Piet Mondrian: dagli alberi al De Stijl, opere e pensiero del padre dell’Astrattismo geometrico

Può un movimento artistico apparentemente libero e spontaneo come l’Astrattismo essere imbrigliato in ferree regole geometriche e filosofiche?

Se l’altro giorno abbiamo parlato di Vassily Kandinsky e del suo incredibile e spontaneo percorso artistico, oggi affrontiamo un altro grande maestro: Piet Mondrian, altrettanto interessante anche se decisamente diverso, raffinato e meditato.

Quello che quest’ultimo compie è uno studio rigoroso e affascinante, alimentato dall’implacabile ricerca dell’essenziale. Ma prima di proseguire suggerirei, come sempre, di scoprire qualcosa in più sulla sua vita.

Chi è Piet Mondrian (1872-1944)?

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Piet Mondrian, Paesaggio con dune, 1911

Pieter Cornelis Mondriaan nasce in Olanda nel 1872 e sin da piccolo si appassiona all’arte grazie al padre, insegnante di disegno. Dal 1892 frequenta l’Accademia di Belle Arti di Amsterdam e la sua vocazione è chiaramente paesaggistica, utilizzando un linguaggio che fa riferimento all’impressionismo e colori ancora decisamente poco sgargianti.

È nei primi anni del Novecento che, gradualmente, avviene la rivoluzione: i colori si fanno più puri e le sagome più essenziali e pure, acquisendo uno stile riconoscibile e un tratto decisamente unico (e invidiabile, almeno secondo me). Allo stesso tempo, Mondrian diventa un conoscitore della teosofia e inizia a coltivare nell’arte una certa spiritualità, cercando di arrivare a conoscere la natura in maniera più profonda, oltre al visibile.

Nel 1912 si trasferisce a Parigi, dove conosce il Cubismo e se ne lascia influenzare, iniziando a dipingere forme geometriche e molteplici piani spaziali. Questo momento è cruciale per la sua ricerca, perché è da qui che il Neoplasticismo ha inizio. La sua grandezza infatti sta nel non fermarsi qui ma nell’andare oltre, collegando le rivoluzioni tecniche cubiste con i suoi studi filosofici, verso una maggiore spiritualità.

Mondrian torna in Olanda nel 1914 e qui incontra Theo van Doesburg e Bart van der Leck, altri artisti interessati all’Astrattismo, e insieme fondano il De Stijl, un giornale in cui si descrive anche la teoria del Neoplasticismo (di cui parleremo meglio tra poco).

Nel 1918 torna in Francia e ci rimane per vent’anni: è qui che prendono forma i suoi capolavori più noti formati da griglie e colori primari, spesso su tele quadrate che vengono ruotate di 45° e appaiono come dei rombi, detti Losanghe.

Nel 1938 in Europa tira una brutta aria, così Piet Mondrian, come molti altri, cerca rifugio prima a Londra e poi a New York, dove inizia ad adoperare un linguaggio nuovo: le linee delle sue celebri griglie non sono più i divisori tra i vari colori, ma diventano i colori stessi, intersecati tra loro, come si può vedere ad esempio in Broadway Boogie-WoogieVictory Boogie-Woogie, rimasto incompiuto alla sua morte nel 1944.


De Stijl e Neoplasticismo

Piet Mondrian, Composizione con griglia 5, composizione a losanga con colori, 1919
Piet Mondrian, Composizione con griglia 5, composizione a losanga con colori, 1919

Come ho anticipato, allo scoppio della prima guerra mondiale Piet Mondrian si trova in Olanda ed è costretto a rimanerci fino alla fine del conflitto, compiendo qui qualcosa di molto importante per la sua ricerca.

Abita a Laren in una colonia di artisti, dove ha la fortuna di conoscere Bart van der Leck e Theo van Doesburg, che condividono le sue stesse ricerche verso l’Astrattismo. Insieme, fondano il De Stijl, un periodico legato al De Stijl Group destinato ad ospitare saggi che descrivano le loro teorie sull’arte contemporanea. Piet Mondrian infatti pubblica Il nuovo Plasticismo nella pittura in undici puntate tra il 1917 e il 1918, definendo così a parole quella che è la sua ricerca, che prende il nome di Neoplasticismo.

Bisogna però ricordare che il De Stijl non gira unicamente intorno a Mondrian, ma al contrario diventa il fulcro di un gruppo nutrito di artisti e di architetti di prim’ordine, che per circa dieci anni lavorano seguendone i principi e le linee guida.

In pittura, può essere individuato come Astrattismo geometrico, una forma d’arte che per certi versi ricorda la matematica, basandosi sulla linea, sul piano e sul rapporto tra i colori primari.

In architettura, conduce ad esiti piuttosto interessanti e ispira maestri come Gerrit Rietveld  Walter Gropius (padre del Bauhaus). Alla fine il mondo è piccolo, ma propongo di tornare al nostro Mondrian prima di divagare troppo.


L’Astrattismo secondo Piet Mondrian

Come dicevamo, Piet Mondrian ha scritto ben undici capitoli dedicati alla definizione della sua ricerca pittorica, ma gli studiosi sono tutti abbastanza d’accordo nell’affermare che la migliore e più sintetica spiegazione si trovi in una lettera del 1914, scritta da Mondrian e indirizzata a Hans Peter-Bremmer, che riporto qui di seguito:

Costruisco combinazioni di linee e di colori su una superficie piatta, in modo di esprimere una bellezza generale con una somma coscienza. La Natura (o ciò che ne vedo) mi ispira, mi mette, come ogni altro pittore, in uno stato emozionale che mi provoca un’urgenza di fare qualcosa, ma voglio arrivare più vicino possibile alla verità e astrarre ogni cosa da essa, fino a che non raggiungo le fondamenta (anche se solo le fondamenta esteriori!) delle cose…

 

Credo sia possibile che, attraverso linee orizzontali e verticali costruite con coscienza, ma non con calcolo, guidate da un’alta intuizione, e portate all’armonia e al ritmo, queste forme basilari di bellezza, aiutate se necessario da altre linee o curve, possano divenire un’opera d’arte, così forte quanto vera.

Come scrive lo stesso Mondrian, la sua ricerca si basa sull’osservazione della natura e sulla sua trasfigurazione interiorizzata su tela, attraverso un procedimento quasi alchemico che arriva alla sua essenza.

Non a caso, siamo nel periodo più maturo (e meno idealista) delle Avanguardie e i percorsi si evolvono in una società che si radicalizza e che vede smentiti molti miti. Mondrian, così come altri artisti, lascia alle spalle la ricerca di emozioni e il tentativo di rappresentare il mondo che cambia, scegliendo la strada tutta filosofica e matematica che conduce all’assoluto. Si tratta certamente un’accezione più intellettuale, che aggiunge alla pittura un significato mistico e nobile.

Arriva dunque a ricondurre il mondo naturale, sua prima fonte di ispirazione, ad una sintesi di linee geometriche e di colori primari, caratterizzate dall’estrema semplicità e linearità. Si pone in linea con gli esiti del Movimento moderno, guidato da Gropius, Mies Van Der Rohe e Le Corbusier, che negli stessi anni sperimentano una nuova architettura, rivolta alla purezza dei volumi accostati nella luce (definizione dello stesso Le Corbusier, affascinato eccome da cubismo).

Così, a partire dal 1921 i quadri di Piet Mondrian assumono la forma delle sue celebri griglie, caratterizzate da linee nere che separano quadrati bianchi, rossi, gialli o blu.

L’arrivo a New York coincide con una nuova (e ultima) tappa della sua ricerca, che conduce all’intersecarsi di linee colorate, e non più nere, su sfondo bianco, in un insieme che forse rispecchia un contesto sicuramente più allegro della nostra vecchia Europa, soprattutto negli anni della guerra e delle dittature.

Ora però smetto di parlare, e lascio che siano le opere a raccontarsi.

Molte di queste bellissime riproduzioni arrivano dritte da Wikimedia Commons, dove qualche benefattore ha caricato le fotografie scattate al Gemeentemuseum dell’Aja; se ne volete vedere delle altre questo è il link.


Allora, vi è piaciuto questo articolo dedicato a Piet Mondrian? Spero proprio di sì!

Nel caso vogliate leggere qualche altro bell’articolo dedicato all’Astrattismo, ecco qualche link per voi:

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