Monet e le ninfee: perché dipingere 250 volte lo stesso soggetto?

Ninfee Claude Monet

Trovandoci di fronte ad una delle Ninfee di Monet, spesso rimaniamo semplicemente impressionati da tanta bellezza, senza considerare il fatto che si tratta di un solo tassello di una ricerca durata trent’anni, che ha portato alla realizzazione di circa 250 bellissimi quadri.

Quella di Claude Monet è infatti una vera e propria ossessione che ha origine vicino a Parigi, per la precisione a Giverny, dove questo grande artista dimora e dipinge dal 1883 sino alla sua morte, nel 1926. Intorno alla casa colonica che funge da abitazione e studio allestisce, negli anni, uno stupendo giardino fiorito (visitabile ancora oggi, se vi interessa questo è il link al sito ufficiale), con tanto di stagno per alloggiare le famose ninfee e, sopra di loro, un grazioso ponte giapponese.

La serie delle Ninfee

Siamo negli anni Novanta dell’Ottocento e Claude Monet (1840-1926, trovate una sua veloce biografia a fondo pagina) è ormai un uomo maturo, ma non per questo placato nella sua sete di innovazione e ricerca nella pittura. Ci troviamo di fronte ad un pittore sempre insoddisfatto del suo operato, spesso caratterizzato per questa ragione dalla riproduzione frequente di determinati soggetti come i covoni di fieno, la facciata della Cattedrale di Rouen (di cui ho parlato qui: La Cattedrale di Rouen secondo Claude Monet: storia di un meraviglioso studio) e, per l’appunto, le ninfee del suo giardino di Giverny.

Si tratta di una serie di opere apprezzate sin da subito dalla critica (sono infatti state esposte per la prima volta e con successo a Parigi, nella galleria Durand-Ruel, in una mostra intitolata Ninfee, paesaggi d’acqua) e diventate con il tempo famose in tutto il mondo per la loro unicità e per il fascino innegabile.

Stiamo infatti parlando del padre dell’Impressionismo, che supera gradualmente il movimento che lui stesso ha contribuito a creare, avvicinandosi via via all’Astrattismo (le basi di questo movimento sono ben diverse, ma stiamo parlando di trent’anni di lavoro situati all’inizio del Novecento, quindi è impossibile non fare questo paragone), arrivando a forme decisamente più libere e a composizioni più ardite.

Prima di concederci un’analisi più approfondita e tecnica su queste opere, di seguito trovate una galleria con alcune delle Ninfee, selezionate da me e disposte in ordine cronologico, così da poter notare i graduali cambiamenti che avvengono nel tempo.

Non notate anche voi una graduale rarefazione delle forme, che man mano perdono d’importanza? Le prime Ninfee di Monet sono collocate all’interno dello stagno, di cui riconosciamo il perimetro e in certi casi il ponte giapponese che lo sovrasta, mentre, se andiamo avanti, ci accorgiamo che ciò che conta diventano i colori.

Lo scopo di Monet rimane sempre quello di cogliere l’impressione di un attimo, caratteristica comune all’Impressionismo, ma a cambiare è la gestualità, la pennellata, che, forte delle infinite ripetizioni, arriva a semplificare i singoli fiori, cogliendone l’essenza, e si libera da ogni altro orpello. Se scorrete la piccola galleria di seguito, trovate i particolari di tre quadri prima esposti, realizzati in tempi diversi, così da poter valutare la tecnica pittorica.

La protagonista assoluta è la luce nelle sue infinite sfaccettature e l’ambiente esterno diventa un mero fondale, come Claude Monet stesso racconta in una sorta di monologo sulla sua ricerca artistica:

Ho dipinto tante di queste ninfee, cambiando sempre punto d’osservazione, modificandole a seconda delle stagioni dell’anno e adattandole ai diversi effetti di luce che il mutar delle stagioni crea. E, naturalmente, l’effetto cambia costantemente, non soltanto da una stagione all’altra, ma anche da un minuto all’altro, poiché i fiori acquatici sono ben lungi da essere l’intero spettacolo, in realtà sono solo il suo accompagnamento. L’elemento base è lo specchio d’acqua il cui aspetto muta ogni istante per come brandelli di cielo vi si riflettono conferendogli vita e movimento.

Allora, dopo questo approfondimento anche voi troverete meno “decorative” (passatemi il termine) le Ninfee di Monet? Io per oggi mi fermo, ma se la vostra curiosità non è ancora saziata, ecco altri post dedicati a questo artista: La gazza di Claude Monet:cosa rende quest’opera un capolavoro?“Impression, soleil levant”: l’alba di una nuova eraIl giardino segreto di Claude Monet, oppure uno sui fiori: Quando i fiori diventano opere d’arte: capolavori di 10 grandi artisti


Chi è Claude Monet (1840-1926)? Cenni biografici

Claude Monet vive la sua infanzia a Le Havre, perde la madre a diciassette anni e due anni dopo va a studiare arte a Parigi, grazie ai risparmi del padre. Rimane sostanzialmente nella ville lumière per molti anni (nonostante varie vicissitudini), sotto molteplici influenze dal punto di vista pittorico. Nel 1870 si sposa con Camille, sua amata e modella di molte opere e, nello stesso anno, la guerra curiosamente porta a qualcosa di buono: da soldato, viene mandato a Londra, dove può vedere le opere di J. M. W. Turner.

Tornando, passa per i Paesi Bassi dove acquista alcune stampe giapponesi, rimanendone affascinato, per poi trasferirsi a vivere vicino a Parigi.

Da qui, la rivoluzione: luce anziché linee, volumi anziché disegni; ecco che l’Impressionismo, grazie anche all’effervescente clima parigino, sta venendo al mondo. Il nome di questo movimento si deve all’esposizione del 1874, a cui Monet partecipa, anche se poi lascerà presto gli altri impressionisti, per spingersi più lontano in cerca di maggiori soddisfazioni.

Camille muore prematuramente nel 1879, e l’artista si trasferisce nel 1883 a Giverny con Alice, la sua nuova compagna, e la famiglia. In questo piccolo paese riesce a creare il suo giardino segreto, il luogo dove dipingere ininterrottamente senza stancarsi.

Ormai è un artista affermato e i decenni successivi sono un periodo in cui la sua fama si consacra e la sua passione per la pittura non si placa: Claude Monet è l’uomo che sente il dovere morale di dipingere, di esprimersi e di proseguire la sua ricerca, consapevole di stare compiendo qualcosa di grande.

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