La difficile vita delle opere d’arte in tempo di guerra

Se la vostra città fosse sotto assedio, voi sareste capaci di sacrificare il vostro tempo e di mettere a rischio la vostra vita per preservare un monumento oppure un’opera d’arte?

Sinceramente non sono sicura di sapere come mi comporterei io in una situazione del genere, però per fortuna nel passato è esistito chi non ha avuto dubbi e ha saputo salvare il nostro patrimonio, permettendo alle generazioni future di poterlo vedere e soprattutto mantenendo viva e forte l’identità culturale che contraddistingue ogni popolo.


Questa settimana avevo in mente di parlare di tutt’altro, poi ho visto su internet una fotografia che mi ha colpito moltissimo, così tanto da decidere di condividerla con tutti voi.

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Emmanuel-Louis Mas, La cattedrale di Amiens protetta dai bombardamenti, 1940.

Bella, vero? Si tratta dell’interno della bellissima cattedrale gotica di Amiens (nord della Francia) e delle migliaia di sacchi di sabbia utilizzati per rinforzare gli snelli pilastri a fascio, in modo da poter resistere meglio ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Sono stata alcuni anni fa da quelle parti e ricordo ancora la grandissima emozione che ho provato in questo incredibile edificio, un capolavoro tra i più notevoli dell’architettura medievale francese.

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La cattedrale di Amiens oggi.

Ecco, se io ho potuto commuovermi di fronte alla perfezione delle sue linee è stato grazie agli ignoti che hanno contribuito a salvarla, e questo vale per tantissimi monumenti e oggetti antichi e moderni.


Come forse già sapete quello del destino dei beni culturali in tempo di guerra è un tema che mi interessa, come vi ho raccontato in questi altri due articoli: Quanto vale un’opera d’arte? Articolo in memoria dei Monuments MenQuanto vale un’opera d’arte (parte 2)? La risposta italiana ai Monuments Men.

Credo che sia importante non dimenticare l’esistenza dei partigiani dell’arte e di tutti gli eroi che silenziosamente hanno compiuto un gesto d’amore verso la loro terra e la loro cultura. Queste infatti non sono cose da poco: chi invade una nazione per prima cosa ne distrugge i simboli, ben consapevole dell’importanza che rivestono.

Oggi si parla tanto di conservazione e tutela del patrimonio eppure bisogna tenere a mente che, se da una parte in Europa siamo relativamente al sicuro, dall’altra esistono luoghi come la Siria, per fare un esempio, dove gradualmente stanno scomparendo i simboli e le testimonianze di quella che è stata una civiltà antichissima e incredibilmente avanzata.


Non voglio impartire lezioni o cadere nell’eccessiva retorica, quindi mi fermo qui, limitandomi ad invitare tutti a guardare e a ricordare questa bellissima foto, come prova di quanto possano essere fragili i capisaldi della nostra cultura e di quanto molte volte spetti anche a noi il delicato compito di tenerli vivi.

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9 thoughts on “La difficile vita delle opere d’arte in tempo di guerra

  1. Aldievel 19 novembre 2016 / 15:54

    Ciao cara, l’articolo è molto interessante!
    Qualche anno fa lessi un bel volume intitolato “Le biblioteche e gli archivi durante la seconda guerra mondiale. Il caso italiano”. Era pieno di esempi di instancabili funzionari che, armati di pochi mezzi, facero di tutto per mettere in sicurezza enormi patrimoni librari, mettendo anche a rischio la propria incolumità.

    Per quanto rigurada il comportamento degli eserciti sul campo, almeno nel caso italiano, ma non solo, è difficile tracciare una divisione netta. Sia Alleati che forze dell’Asse salvarono e distrussero a seconda della situazione. I nazisti – per dirne una – avevano un “Reparto protezione artistica presso il generale plenipotenziario delle forze germaniche in Italia” formato soprattutto da storici dell’arte e archeologi.

    Mi fermo qui, anche se le cose da dire sarebbero molte…

    Ciao! 🙂

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  2. Paola C. 22 novembre 2016 / 21:40

    argomento interessantissimo. I musei di Londra per esempio sono stati svuotati, le collezioni nascoste in localita’ top secret da cui sono uscite solo a guerra finita…

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    • La linea d'ombra 23 novembre 2016 / 11:12

      Che cosa interessante, ovviamente gli Inglesi sono sempre stati organizzati! Sarebbe bellissimo poter studiare tutte queste vicende, credo che in giro per l’Europa ci siano migliaia di questi esempi.

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    • La linea d'ombra 23 novembre 2016 / 11:11

      Sono contenta che ti sia piaciuta e ti ringrazio di cuore per i sempre geerosi complimenti! 🙂

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  3. luciano 1 dicembre 2016 / 17:41

    interessante, oggi forse si userebbero di meno i sacchi di sabbia, e forse in piu’ qualche altro tipo di conservazione

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    • La linea d'ombra 1 dicembre 2016 / 18:07

      Lo spero, anche se così a botta non mi vengono in mente molti altri metodi ugualmente non invasivi e allo stesso tempo dissipanti…A te si?

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