“A ogni epoca la sua arte e a ogni arte la sua libertà”

Oggi esordisco con lo slogan di un movimento artistico che ormai ha più di un secolo, che è nato per aspirare all’eterno ma è finito per essere superato nell’arco di pochi anni.

J. M. Olbrich, il Palazzo della Secessione a Vienna.
J. M. Olbrich, il Palazzo della Secessione a Vienna.

Sto parlando della Secessione viennese, ovvero quello che succede quando in un clima di vivacità intellettuale le accademie di arte e architettura della capitale dell’Impero Asburgico continuano a propinare le solite discipline classicheggianti e banali. Una tale rigidità convince menti brillanti come Gustav Klimt e Otto Wagner a separarsi per fondare una secessione di artisti indipendenti e capaci, volti alla creazione dell’opera d’arte totale.

Come gli Impressionisti a Parigi nei Salons des Indipendents insomma, soltanto decisamente più visionari. Sulla questione dell’opera d’arte totale oggi non mi dilungherò, tralasciando gli esiti catastrofici in architettura e il sarcasmo di un signorino come Adolf Loos (scrittore de Ornamento e Delitto, per capirci) perché voglio parlare di un altro artista, di un altro architetto per la precisione: il giovane Joseph Maria Olbrich (dico giovane perché anche lui fa parte del club dei geni morti piuttosto giovani, a 41 anni per la precisione).

Nel Palazzo della Secessione si esprime tutto il simbolismo e l’ossessione di questa generazione, che nonostante tutto soffriva della crisi fin du siècle e iniziava ad accusare un po’ di stanchezza della vita su una giostra tra la belle époque e l’imperialismo con le sue politiche di potenza.

Ci sono i riferimenti alla cultura classica, leggibili tra le civette, gli allori e le Gorgoni, i particolari fiabieschi costituiti dagli animali riprodotti e infine le scritte: Ver Sacrum (Primavera sacra) e, per l’appunto, il titolo del mio pensiero di oggi. Esiste poi la modernità dei volumi e del loro assemblaggio, insieme alla freschezza di un lessico architettonico che non è ancora vincolato a regole stilistiche.

olbrich-particolari

Se andate a Vienna, fermatevi a vederlo e fotografatelo su tutti i lati, perché garantisco che ne vale la pena.

E pensate a Olbrich, a questi ragazzi che cento anni fa credevano in un futuro fatto di bellezza e cultura, che immaginavano di poter vivere in una colonia di Artisti (a Darmstadt, progettata dallo stesso Olbrich), lontani dalla guerra che presto avrebbe distrutto tutto e fatto crollare quello che allora era un impero secolare.

olbrich-particolari2

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12 thoughts on ““A ogni epoca la sua arte e a ogni arte la sua libertà”

  1. Ghostbox 10 febbraio 2015 / 12:20

    Ciao! Sono passato anch’io a trovarti. Articolo molto interessante, complimenti per il blog!
    Simone

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  2. Giovanni Gueli 10 febbraio 2015 / 13:01

    E pensare invece che oggi i giovani non sanno nemmeno cosa sia la bellezza e ancor di più la cultura. La società è andata indietro proporzionalmente al progresso tecnologico.

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    • La linea d'ombra 10 febbraio 2015 / 13:04

      Davvero, si tratta di un paradosso! Anche se come sempre non mi azzarderei a generalizzare, perché ho 24 anni e posso garantire di conoscere dei coetanei appassionati quanto me. (Per fortuna!!!!)

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  3. Giovanni Gueli 10 febbraio 2015 / 13:08

    Naturalmente, non volevo generalizzare perchè mi rendo conto, come hai fatto osservare che ci sono coetanei che stanno tentando di cambiare il mondo nel loro piccolo. Ma rimango convinto che siamo una cerchia ristretta. (per sfortuna)

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  4. Carlotta Sechi 17 febbraio 2016 / 16:17

    Ciao lasottilelineadombra 🙂
    Ti ho scoperta da poco, casualmente..grazie per l’articolo dal taglio interessante; è stato simpatico leggerlo mentre studio proprio le secessioni degli anni’ 90 per l’esame che mi attende a breve! Mi chiedevo e mi piacerebbe discuterne se non stiamo assistendo anche noi ad una nuova sorta di secessione artistica e se si quale a tuo/vostro parere.

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    • La linea d'ombra 17 febbraio 2016 / 19:17

      Ciao Carlotta, per prima cosa ti dico che sono molto felice del fatto che tu abbia apprezzato il mio blog 😉
      Venendo a noi, credo che la tua questione sia veramente delicata e allo stesso tempo cruciale. Potremmo parlarne per ora, ma per riassumere inizio a dirti che secondo me viviamo una fase in analogia e antagonismo rispetto alle Avanguardie. Mi piace definire questa fase storica come quella delle “Retroguardie”, un insieme di tentativi ormai meno freschi e più stanchi a conclusione di un processo. E forse in questo momento esiste già una secessione che sta iniziando, anche se è difficilissimo riuscire a distinguerla dal resto.
      Tu che ne pensi? Ti sembra un’opinione troppo delirante? A presto;)

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