Fervore di Buenos Aires: 5 poesie giovanili di Jorge Luis Borges

Uno dei miei poeti del cuore – direi uno dei miei tre preferiti in assoluto – è Jorge Luis Borges, scrittore argentino molto prolifico e noto soprattutto per i suoi racconti.

Le sue poesie sono un po’ meno famose della prosa, ma sono altrettanto belle, e anche in questo ambito la produzione è molto numerosa. Forse è per questo che non ho mai scritto un vero e proprio post su di lui, è molto difficile scegliere le migliori poesie di Borges, a me piacciono praticamente tutte… E a volte scrivere sui preferiti è meno facile 🙈

Però, complice il fatto che in questo periodo il tempo libero a disposizione è aumentato, ho deciso che era ora di dedicare un po’ di spazio anche a questo grandissimo autore. Siccome esaurire tutto in un post è impossibile, ho pensato di scriverne uno per raccolta, partendo dalla prima, intitolata Fervore di Buenos Aires. Come già il titolo fa intuire, la città di Buenos Aires, amatissima protagonista e sfondo di tante opere di Borges, gioca un ruolo di primo piano. Come scrive in Vaniloquio:

La città vive in me come una poesia
che non sono riuscito a fissare in parole.

Pablo Picasso, I tetti di Barcellona al chiaro di luna, 1903
Pablo Picasso, I tetti di Barcellona al chiaro di luna, 1903

Nella versione originale del Prologo, aggiunge quella che io trovo sia una bellissima dichiarazione d’amore per la sua città:

La mia patria – Buenos Aires – […] è la mia casa, i quartieri ospitali e, insieme a quelle strade e a quei rifugi che sono amata devozione del mio tempo, tutto ciò che conobbi dell’amore, della sofferenza e dei dubbi.

La raccolta, edita da Adelphi nella traduzione di Tommaso Scarano, è stata pubblicata nel 1923, quando Borges aveva 24 anni. Quella che vi propongo di seguito è la selezione delle mie poesie preferite, spero che piacciano anche a voi 🌷

Häuser auf dem Hügel (Horta de Ebro)
Pablo Picasso, Case a Horta, 1909

Sabati

a C.G.

 

Là fuori c’è un tramonto, gemma oscura
incastonata nel tempo,
e una profonda città cieca
di uomini che non ti videro.
La sera tace o canta.
Qualcuno libera gli aneliti
crocifissi in un piano.
Sempre, la numerosa tua bellezza.

 

Anche quando non ami
la tua bellezza
prodiga il suo miracolo nel tempo.
Sta in te la gioia
come la primavera nella foglia tenera.
Io non sono più niente,
soltanto un desiderio
smarrito nella sera.
La delizia sta in te
come la crudeltà sta nelle spade.

 

La notte opprime l’inferriata.
Nell’austero salone
come ciechi si cercano le nostre solitudini.
Sopravvive glorioso all’imbrunire
il candore della tua pelle.
Nel nostro amore c’è una pena
che assomiglia all’anima.

 

Tu,
ieri soltanto tutta la bellezza
sei anche tutto l’amore, adesso.

Per cominciare, una poesia d’amore bellissima, dedicata ad una fidanzata di gioventù. Borges è uno scrittore di poesie d’amore originalissime – ne avevamo già parlato qui – ed era originale già da giovane. Direi che la poesia si commenta da sola!

Pablo_Picasso, Ragazza con mandolino (Fanny Tellier), 1910
Pablo Picasso, Ragazza con mandolino (Fanny Tellier), 1910

Fine d’anno

Non è l’inezia simbolica
di sostituire un tre a un due
né la metafora banale che convoca
un tempo che si spegne e uno che nasce
né il compiersi di un processo astronomico
a scuotere e scavare
l’altopiano di questa notte
e a costringerci all’attesa
dei dodici rintocchi irreparabili.
L’autentica ragione
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore di fronte al miracolo
che nonostante le infinite sorti,
che nonostante siamo
le gocce del fiume di Eraclito,
qualcosa in noi perduri,
immobile.

Uno dei temi ricorrenti nell’opera di Borges – che è indubbiamente uno scrittore molto cerebrale, un pensatore ed un filosofo – è quello del tempo e dell’enigma irrisolvibile che esso rappresenta. 

Il momento di passaggio tra un anno e un altro è l’occasione per il poeta per riflettere sull’indecifrabile mistero della durata, della fine e dell’inizio, su quella famosissima massima di Eraclito che aveva già intuito il paradosso dello scorrere inesorabile del cambiamento – ma, al contrario di quanto scrive Eraclito, Borges è sfiorato dal pensiero che forse non tutto scorre.

Pablo Picasso, Ragazzo che fuma la pipa, 1905
Pablo Picasso, Ragazzo che fuma la pipa, 1905

Quartiere riconquistato

Nessuno vide la bellezza delle strade
fin quando spaventoso per fragore
rovinò il cielo verdastro
in uno scroscio d’acqua e d’ombra.
Il temporale fu unanime
e orribile agli sguardi il mondo,
ma quando un arco benedisse
coi colori del perdono la sera,
e un odore di terra bagnata
rinfrancò i giardini,
uscimmo a camminare per le strade
come per una terra riscattata,
e sui vetri ci furono generosità di sole
e sulle foglie lucenti
disse la sua tremula immortalità l’estate.

La poesia descrive in un modo bellissimo un temporale estivo e la gioia che ne segue.

Metaforicamente, in un senso che Borges non poteva prevedere, mi sembra che questi versi si adattino stranamente alla situazione che stiamo vivendo in questi giorni, con l’allentamento del lockdown: tornare ad uscire, a prendere possesso delle nostre strade, con l’estate che inizia a prospettarsi, e magari vederne per la prima volta la bellezza.

Pablo Picasso, I tetti di Barcellona, 1903
Pablo Picasso, I tetti di Barcellona, 1903

Il sud

Da un tuo cortile aver guardato
le antiche stelle,
dalla panchina in ombra aver guardato
quelle luci disperse
che non so ancora chiamare per nome
né ordinare in costellazioni,
aver sentito il cerchio d’acqua
nel segreto pozzo,
l’odore del gelsomino e della madreselva,
il silenzioso uccello addormentato,
la volta dell’androne, l’umido
– forse son queste cose la poesia.

Non sono mai stata a Buenos Aires, ma leggendo questi versi mi sembra quasi di vederla, con gli occhi di qualcuno che ne conosce ogni cortile e che la ama dal profondo del suo cuore. Una cosa di cui sono convinta è che ci possa essere della poesia in molti luoghi, ma condizione necessaria per vederla è amare quei luoghi – che sia un amore repentino da turista affascinato o l’amore di chi quotidianamente percorre le stesse strade senza noia, amandole un pochino ogni giorno di più perché hanno un significato in quanto sono le nostre strade.

Brick Factory at Tortosa
Pablo Picasso,_Fabbrica di mattoni a Tortosa, 1909

«Afterglow»

È sempre emozionante il tramonto,
indigente o sgargiante che sia,
ma ancora più emoziona
quel bagliore finale e disperato 
che arrugginisce la pianura
quando l’estremo sole s’inabissa.
Fa male sostenere quella luce tesa e diversa,
quell’illusione che impone allo spazio
l’unanime timore della tenebra
e che a un tratto svanisce
quando ne percepiamo la fallacia,
come svaniscono i sogni
quando scopriamo di sognare.

In Fervore di Buenos Aires Borges parla spesso di tramonti, e li descrive con versi sempre originali e molto belli (nella poesia dal titolo Campagne all’imbrunire ci sono i miei preferiti: La sera soffre ancora / per il tramonto non rimarginato. Secondo me è uno dei pochi passaggi da cui si capisce che stiamo leggendo una raccolta di versi giovanili, mi piace anche per questo).

Nel prologo al testo (scritto da anziano), Borges scrive, riferendosi a quando compose queste poesie: A quel tempo, cercavo i tramonti, i sobborghi e l’infelicità; ora cerco i mattini, il centro e la serenità – il cambiamento di una vita in una frase.

Seated Nude 1909-10 by Pablo Picasso 1881-1973
Pablo_Picasso, Figura su poltrona (donna nuda seduta), 1909-10