Maggio 2017: le mostre d’arte da non perdere in Italia

Anche voi avreste voglia di visitare qualche bella mostra d’arte in questo maggio 2017?  

Se non siete ancora riusciti a guardarvi intorno, ecco a voi una selezione schematica delle esposizioni più interessanti (a mio avviso) che la nostra bella Italia ci regala nei prossimi tempi, suddivise per città.


Torino

TORINO-mostre-aprile-2017

L’emozione dei colori nell’arte

Fino al 23 luglio 2017, GAM di Torino e Castello di Rivoli

Klee, Kandinsky, Munch, Matisse, Delaunay, Warhol, Fontana, Boetti, Paolini e Hirst sono alcuni dei protagonisti di un’ampia mostra collettiva che ripercorre la storia, le invenzioni, l’esperienza e l’uso del colore nell’arte. Per saperne di più, ecco il link alla pagina del sito della GAM.

Personalmente, ho visitato l’esposizione in entrambe le sedi e devo dire che ho preferito la GAM: una mostra davvero intrigante e ricca di spunti e opere importanti, forse più domande che risposte, se devo essere sincera, ma sicuramente da vedere!

Dal Futurismo al ritorno all’ordine

Fino al 18 giugno 2017, Museo Arti Decorative Accorsi–Ometto

La Fondazione Accorsi-Ometto offre una mostra che affronta e indaga la pittura italiana del decennio cruciale tra gli anni dieci e venti del Novecento, attraverso opere di grandi artisti come Boccioni, Balla, Casorati e molti altri. Per approfondire, ecco il link al sito ufficiale.

Devo aggiungere che sono una fan delle ultime mostre curate da questa fondazione e anche in questo caso sono stata assolutamente soddisfatta: si tratta di una esposizione piccola ma preziosa, da scoprire!


Milano

MILANO-mostre-aprile-2017

Manet e la Parigi moderna

Fino al 2 luglio 2017, Palazzo Reale

La mostra celebra il percorso artistico del grande maestro che, in poco più di due decenni di intensa attività, ha prodotto 430 dipinti in grado di rivoluzionare il concetto di arte moderna. Per saperne di più, ecco il link alla pagina ufficiale.

Keith Haring. About art

Fino al 18 giugno 2017, Palazzo Reale

Finalmente una retrospettiva dedicata a Keith Haring, che siamo poco abituati a vedere nella veste di maestro protagonista di una mostra! L’esposizione presenta 110 opere, molte di dimensioni monumentali, alcune delle quali inedite o mai esposte in Italia. Se siete curiosi, ecco il link alla pagina ufficiale.

Kandinskij, il Cavaliere errante

Fino al 2 luglio 2017, Mudec

Circa cinquanta opere di Kandinskij raccontano il periodo del genio dell’artista che porta alla svolta completa verso l’astrazione, corredate da 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa russa. Per saperne di più, ecco il link al sito.


Genova

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Modigliani

Fino al 16 Luglio 2017, Palazzo Ducale

Personalmente, io mi aspetto sempre molto da una mostra dedicata a Modigliani, tormentato artista che tanto amo, non succede anche a voi? Spero che le mie aspettative saranno rispettate quando andrò a vedere l’esposizione che, a detta dei curatori, illustra il percorso creativo di Modì affrontando le principali componenti della sua carriera breve e feconda. Per approfondire, ecco il link al sito ufficiale.

Elliot Erwitt. Kolor

Fino al 16 Luglio 2017, Palazzo Ducale

La mostra di Palazzo Ducale ha l’ambizione di presentare la prima grande retrospettiva di immagini a colori del celebre fotografo Elliott Erwitt, di cui sono state esposte quasi sempre opere in bianco e nero. È da poco infatti che l’artista ha affrontato il suo archivio a colori, dedicato ai suoi lavori editoriali, istituzionali e pubblicitari: dalla politica al sociale, dall’architettura al cinema e alla moda. Per saperne di più, ecco il link al sito ufficiale.


Bologna

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Mirò! Sogno e colore

Dall’11 aprile al 17 settembre 2017, Palazzo Albergati

La mostra espone 130 opere che raccontano la storia di questo maestro del surrealismo, insieme  alle suggestioni dell’isola di Maiorca dove Miró ha vissuto dal 1956 fino alla morte nel 1983. Se volete saperne di più, ecco il link al sito ufficiale.

Costruire il Novecento. Capolavori della Collezione Giovanardi

Fino al 25 giugno 2017, Palazzo Fava

La mostra espone una collezione molto importante del Novecento italiano: 90 opere realizzate tra le due guerre mondiali da artisti del calibro di Morandi, Licini, Carrà, De Pissis, Sironi e Tosi.

Se potessi teletrasportarmi lì, questa è un’esposizione che assolutamente non perderei. Ma per ora mi accontento di lasciarvi il link alla pagina dell’evento.


Piacenza

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Guercino tra sacro e profano

Fino al 4 Giugno 2017, Musei di Palazzo Farnese

La mostra espone 20 capolavori di Guercino, grande artista rappresentativo del Seicento italiano, unitamente alla possibilità di visitare la cupola del Duomo per ammirare gli affreschi e completare così un quadro orientativo delle potenzialità e degli esiti della ricerca di questo maestro. Per saperne di più, ecco il link al sito ufficiale.


Brescia

BRESCIA-mostre-aprile-2017

Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell’Ottocento

Fino all’11 giugno 2017, Palazzo Martinengo

Canova, Hayez, i Macchiaioli, Segantini, Boldini e molti altri: questa mostra racconta al pubblico la straordinaria stagione artistica che l’Italia ha vissuto nel XIX secolo, illustrando le correnti e i movimenti pittorici che hanno reso il panorama artistico nazionale uno dei più frizzanti e dinamici a livello europeo. Per curiosare, ecco il link al sito ufficiale.


Forlì

FORLI-mostre-aprile-2017

Art Decò. Gli anni ruggenti in Italia

Fino al 18 Giugno 2017, Musei di San Domenico

Questa poliedrica mostra celebra l’Art Déco, intesa come uno stile di vita eclettico, mondano e internazionale, caratterizzato dalla ricerca del lusso e della piacevolezza del vivere, tanto più intensi quanto effimeri. Per saperne di più ecco il link al sito.


Venezia

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LA BIENNALE DI VENEZIA 57. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE

Dal 13 maggio 2017 al 26 novembre 2017, Venezia

Finalmente è di nuovo tempo di Biennale! Come forse ho già accennato in passato, io adoro questa manifestazione, utilissima per immergersi nel panorama artistico contemporaneo e allo stesso tempo per curiosare in alcuni dei più nascosti e nobili palazzi e angoli veneziani.

Quest’edizione, intitolata “Viva arte viva”, vedrà la partecipazione di 85 nazioni nei padiglioni ai giardini, all’arsenale e nel centro storico. Per saperne di più, ecco il link al sito ufficiale.

Jheronimus Bosch e Venezia

Fino al 4 giugno 2017 – Palazzo Ducale, Venezia

La mostra racconta di una Venezia colta attratta, nel Cinquecento, dal mistero e da visioni oniriche. Oltre 50 opere da tutta Europa ruotano attorno ai tre capolavori “veneziani” di Bosch, restituiti al loro splendore. Questa piccola introduzione vi incuriosisce? Ecco il link al sito ufficiale!

Damien Hirst. Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Fino al 3 dicembre 2017, Palazzo Grassi e Punta della Dogana

Ed ecco a concludere il quadro veneziano uno dei maggiori esponenti dell’arte contemporanea, il geniale e controverso Damien Hirst, che ci propone un omaggio ad un antico naufragio, quello della nave ‘Unbelievable’ (Apistos in greco antico). Viene esposto il carico riscoperto, insieme ad opere dell’artista, in una maniera davvero unica. Siete curiosi? Ecco il link al sito ufficiale!


Verona

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Toulouse-Lautrec. La Belle Époque

Fino al 3 settembre 2017, AMO – Palazzo Forti

La mostra ha lo scopo di raccontare le varie sfaccettature delle opere di Toulouse-Lautrec, caratterizzate da una ricercata poetica anticonformista e provocatoria, decisamente innovativa. Per saperne di più, ecco il link al sito ufficiale.

Io ho visto questa mostra nella sua precedente tappa a Torino, quindi sono ben contenta di condividere con voi quella che è stata la mia (positiva) opinione sull’evento: Henri de Toulouse-Lautrec a Torino: 3 cose da apprezzare della mostra a Palazzo Chiablese.


Firenze

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Visioni dal NORD. PITTURA ESTONE DALLA COLLEZIONE ENN KUNILA, 1910 – 1940

4 marzo – 21 maggio 2017, Museo del Novecento

Ultime settimane per scoprire le opere della Collezione Kunila, una tra le più grandi raccolte private di pittura moderna dell’Europa nordorientale. La mostra vuole raccontare i segreti della tradizione pittorica del Baltico con una selezione di artisti del primo Novecento ancora poco noti al pubblico italiano. Per approfondire, ecco il link alla pagina ufficiale.

Bill Viola. Rinascimento elettronico

Fino al 23 luglio 2017, Palazzo Strozzi

A Palazzo Strozzi si può rimirare una retrospettiva sul maestro indiscusso della videoarte contemporanea, attraverso sue opere esposte in dialogo con grandi capolavori del Rinascimento. Ardito, non trovate anche voi? Se siete curiosi, ecco il link al sito ufficiale.


Roma

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Giovanni Boldini

Fino al 16 luglio 2017, Complesso del Vittoriano

È innegabile il fatto che questo sia l’anno di Giovanni Boldini, non trovate anche voi? In ogni caso, questa esposizione ci racconta di questo grande protagonista della Belle Époque, un pittore straordinario che ha immortalato nei suoi ritratti le donne più belle dell’alta società parigina. Per informazioni, ecco il link al sito ufficiale.

Artemisia Gentileschi e il suo tempo

Fino all’8 maggio 2017, Palazzo Braschi

Sono gli ultimi giorni per vedere questa bella mostra che ci conduce in un viaggio nell’arte della prima metà del XVII secolo seguendo le tracce di una grande, vera donna: Artemisia Gentileschi. Per informazioni, ecco il link alla sua pagina.

Colosseo. Un’icona

Fino al 7 gennaio 2018, Colosseo

Questa mostra ha l’ambizioso scopo di raccontarci del Colosseo dall’età classica sino ad oggi, celebrando il suo ruolo di ispirazione nel rinascimento, nel neoclassicismo e, più vicino a noi, nel ventennio fascista. Siete curiosi? Ecco il link al sito ufficiale.


Catania

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Escher

Fino al 17 settembre 2017, Palazzo della Cultura

La passione per Escher che sta attraversando l’Italia attraverso le molte mostre che si sono tenute ha ora raggiunto la Sicilia, isola cara al grafico fiammingo che la riteneva una regione così affascinante nell’architettura e nei tratti del paesaggio da provocargli un autentico e devoto “incantamento”, oltre a diventare un’importante fonte di ispirazione. Per informazioni, ecco il link al sito ufficiale.


Beh, non so voi ma a me è venuta una gran voglia di uscire di casa per vedere qualcuna di queste mostre (tutte, ad essere sincera)!

Apprezzate questa mia selezione oppure secondo voi ne ho dimenticata qualcuna? Fatemi sapere e, se avete avuto la fortuna di vederne almeno una, aspetto la vostra opinione! 😉

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Aprile 2017: le mostre d’arte da non perdere in Italia

Anche voi avreste voglia di visitare qualche bella mostra d’arte in questo aprile 2017?  

Se non siete ancora riusciti a guardarvi intorno, ecco a voi una selezione schematica delle esposizioni più interessanti (a mio avviso) che la nostra bella Italia ci regala nei prossimi tempi, suddivise per città.


Torino

TORINO-mostre-aprile-2017

L’emozione dei colori nell’arte

Fino al 23 luglio 2017, GAM di Torino e Castello di Rivoli

Klee, Kandinsky, Munch, Matisse, Delaunay, Warhol, Fontana, Boetti, Paolini e Hirst sono alcuni dei protagonisti di un’ampia mostra collettiva che ripercorre la storia, le invenzioni, l’esperienza e l’uso del colore nell’arte. Per saperne di più, ecco il link alla pagina del sito della GAM.

Dal Futurismo al ritorno all’ordine

Fino al 18 giugno 2017, Museo Arti Decorative Accorsi–Ometto

La Fondazione Accorsi-Ometto offre una mostra che affronta e indaga la pittura italiana del decennio cruciale tra gli anni dieci e venti del Novecento, attraverso opere di grandi artisti come Boccioni, Balla, Casorati e molti altri. Per approfondire, ecco il link al sito ufficiale.


Milano

MILANO-mostre-aprile-2017

Manet e la Parigi moderna

Fino al 2 luglio 2017, Palazzo Reale

La mostra celebra il percorso artistico del grande maestro che, in poco più di due decenni di intensa attività, ha prodotto 430 dipinti in grado di rivoluzionare il concetto di arte moderna. Per saperne di più, ecco il link alla pagina ufficiale.

Keith Haring. About art

Fino al 18 giugno 2017, Palazzo Reale

Finalmente una retrospettiva dedicata a Keith Haring, che siamo poco abituati a vedere nella veste di maestro protagonista di una mostra! L’esposizione presenta 110 opere, molte di dimensioni monumentali, alcune delle quali inedite o mai esposte in Italia. Se siete curiosi, ecco il link alla pagina ufficiale.

Kandinskij, il Cavaliere errante

Fino al 2 luglio 2017, Mudec

Circa cinquanta opere di Kandinskij raccontano il periodo del genio dell’artista che porta alla svolta completa verso l’astrazione, corredate da 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa russa. Per saperne di più, ecco il link al sito.


Genova

GENOVA-mostre-aprile-2017

Modigliani

Fino al 16 Luglio 2017, Palazzo Ducale

Personalmente, io mi aspetto sempre molto da una mostra dedicata a Modigliani, tormentato artista che tanto amo, non succede anche a voi? Spero che le mie aspettative saranno rispettate quando andrò a vedere l’esposizione che, a detta dei curatori, illustra il percorso creativo di Modì affrontando le principali componenti della sua carriera breve e feconda. Per approfondire, ecco il link al sito ufficiale.


Bologna

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Mirò

Dall’11 aprile al 17 settembre 2017, Palazzo Albergati

Della mostra di Mirò a Bologna si sa ancora poco, perché non ha ancora aperto i battenti e perché la pagina ufficiale è ancora decisamente spoglia. Che dire, se non che rimarremo a vedere e che un po’ di atmosfera surreale non può che farci del bene nei giorni grigi!


Brescia

BRESCIA-mostre-aprile-2017

Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell’Ottocento

Fino all’11 giugno 2017, Palazzo Martinengo

Canova, Hayez, i Macchiaioli, Segantini, Boldini e molti altri: questa mostra racconta al pubblico la straordinaria stagione artistica che l’Italia ha vissuto nel XIX secolo, illustrando le correnti e i movimenti pittorici che hanno reso il panorama artistico nazionale uno dei più frizzanti e dinamici a livello europeo. Per curiosare, ecco il link al sito ufficiale.


Forlì

FORLI-mostre-aprile-2017

Art Decò. Gli anni ruggenti in Italia

Fino al 18 Giugno 2017, Musei di San Domenico

Questa poliedrica mostra celebra l’Art Déco, intesa come uno stile di vita eclettico, mondano e internazionale, caratterizzato dalla ricerca del lusso e della piacevolezza del vivere, tanto più intensi quanto effimeri. Per saperne di più ecco il link al sito.


Venezia

VENEZIA-mostre-aprile-2017
Jheronimus Bosch e Venezia

18 febbraio – 4 giugno 2017 – Palazzo Ducale, Venezia

La mostra racconta di una Venezia colta attratta, nel Cinquecento, dal mistero e da visioni oniriche. Oltre 50 opere da tutta Europa ruotano attorno ai tre capolavori “veneziani” di Bosch, restituiti al loro splendore. Questa piccola introduzione vi incuriosisce? Ecco il link al sito ufficiale!


Roma

ROMA-mostre-aprile-2017

Giovanni Boldini

Fino al 16 luglio 2017, Complesso del Vittoriano

È innegabile il fatto che questo sia l’anno di Giovanni Boldini, non trovate anche voi? In ogni caso, questa esposizione ci racconta di questo grande protagonista della Belle Époque, un pittore straordinario che ha immortalato nei suoi ritratti le donne più belle dell’alta società parigina. Per informazioni, ecco il link al sito ufficiale.

Artemisia Gentileschi e il suo tempo

Fino all’8 maggio 2017, Palazzo Braschi

Questa mostra, ormai quasi alla fine, ci conduce in un viaggio nell’arte della prima metà del XVII secolo seguendo le tracce di una grande, vera donna: Artemisia Gentileschi. Per informazioni, ecco il link alla sua pagina.


Catania

CATANIA-mostre-aprile-2017

Escher

Fino al 17 settembre 2017, Palazzo della Cultura

La passione per Escher che sta attraversando l’Italia attraverso le molte mostre che si sono tenute ha ora raggiunto la Sicilia, isola cara al grafico fiammingo che la riteneva una regione così affascinante nell’architettura e nei tratti del paesaggio da provocargli un autentico e devoto “incantamento”, oltre a diventare un’importante fonte di ispirazione. Per informazioni, ecco il link al sito ufficiale.


Beh, non so voi ma a me è venuta una gran voglia di uscire di casa per vedere almeno una di queste mostre!

Apprezzate questa mia selezione oppure secondo voi ne ho dimenticata qualcuna? Fatemi sapere e, se avete avuto la fortuna di vederne almeno una, aspetto la vostra opinione! 😉

Turner a Roma: le meraviglie della città eterna

Rome: The Forum with a Rainbow 1819 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, Roma: il foro con arcobaleno.

Senza dubbio Roma è stata una grande fonte di ispirazione per Joseph Mallord William Turner, inglesissimo maestro abituato alla pioggerellina fine di Londra. La città eterna è infatti la protagonista di numerose tele e di molti acquerelli, tutti accomunati dall’attenzione per i dettagli e dalla luce dorata del Mediterraneo.

Riuscite ad immaginare l’emozione di un appassionato di archeologia ed architettura classica giunto in Italia per la prima volta?Teniamo conto che stiamo parlando della Gran Bretagna dei primi dell’Ottocento, una società che ha il mito della classicità e della cultura romana e greca. Quindi un viaggio di sei mesi verso Roma e oltre deve essere un vero premio per il quarantatreenne Turner, ormai ai vertici del panorama artistico inglese.


J. M. W. Turner in Italia

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J.M.W. Turner, Roma moderna da Campo Vaccino.

Nei primi giorni dell’agosto 1819 Joseph Mallord William Turner parte da Dover verso sud. Attraversa la Francia e arriva in Italia attraverso il Moncenisio, per poi scoprire Torino e Milano. Di qui si dirige a Venezia, dove soggiorna alcune settimane e si innamora dei colori e dell’inconsistenza della laguna. (Sulle impressioni di Venezia, ecco un articolo da non perdere: Un atto d’amore per J. M. W. Turner)

Dopo Venezia, è la volta di Bologna e Rimini, per poi giungere finalmente a Roma all’inizio di ottobre. Eppure il grande artista non è ancora sazio, così si permette ancora una tappa a Napoli, Pompei ed Ercolano, per godersi quelle che al momento sono le più belle rovine ritrovate.

Di ritorno alla città eterna vi soggiorna per quasi tre mesi, un periodo che nutre la sua mente ed i suoi occhi, al punto da originare una serie di quadri fenomenali, una volta rientrato in patria.

La Roma di Turner è un luogo dove il passato si fonde con il presente, creando una mescolanza tra la precisione di un rilevatore e l’aura di leggenda che circonda anche il presente decaduto. Anche i quadri qui di seguono esprimono questo dualismo: da una parte la visione di Roma antica, immaginata a partire dagli studi archeologici, dall’altra la città moderna, intrisa di una luce senza tempo.

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J. M. W. Turner, Antica Roma: Agrippina che approda con le ceneri di Germanico.
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J. M. W. Turner, Roma dall’Aventino.

Gli album di viaggio

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J. M. W. Turner, Roma, quaderni di viaggio.

Vi siete chiesti come abbia fatto Turner a dipingere quadri tanto dettagliati una volta rientrato a Londra? Il suo era il mondo prima delle macchine fotografiche, quindi la risposta è che bisognava sgobbare continuamente.

Il nostro grande artista è partito con una serie di album da disegno da riempire con i dati che gli servivano e con le meraviglie che aveva davanti agli occhi.

Ecco, vi confesso che io adoro questi quaderni meticolosamente compilati: con pochi tratti Turner è riuscito a riprodurre immagini dettagliate e fedeli della realtà, fornendoci un preciso spaccato di com’era Roma nel 1819 senza nessun errore o imprecisione.

In certi casi poi questi appunti diventano la base per preziosi quadri futuri, come si può notare nelle due immagini di seguito.

Study for 'Rome from the Vatican' 1819 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, Studio per “Roma dal Vaticano”.
Rome, from the Vatican. Raffaelle, Accompanied by La Fornarina, Preparing his Pictures for the Decoration of the Loggia exhibited 1820 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, Roma dal Vaticano.

Non trovate anche voi che siano opere incredibili? Il bello è che Joseph Mallord William Turner non si è limitato a ritrarre Roma, ma si è dedicato a una grande parte dell’Italia. Siete curiosi di scoprire come ha disegnato la vostra città? Allora vi invito a non perdere il prossimo articolo 😉

Quasi dimenticavo: se volete guardare altri lavori di Turner, sul sito della Tate Gallery di Londra sono presenti tantissime opere, tutte commentate e catalogate. In particolare, questo è il link alla sezione dedicata al viaggio in Italia (Non c’è niente da fare, io amo gli Inglesi e la loro cura per il patrimonio e per i visitatori, reali o virtuali che siano!)

Arte e architettura: due facce della stessa moneta

Da bravo architetto, cerco sempre di convincere il mondo sull’importanza di questa disciplina, perché sono assolutamente convinta che non venga studiata e apprezzata a sufficienza. Inoltre è quella più facile ed economica da scoprire, visto che è sempre in bella vista.

Quando si visitano le città l’architettura è sempre in mostra, anche se in genere le guide, tolti i grandi capolavori, non ci danno molto peso.

Tornando a noi, se l’altro giorno ho introdotto i tre divini criteri per giudicare gli edifici (ve li siete persi? Allora cliccate qui: La magia dell’architettura: i miei migliori motivi per camminare con il naso per aria), oggi cercherò di dimostrare il legame tra pittura, scultura e architettura nel corso dei secoli. Si tratta di una connessione che forse in certi casi è più sottile, ma che allo stesso tempo è determinante per arrivare veramente a cogliere l’anima di un’epoca e ad apprezzarne l’armonia.

Se poi si riflette, in passato tra queste arti il confine era decisamente più labile, basta pensare a quel genio di Michelangelo, che passava da dipingere la Cappella Sistina a scolpire il David a progettare niente meno che la Basilica di San Pietro a Roma!

Penso che non servano grandi parole per descrivere il senso di omogeneità a cui mi riferisco, quindi ho scelto di condividere con voi delle immagini a titolo di esempio che ritengo suggestive e davvero affascinanti.

Età romana imperiale
Età romana imperiale: Pantheon, affreschi di Pompei e bassorilievo dell'Ara Pacis di Augusto.
Età romana imperiale: Pantheon, affreschi di Pompei e bassorilievo dell’Ara Pacis di Augusto.

Per i Romani ogni forma d’arte si riconduce alle regole della geometria, della prospettiva, della simmetria e dell’equilibrio, che sono gli assoluti protagonisti delle opere.

Basso Medioevo
Basso medioevo: "Maestà" di Duccio di Buoninsegna, bassorilievo della cattedrale di Reims e Duomo di Trento.
Basso medioevo: “Maestà” di Duccio di Buoninsegna, bassorilievo della cattedrale di Reims e Duomo di Trento.

Quasi mille anni dopo, quello che conta è l’enfasi, l’emozione irrazionale di un mondo che ha dimenticato le regole della prospettiva e delle costruzioni classiche e che sta rinascendo dopo secoli difficilissimi.

Barocco
Barocco: "San Marco e San Marcellino condotti al patibolo" di Veronese, Piazza San Pietro e la fontana dei Fiumi in piazza Navona di Gian Lorenzo Bernini.
Barocco: “San Marco e San Marcellino condotti al patibolo” di Veronese, Piazza San Pietro e la fontana dei Fiumi in piazza Navona di Gian Lorenzo Bernini.

Nel Seicento quello che conta è essere monumentali, megalomani e assolutamente scenografici, quindi ecco che i materiali diventano ricchi e smodati e le linee movimentate ed accentuate.

Jugendstil
Jugendstil: Giuditta di Gustav Klimt, palazzo di Otto Wagner, bassorilievo di Joseph Maria Olbrich.
Jugendstil: Giuditta di Gustav Klimt, palazzo di Otto Wagner, bassorilievo di Joseph Maria Olbrich.

Ed ecco che alla fine dell’Ottocento si assiste al deciso rigetto delle forme eclettiche e neoclassiche, alla ricerca di nuovi riferimenti simbolici, spirituali e occulti.

Movimento moderno
Movimento moderno: il padiglione tedesco all'Expo di Barcellona del '29 di Ludwig Mies Van Der Rohe, "Composizione senza titolo" di Piet Mondrian, scultura di Alexander Calder.
Movimento moderno: il padiglione tedesco all’Expo di Barcellona del ’29 di Ludwig Mies Van Der Rohe, “Composizione senza titolo” di Piet Mondrian, scultura di Alexander Calder.

Infine, dopo la prima guerra mondiale quello che conta è arrivare all’essenza delle cose, ricercando le linee essenziali. Paradossalmente, si torna alle origini classiche per quello che riguarda la purezza delle linee, l’importanza della geometria e della prospettiva.


Dopo questi esempi spero di essere riuscita a stimolare la vostra curiosità.

Avrei voluto dilungarmi maggiormente ma si sa, il tempo è tiranno, quindi lascio questi cinque magri esempio alla vostra fantasia, sperando che arriverete più lontano di quanto ho scritto io oggi. 😉

Castel Sant’Angelo: cosa resta del mausoleo degli imperatori romani?

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Lo confesso: oggi ero convinta che avrei cambiato argomento, dopo gli ultimi articoli dedicati all’architettura ed in particolare al riuso delle strutture romane nei secoli; eppure mi è venuto in mente un ultimo esempio che potrebbe chiudere il cerchio, mettendo in luce altre particolarità. Quindi, ecco che anche questa volta vi toccherà sentir parlare di rovine e di archeologia!

In particolare, vi delizierò con il curioso destino di quello che è nato per essere il mausoleo dell’imperatore Adriano ed è diventato, senza grandissime trasformazioni, il Castel Sant’Angelo, lo strano monumento che a Roma tutti abbiamo avuto l’occasione di ammirare, ci scommetto.

Età antica: il sepolcro imperiale

Siamo intorno al 125 d.C. quando l’imperatore Adriano si lancia in un’impresa a dir poco colossale: realizzare un monumentalissimo mausoleo in sua memoria, di fronte al Campo Marzio e collegato ad esso grazie ad un ponte realizzato per l’occasione (ancora in piedi e in uso oggi, per la cronaca).

Il cantiere si protrae per più di dieci anni e alla fine salta fuori un basamento quadrato sotto un tamburo cilindrico, rivestiti in marmo e sormontati da una specie di boschetto pensile, completato da statue, archi trionfali e un tempietto. Riposano qui un bel numero di imperatori, visto che ormai i tempi stanno cambiando in peggio e opere faraoniche di questo genere a Roma non vengono più intraprese.

Il cambiamento: la trasformazione in fortezza militare

Arriva il Medioevo e le invasioni barbariche sono all’ordine del giorno (come ormai ben saprete), quindi anche questa struttura fa gola come rifugio, esattamente come Palazzo Madama a Torino e Piazza Navona, a Roma anche lei. Al basamento vengono aggiunte delle torri sugli angoli, ed ecco che si ottengono delle ottime mura. Il marmo pian piano viene saccheggiato e il castello prende forma, arrivando anche ad ospitare una prigione.

Ben presto i papi iniziano ad usarlo come roccaforte, data la vicinanza al Vaticano, così intorno al 1500 viene realizzato anche il passetto, un corridoio sopraelevato che collega direttamente i due luoghi e diventa la via di fuga privilegiata in caso di assedio.

Nel Rinascimento si scopre la polvere da sparo, quindi cambiano le armi e quello che ormai è il Castel Sant’Angelo si adegua, munendosi di moderni bastioni poligonali, che lo rendono una vera e propria fortezza cinquecentesca.

Da allora subisce tanti piccoli interventi di adeguamento, dopotutto la sua struttura ha quasi 2000 anni, però non perde mai la sagoma geometrica né la consistenza del mausoleo di Adriano.


Detto questo, credo proprio di aver finito con questo excursus in bilico tra architettura e archeologia, almeno per il momento, anche se l’Italia è piena di questi esempi, che spaziano dalla cultura greca, a quella bizantina o comunale, per fare soltanto alcuni esempi.

Passeggiando per le nostre città ed i nostri paesi è sufficiente guardarsi intorno per cogliere indizi nascosti di passati diversi e difficili da immaginare, quindi il mio invito è quello di non smettere mai di cercarli, visto che rappresentano ciò che c’è di eterno nella nostra civiltà!

Piazza Navona, cosa rimane dello Stadio di Domiziano?

Chi non conosce Piazza Navona, il grande spazio aperto monumentale e accattivante nel cuore della Roma più densa ed antica? Credo che per tutti sia una delle prime immagini che si associa alla nostra bella e disgraziata e capitale.

È universalmente nota grazie alla bellezza e al prestigio che ottiene in età barocca, quando la famiglia Pamphilj ne cura il completo rinnovamento, donandole tante belle decorazioni nuove. Nel Seicento in effetti pare che una delle occupazioni dei papi fosse finanziare lavori che avrebbero reso immortale e prestigiosa la loro casata, lanciandosi in restauri smodati e attività edilizie ferventi e disinvolte…Come dice il proverbio, a Roma quello che non fecero i Barbari fecero i Barberini!

Eppure, se la si guarda dall’alto, una domanda sorge spontanea: a cosa si deve la sagoma di Piazza Navona, così curiosa, lunga e stretta, come non se ne trovano altrove? La risposta risiede nella sua origine.

Lo stadio di Domiziano

Bisogna tornare indietro fino all’85 d.C., quando l’imperatore Domiziano fa costruire uno stadio a lui dedicato, destinato alle gare di atletica. Siamo esattamente sullo spazio su cui sorge Piazza Navona e, non a caso, viene fuori una struttura allungata, con uno spazio aperto per gli sport e degli spalti ad anello.

La caduta dell’impero romano: l’origine di Piazza Navona

Come ho raccontato nello scorso articolo (se ve lo siete perso, cliccate questo link: Architettura e metamorfosi: quando le trasformazioni permettono di superare le crisi), nel momento in cui l’impero crolla, in un brevissimo arco di tempo tutte le grandi infrastrutture che ne hanno contraddistinto la civiltà perdono la loro utilità, considerata la fortissima crisi economica in cui Roma per prima si trova.

Monumentali edifici come gli stadi e gli anfiteatri diventano un rifugio perfetto, così ecco che la zona degli spalti e degli ingressi viene tamponata, creando un piccolo insediamento con tanto di protezione dall’esterno grazie all’elevata altezza.

I secoli scorrono e dello stadio di Domiziano in superficie non rimangono più tracce, visto che la struttura viene lentamente inglobata nel tessuto cittadino.

Il Barocco: un nuovo vestito per un luogo antichissimo

Come ho anticipato, è nel Seicento che i Pamphilj, proprietari dei palazzi in affaccio su Piazza Navona, la rinnovano chiamando i migliori maestri disponibili in città: Bernini e Borromini, vale a dire il gatto e la volpe, due rivali che sono gli assoluti protagonisti della scena architettonica romana. Bernini si sbizzarrisce nelle fontane, mentre il suo esimio collega nella chiesa di Sant’Agnese, con i suoi bizzarri campanili gemelli.

Piazza Navona oggi

Quella operata in età barocca può essere definita l’ultima grande operazione di adeguamento che ha interessato questo luogo straordinariamente antico, dove ancora oggi si possono vedere le imponenti tracce del passato. Se si va in giro secondo me bisogna sempre perdere un po’ di tempo a guardare le mappe delle città che si visitano, perché danno una serie incredibile di informazioni e stimolano la curiosità, dimostrando come niente sia frutto del caso.

In più, se oggi si va a Piazza Navona, si possono vedere i resti archeologici dell’antico stadio, con tanto di ingressi e scalinate, così da evidenziare come il presente sia soltanto uno degli strati che compongono il complesso mosaico che è Roma, la nostra città eterna.

Architettura e metamorfosi: quando le trasformazioni permettono di superare le crisi

L'anfiteatro di Arles, prima dei restauri Ottocenteschi che hanno lasciato soltanto la struttura romana.
L’anfiteatro di Arles, prima dei restauri Ottocenteschi che hanno lasciato soltanto la struttura romana.

Quella che stiamo vivendo oggi non è certamente la prima tra le crisi globali affrontate dall’umanità: se andiamo a ritroso nel tempo, la storia non è che il ripetersi di periodi vagamente rosei e di terribili catastrofi. Un esempio sopra tutti? Il crollo dell’impero romano.

Se ci penso, è una questione che mi fa venire i brividi. Nell’arco di un paio di generazioni tutte le conquiste di una civiltà avanzatissima sono state spazzate via. I romani avevano i teatri, gli stadi, gli acquedotti e le strade lastricate (con tanto di strisce pedonali in pietra, come avrà visto chi è stato a Pompei), ma non soltanto. Avevano un buon livello di igiene personale e di cura del corpo, grazie ai bagni pubblici, alle terme e alle palestre, e case dotate di comfort come l’acqua corrente e una sorta di riscaldamento a pavimento. Ci pensate a quanto deve essere stato triste assistere all’abbandono di tutte queste grandi architetture, simboli del progresso di chi pecca di superbia?

Io credo in realtà che gli uomini in questa fase avessero ben altro di cui preoccuparsi: ad esempio sopravvivere. La caduta dell’impero romano ha ridotto drasticamente la popolazione europea, così quelle che erano state grandi città si ritrovano ad essere piccoli capannelli sparuti, facile preda per i barbari che pare arrivino da tutte le parti.

Pensiamo a Roma, che quando finiscono le provviste si ritrova a con un milione di abitanti che non possono essere nutriti, oppure ai territori periferici abbandonati al loro destino, senza più protezione dagli invasori.

Il destino delle grandi architetture romane
Teatro di Marcello, Roma, dove si vedono chiaramente abitazioni medievali addossate alla struttura romana, resistente e alta abbastanza da essere difesa.
Teatro di Marcello, Roma, dove si vedono chiaramente abitazioni medievali addossate alla struttura romana, resistente e alta abbastanza da essere difesa.

Voi che avreste fatto in circostanze così nere, se le vostre case fossero state facilmente espugnabili e di fronte a voi si fossero mostrate solidissime architetture ormai abbandonate?

Le risposte sono due: utilizzare stadi, teatri, terme e templi come cave di materiale già lavorato oppure trasformarle quel poco che basta per poterci vivere dentro.

Sono state seguite entrambe le direzioni, ma a me quello che interessa davvero è il riuso.

Non si tratta di casi isolati, ma di soluzioni adottate in ambiti geografici anche piuttosto diversi. Tra tutti, gli anfiteatri, i teatri e gli stadi, con la loro struttura compatta verso l’esterno e tanto alta da sembrare fortificata, dovevano proprio sembrare la soluzione migliore. Quelle che erano intere cittadine si racchiudono a vivere in un’unica megastruttura, che permette di vivere al sicuro e, perché no, eventualmente di coltivare nella parte centrale.

Piazza dell'Anfiteatro, Lucca. Le case sono costruite sugli antichi spalti, mentre gli affacci sulla piazza seguono ancora l'andamento delle arcate di accesso all'arena.
Piazza dell’Anfiteatro, Lucca. Le case sono costruite sugli antichi spalti, mentre gli affacci sulla piazza seguono ancora l’andamento delle arcate di accesso all’arena.

Lucca è un esempio perfetto, ma esistono altri casi di questo genere a Roma (Piazza Navona, il teatro di Marcello e quello di Pompeo, lungo via del Biscione), a Firenze e in molte altre cittadine anche molto meno note.


Come si sarà capito, questo argomento mi appassiona davvero molto, proprio perché osservando con curiosità l’architettura e la forma degli isolati si possono scoprire moltissime informazioni sulla storia della nostra civiltà.

Oltre a questo è incredibile pensare che in duemila anni in certi casi non è cambiata la sagoma di intere porzioni di città e che c’è gente che ancora oggi vive dentro a muri posati dai romani, unicamente perché sono stati i più robusti mai costruiti.

Non so come spiegarmi, ma per me alcune volte è come se le architetture fossero degli enigmi da svelare, quindi quello che vorrei fare nei prossimi giorni è proprio leggere quello che hanno da raccontare insieme a voi, sperando di non annoiarvi subito!