I miei buoni motivi per amare Amedeo Modigliani e la sua commovente vita da ribelle

Amedeo_Modigliani_012Credo di avere amato i volti di Amedeo Modigliani prima ancora di iniziare ad amare la Parigi bohémien o di conoscere la sua vita rocambolesca e triste.

1° motivo – l’Immediatezza delle sue opere

Per questo, sono convinta che il primo motivo per amarlo sia proprio l’immediatezza. Ero una bambinetta eppure i suoi ritratti mi parlavano, così come continuano a trasmettermi ancora oggi delle emozioni. Sicuramente sono lineamenti stilizzati e limati fino a raggiungere l’essenziale, ma non per questo risultano anonimi o ripetitivi: al contrario, riescono con pochissime righe a catturare un’espressione ricercata e delicatissima. Chi si faceva dipingere da Modigliani diceva di farsi ritrarre l’anima ed in effetti non mi riesce difficile crederlo.

2° motivo – la sua umanità

Questo artista nel bel mezzo del delirio delle Avanguardie si oppone risolutamente a tutto ciò che è artefatto oppure troppo concettuale, favorendo una pittura che è espressione dell’umanità e che è così diretta ed autentica da scandalizzare nelle sue prime esposizioni. Nei suoi nudi la carne sembra tanto vera da fare arrossire l’osservatore, mentre i volti osservano con disarmante spontaneità.

3° motivo – quello che simboleggia

Oltre queste ragioni che di per sé basterebbero ad innamorarsi, si aggiunge la storia della sua vita, insieme al mito che rappresenta.

Amedeo Modigliani è  il ragazzino sfortunato e così cagionevole da essere costretto a trascorrere molto tempo segregato in casa oppure al mare in una sorta di solitaria villeggiatura. Per di più, viene da una famiglia in pessime condizioni economiche. Così, ci riempie di tenerezza, anche se questa sensazione ben presto viene sostituita dall’ammirazione, quando scopriamo che questo giovane è così risoluto da superare tutte le difficoltà per inseguire la sua musa, l’Arte con la A maiuscola, che lo porta prima a Venezia e poi a Parigi, la Mecca di tutti gli aspiranti artisti.

Ha una fame che non si placa mai e lo induce ad essere così intenso da abbandonarsi alla vita con tutti i suoi eccessi: la droga, l’alcol e l’amore. A Parigi convive con la tubercolosi e trova la donna della sua vita, Jeanne, da cui ha una figlia; inoltre è incredibilmente talentuoso e brillante ma in pochi sembrano accorgersene. Per questo forse ci commuove: dimostra che a volte le capacità non bastano, perché la vita è ingiusta e si fa beffe anche dei migliori.

Così, a trentacinque anni muore senza avere incontrato l’approvazione e il rispetto che merita, provocando anche il suicidio di Jeanne incinta nei giorni immediatamente successivi.  Da questo momento diventa l’artista maledetto per eccellenza, oltre ad essere l’uomo che ci ha provato fino all’ultimo, senza dimenticare per un solo istante la passione che gli scorre nelle vene.

In conclusione, sono questi i motivi per cui io amo moltissimo Amedeo Modigliani e le sue opere, ed in più lo rispetto e me ne frego se ha vissuto una vitaccia criticabile, perché la Parigi bohémien era così ed era impossibile viverci senza sporcarsi, soprattutto se tanto non si avevano grandi altre prospettive. Può essere facile criticare, ma noi non sappiamo cosa vuol dire patire davvero la fame e soffrire di tubercolosi, vivere in una comune di artisti squattrinati e vedersi continuamente criticati e non capiti. E se non sappiamo cosa vuol dire la vita parigina di questi anni, non ci resta che leggere la sua biografia ed amarlo per l’uomo vitale e straordinario che è stato.


Per chi dovesse amare Modigliani un po’ di più dopo questo articolo o fosse semplicemente curioso, questo è un invito a passare a trovarmi venerdì e trovare la mia opinione sulla mostra “Modigliani e la bohème di Parigi, visitabile a Torino fino al 19 luglio 2015.

Per chi poi non fosse soddisfatto da queste poche immagini, ecco il link alla pagina di Wikimedia Commons su Amedeo Modigliani, dove si possono vedere moltissime opere, persino alcuni rarissimi paesaggi!

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13 thoughts on “I miei buoni motivi per amare Amedeo Modigliani e la sua commovente vita da ribelle

  1. vagoneidiota 22 aprile 2015 / 7:09

    Redazionale scritto con il cuore.
    Traspare amore per una storia prima ancora che per il tratto di un artista.
    Not like crazy – Jill scott

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  2. Ivano Landi 22 aprile 2015 / 9:02

    E’ un autore che conosco bene e che amo. Gli ho dedicato il secondo romanzo della mia trilogia. Il titolo (del romanzo non della trilogia) è “Gli occhi di Modì”. Per ora ho completato la prima stesura e mi manca da revisionarlo. Inizierò a farlo subito dopo aver terminato la revisione del primo romanzo della trilogia, che è questione di poco.

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    • La linea d'ombra 22 aprile 2015 / 14:36

      Non sapevo che fossi un così grande appassionato! Ti chiederei di soddisfare la mia curiosità spiegandomi qual è il filo conduttore della tua trilogia…Mi farebbe piacere 🙂

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      • Ivano Landi 22 aprile 2015 / 18:27

        E’ una storia che ho costruito su una base autobiografica, che parte da una serie di eventi accaduti nell’estate del 1979 (avevo diciotto anni all’epoca). Su questa base ho poi inserito una serie di elementi fantastici che si sviluppano però con molta gradualità. Nei primi due volumi prevale nettamente il realismo.
        Il titolo complessivo della trilogia è “Alla ricerca di Shaula” (in realtà è ancora un titolo provvisorio, ma per ora non sono riuscito a trovarne di alternativi). Il titolo del primo volume è invece definitivo ed è: “L’Estate dei Fiori Artici”. Quello del secondo volume lo conosci già, e quello del terzo, ancora provvisorio, è “Il settimo canto”.

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  3. iladam 22 aprile 2015 / 12:00

    Imparo sempre qualcosa in più leggendo i tuoi post. Grazie mille, la sottile linea d’ombra!

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  4. Ghostbox 22 aprile 2015 / 15:19

    Eccone un’altro. La sorte il più delle volte non è favorevole all’artista. Difficile trovare una nicchia o un mercato quando si è così originali, quando manca quella dote straordinaria che è quella di sapersi vendere. Ma gli artisti con la A maiuscola sono dei veri duri, disposti ad ogni sacrificio pur di coltivare il loro talento. Non “duri a morire”: sono in realtà immortali!
    Simone

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