Tre giorni di Schiele. Ovvero tre articoli per innamorarsi (1/3)

Egon Schiele, Autoritratto.

Il dramma di morire a 28 anni

Non posso che iniziare raccontando, seppure brevemente, alcuni cenni biografici, perché ritengo siano necessari per capire veramente questo artista geniale, che prima di tutto è stato un ragazzo tormentato e insicuro, in bilico tra voglia di vivere e gli spettri che lo inseguivano. Cercherò comunque di stare nelle 300 parole, in modo da non iniziare ad annoiare.

Così, veniamo a noi: Egon Schiele nasce vicino a Vienna nel 1890 (convenzionale inizio della stagione fin du siècle), ha una famiglia normalissima e a scuola non ottiene buoni voti, per dirla con un eufemismo. Fino a qui tutto normale, trattiamo allora dei primi due fattori straordinari che lo riguardano: da una parte, la morte del padre quando ha appena 14 anni, evento che minerà la sua personalità adolescenziale, e dall’altra, la incredibile abilità che gli permette di essere ammesso all’Accademia di Belle Arti di Vienna a soli 16 anni.

Egon Schiele, Quattro alberi, 1917.
Egon Schiele, Quattro alberi.

Da qui iniziano gli alti e bassi: l’approvazione da parte di maestri del calibro di Otto Wagner e Gustav Klimt, e allo stesso tempo le critiche da parte degli insegnanti universitari, che non sono aperti ad una tale innovazione. In questi anni Schiele è un ragazzo insoddisfatto ed incompreso, che non apprezza l’accademia e cerca l’ispirazione fuori, tra gli echi Art Nouveau e i colori dell’Espressionismo. Così, nel 1909 lascia la scuola e si dedica ad esporre a a creare utilizzando ragazze e bambini come modelli. Finalmente emergono linguaggi e temi caratteristici: un’angoscia esistenziale tutta novecentesca insieme ad un desiderio di introspezione, sicuramente legato a temi modernissimi come la psicoanalisi, che sono i protagonisti delle sue opere. Tuttavia la fama è ancora lontana, anzi nel 1912 viene addirittura incarcerato con l’accusa di avere sedotto una minorenne e di produrre arte pornografica.

Tra in 1913 e il 1914 finalmente si avverte una notevole inversione di tendenza. Anche Egon Schiele è destinato ad attraversare la linea d’ombra, che per lui assume le fattezze del successo e dell’amore finalmente adulto e senza tenebre, che conduce al matrimonio con Edith Harms. Così inizia una nuova fase di pittura più consapevole e di maggiore equilibrio, che rende Schiele la figura di maggiore spicco nel panorama viennese del momento.

Ora, è inutile chiedersi a quale vette possa portare questa nuova direzione, quali influenze possa creare negli anni Egon Schiele, perché nel 1918 muore per colpa dell’influenza spagnola, tre giorni dopo la moglie, incinta di sei mesi.

Ovviamente ho superato il numero di parole prefissate (sono arrivata a 340) ma spero di avervi incuriosito per i prossimi articoli, dove spero di entrare nel vivo.

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