Per andare oltre l’Urlo: due giorni di Munch (1/2)

Edvard Munch, La danza della vita.
Edvard Munch, La danza della vita.

Una vita su cui la morte aleggia

Dei suoi paesaggi nordici ho già parlato, ma bisogna dire che Edvard Munch non è soltanto questo, così come non è solo quello che ha dipinto l’Urlo.

È stato un uomo tormentato, che sicuramente può alimentare il cliché dell’artista visionario e angosciato, insicuro e vittima dei suoi stessi vizi e debolezze. Io credo che sia frequente riscontrare nei maestri dall’arte un’instabilità emotiva fortissima, proprio perché per essere un artista è necessario, a parere mio, avere un animo delicato, una personalità più influenzata dagli spettri della mente rispetto a chiunque, perché è proprio questa sensibilità a permettere di riprodurre la condizione umana in modo universale ed intenso. Così, in uomini di questo calibro gli eventi tragici solcano spesso cicatrici più profonde e più difficili da rimarginare, che trovano sfogo soltanto nelle opere e negli scritti.

Edvard Munch, Ragazza malata
Edvard Munch, Ragazza malata
Edvard Munch, autoritratto.
Edvard Munch, autoritratto.
Edvard Munch, Separazione.
Edvard Munch, Separazione.

Edvard Munch è segnato in giovane età da due lutti familiari che sono destinati ad influenzare tutta la sua successiva produzione: la morte della madre e della sorella prima di raggiungere l’età adulta. Estremamente promettente, studia poi all’Accademia di belle arti di Oslo, anche se i fantasmi del suo passato continuano a seguirlo. In quasi tutte le sue opere infatti esplora il tema della morte e della vita, della passione e soprattutto della donna e della femminilità, argomenti che lo riempiono di angoscia. Giunto a Berlino per esporre nei primi del Novecento, può essere forse considerato il primo degli espressionisti, ma la critica in questa fase è ancora lontana dal comprenderlo. Così, intanto che la fama si avvicina, cerca riparo dalle sue debolezze nell’alcolismo,  senza poi riuscire ad evitare il ricovero a Copenaghen per crolli nervosi.

La sua è una vita senza pace ed armonia e per tutte queste ragioni i suoi quadri non arrivano mai a trasmettere un senso di pace, ma anzi riempiono l’osservatore di inquietudine. Si percepisce l’ossessione nelle tematiche anche dalla frequenza con cui elabora e rielabora gli stessi soggetti, che quasi sempre sono figure umane in un ambiente esterno o interno di scarsa rilevanza.

Edvard Munch è consapevole della sua condizione e non se ne vergogna, anzi si rende conto del contributo che essa dà alla sua ispirazione, come si evince da una sua stessa affermazione: Senza paura e malattia la mia vita sarebbe una barca senza remi.

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3 thoughts on “Per andare oltre l’Urlo: due giorni di Munch (1/2)

  1. Roberto Diluca 23 febbraio 2015 / 18:31

    la ricerca introspettiva ,ci mette faccia a faccia con i nostri fantasmi , per alcuni l’Arte è uno dei mezzi di indagine più consoni ,non è un percorso facile ,ma per alcuni imprescindìbile.

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