Le luci del Nord Europa: Munch contro Friedrich

Edvard Much, Moonlight.

Io le ho viste, le luci del Nord Europa. Quanto avevo vent’anni ho avuto l’occasione di compiere un viaggio di ventuno giorni per inseguire il sole nella maniera meno convenzionale, ovvero risalendo in treno il continente, andando verso le latitudini in cui non tramonta mai. Ero insieme a mia sorella, la mia compagna di avventure di sempre, ed abbiamo visto sia dai finestrini sia dall’entrata della nostra tendina dei colori spettacolari che sono sicura che non dimenticheremo.

Ma non è di noi che voglio parlare, il punto è che le northern lights sono davvero incredibili e mi fanno sempre venire in mente due artisti che, seppure con un secolo di distanza, sono riusciti secondo me a catturarle in pieno.

Caspar David Friedrich, evening.
Caspar David Friedrich, evening.
Caspar David Friedrich, Nordic landscape.
Caspar David Friedrich, Nordic landscape.
Caspar David Friedrich, Tageszeitenzyklus, in the morning.
Caspar David Friedrich, Tageszeitenzyklus, in the morning.

Per primo, non si può certamente trascurare Caspar David Friedrich (1774-1840), genio romantico, pienamente ottocentesco e appassionato ricercatore del sublime. Come ho già sostenuto in precedenza (si veda Il mio amore per il romanticismo), io sono una seguace di questo movimento e quello che mi cattura è proprio il nuovo e rivoluzionario atteggiamento nei confronti della natura, che finalmente non è più vista come fondale per quadri a tema, ma diventa la vera  incontrastata protagonista.

Così, finalmente ci si libera di tutte quelle figure mitiche o mitologiche che ormai alla fine del Settecento hanno un po’ stancato e appaiono ormai vuote di contenuti, in favore di un’assoluta novità. Il mondo sta cambiando, ci sono rivoluzioni e nuove scoperte, così è giusto che anche gli artisti rinnovino il repertorio dei soggetti.

Friedrich, appassionato di paesaggi e di rovine, è per me un grande maestro nella rappresentazione delle atmosfere nordiche, uno dei primi che si impegna così tanto nell’esplorare la vastissima gamma cromatica necessaria per rappresentare l’alba o il tramonto.

Edvard Much, Train smoke.
Edvard Much, Train smoke.
Edvard Much, Summer night by the beach.
Edvard Much, Summer night by the beach.

Il secondo artista che sono in dovere di citare è Edvard Munch (1863-1944), uomo geniale ed angosciato che esprime in pieno il mondo della fine dell’Ottocento, secolo lungo per antonomasia, fino alle avanguardie novecentesche.

Simbolista, espressionista e visionario, dimostra anche una grande sensibilità nella rappresentazione del paesaggio, che per lui diventa un tramite per descrivere emozioni e stati d’animo.

Se a prima vista le sue opere sembrano completamente differenti rispetto a quelle di Friedrich, a causa del linguaggio formale diversissimo, scendendo ad osservare i colori e l’ampiezza dei cieli si possono secondo me riscontrare delle analogie, somiglianze dovute all’utilizzo della musa ispiratrice, la luce del nord.

Ecco, io ritengo che la bellezza e la grandezza di questi due artisti risieda proprio nel modo personalissimo e allo stesso tempo universale in cui sono riusciti a trasmettere l’impressione degli infiniti tramonti sul mare e della selvaggia natura in generale.

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