La Piazza del Campidoglio: 2000 anni di storia in uno spazio simbolico

Sicuramente avrete tutti presente la celeberrima Piazza del Campidoglio a Roma, ma conoscete la sua storia millenaria fatta di vestigia romane e di interventi urbanistici e architettonici geniali?

In questi giorni in cui la Sottile Linea d’Ombra vi stupisce con un po’ di classicità (o almeno così speriamo), oggi voglio aggiungermi a Pinkcherrytai per parlare della storia di Piazza del Campidoglio, un simbolo intramontabile di potere annidato nel centro della meravigliosa e tentacolare città eterna.

Si tratta di uno spazio caratterizzato da radici antichissime, integrato, distrutto e ricostruito nel corso dei secoli, sino all’intervento di Michelangelo Buonarroti, che l’ha ridisegnato in maniera a dir poco magistrale, donandogli all’incirca l’aspetto attuale.

Prima di esagerare con le premesse, cercherò di procedere con ordine.


Età romana

Luigi Rossini, Parte del Foro Romano e del Monte Capitolino col Tempio di Giove, 1829
Luigi Rossini, Parte del Foro Romano e del Monte Capitolino col Tempio di Giove, 1829

Senza scendere troppo nel dettaglio, bisogna sapere che il Colle del Campidoglio è un luogo celebrativo e importantissimo sin dall’età romana: era infatti in quest’area murata che si trovavano i principali templi (tra essi quelli dedicati alla cosiddetta Triade Capitolina: Giove, Giunone e Minerva) ed era sempre in questo luogo che si ergeva il Tabularium, edificio della memoria, in cui si conservavano gli archivi pubblici dello Stato, dai decreti del Senato ai trattati di pace.

Il suo aspetto, seppure rivisitato, doveva essere qualcosa che si avvicinava all’incisione di Luigi Rossini che trovate qui sopra: impressionante, vero? Per chi volesse approfondire, ecco un link alla pagina di Wikipedia relativa alla storia del Campidoglio in età romana.


Medioevo

Durante i mille anni che separano la caduta di Roma dal restauro di Michelangelo, bisogna ammettere che la zona del Campidoglio ha perso un po’ del suo smalto a livello architettonico ma certamente non l’importanza strategica e politica.

La città vive una generalizzata fase di decadenza e soprattutto di riduzione demografica: dobbiamo immaginare una serie di cittadelle fortificate all’interno di quello che era il perimetro romano. Molti degli edifici antichi abbandonati o riutilizzati, come ad esempio l’antico Tabularium, che diventa il castello fortificato della famiglia Corsi e poi, dal 1144, il Palazzo Senatorio, confermano che anche in questo periodo il Campidoglio è la sede dell’amministrazione civile della città (nella fotografia in alto si possono vedere i resti del Tabularium inglobati dalle successive trasformazioni). Sulle rovine del tempio di Giunone Moneta si costruisce invece la Basilica di Santa Maria in Aracoeli.

La zona della piazza del Campidoglio risulta celebrativa ma piuttosto caotica: lo spazio esterno è sterrato e vi sono conservate alla rinfusa vestigia dell’età romana, come la statua equestre di Marco Aurelio e altre statue classiche. Per farvi un’idea, credo che possa essere utile guardare l’incisione qui sopra, realizzata appena prima dell’operato di Michelangelo Buonarroti, di cui possiamo finalmente parlare.


1534-38: L’intervento di Michelangelo

Giovanni Battista Piranesi, Veduta del Romano Campidoglio con Scalinata che va alla Chiesa d'Araceli, 1748-74
Giovanni Battista Piranesi, Veduta del Romano Campidoglio con Scalinata che va alla Chiesa d’Araceli, 1748-74

Ed ecco che arriviamo al Rinascimento, il momento storico in cui Roma torna gradualmente a brillare di un nuovo splendore, alimentato dall’importanza sempre maggiore del Vaticano. Nel clima della Controriforma il Papa Paolo III incarica Michelangelo Buonarroti di rendere nuovamente vivibile e celebrativa la zona del Campidoglio, uno spazio che abbiamo visto essere importante ma che si trovava in stato di abbandono: pensate che iniziava ad essere chiamato Colle Caprino, visto che vi pascolavano le capre.

Il progetto di Michelangelo è davvero geniale, poiché riesce ad insegnarci come a volte l’architettura sia l’armonia dello spazio tra gli edifici più che la loro costruzione, e come pochi accorgimenti riescano ad alterare completamente le percezioni. Dopotutto, gli è valso il retro della moneta dei 50 centesimi (scherzi a parte, anche questa “sciocchezza” ci dimostra il potere millenario della piazza)!

Schema del progetto di Piazza del Campidoglio di Michelangelo Buonarroti
Schema del progetto di Piazza del Campidoglio di Michelangelo Buonarroti

In pratica ecco schematizzato ciò che combina il grande maestro:

  • In primo luogo, ribalta l’orientamento dell’area: se nell’età romana l’affaccio principale era in direzione dei Fori Imperiali, pilastri della città, la nuova piazza si volge verso il nuovo centro politico di Roma, costituito dal Vaticano e dalla Basilica di San Pietro.
  • A livello di nuove costruzioni, progetta un nuovo palazzo alla sinistra del Palazzo Senatorio, che nasconde la scarpata verso l’Aracoeli e allo stesso tempo trasforma uno spazio indistinto in una forma geometrica perfetta e regolare, il trapezio che incornicia il fabbricato principale.
  • Per aumentare la percezione armonica di un insieme unico e proporzionato (non dimentichiamoci che siamo nel Rinascimento, dove proporzione e simmetria sono le parole d’ordine!) restaura e riprogetta le facciate esistenti, che cambiano drasticamente aspetto.
  • Dopo aver ristrutturato gli edifici, Michelangelo provvede a dare un nuovo aspetto alla piazza, disegnando una pavimentazione bellissima che è un trionfo di geometria e riposizionando la statua equestre di Marco Aurelio esattamente al centro della composizione.
  • Infine, l’intervento prevede anche un nuovo accesso mediante la cordonata, dolce e scenografica scalinata percorribile a cavallo. Al principio di quest’ultima Michelangelo colloca infine i Dioscuri accompagnati dai cavalli, statue site alla rinfusa nel Campidoglio sin dall’età romana. Data la committenza dell’opera, possiamo interpretarli come una sorta di messaggio: la mitologia ci insegna che i Dioscuri sono il punto di incontro tra sacro e profano, e servono a ricordarci che il Papa ormai non detiene più soltanto il potere spirituale, ma anche quello temporale, in quanto collegamento tra terreno e divino.

 

Che dire, se non che si tratta di un intervento che trovo bellissimo? Michelangelo Buonarroti riesce ad essere allo stesso tempo moderno e rispettoso dell’intorno e delle preesistenze, con un delicatezza e sapienza che andrebbe considerata ancora oggi, quando ci si ritrova ad agire sull’esistente.

L’intelligenza di questo progetto gli garantisce una lunga vita, infatti possiamo affermare che è arrivato al 2018 senza cambiamenti! Anzi, il ruolo simbolico che gioca quest’area ancora adesso è testimoniato dalla presenza, proprio qui, dei meravigliosi Musei Capitolini, strettamente connessi alla storia di Roma.

Di seguito, ecco un po’ di quadri, stampe e foto d’epoca che vi racconteranno l’intervento di Piazza del Campidoglio meglio di quanto posso fare io 😉


In conclusione, possiamo dire che la storia del Campidoglio rispecchi, in piccolo, il destino dell’intera Roma, costituita da innumerevoli stratificazioni e da simboli e significati che allo stesso tempo si mantengono, si perdono e si rincorrono. Non trovate anche voi che si tratti di qualcosa di immensamente affascinante?

P.S.: Se volete leggere qualche altro articolo sulle vicende millenarie degli spazi di Roma, ecco il link a due post a tema:

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