Cartoline dal mare: come i grandi artisti hanno celebrato il profondo blu

Cosa vi viene in mente se pensate al mare? Sicuramente è un ambiente che racchiude in sé mille emozioni e che evoca ricordi e aspettative, quindi credo che non esistano due persone che darebbero la stessa risposta a questa domanda.

Figuriamoci poi quando parliamo dei grandi artisti! Cercare di ritrarre il mare è una sfida ed un piacere per ogni pittore, così in questo post troverete una selezione di quadri su questo tema.


Caspar David Friedrich

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Caspar David Friedrich, Il monaco vicino al mare.

Per Caspar David Friedrich, grandissimo esponente del Romanticismo, l’oceano è innanzitutto qualcosa di sublime, esaltato dalle atmosfere notturne e invernali. L’acqua diventa un mondo profondo ed impenetrabile, una massa scura che origina riflessi in grado di fondersi con il cielo.


Joseph Mallord William Turner

J.M.W. Turner
J. M. W. Turner, Snow storm.

Osservando i dipinti di Turner, sembra invece che il mare prenda vita. Non è soltanto un fenomeno naturale da indagare e conoscere a fondo, ma anche qualcosa di emozionante e dotato di enorme forza.

Il vigore delle onde in effetti è il vero protagonista delle sue opere, insieme alle imbarcazioni per cui sono sicura avesse un gran debole.


Claude Monet

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Claude Monet, Low tide at Pourville.

Che Claude Monet sia un mago con i colori non è sicuramente una novità, però nelle sue opere vi dirò che riesce sempre a stupirmi.

Dedicandosi al mare, riesce a regalarci l’atmosfera della perfetta estate mediterranea, quando i colori sono saturi e i pomeriggi pigri e soleggiati. Non vi fa venire voglia di tornare indietro all’inizio dell’estate?


Edvard Munch

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Edvard Much, Summer night by the beach.

Quando invece guardo i quadri di Edvard Munch mi rendo conto di quanto le parole possano essere superflue. L’intensità dei suoi paesaggi marini non ha bisogno di essere commentata, così mi fermo e mi metto a sospirare, sognando future vacanze decisamente a nord.


Piet Mondrian

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Piet Mondrian, Dune.

I quadri di Piet Mondrian che ho scelto fanno invece parte di una serie realizzata da questo maestro, sviluppata intorno all’osservazione delle dune sulle spiagge dell’Atlantico. 

Trovo che queste opere siano bellissime e soprattutto mi sono innamorata dei giochi cromatici che evidenziano la ricercatezza di questo artista: i colori complementari vengono accostati per creare un effetto surreale ma allo stesso tempo emozionante.


Henri Matisse

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Henri Matisse, Polinesia, mare.

Parlando di Henri Matisse, ho scelto due opere opposte che sottolineano due sue diverse nature: da una parte l’allegra sintesi e dall’altra il paesaggio dipinto a tratti veloci e decisi. Quali preferite? Io riscontro in entrambi una certa poesia.

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Henri Matisse, Cap d’Antibes.

René Magritte

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René Magritte, Le meraviglie della natura.

Da grande artista surreale, René Magritte ci mostra come sia possibile giocare anche con il mare, che diventa una sorta di illusione sofisticata e sottile.

L’orizzonte si fonde con il cielo, i piani della composizione si mischiano e i paesaggi sono popolati da creature immaginarie, quindi sembra in pratica di assistere ad un sogno.


Georgia O’Keeffe

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Geogia O’Keeffe, onda blu.

Attraversando l’Atlantico arriviamo negli Stati Uniti, dove per Georgia O’Keeffe il mare è soprattutto materia e profondità. I suoi quadri sono composti da profonde campiture omogenee caratterizzate da sfumature delicate.

Le onde e la linea dell’orizzonte sembrano quasi divorare la tela, trasformandola in qualcosa di introspettivo e delicato.

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Georgia O’Keeffe, Wave night.

Edward Hopper

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Edward Hopper, La lunga tratta.

Per ultimo ho lasciato un artista per cui in realtà ho una grandissima stima, il portavoce dell’America della prima metà del Novecento.

Quello di Edward Hopper è un mare decisamente azzurro e solitario, atlantico più che mediterraneo, dove la presenza umana non è rilevante e quella che trionfa sopra tutto il resto è la natura.


Direi che per oggi sono arrivata alla fine, anche se sicuramente avrò saltato qualche opera che si sarebbe meritata di entrare in questa galleria. Vi viene in mente qualche quadro che ho dimenticato? E qual è il vostro preferito tra quelli che ho selezionato?

Sono molto curiosa di sapere cosa ne pensate!

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10 momenti di passione

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In fondo cos’è l’arte se non un meraviglioso gesto d’amore?

Se doveste scegliere 10 tra le opere d’arte di tutti i tempi, quali sarebbero per voi quelle che meglio rappresentano l’amore intenso e senza limiti? Ecco, per il nuovo episodio di 10 Momenti di… il filo conduttore è proprio la passione.

Vi ricordate di questo progettino inaugurato insieme al blog Artesplorando? Si tratta di una serie di brevi video in cui cerchiamo di raccontarvi con 10 dipinti delle sensazioni, dei temi o dei percorsi trasversali alla storia dell’arte (a proposito, ecco il link alla scorsa puntata: 10 minuti di…Inverno!).

In questa selezione trovate tutti gli artisti che più amo, forse perché per me intensità e ardore sono una prerogativa necessaria per esprimersi al meglio con la pittura.

Che cosa aggiungere, se non che spero di avervi fatto incuriosire abbastanza da cliccare play? Fatemi sapere cosa ne pensate 😉

Perché Munch ha dipinto un quadro “brutto” come l’Urlo?

Edvard Munch, L'Urlo.
Edvard Munch, L’Urlo.

Siamo onesti: se ci limitiamo a guardare la tecnica, la composizione e la qualità del tratto non possiamo certo definire L’Urlo di Edvard Munch quel grande capolavoro che i libri d’arte sostengono che sia.

Le pennellate sono grossolane e impulsive, i colori irreali e la prospettiva quasi deformata, per non parlare del volto che sembra una sorta di caricatura abbozzata. 

Allora, in tema di elogio alla curiosità, il perché di oggi è proprio questo.


Perché quest’opera ha un immenso valore? Cosa la rende così importante?

Per capire davvero la grandezza dell’Urlo bisogna fare un salto in avanti oppure, come piace dire a me, un tuffo oltre la linea d’ombra. È necessario oltrepassare i limiti dell’estetica e del gusto, comprendere la rivoluzione causata da un quadro del genere nel panorama pittorico di fine Ottocento (per la precisione nel 1893).  Edvard Munch infatti riesce a portare la pittura ad un livello personale, a tradurre in pennellate e colore quelli che per lui sono dei sentimenti intimi.

Facciamo un esperimento per immedesimarci: non avete mai provato la sensazione di non poterne più, di odiare tutto o di essere soffocati dal mondo esterno che nonostante tutto va avanti senza fare una piega, senza ascoltare la nostra pena?

Ecco, io credo che questo quadro esprima esattamente questa sensazione. Esprime la profonda sofferenza di un uomo solo e tormentato che non riesce più a tollerare l’indifferenza dell’universo intorno a lui. Le coppie felici vanno a passeggio senza vederlo, il sole tramonta sciogliendosi nell’acqua come tutte le sere nell’estate del Nord Europa. Allora l’uomo solitario è assordato e schiacciato dal frastuono della natura, tanto infelice da tradurre il tutto in un urlo senza fine.

Per completare il quadro (in tutti sensi), vi lascio le parole riportate dallo stesso Edvard Munch su un diario come descrizione dell’Urlo.

Una serata piacevole, con il bel tempo, insieme a due amici all’ora del tramonto. […] Cosa mai avrebbe potuto succedere? Il sole stava calando sul fiordo, le nuvole erano color rosso sangue. Improvvisamente, ho sentito un urlo che attraversava la natura. Un grido forte, terribile, acuto, che mi è entrato in testa, come una frustata. D’improvviso l’atmosfera serena si è fatta angosciante, simile a una stretta soffocante: tutti i colori del cielo mi sono sembrati stravolti, irreali, violentissimi. […]

Anch’io mi sono messo a gridare, tappandomi le orecchie, e mi sono sentito un pupazzo, fatto solo di occhi e di bocca, senza corpo, senza peso, senza volontà, se non quella di urlare, urlare, urlare… Ma nessuno mi stava ascoltando: ho capito che dovevo gridare attraverso la pittura, e allora ho dipinto le nuvole come se fossero cariche di sangue, ho fatto urlare i colori. Non mi riconoscete, ma quell’uomo sono io.


Per concludere, vi dirò che a me per tutte queste ragioni l’Urlo di Munch piace, perché trovo che incarni qualcosa di universale, una sorta di specchio della fragilità e della debolezza della natura umana. Mi trovo vicina a questo artista, forse perché riesco a interpretare le sue pennellate o forse perché sono sempre affascinata dalla strada più difficile e dalle immagini più complesse.

Non mi accontento di bei colori sulla tela, la mia curiosità mi spinge sempre a cercare oltre. Spero che non penserete che sia pazza e nel frattempo vi aspetto prossimamente per un nuovo perché. 😉

Il paesaggio dell’anima: il nord attraverso gli occhi di Edvard Munch

Edvard Much, Train smoke.
Edvard Much, Train smoke.

Avete mai riflettuto sulle emozioni che alcuni quadri riescono a trasmettere?

Secondo me quello che rende grandi alcuni artisti, oltre alle abilità tecniche, è la capacità di creare una connessione intima e personale con l’osservatore. Riescono a far scattare la molla della curiosità così io, mentre li guardo, inizio a domandarmi quali siano le cause di quelle pennellate e di quei colori.

A me succede con Van Gogh ad esempio, oppure con Egon Schiele; avete presente la sensazione?

Però oggi, continuando sul tema dei paesaggi artici inaugurato con il Canada (per chi se lo fosse perso, ecco il link: Quando la natura diventa protagonista: il Gruppo dei Sette e la bellezza dei paesaggi canadesi), vorrei tornare in Europa e per la precisione in Norvegia, nella terra di un artista che ammiro moltissimo e che ha saputo rappresentare in maniera unica e bellissima l’atmosfera delle notti estive senza buio e del freddo dei lunghi inverni, creando quell’empatia a cui mi riferivo con l’osservatore.


Il mondo di Edvard Munch

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In un certo senso i paesaggi di Munch sintetizzano il pensiero e la ricerca europea, quella corrente di pensiero che dalla psicoanalisi in poi indaga all’interno dell’essere umano, che vede il mondo diventare sempre più soggettivo.

Se la cultura è lo specchio di un periodo storico, allora noi Europei non eravamo troppo in forma all’inizio del Novecento, se paragonati, per fare degli esempi, ai canadesi dell’altro giorno.  Sicuramente i nostri artisti hanno vissuto un alto livello di angoscia ed instabilità, ma probabilmente è stato anche questo a condurre a quella maggiore complessità e a quella ricercatezza che oggi ci affascina tanto.

Così, la natura dei paesaggi per Munch diventa l’espressione del suo disagio e della sua grande fragilità. Si tratta prima di tutto di un uomo tormentato e sensibile che arriva a deformare quello che vede, trasformandolo nella personificazione dei suoi pensieri.

Oggi vorrei rendergli omaggio con una serie di quadri da cui credo che emerga molto della sua anima. Quindi non mi dilungherò in altre frasi ripetitive o superflue: quello che davvero conta sono le opere, i loro colori irreali e le forme deformate degli alberi e delle rocce. Credo proprio che meritino di essere gustate una per una, così da poter apprezzare ogni dettaglio.

Per andare oltre l’Urlo: due giorni di Munch (2/2)

Edvard Munch, Madonna.
Edvard Munch, Madonna.

La bellezza e la donna vampira

Edvard Munch, Madonna, incisione.
Edvard Munch, Madonna.

Se ieri ho introdotto le principali tematiche che interessano la ricerca di Edvard Munch, oggi voglio dare spazio a quelle che sono le principali rappresentazioni di una di esse, ovvero lo studio del genere femminile.

Guidato da uno spirito inquieto e senza pace, Munch non trova rifugio nemmeno nel calore di una compagna, anzi, risulta in un certo senso intimorito e schiacciato dalle sue muse, che ai suoi occhi appaiono troneggianti e austere. In questo senso precede e sposa il concetto nient’affatto raro, tutto decadente e scapigliato, di donna-vampira che logora e consuma gli uomini che la circondano.

Edvard Munch, Vampiro.
Edvard Munch, Vampiro.

Una caratteristica che invece è sicuramente meno comune e azzarderei a dire del tutto unica è la totale assenza di armonia e fiducia. Anche quando riesce a mettere da parte le tematiche prettamente simboliste, nel suo mondo non esiste l’amore che migliora la vita, ma permangono le angosce, il concetto di rapporto guidato da impulsi come la passione, la gelosia o il timore dell’abbandono.

Persino quando ritrae due figure che si baciano, Edvard Munch non riesce a trasmettere dolcezza o abbandono sentimentale, al contrario sembra distogliere lo sguardo, volgendosi verso la finestra spalancata che domina la maggior parte del quadro. Pare per certi versi che voglia ritrarre un universo che non gli appartiene, il cui accesso gli è negato: per questi motivi rimane sulla soglia ad osservare quello che gli altri stupidamente danno per scontato.

Edvard Munch, bacio dalla finestra.
Edvard Munch, bacio dalla finestra.

Per andare oltre l’Urlo: due giorni di Munch (1/2)

Edvard Munch, La danza della vita.
Edvard Munch, La danza della vita.

Una vita su cui la morte aleggia

Dei suoi paesaggi nordici ho già parlato, ma bisogna dire che Edvard Munch non è soltanto questo, così come non è solo quello che ha dipinto l’Urlo.

È stato un uomo tormentato, che sicuramente può alimentare il cliché dell’artista visionario e angosciato, insicuro e vittima dei suoi stessi vizi e debolezze. Io credo che sia frequente riscontrare nei maestri dall’arte un’instabilità emotiva fortissima, proprio perché per essere un artista è necessario, a parere mio, avere un animo delicato, una personalità più influenzata dagli spettri della mente rispetto a chiunque, perché è proprio questa sensibilità a permettere di riprodurre la condizione umana in modo universale ed intenso. Così, in uomini di questo calibro gli eventi tragici solcano spesso cicatrici più profonde e più difficili da rimarginare, che trovano sfogo soltanto nelle opere e negli scritti.

Edvard Munch, Ragazza malata
Edvard Munch, Ragazza malata
Edvard Munch, autoritratto.
Edvard Munch, autoritratto.
Edvard Munch, Separazione.
Edvard Munch, Separazione.

Edvard Munch è segnato in giovane età da due lutti familiari che sono destinati ad influenzare tutta la sua successiva produzione: la morte della madre e della sorella prima di raggiungere l’età adulta. Estremamente promettente, studia poi all’Accademia di belle arti di Oslo, anche se i fantasmi del suo passato continuano a seguirlo. In quasi tutte le sue opere infatti esplora il tema della morte e della vita, della passione e soprattutto della donna e della femminilità, argomenti che lo riempiono di angoscia. Giunto a Berlino per esporre nei primi del Novecento, può essere forse considerato il primo degli espressionisti, ma la critica in questa fase è ancora lontana dal comprenderlo. Così, intanto che la fama si avvicina, cerca riparo dalle sue debolezze nell’alcolismo,  senza poi riuscire ad evitare il ricovero a Copenaghen per crolli nervosi.

La sua è una vita senza pace ed armonia e per tutte queste ragioni i suoi quadri non arrivano mai a trasmettere un senso di pace, ma anzi riempiono l’osservatore di inquietudine. Si percepisce l’ossessione nelle tematiche anche dalla frequenza con cui elabora e rielabora gli stessi soggetti, che quasi sempre sono figure umane in un ambiente esterno o interno di scarsa rilevanza.

Edvard Munch è consapevole della sua condizione e non se ne vergogna, anzi si rende conto del contributo che essa dà alla sua ispirazione, come si evince da una sua stessa affermazione: Senza paura e malattia la mia vita sarebbe una barca senza remi.

Le luci del Nord Europa: Munch contro Friedrich

Io le ho viste, le luci del Nord Europa. Quanto avevo vent’anni ho avuto l’occasione di compiere un viaggio di ventuno giorni per inseguire il sole nella maniera meno convenzionale, ovvero risalendo in treno il continente, andando verso le latitudini in cui non tramonta mai. Ero insieme a mia sorella, la mia compagna di avventure di sempre, ed abbiamo visto sia dai finestrini sia dall’entrata della nostra tendina dei colori spettacolari che sono sicura che non dimenticheremo.

Ma non è di noi che voglio parlare, il punto è che le northern lights sono davvero incredibili e mi fanno sempre venire in mente due artisti che, seppure con un secolo di distanza, sono riusciti secondo me a catturarle in pieno.

Caspar David Friedrich, evening.
Caspar David Friedrich, evening.
Caspar David Friedrich, Nordic landscape.
Caspar David Friedrich, Nordic landscape.
Caspar David Friedrich, Tageszeitenzyklus, in the morning.
Caspar David Friedrich, Tageszeitenzyklus, in the morning.

Per primo, non si può certamente trascurare Caspar David Friedrich (1774-1840), genio romantico, pienamente ottocentesco e appassionato ricercatore del sublime. Come ho già sostenuto in precedenza (si veda Il mio amore per il romanticismo), io sono una seguace di questo movimento e quello che mi cattura è proprio il nuovo e rivoluzionario atteggiamento nei confronti della natura, che finalmente non è più vista come fondale per quadri a tema, ma diventa la vera  incontrastata protagonista.

Così, finalmente ci si libera di tutte quelle figure mitiche o mitologiche che ormai alla fine del Settecento hanno un po’ stancato e appaiono ormai vuote di contenuti, in favore di un’assoluta novità. Il mondo sta cambiando, ci sono rivoluzioni e nuove scoperte, così è giusto che anche gli artisti rinnovino il repertorio dei soggetti.

Friedrich, appassionato di paesaggi e di rovine, è per me un grande maestro nella rappresentazione delle atmosfere nordiche, uno dei primi che si impegna così tanto nell’esplorare la vastissima gamma cromatica necessaria per rappresentare l’alba o il tramonto.

Edvard Much, Train smoke.
Edvard Much, Train smoke.
Edvard Much, Summer night by the beach.
Edvard Much, Summer night by the beach.
Edvard Much, Moonlight.
Edvard Much, Moonlight.

Il secondo artista che sono in dovere di citare è Edvard Munch (1863-1944), uomo geniale ed angosciato che esprime in pieno il mondo della fine dell’Ottocento, secolo lungo per antonomasia, fino alle avanguardie novecentesche.

Simbolista, espressionista e visionario, dimostra anche una grande sensibilità nella rappresentazione del paesaggio, che per lui diventa un tramite per descrivere emozioni e stati d’animo.

Se a prima vista le sue opere sembrano completamente differenti rispetto a quelle di Friedrich, a causa del linguaggio formale diversissimo, scendendo ad osservare i colori e l’ampiezza dei cieli si possono secondo me riscontrare delle analogie, somiglianze dovute all’utilizzo della musa ispiratrice, la luce del nord.

Ecco, io ritengo che la bellezza e la grandezza di questi due artisti risieda proprio nel modo personalissimo e allo stesso tempo universale in cui sono riusciti a trasmettere l’impressione degli infiniti tramonti sul mare e della selvaggia natura in generale.