Natura? (4/4)

Piet Mondrian, albero rosso di sera.
Piet Mondrian, albero rosso di sera.

Gli alberi sacri di Piet Mondrian

Piet Mondrian è un artista che non si è limitato a varcare la linea d’ombra, ma anzi è arrivato a squarciare il velo di tenebra che lo separava dall’essenza delle cose, quello stesso confine che divide il secolo lungo da quello breve, vale a dire l’Ottocento dal Novecento. In effetti riflette in pieno i conflitti, la mentalità e la ricerca appassionata di un mondo in cui molte certezze stanno crollando, mentre si assiste a guerre mondiali e al proliferare di dittature che costringono molti grandi uomini alla fuga.

Piet Mondrian, albero grigio.
Piet Mondrian, albero grigio.
Piet Mondrian, melo in fiore.
Piet Mondrian, melo in fiore.
Piet Mondrian, composizione n. XVI.
Piet Mondrian, composizione n. XVI.
Piet Mondrian, n. 11.
Piet Mondrian, n. 11.
Piet Mondrian, composizione n. 10.
Piet Mondrian, composizione n. 10.

Forse la grandissima innovazione che contraddistingue gli esponenti del periodo più maturo delle Avanguardie nasce proprio dai cambiamenti di una società che si radicalizza e che vede smentiti molti miti. Così artisti del calibro di Mondrian lasciano alle spalle la ricerca di emozioni e il tentativo di rappresentare la propria interiorità, scegliendo la strada tutta filosofica e matematica che conduce all’assoluto. Si tratta certamente di figure più intellettuali, che aggiungono alla pittura un significato mistico e nobile.

Trovandosi a Parigi negli anni del cubismo, Mondrian ne assorbe il linguaggio di scomposizione dei volumi, utilizzandolo non come fine ma come mezzo per raggiungere l’essenza del mondo. Arriva dunque a ricondurre la natura, sua prima fonte di ispirazione, ad una sintesi di linee geometriche e di colori primari, caratterizzate dall’estrema semplicità e linearità. Si pone in linea con gli esiti del movimento moderno, guidato da Gropius, Mies Van Der Rohe e Le Corbusier, che negli stessi anni sperimentano una nuova architettura, rivolta alla purezza dei volumi accostati nella luce (definizione dello stesso Le Corbusier, affascinato eccome da cubismo).

Piet Mondrian in ogni caso fa passi da gigante, superando ogni possibile etichetta, e in un certo senso i suoi alberi sono la chiave di lettura per comprendere il suo percorso, oltre ad un grandissimo esito della sua ricerca. Con il passare degli anni le forme si semplificano e anche in questo caso, come per Cézanne, la ripetizione dei soggetti è la via per raggiungere un nuovo livello di astrazione, che in questo caso prenderà il nome di neoplasticismo.

Così arriviamo ai suoi celeberrimi quadrati, riprodotti nei souvenir di tutto il mondo, sempre davanti al nostro sguardo, anche se forse riesce difficile immaginare che dietro quelle linee piatte esistono centinaia di alberi nodosi e scheletrici, che agli occhi di chi li ha ritratti hanno disposto i loro rami in un equilibrio sempre più perfetto. Per concludere, non posso fare a meno di condividere questa citazione che secondo me vale più di molte mie parole.

Costruisco combinazioni di linee e di colori su una superficie piatta, in modo di esprimere una bellezza generale con una somma coscienza. La Natura (o ciò che ne vedo) mi ispira, mi mette, come ogni altro pittore, in uno stato emozionale che mi provoca un’urgenza di fare qualcosa, ma voglio arrivare più vicino possibile alla verità e astrarre ogni cosa da essa, fino a che non raggiungo le fondamenta (anche se solo le fondamenta esteriori!) delle cose…

Credo sia possibile che, attraverso linee orizzontali e verticali costruite con coscienza, ma non con calcolo, guidate da un’alta intuizione, e portate all’armonia e al ritmo, queste forme basilari di bellezza, aiutate se necessario da altre linee o curve, possano divenire un’opera d’arte, così forte quanto vera.

Piet Mondrian

Per completare il discorso: Quale altra musa, se non la Natura? (1/4), Quale altra musa, se non la Natura? Il giardino segreto di Claude Monet (2/4)Quale altra musa, se non la Natura? La montagna incantata di Paul Cézanne (3/4).

Quale altra musa, se non la Natura? (1/4)

Paul Cézanne, albero.
Paul Cézanne, albero.

Esistono persone per cui trascorrere del tempo immerse nella natura è un’esigenza, per cui anche solo pensare alla vista di un ghiacciaio, o di un pascolo smeraldino illuminato dal sole è fonte di grande piacere.

Io credo di essere tra queste, proprio perché amo camminare per le pietraie, solcare sentieri quasi scomparsi per l’erosione, raccogliere le pietre rare e sorridere nel freddo dei tremila metri. Amo il verde dei boschi, la luce che filtra tra le foglie e più di tutto l’incredibile geometria degli alberi.

Per tutte queste ragioni non mi riesce difficile immaginare come per molti artisti la natura sia stata una grande instancabile fonte di ispirazione. Ovviamente, i primi a venire in mente sono i Romantici, che hanno il merito di avere spalancato le porte ad un’attenzione tutta nuova e contemporanea e di confrontarsi con il mondo naturale (di loro ho parlato ne Il mio amore per il romanticismo). Oggi però non è a loro che penso, e nemmeno agli impressionisti, con la loro vegetazione più docile e addomesticata.

Mi riferisco ai grandi maestri che hanno saputo fare della natura la base per una ricerca continua, fino ad arrivare a cogliere l’assoluto. A questo proposito, mi vengono in mente le parole di Camille Thoreau, americanissimo e appassionato del genere, pubblicate nel libro Camminare:

Cos’è che qualche volta rende difficile determinare fino a che punto potremo camminare? Credo ci sia un sottile magnetismo nella natura che, se ci arrendiamo inconsciamente, ci dirigerà correttamente. Per noi la strada che percorriamo non è indifferente. C’è una strada giusta; ma siamo spinti dalla sbadataggine su quella sbagliata. Ci piacerebbe prendere quella strada che costituisce il simbolo perfetto del percorso che noi amiamo fare dentro di noi e nel mondo ideale; e qualche volta, senza dubbio, riusciamo a trovare con difficoltà la nostra direzione, perché non ce ne siamo fatti ancora un’idea precisa.

Piet Mondrian, mulino Oostzijde di notte.
Piet Mondrian, mulino Oostzijde di notte.

In questo senso, posso citare ad esempio Claude Monet, impressionista oltre gli impressionisti (e per questo annoverato tra i miei prescelti), oppure Paul Cézanne, appassionato di geometria, o ancora Piet Mondrian, tra tutti il più visionario e ardito.

Sono artisti che hanno avuto la costanza e la sensibilità di elaborare le impressioni superficiali sino a trasformarle in realtà o fantasie complesse, per poi spingersi verso conclusioni universali e importantissime.

Come non pensare al giardino che Monet si fa costruire per ritrarre non solo le ninfee ma l’intero insieme di vegetazione? Oppure, come non ricordare tutte le viste del Monte Sainte-Victoire di Cézanne, disegnato e dipinto per coglierne l’essenza? E, per concludere, come non amare gli alberi di Mondrian, riprodotti all’infinito sino ad arrivare alla pura sintesi geometrica?

Siccome mi rendo conto che un articolo non basta a raccontare di questi tre giganti, vi aspetto nei prossimi giorni a leggere il seguito!