I disegni di Antonio Sant’Elia, architetto futurista

Per i Futuristi la città assume il ruolo simbolico di concentrazione della modernità e del dinamismo, di nuovo fulcro delle aspirazioni industriali della società. Ma come immaginavano i nostri eroi la metropoli del futuro?

Esiste un artista, o per meglio dire un architetto, che riesce a rispondere a questo interrogativo, nonostante la morte in giovane età che non gli concede molto tempo per progettare.

Si tratta di Antonio Sant’Elia (1888-1916), un ragazzo nato a Como che studia a Milano, presso l’Accademia di Brera, negli anni in cui il dibattito culturale è molto vivace ed il Futurismo è ai suoi albori. Sull’onda dell’entusiasmo, si arruola volontario nell’esercito nella Prima Guerra Mondiale, scelta infelice che lo porta a morire sul campo di battaglia il 10 ottobre 1916.

Dotato di grande immaginazione e di spirito moderno, nei suoi ventotto anni di vita progetta molto e, anche se realizza poche opere (soprattutto a causa della prematura scomparsa), ha il grande merito di fornire un’immagine dell’architettura e della città futurista.

Antonio Sant_Elia, Edificio industriale con torre angolare, 1913
Antonio Sant’Elia, Edificio industriale con torre angolare, 1913

Gli anni degli studi

Se vogliamo trovare un riferimento culturale alla base dei progetti visionari di Antonio Sant’Elia, dobbiamo ricordare la Vienna della Secessione, dove architetti come Otto Wagner e Adolf Loos trasformano completamente l’arte dell’edilizia.

In aperta polemica con il gusto eclettico di moda a Milano (e non solo) negli anni del Futurismo, il nostro Sant’Elia parte infatti da stilemi floreali e da articolazioni dei volumi che ricordano il Liberty austriaco, così come si può vedere in questi esempi.

Un fattore interessante è come nell’arco di pochi anni i riferimenti stilistici scompaiano, nel momento in cui l’architetto arriva a sperimentare quello che è il suo gusto, traendo ispirazione dal mondo dell’industria più che dai lessici architettonici del passato, seppure recente.

Concorso per il Cimitero di Monza (1911-12)


Concorso per la nuova Stazione Centrale di Milano (1912)



La città nuova

Gli studi che, ad un secolo di distanza, rendono famoso Antonio Sant’Elia sono però quelli relativi alla città nuova. Lui stesso teorizza, all’interno del manifesto dell’architettura futurista del 1914, la necessità di pensare a metropoli che si allontanino dal puro intento monumentale e celebrativo, sempre uguale a sé stesso:

Noi dobbiamo inventare e rifabbricare la città futurista simile ad un immenso cantiere tumultuante, agile, mobile, dinamico in ogni sua parte, e la casa futurista simile ad una macchina gigantesca.

I disegni che Sant’Elia realizza in questo periodo traducono in immagini le sue parole:  i progetti che realizza riguardano grandi e moderne infrastrutture (come stazioni o centrali elettriche), esaminate spesso in relazione all’urbanistica, considerando le possibili connessioni ed i problemi di traffico che immagina nelle città del futuro.

Si tratta di ragionamenti avanguardisti che anticipano per certi versi tematiche che saranno salienti nel funzionalismo e negli studi di Le Corbusier e di altri grandi esponenti del Movimento Moderno.

 


In conclusione, non trovate anche voi che questi progetti siano davvero innovativi e interessanti? A me piacciono molto perché sembrano creare un ponte tra le architetture secessioniste ed il razionalismo che prenderà piede nei decenni successivi, e devo ammettere che mi dispiace molto che siano rimaste sulla carta!

Se questo argomento vi ha incuriosito e volete scoprire qualcosa in più sui disegni di Antonio Sant’Elia e sugli studi che lo riguardano, ecco il link al sito internet a lui dedicato e gestito da alcune istituzioni di Como, in cui si possono rimirare molte opere.

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