Il Louvre di Abu Dhabi: 5 cose da sapere per giudicare questa nuova architettura

Louvre di Abu Dhabi, © Photography Mohamed Somji, Ateliers Jean Nouvel. Reperita su: https://www.archdaily.com/883157/louvre-abu-dhabi-atelier-jean-nouvel

Come può esistere un nuovo museo del Louvre negli Emirati Arabi? E soprattutto, quali sono le scelte progettuali che hanno portato ad un’architettura del genere?

Ecco, queste sono le prime domande che mi sono venute in mente quando ho iniziato a leggere su internet dell’inaugurazione (che ha avuto luogo l’11 novembre 2017) di questa megastruttura nel deserto, a firma del francese Jean Nouvel. Così, mi sono documentata un bel po’ e ho cercato di rispondere a questi interrogativi e di selezionare i cinque punti da sapere, almeno secondo me, per entrare nel merito della faccenda.

#1 Perché un nuovo grande Louvre proprio ad Abu Dhabi?

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Louvre di Abu Dhabi, Atelier Jean Nouvel. Reperita su: https://www.archdaily.com/883157/louvre-abu-dhabi-atelier-jean-nouvel

Questo nuovo museo, almeno secondo i progetti iniziali, è soltanto il primo tassello di un puzzle volto a trasformare Abu Dhabi in una meta culturale di primo livello, al passo con le nostre città d’arte.

A partire dal 2007 infatti l’isola di Saadiyat (su cui sorge il Louvre di Jean Nouvel), al tempo deserta, è stata destinata a quartiere culturale, su cui sorgeranno lo Sheikh Zayed National Museum (a firma di Norman Foster), un museo marittimo (di Tadao Ando), il Guggenheim Abu Dhabi (di Frank Gehry) e un Performing Arts Centre (firmato Zaha Hadid).

Un progettino ambizioso, non trovate anche voi? La giustificazione principale, oltre al mero investimento economico, è secondo me qualcosa di radicato nella natura umana: dare uno spessore ed un valore storico ai luoghi che si reputano importanti e simbolici per una civiltà, per legittimare la propria cultura e posizione nel mondo.

Questa però era l’idea iniziale, un’ambizione che si è trovata ad affrontare la crisi mondiale in cui stiamo vivendo, che ha colpito anche i ricchissimi Emirati Arabi. Ma per adesso mi attengo ai fatti, per le considerazioni c’è tempo tra un po’ di righe.

#2 Notizie sul progettista Jean Nouvel

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Jean Nouvel, Cupola del Louvre di Abu Dhabi, dal sito ufficiale: http://www.jeannouvel.com/projets/louvre-abou-dhabi-3/

Jean Nouvel nasce nel 1945 e diventa uno di quei grandi architetti che cercano di riempire il vuoto lasciato dai maestri del Movimento Moderno come Le Corbusier, Mies Van Der Rohe e Frank Lloyd Wright.

Siamo in un momento un po’ confuso della storia dell’architettura, in cui sono evidenti i limiti del puro International Style (che da noi si chiama razionalismo) e si cerca una soluzione nella riscoperta di materiali e decorazioni, seppure reinterpretati in chiave più contemporanea. Siamo in pieno periodo postmoderno, ed è da questo calderone (confuso ma onnipresente nelle nostre città) che, a partire dagli anni Ottanta, iniziano a spuntare i nomi degli attuali archistar, come Frank Gehry, Zaha Hadid, Norman Foster e il nostro Jean Nouvel, per l’appunto.

La sua fama cresce negli anni e lo porta a realizzare progetti molto interessanti, che spesso sono caratterizzati da una certa attenzione verso il contesto (forse soprattutto nell’ultimo periodo). Tra tutti, ricordo: la Torre Agbar di Barcellona, l’Istituto del mondo arabo e la Filarmonica, entrambi a Parigi, e i nuovi edifici della Ferrari a Maranello. In ogni caso sono davvero tantissimi, e se volete curiosare un po’ vi consiglio di cliccare qui, dove trovate il link al sito ufficiale degli Ateliers Jean Nouvel e un bel mosaico di progetti.

#3 Come funziona il progetto del Louvre di Abu Dhabi?

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Louvre di Abu Dhabi, © Ateliers Jean Nouvel. Atelier Jean Nouvel. Reperita su: https://www.archdaily.com/883157/louvre-abu-dhabi-atelier-jean-nouvel

Non ve lo nasconderò: ciò che trovo geniale di questa architettura è la monumentale cupola che la ricopre, realizzata con otto strati di geometrie in acciaio quasi arabeggianti, che filtrano la luce e soprattutto il calore solare, che da quelle parti non credo sia troppo salutare né per i visitatori né, tantomeno, per le opere d’arte contenute al suo interno. Lo stesso Jean Nouvel ha commentato in questo modo la sua idea (almeno a quanto ho letto su Repubblica):

“Ho immaginato il tutto come una metafora del cielo, una cosmografia; non volevo tanta luce, giusto un po’, per creare un effetto pioggia”.

Al di sotto di questa calotta, c’è il museo vero e proprio, costituito da novantasettemila metri quadri ripartiti in 55 edifici bianchi di piccola altezza, disposti in maniera irregolare con l’obiettivo di creare piazzette, stradine e canali in cui il mare pare invadere il museo, ed evocando lo schema tradizionale della medina, forma urbana caratteristiche di molti centri arabi.

Gli elementi costruttivi essenziali sono quindi tre e ben riconoscibili: la cupola, il bianco degli edifici e l’acqua. Tra di essi, sia i canali sia la calotta superiore hanno uno scopo ben preciso: creare un microclima che mitighi il forte calore e crei anzi una piacevole brezza. Interessante, non trovate? Sarei proprio curiosa di scoprire se funziona! Sicuramente, l’effetto scenico è garantito, dato l’effetto di luce che filtra dalla cupola e pare condurre in un nuovo universo.

All’interno, è stata invece operata la scelta di differenziare tutti i blocchi mediante le finiture: i pannelli di vetro a copertura dei locali sono modellati secondo diciassette disegni, mentre ogni stanza ha il suo tappeto di pietra, cavato da diversi parti del mondo e intarsiati con fughe di bronzo. Tra tutte, questa mi sembra un po’ la classica trovata da archistar (specialmente quando i committenti sono famosi per amare il lusso) che fa lievitare i costi e probabilmente non garantisce un chissà quale valore aggiunto, ma dovrei visitarla per criticare in maniera più pertinente, quindi mi fermo qui.

#4 Una collezione d’arte universale

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Jean Nouvel del Louvre di Abu Dhabi, dal sito ufficiale: http://www.jeannouvel.com/projets/louvre-abou-dhabi-3/

Dopo avere introdotto il contenitore, viene il momento di scoprire qualcosa in più sul contenuto.

La collezione del museo è composta da 620 opere, ci cui 300 sono prestiti di musei francesi e in gran parte del Louvre, che non l’ha fatto unicamente per generosità: il brand concesso per trent’anni per intitolare il museo di Abu Dhabi, la promessa di numerose mostre organizzate nei prossimi anni e i quadri trasferiti sono costati qualche centinaio di milioni di euro.

In ogni caso, il percorso espositivo è suddiviso in quattro grandi aree, dedicate all’età antica, medievale, moderna e contemporanea, in chiave globalizzata.

Anche se pare ci siano un po’ pochi nudi (non dimentichiamo che siamo negli Emirati Arabi), la tolleranza pare essere al centro di questo progetto, data una sezione dedicata alle tre grandi religioni universali (cristianesimo, islamismo e buddhismo), rappresentate in una sorta di vicinanza culturale.

Insomma, questo museo vuole essere un ponte tra le civiltà e per il dialogo, dove troveremo statue sumere, una sfinge dell’antica Grecia, un ritratto di Leonardo da Vinci, Napoleone dipinto da Jacques Louis David, la Fontana di luce di Ai WeiWei e una scultura di Penone, tanto per fare degli esempi.

Se siete curiosi e volete scoprire qualcosa in più sulle opere presenti, ecco il link al sito del museo.

#5 Ebbene sì, si tratta di un’altra megastruttura di un archistar

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Jean Nouvel, Cupola del Louvre di Abu Dhabi, dal sito ufficiale: http://www.jeannouvel.com/projets/louvre-abou-dhabi-3/

Non fraintendetemi, questo punto non vuole essere una critica al singolo edificio del Louvre di Abu Dhabi che, come avrete letto, non mi dispiace affatto, ma piuttosto una conclusione più generalizzata.

Quando leggo di questi megaprogetti milionari dati in mano alle solite archistar, mi chiedo se questo sia l’unico modo per procedere nel disegnare le nostre città.

È vero che loro sono gente in gamba con un nome che attira i turisti, così come è vero che i musei si meritano un’architettura monumentale che costituisca anch’essa un’opera d’arte (è così da quando sono nati i musei, a pensarci bene); ed è anche vero che, tra tutti i committenti, gli Emirati Arabi sono ben più ricchi della nostra povera Italia, tanto per fare un esempio.

Allo stesso tempo, è anche innegabile che, con il crollo del prezzo del petrolio, un po’ di crisi sia arrivata anche per loro, al punto di compromettere un progetto grandioso che forse si sarebbe potuto ridimensionare un po’, sacrificando le grandi firme dei contenitori in favore dei contenuti. Dopotutto anche questi grandi architetti, come ho anticipato sopra, vengono dagli anni Ottanta e sicuramente, soprattutto in certi esiti discutibili, non sono più così innovativi.

Il mondo delle archistar sicuramente costituisce un retaggio della società della crescita incontrollata, del mondo prima della crisi, insomma. Oggi mi piacerebbe tanto vedere dei grandi progetti affidati a professionisti validi, ma magari meno protagonisti, attenti ad usare materiali nuovi e sostenibili e magari così coraggiosi da abbandonare questo bianco candido che è sacro sin dai tempi di Le Corbusier (che amo molto, ma che ha iniziato a lavorare – e a cambiare il mondo – ormai cento anni fa).


Scusate se ho tirato per le lunghe, ma non mi capita troppo spesso di parlare di architettura contemporanea e ho voluto suggerire qualche spunto di riflessione 😉 …Voi cosa pensate di questo nuovo Louvre? Non sareste curiosi di visitarlo?

Per concludere, ecco il video in timelapse della sua costruzione (questa è proprio un po’ per addetti ai lavori forse, ma non ho resistito!):

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