Il ritratto di Adele Bloch-Bauer I: storia di un capolavoro di Klimt

Ci sono quadri destinati a segnare un’epoca e a racchiudere lo spirito di un movimento artistico. Ecco, credo proprio che questo sia il caso del Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, capolavoro indiscusso di Gustav Klimt.

Sicuramente è, insieme al famosissimo Bacio, una delle opere più note di questo artista e le ragioni credo siano principalmente tre:

  • La persona ritratta e quello che simboleggia nella Vienna del primo Novecento;
  • La tecnica utilizzata da Gustav Klimt;
  • La storia di questo quadro che lo ha condotto lontano, dalle mani nei nazisti fino agli Stati Uniti d’America.

Vorreste approfondirle e scoprire qualcosa di nuovo? Spero di sì, quindi vi propongo di entrare nel vivo del post di oggi.

Gustav Klimt, Il ritratto di Adele Bloch-Bauer I, 1907

Gustav Klimt_Ritratto di Adele Bloch-Bauer I_1907
Gustav Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, 1907

Chi era Adele Bloch-Bauer?


Adele Bloch-Bauer (1881-1925) incarna perfettamente l’ideale femminile della Vienna fin du siècle, in bilico tra donna fatale e ragazza malinconica e complessa.

Figlia di un imprenditore e cresciuta in una famiglia ebrea colta e appassionata d’arte, è un’intellettuale molto presente nella vita sociale e mondana della capitale asburgica, tanto da essere considerata una figura di riferimento culturale per la città.

Una caratteristica che la rende ancora più speciale è il suo interesse nei confronti di Gustav Klimt, di cui è allo stesso tempo tempo mecenate e musa. Gli commissiona infatti molte opere e compare in alcuni ritratti, nei panni di sé stessa o di figure religiose o leggendarie, come la celeberrima Giuditta. Credo che il suo legame con questo grande artista, insieme alla considerazione che lui doveva avere di lei, siano perfettamente rappresentati nell’opera di cui parliamo oggi.

Analisi e descrizione del Ritratto eseguito da Gustav Klimt


Veniamo finalmente a parlare di questo stupendo ed originale ritratto. Si tratta di uno dei migliori esempi del periodo d’oro di Klimt, quel momento in cui le sue tele sono caratterizzate proprio dall’uso dell’oro, in una sorta di omaggio ai mosaici bizantini e agli idoli antichi.

La figura di Adele Bloch-Bauer è l’unico elemento figurativo dell’opera e si trova come incastonata nello sfondo piatto e ornato da simboli ispirati anche alla mitologia egizia. Non si può negare il fascino lieve e conturbante della sua pelle nuda, pallida ed evanescente, più luminosa dell’oro. L’espressione misteriosa e le labbra rosse, piene e seducenti, contribuiscono a darci l’idea di una sorta di divinità senza tempo, resa immortale dalla sua riproduzione su tela.

 

Immortale, dicevo. Non trovate infatti anche voi che la sua forza espressiva sia giunta perfettamente immutata sino a noi, a distanza di più di un secolo e di moltissimi eventi storici?

Sono sicura di non essere la sola a cogliere questo suo forte magnetismo, una magia che rende questo quadro di Klimt unico e desiderato da molti, come testimonia la sua storia.

Quali vicende sono successe a quest’opera di Gustav Klimt?


Un aspetto interessante di questo quadro è infatti l’insieme delle vicende che si sono susseguite a partire dalla morte di Adele Bloch-Bauer, avvenuta nel 1925 per meningite, e alla successiva fuga degli eredi nel 1938 (prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti) a causa delle persecuzioni naziste. Si trattava infatti di una famiglia ebrea, una delle tante costrette a cedere tutti i loro beni e le loro attività per avere salva la vita e riuscire a lasciare l’Austria o la Germania.

Il nostro famoso quadro di Gustav Klimt è rimasto indifeso a Vienna e ben presto è stato confiscato (o per meglio dire rubato) proprio dai Nazisti, e per la precisione è andato a finire nella collezione di Hermann Göring.

Ci pensate? Il ritratto di Adele Bloch-Bauer, una donna colta, libera ed ebrea, è finita nelle sporche mani di un gerarca nazista, che si è permesso di cambiarne il titolo in Ritratto in oro, per cancellarne le origini e la protagonista non proprio ariana. So che è la storia di molte opere d’arte inestimabili, ma non riesco proprio a non prendermela ogni volta!

Dopo la guerra la collezione d’arte dei Bloch-Bauer, sulla base di una volontà espressa dalla stessa Adele quando era ancora in vita, ha trovato posto nella Galleria del Belvedere di Vienna, e con lei anche il Ritratto di Adele. 

Dopo la morte della donna, le opere erano però passate di proprietà del marito, che non le ha mai donate al museo e che, anzi, ha dovuto privarsene per obbligo dei Nazisti. Questa verità è venuta a galla soltanto negli anni Novanta e ha portato Maria Altmann, anziana nipote di Adele ormai statunitense, a intraprendere una lunga battaglia legale per riavere indietro alcune opere della sua famiglia.

Nel 2007, dopo un’infinita serie di vicissitudini legali, Maria Altmann riesce ad ottenere la restituzione di due ritratti di Adele Bloch-Bauer e di altri tre dipinti. Il ritratto protagonista del post di oggi è stato venduto quasi subito al miliardario Ronald Lauder (per la modica cifra di 135 milioni di dollari) a patto che fosse esposto ed aperto al pubblico in modo permanente.


Così, se vi trovate New York e decidete di visitare la Neue Galerie, potrete trovarvi di fronte questo importantissimo capolavoro e perdervi nelle sue ipnotiche linee dorate. Io l’ho fatto (ormai quasi due anni fa) e posso confermarvi che si è trattato di un momento davvero magico, quasi ipnotico.

Non saprei spiegarmi meglio, ma ho trovato che fosse un’opera dotata di una forza e di una bellezza non comune, così rara da poter comprendere meglio le ragioni per cui è stata tanto contesa.

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