Perché “Campo di grano con volo di corvi” di Van Gogh riesce ad emozionare tutti?

Vincent_van_Gogh_(1853-1890)_-_Wheat_Field_with_Crows_(1890)
Vincent Van Gogh, Campo di grano con volo di corvi.

Su una cosa non ci sono dubbi: se dovessimo stilare una classifica dei quadri che ci coinvolgono di più a livello emotivo, credo proprio che quest’opera sarebbe tra le prime per la maggior parte di noi.

Sicuramente, la sua storia da sola è sufficiente a rendere unica questa tela: pare proprio che sia l’ultima dipinta da Van Gogh prima di tornare in quello stesso campo e suicidarsi con un colpo di pistola. Eppure sono convinta che non basti questo aneddoto a darle l’immenso valore che possiede, anzi,  non c’è bisogno di conoscerlo per rimanere affascinati e stregati  dalle emozioni che sprigiona.

E quindi ecco che cercherò di elencare quelle che per me sono le ragioni che rendono così speciale questo capolavoro.

Il colore e le pennellate

Nel momento in cui si osserva Campo di grano con volo di corvi, la prima cosa che colpisce è sicuramente la brillantezza dei colori utilizzati, insieme  al grandissimo contrasto tra la luce dorata dei campi e la tenebra del cielo.

Le pennellate violente e molto visibili servono poi a dare ritmo alla pittura, creando una sorta di movimento vorticante e ipnotico che cattura l’osservatore e non gli permette di rimanere indifferente. Il nero delle nubi non resta immobile, anzi pare aumentare e spingersi sino ad inghiottire il panorama, la cui luce si fa più fievole.

Il soggetto e la composizione

Perché scegliere di riprodurre proprio un campo di grano? Per Van Gogh è un tema ricorrente quello della campagna, come dimostra (a titolo di esempio) questo altro quadro che trovate di seguito, realizzato poco tempo prima.

Vincent_van_Gogh_-_Wheatfield_Under_Thunderclouds_-_VGM_F778
Vincent Van Gogh, Campo di grano sotto un cielo nuvoloso.

Eppure, c’è qualcosa che rende Campo di grano con volo di corvi decisamente unico e diverso.

Una prima caratteristica è il fatto che il cielo ha decisamente meno spazio rispetto alla campagna, una predominanza che nei paesaggi non è così comune. In più, in sentiero centrale che si perde tra le spighe sembra un invito da parte di Van Gogh a seguire il filo dei suoi pensieri, a entrare in quell’opera che in realtà rappresenta, in maniera conscia o inconscia, uno spaccato della sua mente stanca e indebolita.


Al di là dei motivi che ho appena elencato, vi dirò che sono convinta che ci sia ancora qualcosa di impalpabile che non riesco a definire.

Come sempre, in realtà non mi piacciono molto le interpretazioni troppo contorte e ricercate, quelle che si limitano a cercare di trovare un senso ad ogni singola pennellata e ad ogni sfumatura impiegata. Questo perché io credo che il dono dei grandi artisti sia quello di non pianificare la loro opera, ma piuttosto di lasciarsi trasportare dall’istinto per raggiungere un determinato risultato.

Non penso proprio che, mentre dipingeva, Van Gogh stesse lì a meditare su quello che significavano i corvi oppure sul valore simbolico delle nubi nere che inghiottivano la luce del sole.

Semplicemente, a me piace immaginare che lui stesse dipingendo con ardore e sentimento, come tutti i veri artisti dovrebbero fare. E le sue emozioni sono state trasferite dai pensieri alla tela in una maniera così semplice e spontanea da essere ancora leggibile da tutti.

Ed è per questo forse che Campo di grano con volo di corvi è un altro di quei quadri che colpiscono e seducono chiunque li osservi, senza differenze in base all’età, agli interessi, alle conoscenze o agli studi.

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8 thoughts on “Perché “Campo di grano con volo di corvi” di Van Gogh riesce ad emozionare tutti?

  1. Aldievel 19 novembre 2015 / 16:21

    Un cielo così blu l’ho visto tante volte da ragazzino. Spesso nella prima metà di luglio qualche temporale abbassava la luce fino calarci in un’atmosfera irreale. Il grano veniva scosso dal vento tanto da sembrare un immenso mare dorato.
    I corvi erano (e sono) una presenza fissa. Il loro nero, talvolta lucido, è il colore migliore per questa scena. Altri volatili non spiccherebbero allo stesso modo…

    Certe scene sono indimenticabili. Grazie per il post, molto suggestivo.

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  2. Sonia Bertinat 14 marzo 2016 / 23:27

    È il bello dell’arte. L’autore mette su tela, su carta, nella materia le proprie emozioni.
    Ma le opere sono simboli e per questo ognuno di noi risuona con essi utilizzando le proprie corde interiori.
    Per dirti che solo ora ho notato quel sentiero. Ho sempre visto il marrone come due dita ossute intente a strappare la tela >.<

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    • La linea d'ombra 14 marzo 2016 / 23:52

      Adesso che parli di dita ossute le vedo anche io…Che cosa incredibile!
      In ogni caso ti ringrazio tanto per avere espresso il tuo punto di vista, definire le opere “simboli” mi piace proprio.
      A presto ^_^

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      • Sonia Bertinat 15 marzo 2016 / 1:06

        Mi consola che le veda pure tu :)))

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  3. Andrea Rui 13 settembre 2016 / 15:57

    C’è un episodio del film di Kurasawa “Sogni” ambientato proprio in quel quadro, da vedere….

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