Dall’arte ai salti sui tori in corsa: 5 aspetti interessantissimi sulla civiltà degli antichi minoici

Creta, affresco palazzo di Cnosso

Rispolverare vecchie foto di Creta per il post della scorsa settimana mi ha fatto venire voglia di scrivere qualcosa sugli antichi abitanti di questa bellissima isola, i minoici – famosi per il Minotauro e l’invenzione del labirinto, nonché per la loro ossessione per i tori. Si tratta di una popolazione unica ed interessantissima, che ha popolato l’isola tra il 2000 e il 1500 a.C. circa – prima dell’arrivo dei micenei, i quali hanno poi dato origine alla cultura greca.

Sulla civiltà e la cultura minoica ci sarebbe ancora tanto da scoprire – basta pensare che dei tre alfabeti in uso sull’isola prima dell’arrivo dei greci, solo uno è stato decifrato – ma gli studi archeologici ci hanno già fornito moltissimi elementi. Di seguito trovate una lista di cinque aspetti particolarmente curiosi e notevoli riguardo agli antichi abitanti di Creta.


1. Saltavano i tori!

Per la precisione, saltavano sui tori. Tori vivi e vivacissimi.

Il salto del toro era un vero e proprio spettacolo (ha anche un nome: taurocatapsia) e avveniva all’interno di un’arena piena di spettatori, dove alcuni atleti, sia maschi sia femmine, compivano questa pericolosissima operazione: afferravano le corna del toro, facevano leva su di esse e saltavano in verticale sulla sua schiena, per poi atterrare in piedi alle sue spalle. In confronto gli spagnoli con la loro corrida sono dei dilettanti!

Si tratta di una pratica testimoniata da molte fonti – affreschi, sigilli, anelli – ma una delle più famose è uno dei dipinti murari rinvenuti presso il palazzo di Cnosso, che rappresenta interamente una scena di salto del toro.

Cnossos Crete Bull Leaping
Creta, affresco del palazzo di Cnosso che rappresenta una scena di salto del toro

Per svolgere queste acrobazie serviva una forma fisica notevole e una assoluta indifferenza di fronte al pericolo. Erano pazzi, ma tanta ammirazione!

La stessa forma di incoscienza nei confronti della morte si ritrova anche in altre pratiche in uso tra i minoici, che probabilmente dovevano essere grandi amanti del brivido: ad esempio, siccome il ponte ai loro occhi doveva essere un’acrobazia troppo semplice, hanno ben pensato di aggiungerci un tocco splatter eseguendolo sopra una spada appuntita, come potete vedere nel disegno sotto, che è il calco di una incisione che ornava l’elsa di una spada, usata appunto a questo scopo.

Creta ponte spada
Elsa di spada conservata presso il Museo archeologico di Heraklion

2. La loro arte

Ci sono giunti alcuni degli affreschi che decoravano le stanze dei palazzi cretesi ed erano bellissimi. Soprattutto quelli che rappresentano motivi vegetali hanno una delicatezza e una grazia incredibili e un gusto che, pensando che si tratta di dipinti vecchi di oltre tremila anni, non è così lontano da quello contemporaneo.

La raffinatezza nel cogliere la bellezza e nel rappresentarla è l’aspetto che io trovo più commovente in questi affreschi e in qualche modo mi fa sentire vicina a persone delle cui esistenze lontanissime sappiamo poco o nulla.

L’arte minoica ha raggiunto altissime vette anche nella pittura della ceramica e nella produzione di statue in generale, come potete vedere nelle immagini qui sotto. Certo sono un po’ più naive rispetto agli affreschi, ma sarà che io ho un debole per i polipi, però mi piacciono tantissimo!


3. Erano punk!

Sull’origine e la lingua che parlavano i minoici si sa poco e dei tre alfabeti usati a Creta di cui ci è arrivata traccia solo il più recente è stato decifrato, la cosiddetta Lineare B. In tempi più antichi erano in uso altri due alfabeti, la Lineare A e i geroglifici cretesi.

Alcuni dei simboli ancora da decifrare sono carinissimi e vanno da omini stilizzati a teste di gatto, ma il mio preferito in assoluto è il cosiddetto Mohicano:

Disco Festo Mohicano 1
Geroglifico del Mohicano, particolare del Disco di Festo

La qualità è bassa, perché si tratta di un particolare molto ingrandito di uno dei manufatti che ha dato più filo da torcere agli archeologi: il disco di Festo, conservato presso il Museo di Heraklion.

Disco di Festo.jpg
Disco di Festo, Museo di Heraklion

Si tratta di un oggetto di forma rotonda, il cui ruolo e significato hanno dato vita ad infiniti dibattiti e tentativi di interpretazione. Il disco di Festo è iscritto su entrambi i lati con geroglifici incomprensibili tra i quali spicca, ripetuto varie volte, proprio lui: il Mohicano dell’Egeo, punk ante litteram dal significato misterioso.


4. I rituali

Gli antichi minoici erano ossessionati da due animali: il toro, che oltre ad essere saltato veniva adorato e rappresentato sotto tutte le forme possibili, e il serpente.

Ora, mentre è più facile spiegarsi il perché della scelta del toro – animale difficilissimo da cacciare e sacrificio più nobile in assoluto, già nel pieno Neolitico – un po’ meno semplice è capire il perché adorassero i serpenti. Non è facile determinare esattamente quale ruolo ricoprissero, ma pare che non fossero collegati al mondo dei morti – come lo sono stati poi per gli antichi Greci – bensì che avessero una funzione di custodi della casa. Ci sono reperti che suggeriscono che nei palazzi ci fossero delle scodelline destinate a contenere offerte per le serpi.

A testimonianza del culto del serpente ci sono numerosi reperti, ma il più interessante è costituito da questa coppia di statuine.

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Museo archeologico di Heraklion, statuine

Quella di destra è conosciuta come ‘La dea dei serpenti’ e possiamo vedere che stringe due serpenti tra le mani, mentre in testa ha un animale che probabilmente è un gatto o una pantera. La figurina a sinistra, che probabilmente rappresenta anch’essa una divinità, ha serpenti avvolti tutto intorno alle braccia.


5. La parità tra i sessi

Un ultimo aspetto degno di nota è che quella minoica era una società in cui c’era poca discriminazione tra uomini e donne: ci sono tracce che indicano potesse trattarsi di una società addirittura matriarcale, comunque sia – per quello che è lo stato delle nostre conoscenze – possiamo affermare che si tratta di uno dei pochi baluardi di società non maschilista di cui ci sia rimasta traccia.

Ad esempio, negli affreschi le donne sono rappresentate con la pelle bianca e i maschi con la pelle rossa e spesso compiono mansioni simili. Addirittura, nell’affresco del salto del toro gli atleti rappresentati sono due donne e un uomo.


Bene, siamo alla fine delle ragioni per cui io trovo la cultura minoica affascinantissima – motivo per cui, tra l’altro, prima o poi mi unirò alla schiera di archeologi dilettanti che provano a decifrare la Lineare A. Spero che anche a voi siano piaciuti!

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