Quando il mondo era giovane e servivano ancora le Avanguardie

Vassily Kandinskij, Composition 6.
Vassily Kandinskij, Composition 6.

Se voglio parlare della linea d’ombra nell’accezione più universale del termine, allora non posso che parlare delle Avanguardie, la prima risposta ad un universo in trasformazione, all’inizio del caos e della febbrilità che da allora caratterizza il nostro modo di vivere. In effetti nessuno più di questi geni ha saputo saltare in avanti e squarciare il tutt’altro che sottile velo di tenebra che li avrebbe separati da tutto ciò che è convenzionale, banale o già noto.

Se si pensa bene, cos’altro hanno in comune maestri del calibro di Schiele, Munch, Boccioni, Kandinskij o Braque, se non la loro insaziabile ricerca oltre al reale, per tendere all’assoluto?

Ovviamente non si può giustificare come una congiunzione astrale una tale concentrazione di talento in un così breve periodo storico, ma si deve sicuramente parlare delle nuove committenze borghesi, di ferventi movimenti culturali, della diffusione di discipline come la psicanalisi, e della sempre maggiore facilità di comunicazione in ogni angolo del globo. Rimane comunque il fatto che nessuno si sarebbe aspettato un esito del genere, un’esplosione tale di novità in tutta Europa, e lo si può capire da quanto fossero considerati scandalosi questi artisti, spesso ostacolati ed incompresi. Eppure grazie a loro si è generato un nuovo modo di intendere l’arte, una nuova sfida, ci si è avvicinato a una concezione che è quella di oggi.

Dichiarazione di intenti

Nel prossimo futuro voglio esplorare insieme a chi mi leggerà questo periodo così affascinante e seducente. Voglio conoscere, comunicare e vivere le impressioni, le conquiste e le lotte di questi artisti che mi fanno sempre innamorare di loro. Voglio anche immaginare i teatri di queste vite avventurose, i fulcri della cultura come Vienna, Parigi o Londra. Voglio parlare di chi amo, insomma.

Piccola nota polemica che non riesco a trattenere

E ora che questo mondo è invecchiato, dopo che il secolo breve ha scavato fosse e crateri sulla sua superficie meno liscia?

Io credo che ormai abbiano stufato coloro che si sforzano di ricercare stravaganze e forzate novità, perché essere un’avanguardia senza un esercito destinato a seguirti è insensato e futile. Ormai il mondo è stanco, forse sarebbe meglio riuscire a tirare le fila dell’immenso caos in cui siamo immersi, piuttosto che continuare a tendere all’entropia.

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8 thoughts on “Quando il mondo era giovane e servivano ancora le Avanguardie

  1. helios2012 16 febbraio 2015 / 14:07

    Ben vengano anche le note polemiche 🙂

    Assolutamente condivisibile quello che hai scritto.

    Come ha già detto qualcuno, siamo più vecchi di quelli che ci hanno preceduti in termini di conoscenza anche se ci riteniamo detentori di qualcosa di unico e diverso.

    Il mondo è stanco anche per mancanza di sincerità. Oramai siamo diventati pecore anche se ci riteniamo portatori di stravaganze. Si inseguono prevalentemente logiche di mercato più che di sentimento e ricerca. Quando una logica è diventata prassi bisognerebbe avere il coraggio di cambiare rotta anche a costo di ritornare indietro. Forse potrebbe diventare un vero atto artistico rivoluzionario.

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    • La linea d'ombra 16 febbraio 2015 / 14:26

      Condivido al 100%! Forse potrebbe arrivare il momento delle “retroguardie”, ovvero il momento di tirare le fila, ma non lo so…

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  2. francesca 18 febbraio 2015 / 18:37

    Condivido assolutamente la polemica. Gli uomini senza radici non hanno futuro. Le menti delle avanguardie avevano per la maggiorparte una formazione accademica, rispetto alla quale sono stati in grado di andare oltre, con la consapevolezza di qual’era il senso della “rottura delle regole”. Nella nostra idea del moderno, che non si preoccupa di conoscere cosa c’era prima delle avanguardie, la loro carica innovativa non viene realmente compresa, così come viene frainteso il senso del cambiamento. Così noi uomini “moderni” ci ritroviamo i piedi d’argilla, con i quali – si sa – è impossibile balzare incontro al futuro.

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    • La linea d'ombra 18 febbraio 2015 / 19:58

      Concordo in pieno. Io sono convinta che ogni scelta stilistica, avanguardista o meno, debba essere l’esito di un percorso, anziché un vezzo o un escamotage per emergere.

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