Piazza Navona, cosa rimane dello Stadio di Domiziano?

Chi non conosce Piazza Navona, il grande spazio aperto monumentale e accattivante nel cuore della Roma più densa ed antica? Credo che per tutti sia una delle prime immagini che si associa alla nostra bella e disgraziata e capitale.

È universalmente nota grazie alla bellezza e al prestigio che ottiene in età barocca, quando la famiglia Pamphilj ne cura il completo rinnovamento, donandole tante belle decorazioni nuove. Nel Seicento in effetti pare che una delle occupazioni dei papi fosse finanziare lavori che avrebbero reso immortale e prestigiosa la loro casata, lanciandosi in restauri smodati e attività edilizie ferventi e disinvolte…Come dice il proverbio, a Roma quello che non fecero i Barbari fecero i Barberini!

Eppure, se la si guarda dall’alto, una domanda sorge spontanea: a cosa si deve la sagoma di Piazza Navona, così curiosa, lunga e stretta, come non se ne trovano altrove? La risposta risiede nella sua origine.

Lo stadio di Domiziano

Bisogna tornare indietro fino all’85 d.C., quando l’imperatore Domiziano fa costruire uno stadio a lui dedicato, destinato alle gare di atletica. Siamo esattamente sullo spazio su cui sorge Piazza Navona e, non a caso, viene fuori una struttura allungata, con uno spazio aperto per gli sport e degli spalti ad anello.

La caduta dell’impero romano: l’origine di Piazza Navona

Come ho raccontato nello scorso articolo (se ve lo siete perso, cliccate questo link: Architettura e metamorfosi: quando le trasformazioni permettono di superare le crisi), nel momento in cui l’impero crolla, in un brevissimo arco di tempo tutte le grandi infrastrutture che ne hanno contraddistinto la civiltà perdono la loro utilità, considerata la fortissima crisi economica in cui Roma per prima si trova.

Monumentali edifici come gli stadi e gli anfiteatri diventano un rifugio perfetto, così ecco che la zona degli spalti e degli ingressi viene tamponata, creando un piccolo insediamento con tanto di protezione dall’esterno grazie all’elevata altezza.

I secoli scorrono e dello stadio di Domiziano in superficie non rimangono più tracce, visto che la struttura viene lentamente inglobata nel tessuto cittadino.

Il Barocco: un nuovo vestito per un luogo antichissimo

Come ho anticipato, è nel Seicento che i Pamphilj, proprietari dei palazzi in affaccio su Piazza Navona, la rinnovano chiamando i migliori maestri disponibili in città: Bernini e Borromini, vale a dire il gatto e la volpe, due rivali che sono gli assoluti protagonisti della scena architettonica romana. Bernini si sbizzarrisce nelle fontane, mentre il suo esimio collega nella chiesa di Sant’Agnese, con i suoi bizzarri campanili gemelli.

Piazza Navona oggi

Quella operata in età barocca può essere definita l’ultima grande operazione di adeguamento che ha interessato questo luogo straordinariamente antico, dove ancora oggi si possono vedere le imponenti tracce del passato. Se si va in giro secondo me bisogna sempre perdere un po’ di tempo a guardare le mappe delle città che si visitano, perché danno una serie incredibile di informazioni e stimolano la curiosità, dimostrando come niente sia frutto del caso.

In più, se oggi si va a Piazza Navona, si possono vedere i resti archeologici dell’antico stadio, con tanto di ingressi e scalinate, così da evidenziare come il presente sia soltanto uno degli strati che compongono il complesso mosaico che è Roma, la nostra città eterna.

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