‘Felici i felici’: una specie di testamento di Jorge Luis Borges

Georgia O'Keeffe, Colline rosse e fiore bianco

Un autore che a me piace moltissimo come poeta – e che invece come prosatore trovo un po’ ostico, mi piace sono a piccole dosi –  è Jorge Luis Borges, a cui prima o poi dedicherò un post come si deve (ma i super preferiti sono sempre i più difficili 😅).

Oggi vi propongo una selezione di alcune parti di un suo testo, che si chiama Frammenti di un Vangelo apocrifo. Si tratta di una poesia un po’ strana, in realtà la forma è in prosa, ma è lo stesso molto poetica. Come spiega il titolo, si tratta di una serie di frammenti immaginari da un Vangelo apocrifo: sono brevi frasi, tutte numerate, come se fosse un elenco. Già nel testo originale la numerazione non è completa, immagino per rendere meglio l’idea che si tratta di frammenti; comunque sia, ve ne riporto di sotto alcuni che trovo particolarmente belli.

da Frammenti di un Vangelo apocrifo, Jorge Luis Borges

 

3. Sventurato il povero di spirito, perché sotto terra sarà quello che adesso è sulla terra.
6. Non basta essere l’ultimo per essere un giorno il primo.
7. Felice colui che non insiste nell’aver ragione, perché nessuno ce l’ha o tutti ce l’hanno.
11. Beati i misericordiosi, perché la loro felicità sta nell’esercizio della misericordia e non nella speranza di un premio.
15. Che la luce di una lampada si accenda, anche se nessun uomo la vede. Dio la vedrà.
26. Resisti al male, ma senza spavento e senza ira. A chi ti colpisse la guancia destra, puoi porgere l’altra, sempre che non ti muova il timore.
27. Io non parlo di vendette né di perdoni; dimenticare è l’unica vendetta e l’unico perdono.
31. Pensa che gli altri sono giusti o lo saranno, e se non è così non è tuo l’errore.
33. Da’ quel che è santo ai cani, getta le tue perle ai porci; quello che importa è dare.
34. Cerca per il piacere di cercare, non per quello di trovare…
41. Niente si costruisce sopra la pietra, tutto sopra la sabbia, ma il nostro dovere è di costruire come se la sabbia fosse pietra…
48. Felici i coraggiosi, quelli che accettano con lo stesso animo la sconfitta o la palma.
49. Felici coloro che conservano nella memoria parole di Virgilio o di Cristo, perché daranno luce ai loro giorni.
50. Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno dell’amore.
51. Felici i felici.

Borges rivisita alcuni dei nodi fondamentali della predicazione di Cristo, che – indipendentemente dall’enorme portata e risonanza che ha avuto e dalla più o meno condivisibile codificazione, se così la possiamo chiamare, che ha assunto nei secoli successivi – conteneva un messaggio davvero rivoluzionario, e il poeta lo coglie e lo rielabora, mettendoci del suo. Ovviamente sono passati quasi due millenni e le cose sono un po’ cambiate, anche se l’umanità in fondo è sempre la stessa. Nel complesso, io trovo che questa “rimodernata” non stoni, anzi, che abbia il suo fascino.

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Georgia O’Keeffe, Onda blu
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