Amedeo Modigliani, scultore della purezza

La vicenda artistica di Amedeo Modigliani è di enorme interesse per innumerevoli motivi, primo fra i quali la visione personalissima del colore e dei soggetti che traspone su tela. Se i dipinti – enigmatici, sensuali – hanno da sempre accolto un pubblico entusiasta e consapevole, le sculture di Modì sono ancora avvolte da un’aura di mistero.

«Sono più scultore che pittore, io»

Nonostante il giovane artista, nato a Livorno nel 1884, avesse una predilezione particolare per la scultura – che riteneva massima espressione artistica – la sua formazione lo aveva condotto sulle orme dei macchiaioli e sullo studio delle tenaci vibrazioni del colore, scoperte in un viaggio a Venezia.

Nel 1906, a ventidue anni, stanco della derisione con cui veniva accolto il suo lavoro a Livorno, giunge a Parigi dove frequenta gli ambienti vivaci e anticonformisti della bohème parigina.

Nel suo piccolo appartamento nei pressi di Place de la Madeleine, Modigliani dipingeva e, nel cortile sottostante, scolpiva. Tra il 1911 e il 1914 addirittura decide di abbandonare la tela per dedicarsi interamente all’intenso sbozzare e modellare.

Le influenze

Il giovane livornese ha realizzato un numero esiguo di opere scolpite,
a causa della sua salute cagionevole. Ma in quell’irrequieto modellare di pietre, Modigliani ha saputo racchiudere le suggestioni e le stimolanti novità, colte nel suo ambiente parigino prediletto. L’ispirazione per queste raffinatissime teste allungate nasceva da un primitivo vento africano che, in quegli anni, attraversava Parigi e che aveva già sedotto Picasso, Brancusi e ancora prima Gauguin.

All’influenza dell’arte negra però, Modì ha saputo fondere la classicità della scultura greca, il Rinascimento italiano e l’arte orientale, con cui ha dato vita a sculture dalle forme pure ed enigmatiche.

Realizzate a taglio diretto, in contro tendenza con le tecniche di fusione diffuse in quell’epoca, le sculture di Amedeo Modigliani raccontano un uomo inquieto e travagliato.

I volti scolpiti nella pietra arenaria si presentano a volte incompiuti. Sbozzati su superfici ancora ruvide, spiccano nasi sottili (che i suoi colleghi chiamavano ironicamente “fette di brie”, il formaggio) e occhi ovoidali, appena accennati, privi di pupille. A volte le palpebre sono serrate, accolte sotto eleganti arcate sopraciliari. I menti stretti, i colli sottili e cilindrici accentuano lo slancio dei visi affusolati che, senza ombra di dubbio, ricordano i quadri del pittore stesso, le sensuali figure femminili dagli occhi vacui.

Gli studi preliminari

Al lavoro statuario, Modigliani anticipava disegni preparatori, di cui oggi rimangono poche tracce. Le teste scolpite nascevano da linee nette e incisive, da forme simmetriche, spesso associate a motivi architettonici. Il materiale veniva poi lavorato con estrema bravura, su soluzioni formali accuratamente studiate ad un ritmo incalzante.

Disegno preparatorio per Testa, Amedeo Modigliani

Tutto ciò che ci rimane

L’opera scultorea di Modigliani è giunta a noi frammentaria e di difficile datazione. Ad oggi, tra collezioni private blindatissime e musei in ogni parte del mondo, si contano 23 teste e 2 cariatidi lavorate dallo scalpello dell’artista “maledetto”. Lo stesso Modigliani ne ha esposte personalmente solo sette e in una sola occasione, per presentarle al Salon d’Autumne, nella Parigi del lontano 1912.

Alla già difficile fruizione delle opere, si è poi aggiunta – nel luglio del 1984 – la burla delle tre teste false di Modigliani, che ha definitivamente scoraggiato la critica ad approfondire le ricerche.

Ma, nonostante tutto, il corpus rimane un frammento di arte di enorme valore e di intenso impatto emotivo che vale la pena conoscere e approfondire, per ammirarne la perfezione delle forme e il mistero di una materia lasciata incompiuta. Un simulacro lontano, dallo sguardo assente, in incredula contemplazione.