Alla ricerca dell’Opera d’arte totale: intensità e follia in equilibrio tra due secoli

La Colonia degli Artisti di Darmstadt.
La Colonia degli Artisti di Darmstadt.

Avete mai sentito il termine tedesco Gesamtkunstwerk? Sembra una parola quasi minacciosa, invece  significa Opera d’arte totale e indica un concetto che, a partire dall’Ottocento, si diffonde nella Mitteleuropa. Di cosa si tratta? Della ricerca del filo che unisce le diverse arti, che lega insieme la pittura, l’architettura, la musica e la scultura. I cervelloni del tempo, da Wagner in poi, si interrogano sull’importanza della creazione di un artista e sulla possibilità di raggiungere la perfezione, intesa come un’opera che fonda insieme tutte le discipline.

La Secessione Viennese, esplosa nel 1898, nasce sotto questo auspicio e inaugura una straordinaria stagione per la capitale asburgica. Sarebbe infatti un’inesattezza pensare che la magia di Klimt riguardi soltanto i quadri, perché, come si è detto, tocca anche l’architettura, come testimonia l’edificio per le esposizioni progettato da Joseph Maria Olbrich (di cui parlo in questo articolo: “A ogni epoca la sua arte e a ogni arte la sua libertà”).

Un altro errore potrebbe essere l’idea che questa rivoluzione culturale abbia riguardato soltanto Vienna. Basta infatti farsi un giro per il centro di Budapest oppure per il quartiere ebraico di Praga e ci si rende conto di quanto dell’atmosfera secessionista abbia raggiunto anche le altre città dell’impero. Se poi ci si avventura nelle gallerie nazionali d’arte di questi due nuclei urbani la percezione diventa ancora più concreta.

Eppure oggi non voglio parlare di questi luoghi esemplari, ma piuttosto di un complesso di edifici progettati proprio per accogliere dei grandi artisti e permettere loro di lavorare e creare insieme, voluto niente meno che dal Gran Duca Ernst Ludwig d’Assia e disegnato da Olbrich.


| II Tappa |   la colonia degli artisti a darmstadt

Darmstadt-Ernst_Ludwig_Haus

Darmstadt è un comunissima cittadina tedesca situata vicino a Francoforte, dove dal 1899 al 1914 si insedia una comunità di artisti visionari, guidata dalla mente aperta del Gran Duca d’Assia. Olbrich progetta le innovative e stravaganti architetture, ma non è questo l’unico fattore rilevante. La cosa interessante è che questo diventa un territorio fertile per una grande sperimentazione artistica, dove si realizza una sorta di fusione tra l’arte e la vita. Per la prima volta si assiste ad una specie di accademia (anche se riservata ai professionisti) dove si intende rivoluzionare l’architettura, la pittura e l’arredo per promuovere una moderna cultura del vivere e dell’abitare.

Questo straordinario complesso oggi è composto da un palazzo per le esposizioni, da un museo che espone varie realizzazioni, dalle villette progettate dagli artisti per la loro residenza, da una cappella in stile russo con tanto di vasca e da un ampio giardino ombreggiato da platani. Purtroppo vi devo dire che una parte dell’atmosfera magica che doveva avere ormai è andata perduta a causa di un periodo di abbandono e di alterazioni che hanno subito alcuni edifici, quindi forse non è più così facile percepire lo spirito del luogo.

Quello che mi ha fatto ben sperare, quando l’ho visitato un paio di settimane fa, è stato notare un certo numero di interventi di restauro in corso, compresa la pulitura e il ripristino delle statue di ingresso. Chissà, dovrò informarmi meglio ma spero proprio che il futuro riservi una nuova fioritura a questa colonia, anche perché in adiacenza trova la facoltà di architettura e arti applicate di Darmstadt, come a voler preservare lo spirito di questo posto così unico.


In conclusione, mi chiedo: cosa conta veramente di questo posto, tanto da fare sì che dopo più di cent’anni di abbandono non sia ancora dimenticato?

Oltre al discorso dell’opera d’arte totale (oppure “gesamtkunstwerk” se preferite 😉 ), è sicuramente incredibile l’idea di una scuola avanguardista nel 1899, con tutti i limiti causati dalla sua natura esclusiva e fortemente connessa alle idee simboliste e secessioniste. Quello che importa è il germoglio che trova le sue radici e che è destinato a condurre a qualcosa di incredibile e unico.

Vi chiedete a cosa mi riferisco? Avete un’idea in mente? In ogni caso vi prego di avere pazienza e di non perdervi la terza tappa di questo Grand Tour!

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4 thoughts on “Alla ricerca dell’Opera d’arte totale: intensità e follia in equilibrio tra due secoli

  1. valeriacastiello 9 settembre 2015 / 19:20

    Ciao!La Mathildenhöhe mi ha fatto approdare sul tuo blog, dato che ho vissuto 6 mesi a Darmstadt (per studiare architettura come te, tra l’altro) quindi non potevo che apprezzare l’articolo 😉 p.s. anche l’edificio di Hundertwasser meritava una visita 🙂

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    • La linea d'ombra 9 settembre 2015 / 21:18

      Che bello, deve essere stato interessante studiare lì! A te è piaciuto? Credo di avere visto la facoltà e non sembrava niente male 😉
      Comunque non ho avuto il tempo di visitare la casa di Hundertwasser, però su di lui ho un po’ di dubbi, ho visto l’edificio progettato a Vienna e ti dirò che non mi ha convinto…

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    • La linea d'ombra 11 settembre 2015 / 9:29

      Andrò a leggere, grazie mille!
      Su Hundertwasser non mi sbilancio, anche perché non l’ho trovato troppo sostenibile a livello di gestione e manutenzione (le facciate dell’edificio che ho visto a Vienna erano ridotte proprio un po’ maluccio!), però non mi sono documentata molto, lo ammetto.

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